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A proposito del San Giovanni Battista di Leonardo

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo interessante e stimolante articolo di Mario Nardicchia

Anonimo XVIII sec.,Icona di San Giovanni Battista, Chiesa greco-ortodossa di Villa Badessa (Pe)

La luce e le tenebre nel “mandeismo”

Descrivo l’icona (fig.1), di scuola ionica con influenze stilistiche occidentali, conservata nella chiesa di rito greco-bizantino a Villa Badessa di Rosciano in provincia di Pescara -oasi orientale la più a nord d’Italia fondata da comunità di albanesi immigrati nella prima metà del ‘700- autore ignoto del sec.XVIII,cm.45,4x38x2, tecnica mista su tavola, fondo in oro zecchino, n° d’inventario 52: personaggio maschile ieratico a ¾ di busto, capelli lunghi color rame brunito con riga centrale tutt’uno con barba e baffi leonardeschi, volto allungato e sfilato, occhi severi che lanciano un messaggio potente, tunica verde e mantello marrone che riveste la spalla sinistra, avvolge dalla cintola in giù lasciando scoperti gli avambracci affusolati, aureola appena disegnata color rosso, la mano destra con indice lungo e mignolo tesi e rivolti in su, il dito medio leggermente piegato, il pollice e l’anulare congiunti alle punte, la mano sinistra che regge un sottile e lungo bastone che termina a croce dalla quale pende un cartiglio arrotolato alle estremità ma sul quale si legge comunque una scritta in greco.

Il Messia, si direbbe! Invece no: è Suo cugino, il Messia del Messia, «Giovanni il precursore» come è scritto, in greco, ai lati dell’aureola, il quale ammonisce «Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino», stando all’espressione greca sul cartiglio (Matteo 3,2).

In comune, Giovanni e Gesù suo cugino hanno vari tratti: l’etimologia del nome –dall’ebraico Yeshua=salvezza: l’annuncio dell’arcangelo Gabriele ai rispettivi genitori che sono parenti, anziani e sterili – Elisabetta-Zaccaria e Maria-Giuseppe-, della nascita di un figlio maschio per volere di Dio: il venire alla luce appena dopo un “solstizio” –d’estate per Giovanni, nato il 24 giugno, con la luce; d’inverno per Gesù, nato sei mesi dopo, la notte tra il 24 e 25 dicembre, con le tenebre-; la persecuzione di Erode il Grande, re della Giudea, e la minaccia della strage degli innocenti: Giovanni ripara dentro una caverna rocciosa sulle montagne del suo paese natale Ain Karem, Gesù fugge in Egitto; la predicazione, ognuno con discepoli propri, alle folle di vivere correttamente, rispettando le leggi divine; le donne: Salomé e sua madre Erodiade, spregiudicate e fatali per Giovanni, fatto “decapitare” in carcere (29 agosto a.29 ? d.C.,782 di Roma) quale premio per un ballo conturbante della giovane dinanzi al patrigno Erode Antipa, tetrarca, alla festa di compleanno(Matteo 14,6; Marco 6,22); la samaritana al pozzo di Giacobbe nella città di Sicar in Samaria alla quale il Messia chiede da bere (Giovanni 4,7), la peccatrice in casa del fariseo che unge, bacia, asciuga con i sensuali lunghi capelli i piedi del figlio di Dio (Luca 7,36-50), l’adultera colta in flagranza e quindi passibile di lapidazione, ma risparmiata da Gesù con la famosa frase rivolta agli accusatori: «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra» (Giovanni 8,1-11), sono episodi al cui centro si pongono fanciulle attratte dall’alone misterioso e celestiale intorno al figlio del falegname, ciò che ha fatto la fortuna di Dan Brown e del suo celebre saggio «Il codice Da Vinci» (2003); il ritiro nel deserto: «Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico» (Matteo 3,4); «Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame» (Matteo 4,1); l’amministrazione del battesimo: nel fiume Giordano, con acqua corrente, a cura di Giovanni –“battista”di penitenza per eccellenza-, e poi dagli apostoli del Cristo; la morte cruenta e violenta: decapitazione per il figlio di Zaccaria, crocifissione per Gesù di Nazareth; le citazioni nel Corano: sure III 38-41, VI 85, XIX 1-15, XXI 89-90 per Giovanni e II 87-253, III 42-59, IV 157-172, V 17-118, VI 85, IX 30-31, XIX 27-37, XXIII 50, XXXIII 7, XLII 13, XLIII 59-65, LVII 26-27, LXI 6-14 per Gesù; e così via…Ma Giovanni, in fondo, può vantare nel corso dei secoli una nota in più rispetto al Redentore: l’inno a lui dedicato da Paolo Diacono (720-799) -monaco, storico e poeta- “Ut queant laxis/Resonare fibris/Mira gestorum/Famuli tuorum/Salve polluti/Labii reatum/Sancte Iohannes” (Affinché i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni, cancella il peccato, o Santo Giovanni, dalle loro labbra indegne) ispirò a Guido d’Arezzo (991-1033) l’invenzione della scala musicale tuttora in vigore le cui sette note non sono altro che le lettere iniziali dei versi dell’inno stesso (“Ut” fu trasformato in “do” dal musicologo fiorentino Gianbattista Doni -1595/1647- e “si” è costituito dalle iniziali “Sante Iohannes”,quasi ad epitaffio).

