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18° Giornata Fai di primavera: visita a 590 siti il 27 e 28 marzo

Minturno (Lt), area archeologica di Minturnae, mosaici a pavimento

La nostra rubrica “i venerdì di Archeorivista” è al giro di boa del primo mese di vita. Dopo il servizio iniziale sull’indagine dell’associazione Civita dedicata al “pubblico dell’archeologia”, abbiamo raccontato tre visite agli scavi sotterranei delle basiliche romane dedicate a Santa Maria Maggiore, ai santi Silvestro e Martino ai Monti e ai santi Giovanni e Paolo al Celio. Il passaggio al secondo mese coincide con la 18^ Giornata Fai di primavera, che apre al pubblico nel week end del 27-28 marzo ben 590 siti e luoghi d’arte e di storia in 250 località distribuite sull’intero territorio nazionale, con visite in gran parte guidate da 12.000 “apprendisti ciceroni”, per lo più studenti delle scuole superiori meritoriamente mobilitate per l’occasione.

Motivi della Giornata del Fai di visite ai siti compresi nel programma

L’iniziativa vede l’esordio del nuovo presidente del Fai, Ilaria Borletti Buitoni dopo la carismatica contessa Crespi, che supera alla grande il numero 17. La 18^ è “un’edizione straordinaria non solo per numero di siti, ma anche per la qualità e varietà”, ha detto nella sede del Ministero per i beni e le attività culturali; è “uno sforzo collettivo per salvaguardare e valorizzare le meraviglie d’Italia che pochi conoscono davvero”. Al riguardo ha ricordato la missione con la formula storica: “Portare i cittadini verso la bellezza, perché non si può amare se non si conosce”.

Sandro Bondi considera il Fondo per l’ambiente italiano e il proprio ministero “come gemelli”, e ha sottolineato il comune impegno “nella difesa del patrimonio e nella conservazione della bellezza”, definendo il Fai “il miglior esempio di gestione privata di un bene pubblico”, in questo senso la 18^ Giornata Fai fa leva anche su 7.000 volontari. In quanto opera con criteri privati ha bisogno di risorse private, ancora di più in un periodo di crisi e restrizioni ai finanziamenti pubblici.

Per questo non si pone più l’accento sulla gratuità ma sulle visite ad “offerta libera”, e si spinge per l’iscrizione che dà facilitazioni, come l’accesso a siti riservati, la priorità negli ingressi, e anche il concorso a premi “Cara Italia ti scrivo…”, con in palio un volo a New York. L’offerta libera è vista dal Presidente “non solo come gesto simbolico ma anche e soprattutto un gesto concreto di supporto economico al lavoro della Fondazione”. La campagna per le nuove iscrizioni, possibili anche all’atto della visita nei siti, ha l’obiettivo di portare il numero di soci da 80.000 a 150.000.

I “Venerdì di Archeorivista” e la 18^ Giornata Fai di primavera

Dinanzi a questa congiunzione con la 18^ Giornata del Fai, i nostri “venerdì di Archeorivista”, dopo le immersioni negli ipogei, restano in superficie per raccontare ai lettori un’immersione diversa: nella geografia di siti archeologici e museali offerta per la visita del pubblico dell’archeologia e della gente in generale che può fare scoperte inattese ed emozionanti.

Appoggiamo, come rivista culturale specialistica, l’invito all’”offerta libera” non solo simbolica e anche all’iscrizione alla Fai con una quota annua che rende soci e sostenitori di un’istituzione benemerita, impegnata anche nella manutenzione e nel restauro. Tanto che la 18^ Giornata di primavera è preceduta, il 26 marzo, dalla consegna simbolica al Fai da parte del sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente, delle chiavi di accesso alla Fontana delle 99 cannelle, simbolo della città, per l’immediato inizio del restauro con i 700 mila euro raccolti dall’associazione e dal pescarese Jarno Trulli nel mondo della Fomula Uno che ha contribuito con ben 250 mila euro.

