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Acca Larenzia

acca_larentia 

nome: Acca Larenzia (o Larentia)
origini: figura semidivina di area etrusca
famiglia: moglie dell’etrusco Taruzio; secondo altra tradizione, moglie di Faustolo e madre adottiva di Romolo e Remo


Presso gli antichi Romani, ogni anno, nel mese di dicembre, venivano celebrati i Larentalia, festeggiamenti in onore della madre dei Lari [nota 1].

Si suole identificare tale divinità con Acca Larentia, madre adottiva dei gemelli Romolo e Remo [nota 2] (“Acca” deriverebbe da una radice sanscrita che richiama il concetto di “maternità”), che avrebbe assimilato le caratteristiche di un’altra figura mitologica, Larenta o Larunda, già nota presso l’antico popolo dei Sabini come divinità dell’oltretomba e custode delle anime dei defunti.

Ma in quale misura il profilo di Larenta si rifletteva in quello di Acca? Tale interrogativo si era già posto agli storici dell’antichità, che suggerivano diverse soluzioni alla questione: vi era chi, come Verrio Flacco e Plutarco, distingueva in modo netto tra le due personalità mitologiche; vi era chi, come Licinio Macro e Valerio Auriate, propendeva per l’identificazione.

Non esisteva certezza, insomma; come, del resto, non era oggetto di univoca tradizione la leggenda stessa riguardante Acca Larenzia e il suo ruolo nell’accudimento e nell’educazione dei futuri fondatori di Roma: il lettore che si accosti alla lettura delle fonti storiche originarie sull’argomento facilmente potrà avere l’impressione di trovarsi di fronte ad un autentico “ginepraio” di varianti, divergenti talora anche per minimi particolari.

Senza voler qui addentrarsi nell’esame accurato e nel confronto tra le versioni tramandate, è possibile individuare sostanzialmente due filoni lungo i quali venivano collocati i singoli fatti: 

  • il primo individuava in Acca Larenzia un’etera (sinonimo di “prostituta”), beneficata dal dio Ercole che la fece accasare con uno sposo facoltoso, Taruzio, dopo la cui scomparsa Acca sarebbe entrata in possesso di beni terrieri, poi lasciati in eredità al popolo romano

 

  • il secondo vedeva, invece, in Acca Larenzia la moglie (o un’amica) del pastore Fauno, o Faustolo, detta “lupa”: anche in questo caso il senso è “prostituta”; lo storico Plutarco, peraltro, rileva che per i Latini la lupa era un animale sacro al dio Marte, padre dei due gemelli, e, in effetti, l’iconografia tradizionale rappresenta Romolo e Remo allattati da una femmina di lupo; un’altra fonte, Dionigi di Alicarnasso, pone la lupa in stretto riferimento con il bosco del dio Pan, detto Lupercale, dove Acca avrebbe ritrovato i piccoli Romolo e Remo. Dopo la morte di Fauno-Faustolo, Acca avrebbe sposato Taruzio. A questo secondo filone veniva agganciato il riferimento all’origine del collegio sacerdotale dei Fratres Arvales, fondati dallo stesso Romolo, i quali offrivano un culto particolare alla madre dei Lari.

Si può, quindi, notare un continuo intrecciarsi dei riferimenti fra una tradizione interpretativa e l’altra.

Pure intorno alla vicenda degli stessi gemelli vi è discordanza di pareri: alcuni storici propendono per una “esposizione” presso il cosiddetto Ficus Ruminalis o Romularis – un’area vicina al colle Palatino – dei due piccoli da parte del nonno Numitore, che li avrebbe così affidati a chi, avendoli visti, li avesse voluti prendere in cura; altri, al contrario, sostengono che Romolo e Remo sarebbero stati consegnati espressamente ad un pastore, Faustolo, che li avrebbe poi passati in cura ad Acca.

E in quale epoca si sarebbe verificato l’affidamento, ovvero l’incontro-ritrovamento dei due fratelli? Anche in questo caso le fonti non sono concordi, in quanto un’ipotetica data si potrebbe fissare sulla base dell’anno di fondazione di Roma, diversamente collocato nel 753 a.C. dallo storico Varrone e nel 745 a.C. da Velleio Patercolo, e retrocendo di circa 17-18 anni, l’età che, presso i Romani, segnava l’ingresso nell’età adulta.