Tutto ciò premesso, è noto che la figura di Giovanni Battista ha avuto, fin dalle origini, degli adepti che hanno dato vita a credenze religiose le più disparate, arrivate addirittura ai giorni nostri. E’ il caso dei “mandei”, o Cristiani di Giovanni Battista, minoranza religiosa nata nel Medio Oriente, monoteista e basata sul dualismo gnostico (gr.ghnosis=conoscenza) tra un Dio supremo del Mondo del Bene e della Luce circondato da angeli –dei quali il più importante è Manda d’Haiyé (aramaico antico:”battezzato da Dio”; Gnosi di Vita, che ha dato il nome alla religione in questione), luogo paradisiaco dove torneranno i mortali dopo il decesso- ed il Mondo del Male e delle Tenebre e della Cecità, in preda a demoni capeggiati da Ruha, spirito malvagio, mondo nel quale vivono la propria esistenza tutti i mortali; di lingua «mandea» (dialetto aramaico orientale: mandeo=”battezzato”), 60.000 oggi nel mondo, di cui 30.000 in Irak –sterminati in gran parte da Saddam Hussein durante la prima Guerra del Golfo, nei principali luoghi d’insediamento all’interno delle città di Bassora, Samara e Nassiriya- 10.000 in Iran con diaspora in Europa, nelle Americhe ed in Australia. In effetti, a tutt’oggi, per i musulmani i Mandei non sono religiosi protetti dal Corano, quindi non sono tutelati dall’Islam; essi non sono nemmeno rispettati dai cristiani in quanto non riconoscono Gesù venuto sulla terra come uomo, bensì solo quale Cristo spirituale battezzato da Giovanni (Iuhana Masbana), l’ultimo profeta, nel Giordano. Quindi sui Mandei si ritiene da molti, pur nel XXI° secolo, di poter esercitare –come in effetti si esercita- qualsiasi forma di malversazione: stupri, omicidi, rapimenti, licenziamenti, espropri nella convinzione che i suoi adepti siano esclusi dal godimento dei più elementari ed innati diritti civili riconosciuti.