Con un bell’esordio parte questa giornata che intendiamo raccontare, come abbiamo fatto per le nostre visite underground, invitando il pubblico dell’archeologia a partecipare e contribuire con la propria offerta libera, trattandosi di appassionati che sostengono volentieri il costo del biglietto e della visita guidata; perché nell’archeologia le spiegazioni sono necessarie: la bellezza generalmente non è in quello che si vede ma in quello che evoca, i tesori di arte e di storia di cui i reperti sono la traccia da seguire con uno scavo di memoria e cultura che accompagna lo scavo materiale compiuto per portarli alla luce. Lo stesso vale per i musei, l’altra faccia della passione archeologica che non si nutre solo di scavi e ipogei, ma anche dei reperti allineati nelle bacheche delle sale museali, ahimè spesso troppo fredde e inespressive.; e per i suggestivi castelli.

Come nelle nostre visite underground siamo portati a sorvolare sulle espressioni d’arte intorno a noi prima della discesa nei sotterranei – sebbene più spettacolari dell’assetto spartano e delle evidenze residue dei siti archeologici – e concentrarci sull’oggetto del nostro interesse del momento, così faremo oggi. Nella 18^ Giornata Fai di Primavera, queste altre attrazioni sono prevalenti, tanto che nell’articolazione fornita dei 590 luoghi non si fa menzione di archeologia: 186 chiese e 110 palazzi e ville, 29 castelli e 46 piccoli musei, archivi e biblioteche, e siti e luoghi di varia natura.

Ma l’appassionato di archeologia ha la pazienza certosina di ricercare il piccolo indizio nel reperto isolato, figurarsi se non ci portava a spulciare uno per uno i 590 siti per enuclearne quelli archeologici e anche i Musei nelle diverse regioni d’Italia; ai quali aggiungiamo i Castelli e gli Archivi, i più vicini all’archeologia in quanto scavano nella storia e non solo nel senso estetico.

E’ un nostro “catalogo” che abbiamo creato appositamente per offrirlo in esclusiva ai lettori dei “venerdì di Archeorivista”. E invitarli a cogliere l’occasione per immergersi nella splendida giornata di primavera che diventa festa dell’arte e della storia, della natura e della cultura.

Visite a siti archeologici, musei e castelli al Nord, da Aosta a Bologna

Scorriamo, dunque, le 590 offerte del Fai nelle 250 località per le visite del 27-28 marzo 2010, senza seguire l’ordine alfabetico con il quale il programma del Fai elenca le venti regioni, ma partendo dal Nord al Sud, lungo una nuova Autostrada del Sole fatta di luoghi e siti dove il respiro della storia si fa più antico. Per tutti desideriamo sottolineare lo straordinario impegno degli istituti scolastici locali, soprattutto quelli superiori , classici e scientifici, professionali e di altro orientamento, nel fornire giovani “apprendisti ciceroni”, per le visite guidate che si configurano così come un’operazione con un duplice effetto molto apprezzabile, di informazione e formazione.

Partendo dal confine con l’Austria incontriamo Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Nel Trentino-Alto Adige la provincia di Bolzano presenta a Corredo all’Isarco Castel Cornedo, risponde la provincia di Trento a Sabbionara d’Avio con il Castello di Avio, un bene Fai.

In Friuli-Venezia Giulia, a Gorizia la trasformazione da Fortezza veneta a Contea principesca con passeggiata lungo le mura e torrioni. A Trieste “tergeste fuori dalle mura repubblicane” con visita a due Antiquarium” e all’Arco di Riccardo, al Monumento tetrapilo e torrione e al Teatro romano. In provincia di Udine, a Tarvisio, si potranno visitare gli Scavi Romani in località Caporosso.

Non troviamo siti archeologici e castelli e neppure musei antichi tra le visite offerte nel Veneto. Segnaliamo comunque a Venezia la visita al Complesso della Misericordia, cioè Cannaregio, Fondamenta della Misericordia e della Abbazia, ai soli iscritti Fai, una perla della manifestazione.

Lungo il confine con la Svizzera, nella Valle d’Aosta abbiamo, ad Aosta, l’omonimo Castello, la visita comprende anche i dintorni in una “passeggiata attraverso la storia”, con spazi musicali.

Poi il Piemonte, che presenta a Cuneo la Torre Civica, il Museo Civico e il Museo di Casa Galimberti, nella provincia a Manta, il Castello omonimo che è un bene Fai, gli “apprendisti ciceroni” sono di ben sette istituti scolastici superiori e anche inferiori. In provincia di Torino una serie di castelli: a Caratino, con il Castello di Masino e anche ad Ozegna e a Viassa Felliniana. In provincia di Novara, a Ghemme, il Castello-Ricetto del XV secolo.