Un tale caleidoscopio di date, di eventi, di dettagli suggerisce l’idea che presso gli stessi cultori di storia vissuti nell’antichità fosse non poco arduo addentrarsi con sufficiente chiarezza nelle vicende che avevano segnato le origini della città destinata a diventare “Caput mundi”.

Ma, aldilà delle ricerche, dei confronti e degli studi che si possono compiere sui testi, così da tentare di ricomporre questo vero e proprio “rompicapo”, può essere significativo cogliere, da parte del moderno lettore, il messaggio che, come una tenue ma resistente filigrana, attraversa la tradizione a noi pervenuta.

Non sarà, infatti, sfuggita l’insistenza dei vari racconti sull’identità di Acca quale “prostituta”, un connotato la cui accezione negativa è indubitabile; ma il profilo della prostituta che, di contro alla sua condizione pregiudizievomente svantaggiata, è capace di compiere inaspettati gesti di bontà, per i quali viene premiata, come nel caso di Acca nei confronti di Romolo e Remo, è ravvisabile anche presso altre culture, tra cui, ad esempio, quella biblica: come non ricordare, ad esempio, l’episodio di Raab, la prostituta di Gerico che accolse in casa sua gli esploratori di Giosuè (Gs 2,3-6. 15-21.17-25) e, per questa sua disponibilità, non solo salvò dalla distruzione la sua città, ma addirittura entrò a far parte del novero degli antenati dello stesso Gesù Cristo (cfr. Mt 1,5)?

L’uomo – sembra questa l’eco di “ottimismo antropologico” che pare giungerci dall’antichità – non è mai irrimediabilmente perduto e resta aperta, anche per coloro per i quali con più difficoltà si intravvedono possibilità positive, la via del riscatto.

[nota 1] I Lari, presso gli antichi Romani, erano gli spiriti degli avi defunti, che vegliavano sulla famiglia, offrendo protezione.

[nota 2] Romolo e Remo, in seguito, saranno celebrati come i Lari di Roma per eccellenza; pare, inoltre, che durante le celebrazioni dei Larentalia il culto venisse offerto dal sacerdote di Quirino, altro nome con cui era noto Romolo: anche questo dettaglio contribuì moltissimo all’identificazione di Acca Larenzia con la Mater Larum.

2 Commenti su Acca Larenzia

  1. Sì, non c’è dubbio che intorno al profilo di Acca, così come a quello di tanti altri personaggi che si collocano sulla linea di confine tra mito e storia, sia necessario vagliare e, se il caso, filtrare, con attenzione le informazioni che intorno alla loro figura ci sono pervenute.
    Utili approfondimenti, unitamente alla dettagliata ricostruzione del “ginepraio” di attribuzioni e di simboli riferiti ad Acca Larenzia, si possono reperire nel “Quarto contributo alla storia degli studi classici e del mondo antico” (da pag.471) di Arnaldo Momigliano, disponibile su Google Books.

  2. Molto interessanti le informazioni su questo enigmatico personaggio,tuttavia va considerato che trovandoci in un ambito miti-storico ci si aggira nel ginepraio delle metafore e dei simboli. Secondo la leggenda Acca è moglie o compagna di Faustolo,vale a dire colui che trovò i gemelli nei pressi della palude del Velabro,luogo con connotazioni assolutamente infere. T. Livio ce la prospetta come un personaggio storico ed arriva a sottolineare il fatto che fosse chiamata “lupa”,in quanto esercitava la prostituzione.. Per Varrone,però,Larentia sarebbe una latinizzazione di Larunda,Madre dei Lari. Quanto all’altra Acca Larenzia ,anche questa prostituta ,guardando il racconto in filigrana ,sembrano affiorare delle occulte affinità tra le due.La prima è moglie di Faustolo il pastore,cioè di qualcuno che ha a che fare con il pecus ,l’altra è la moglie di un uomo che possiede la “pecunia”. Entrambi i mariti delle Larentie sono legate a uomini che sono idealmente collegati a un termine che evoca l’idea di “ricchezza”. Il connubio della seconda Acca,avviene con Ercole che,sempre secondo Varrone ,i Sabini chiamano Sancus e che è più diffusamente conosciuto con il nome di “Dispater””Qui est coniuctus Terrae”. Ciò potrebbe far pensare che dietro la figura di entrambe si celi una potente divinità sotterranea che riassume in se le valenze di di nutrimento,piacere e ricchezza che dalei derivano e a lei fanno ritorno.Non per niente alla cerimonia dei “parentatio” officiavano i Pontefici e il Falmen Quirinalis.

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