Il loro testo sacro è il Sidra Rabba, o Ginza (=tesoro); il loro rito settimanale è il battesimo, da ripetere ogni domenica, in quanto avvicina al Regno della Luce, con tre immersioni, durante le quali si ritiene la vita si fermi per un attimo, e vestiti di abito bianco a sette pezzi: si ottiene in tal modo il perdono dei peccati, la guarigione dalle malattie, la cacciata dei demoni; le loro cerimonie principali sono il funerale e la festa dei morti, ricorrenze nelle quali si celebra, paradossalmente, il ritorno al dono della Vista da esercitare nel godimento paradisiaco del Mondo della Luce: alla fine del tempo ci sarà un “messaggero” che porrà termine al Mondo delle Tenebre e farà trionfare il Regno della Luce! I tre pilastri del mandeismo sono ben precisi: la preghiera, il digiuno, il prendersi cura degli altri.

Giovanni Battista resta, dunque, il precursore del Figlio di Dio, e per un attimo crede addirittura di essere lui stesso il Messia, tanto che, pur in carcere, manda i suoi discepoli a sincerarsi presso Gesù di Nazareth con questo interrogativo da sciogliere: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro»? (Matteo 11,2).E’ noto dai Vangeli che il Figlio di Giuseppe dovette compiere all’istante e quindi elencare una serie di prodigi miracolosi ottenuti per accreditarsi quale Salvatore: ”In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi vengono sanati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella. E beato è chiunque non sarà scandalizzato di me»”(Luca 7,21). Comunque, dopo questa autoincensazione, proferisce alla folla una dichiarazione che è un monumento alla grandiosità del Battista: « Io vi dico, tra i nati di donna non c’è nessuno più grande di Giovanni» (Luca 7,28). E tanto bastò perché nei secoli a venire fiorissero credenze religiose legate alla figura emblematica dell’ultimo Profeta, financo crederlo quale primo ed unico Messia, nonostante la precisazione dello stesso Gesù che lo ridimensiona: «tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Matteo 11,11). L’iconografia ci consegna una gamma infinita d’interpretazioni della personalità del Figlio di Zaccaria.

Scegliamo, per chiudere, l’enigmatico sorriso del San Giovanni Battista di Leonardo da Vinci (1452-1519): olio su tela, cm 69×57(fig. 2), realizzato nel periodo 1513-1515, conservato al Louvre di Parigi, di sicuro l’ultimo quadro di Leonardo,esposto a Roma,Palazzo Venezia,dal 1 al 31 gennaio 2010. E’ la figura mezzobusto di un giovane dalla bellezza androgina con folta e lunga chioma a boccoli, somigliante al Bacco dipinto poco prima, sorriso inquietante d’un volto ovale che sembra annunciare il giudizio di Dio su Israele invitando perciò al battesimo del perdono sì da sfuggire all’ira divina, leggermente inclinato sulla spalla destra ignuda, braccio ben tornito orizzontale ed avambraccio a perpendicolo con mano dalle ultime tre dita chiuse, ma pollice ed indice puntati verso l’alto, la mano sinistra seminascosta dietro il gomito del braccio destro a reggere le pieghe morbide d’una tunica ed un bastone sottilissimo terminante in cima con una croce appena accennata che si perde nel buio dello sfondo. L’androginia è tipica della filosofia antica dell’essere perfetto: uomo e donna uniti in una sola persona. Invece dei soliti paesaggi sullo sfondo, qui Leonardo inserisce attorno a San Giovanni un’atmosfera tenebrosa che traduce l’oscurità quale scelta di vita del Battista dedito all’ascetismo, mentre l’indice della mano destra puntato verso il cielo rinvia inequivocabilmente alla metafisica, oltre il visibile, indicando trasporto spirituale ed interiore. Più probabile che Leonardo, in questo ultimo suo capolavoro, abbia voluto fondere nella figura di giovanetto dalla bellezza unica i due Cugini che hanno rivoluzionato e fatto la storia degli uomini di buona volontà da due millenni ai giorni nostri, predicando l’uscita dalle tenebre ed il ritorno al dono almeno spirituale della Vista che fa guadagnare la vita eterna nell’alto dei cieli ed alla destra del Padre. Un Leonardo «mandeo»?

Leonardo da Vinci, San Giovanni Battista, Museo del Louvre

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