Ecco la Lombardia, in provincia di Bergamo a Nembro il Museo Pietre Coti, a Roncobello il Mulino Baresi Maurizio Gervasoni, un bene Fai. Nella provincia di Brescia a Borgo San Giacomo il Castello di Padernello, a Iseo le Mura, a Clusane d’Iseo il Castello del Carmagnola, a Paratico la Torre Lantieri e la sua Quadrisfera. In provincia di Pavia, a Cigognola l’omonimo Castello, a Sondrio il Castello Masegra e nella sua provincia a Montagna in Valtellina Castel Grumello, mentre a Varese, la Torre di Velate che è un bene Fai.

La Liguria è presente con Genova, dove si può visitare il Laboratorio di restauro con “un resto medievale in un palazzo ottocentesco, il braccio occidentale del chiostro di san Francesco di Castelletto”; in provincia, a Rapallo, la Torre di Punta Pagana, bene Fai. Nella provincia di Savona a Zuccarello il Castello e il Ponte romano.

Con l’Emilia si conclude la carrellata al Nord d’Italia con un ampio programma delle visite che qui ci interessano. In provincia di Parma, a Salsomaggiore il Castello di Scipione dei marchesi Pallavicini, si sarà ospiti del conte Renè e Stefania von Holstein, nella visita agli interni restaurati con merenda in un loggiato panoramico, in più musica e passeggiata nel borgo, meta le saline. A Piacenza una sorpresa, sarà aperto l’Archivio capitolare della basilica di sant’Antonino, uno sguardo ai documenti reso ancora più intrigante dal numero ristretto “in gruppi di max 10 persone data la difficoltà di accedere ai locali”. A Lugo di Ravenna l’attrazione sono i nuovi restauri nella Rocca, con il Salone Estense e l’ex museo Baracca; e il Museo civico Francesco Baracca, con visite guidate dagli “apprendisti ciceroni” di ben sette istituti scolastici, dai licei agli istituti professionali. A Rimini il Museo di Santa Maria Annunziata Nuova di Scolca, la Biblioteca e Archivio diocesano

Le viste al Centro, da Pistoia a Frosinone, a siti archeologici, musei, castelli

La Toscana presenta a Sansepolcro in provincia di Arezzo il percorso esterno alla Fortezza Malatestiano-Medicea e la visita all’Aboca Museum, a San Miniato in provincia di Pistoia il Museo diocesano d’arte sacra; e ci piace aggiungere, a San Quirico d’Orcia in provincia di Siena, la visita al feudo del Cardinale Chigi , nipote di papa Alessandro VII con il Comunello di Bagno Pignoni, “dove si immergeva anche santa Caterina” cui è dedicato il loggiato di piazza delle Sorgenti; sarà ripristinato il flusso d’acqua originario, fino alla Collegiata con i suoi tesori cinquecenteschi.

In Umbria, in provincia di Perugia a San Giustino il Castello Bufalini, a Spoleto le Mura ciclopiche e le Sostruzioni Sillane, tre percorsi partendo dal Chiostro di san Nicolò, su prenotazione; a Umbertide il Castello Civitella Ranieri. A Terni la Torre Orsina, mentre nella provincia, a Fabro il Castello di Carnaiola, a Ficulle la Rocca alla Porta del Sole, a Narni il Molino de’ Marchesi Eroli, a Polino il Museo dell’Appennino Umbro, fino a Rocca di san Zenone “alla scoperta” della rocca omonima e a Stroncone all’Antiquarium comunale.

Nelle Marche ad Ancona troviamo la Torre Clementina, con accesso all’ultimo piano riservato agli iscritti del Fai; in provincia ad Arcevia nell’antica Rocca Contrada sarà aperto l’Archivio storico comunale. Ad Ascoli Piceno il Forte Malatesta e il Ponte di Cecco, mentre in provincia a San Benedetto del Tronto il Museo delle Anfore. Poi il Teatro Romano di Fermo, il 26 per i soli iscritti al Fai, Nella provincia di Pesaro e Urbino, a Cagli il Castello di Naro.

Attraversato il fiume Tronto si è in Abruzzo, a Montefino in provincia di Teramo il Castello degli Acquaviva. A Vasto in provincia di Chieti la “passeggiata archeologica di Via Adriatica” unita a quella dall’ “Hortus conclusus” al Giardino Napoletano, definita “passeggiata ’archeologica’ dal degrado al recupero”. A Loreto Aprutino in provincia di Pescara due musei, in un itinerario della “storia di sapori, di colori e gemme d’arte”: il museo dell’Olio e il Museo Acerbo delle ceramiche di Castelli, che con il Museo di Castelli custodisce tesori d’arte ceramica tradizionalmente presenti all’Hermitage di San Pietroburgo dove la Banca di Teramo ha organizzato di recente una mostra.

Nel Lazio, in provincia di Frosinone, a Paliano si apre ai visitatori la Fortezza Colonna, a Serrano le Mura Poligonali o Ciclopiche alle quali aggiungiamo il Romitorio di san Michele Arcangelo. A Minturno, in provincia di Latina, il Castello Baronale e il Museo Etnografico Aurunco, nonché il Parco archeologico di ‘Minturnae’ fino al Ponte Borbonico sul fiume Garigliano; ma non basta, c’è la visita all’Antica Pirae Villa di Marco Emilio Scauro e Torre dei Molini, un en plein. Il programma comprende tre chiese e lo scavo documentale sulle origini della “Città di Minturno”; aggiungiamo che tutte queste visite nella cittadina sono accompagnate dalla degustazione di prodotti locali a cura del Comune e della Pro loco, una vera festa collettiva. che ci spinge a dare alla cittadina l’Oscar delle visite archeologiche e ad esse assimilate nella 18^ Giornata Fai di primavera.

Le visite archeologiche, museali e ai castelli nel Sud, da Napoli a Siracusa

Il Molise è presente con il gioiello di Civitacampomarano in provincia di Campobasso, il Castello Angioino del XIV secolo, domenica 28 anche nel pomeriggio con prenotazione.

Si passa in Campania, a Napoli viene aperto il Museo Ascione con visite guidate su prenotazione a cura della direzione del Museo; in provincia a Torre del Greco al Museo del Corallo una “chicca”, nelle visite guidate si avrà la prova di incisione del cammeo. La provincia di Caserta apre a Treglia il parco archeologico di Trebula Balliensis, in frazione Pontelatone, con visite guidate di mattina in ogni ora a cura del gruppo archeologico. A Lauro, in provincia di Avellino, il Castello Lancellotti.

In Basilicata, non trovando siti archeologici, musei e castelli, nel nostro catalogo inseriamo il Chiostro del complesso conventuale di san Francesco a Potenza. Lo stesso per la Sardegna, citiamo a Sarroch, in provincia di Cagliari, Villa d’Orri, del marchese di Villahermosa, consigliere del Re.

Nella Puglia, ad Andria c’è la Porta di Torre di Bocca presso il trattorello Via Traiana nel tracciato romano. In provincia di Foggia ad Ascoli Satriano “ dal fascino dell’archeologia dauna alla scoperta del centro storico”; inoltre il Parco archeologico dei Dauni e il Polo museale archeologico diocesano.

Ancora più a Sud, nella punta dello stivale troviamo le visite in Calabria, precisamente a Reggio Calabria il Museo Angelo Versace e in provincia, a Casignana, una Villa Romana.

Siamo in Sicilia, finale in bellezza. A Trapani il Castello della Colombaia nell’omonimo isolotto, mentre in provincia di Palermo a Misilmeri, l’omonimo Castello con una serie di eventi collegati, tra cui il volo degli aquiloni e l’esibizione di musica medievale con sbandieratori e giocolieri, fino a un concerto lirico Ad Agrigento il Quartiere ellenistico romano “Ekklesiasteron” con il complesso monumentale san Nicola, mentre a Siracusa spicca il Percorso ipogeico e Pozzo di san Filippo; inoltre il Castello Maniace con la mostra “L’arma per l’arte in Sicilia” dove sono esposte le opere trafugate e recuperate dal nucleo di carabinieri della tutela, tra cui il Rostro di nave romana;

I diversi punti cardinali delle coste siciliane sono interessati dal programma, e abbiamo indicato le manifestazioni che rientrano nella nostra ottica. E se a Minturno abbiamo dato l’Oscar delle singole località, alla Sicilia diamo quello delle regioni. L’archeologia è evocata dal percorso ipogeico con il pozzo; ma soprattutto la mostra delle opere recuperate dai carabinieri ne evoca la tutela. Ed è al Comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, dei cui successi abbiamo parlato nel dare conto del consuntivo dell’attività nel 2009, che dedichiamo idealmente il volo degli aquiloni e i vessilli sbandierati nella festa medievale al castello di Misilmeri; la festa è soprattutto per loro..

Una domanda al Fai laziale: perché dalla 18^ Giornata è assente l’archeologia romana?

Abbiamo dato il nostro Oscar personale per le regioni alla Sicilia, anche se nel Lazio c’è il ricchissimo programma di Minturno, al quale abbiamo dato il nostro Oscar per le località. Però nella regione laziale, lo confessiamo, abbiamo trovato due sorprese non piacevoli, e ci permettiamo di segnalarle al presidente del Consiglio regionale Fai del Lazio, Giuseppe Sfligiotti, che ci ha parlato con passione della Giornata del Fai e dell’esigenza di dare ad essa la massima diffusione. Abbiamo raccolto il suo appello, anche sulla rivista sorella on line www.abruzzocultura.it, nella quale abbiamo fatto una carrellata sulle principali iniziative di natura non archeologica, selezionate fior da fiore, mentre qui abbiamo indicato tutte quelle archeologiche, museali e castellane. Alla rivista sorella rinviamo, scusandoci per l’autocitazione, per le informazioni in essa contenute complementari a quelle qui riportate in una visione particolare e specialistica.

Al Presidente del Fai laziale non nascondiamo lo sconcerto nel vedere che a Roma nel programma figurano soltanto cinque siti e nessuno archeologico: è vero che c’è la “chicca” di palazzo Chigi, con l’aggiunta di palazzo Cesi e Villa Huffer, ma il popolo dell’archeologia resta a bocca asciutta, anche volendo tener conto dell’Edicola ed Oratorio di sant’Andrea. Come mai nella capitale mondiale dell’archeologia questa è esclusa dall’offerta del Fai? I conclamati stretti rapporti con le istituzioni, Ministero per i beni culturali in testa, non potevano far includere anche questi tesori, che peraltro nel Lazio troviamo offerti in modo esemplare a Minturno, ma non a Roma? Se il presidente Giuseppe Sfligiotti ci riterrà meritevoli di una risposta gliene saremo molto grati.

Di fronte a questa anomalia che non sappiamo come interpretare, passa in secondo piano l’altra sorpresa che vogliamo pure esplicitare. Nel programma dettagliato del Fai per Roma c’è una postilla: “Attenzione: per tutti i beni (tranne l’Edicola ed Oratorio di sant’Andrea) sabato 27, ore 9,30-13,00 ingresso riservato ai soli iscritti al Fai; possibilità di iscriversi in loco. Sabato pomeriggio e Domenica corsie preferenziali per iscritti Fai in tutti i Beni aperti”. Siamo d’accordo sull’opportunità di sollecitare l’iscrizione con le corsie preferenziali e con la riserva ai soci di determinati accessi, ma forse l’esclusiva della prima mattinata di apertura di palazzo Chigi potrà deludere i visitatori che non ne sono stati messi al corrente dalla stampa né dagli annunci televisivi. Lo facciamo noi adesso sperando di rendere così un servizio utile ai cittadini romani ed al Fai.

Parlando di cultura non possiamo non informare i lettori che ci sarà anche la Giornata mondiale del Teatro, per il 27 marzo, e l’inizio di Divinamente Roma – 3° Festival della spiritualità diretto e animato da Pamela Villoresi, per non parlare delle Elezioni regionali del 28-29 marzo, lì non si tratta di cultura ma di una politica lontana dalla cultura e dai suoi valori ed esigenze: un affollarsi di impegni e soprattutto di opportunità da salutare con favore, è benvenuto tutto quello che rimuove dall’inerzia e dall’indifferenza per la cultura e la vita sociale, e anche politica.

Una domanda al “governo del fare”: perché non passare alla storia con l’archeologia?

Il gemellaggio, citato all’inizio, tra Ministero per i Beni Culturali e Fai, sta ad indicare che il governo ci tiene a manifestare lo stesso interesse e la passione del Fai che promuove l’arte e la cultura attraverso l’esibizione e l’apertura al pubblico delle bellezze del Bel Paese; e il ministro Sandro Bondi, il sottosegretario Francesco Maria Giro e il direttore generale Mario Resca lo hanno sempre ribadito nel promuovere e presentare numerose iniziative rivolte appunto al pubblico.

La ristrettezza di risorse, tuttavia, dagli stessi denunciata, fa infrangere nella pratica i buoni propositi, oltre ad evidenziare una stridente contraddizione: tra le affermazioni sulla elevata validità economica degli investimenti culturali – che con l’indotto del turismo avrebbero un ritorno di 14-19 euro ogni euro investito – e i tagli apportati alle pur insufficienti risorse che vengono destinate alla cultura. E’ tutta “colpa” del rigore nella spesa del Ministro dell’economia Giulio Tremonti?

Ma la politica economica del Governo non dovrebbe rispondere a un indirizzo unitario, quello enunciato solennemente dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell’insediare il direttore generale Mario Resca nel salone del Ministero il 29 luglio 2009? Sottolineò con forza il valore economico della valorizzazione dei beni culturali, la nuova funzione e “mission” affidata al manager venuto dalla trincea del lavoro nel settore privato, dando l’obiettivo del raddoppio dell’apporto del turismo sul prodotto interno lordo, dal 10 al 20%. E allora, se è un impegno prioritario, perché far mancare le risorse necessarie da investire proficuamente nella cultura?

Tutto ciò incide in modo particolare sull’archeologia, nella quale si assiste a un arresto sostanziale delle campagne di scavi, essendo gli impegni limitati alla pur necessaria manutenzione di quanto disponibile: come ci è stato confermato, su nostra precisa richiesta, sia dal sottosegretario Giro che dall’assessore alla cultura del Comune di Roma Croppi per il grande parco archeologico incompiuto dei Fori Imperiali e per l’intera archeologia romana, nonostante sia uno dei tre pilastri della valorizzazione dei beni culturali, insieme agli Uffizi di Firenze e agli scavi di Pompei.

E’ come se un’impresa mineraria si limitasse volutamente allo sfruttamento dei campi in produzione rinunciando all’esplorazione e sviluppo anche dopo aver accertato nuovi giacimenti. I giacimenti anche culturali si esauriscono, decade l’interesse per chi li conosce, mentre nuovi grandi “ritrovamenti” possono generare flussi anche turistici di ritorno oltre a un effetto annuncio di eco mondiale. Ma da quest’orecchio sembra che la politica non ci senta: “primum vivere, deinde philosophari”, è vero, la conservazione è prioritaria ma non è tutto, anzi non è nulla senza sviluppo.

L’“abbiamo fatta fuori dal vaso” per usare l’elegante linguaggio delle intercettazioni sulla Rai? Crediamo di no, abbiamo voluto rendere partecipi i nostri lettori appassionati di archeologia alle nostre battaglie su Abruzzocultura, di cui c’era solo un accenno nel resoconto del programma 2010 del MiBAC. Il popolo “underground” deve tenere gli occhi bene aperti essendo il maggiore interessato a una ripresa dell’attività di scavi che con gli straordinari mezzi tecnologici moderni potrebbe dare risultati sconvolgenti. E non può certo farli il Fai: il benemerito Fondo per l’Ambiente Italiano fa molto nella conservazione e nel restauro, come dimostra l’iniziativa per la Fontana delle 99 cannelle che speriamo avvii la ricostruzione del centro storico di L’Aquila.

Il passaggio dalla conservazione e tutela alla valorizzazione passa anche per la cruna dell’ago della ripresa degli scavi su larga scala. E un paese moderno che punta sul turismo e sulla cultura deve avere la capacità di finanziare lo sviluppo senza far mancare le risorse necessarie alla conservazione. Quando sarà superato l’alibi della crisi economica si potranno mettere alla prova le autorità competenti. L’abbiamo già scritto, il grande parco archeologico dei Fori Imperiali, portato alla luce e reso visibile nella sua integrità ora sfregiata dallo stradone che lo interrompe come una ferita, sarebbe un evento epocale ancora di più del discusso Ponte sullo Stretto.

Fai voce del verbo fare, e noi facciamo tanto”, ha detto la presidente del Fai Boldrini Buitoni; infatti cerca di fare quanto più può in questo campo, abbiamo ricordato il meritorio restauro della Fontana delle 99 cannelle. Ci attendiamo che il “governo del fare” declini questo verbo anche nel campo dell’archeologia. Sarebbe il modo migliore per passare alla storia.

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