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Acerra (Na). Teatro romano

Acerra (Na): teatro romano

La cittadina di Acerra, nell’entroterra napoletano, risulta essere già abitata nell’età del Rame. La storia attribuisce alla città una fondazione osca con il nome di Akeru per opera della popolazione degli Ausoni. In seguito fu conquistata dagli Etruschi che in Campania crearono a una dodecapoli di cui faceva parte anche Capua, città raggiungibile proprio attraverso Acerra.

Il toponimo acerra è etrusco e significherebbe”navetta dell’incenso”. Alla metà del V sec. a. C. la città passa sotto il dominio dei Sanniti e di questo periodo sono tombe databili tra il IV e il III sec. a. C. Durante le guerre sannitiche fu per i Romani una postazione strategica per le azioni militari e, infatti, nel 343 a. C. questi, guidati dai consoli Valerio Corvo e Cornelio Cosso, vi sconfissero i Sanniti.

Dopo la prima guerra sannitica Acerra era già divenuta civitas sine suffragio, entrando così definitivamente nell’orbita romana (332 a. C.). Nel 211 a. C. fu distrutta da Annibale e ricostruita dai Romani. Nel I sec. a. C. divenne municipio e poi colonia (22 a. C.). La città era protetta da una possente cinta muraria già nel IV sec. a. C., e in essa, si aprivano quattro porte. Sicuramente era una città ad alta vocazione commerciale visti i numerosi segni delle ruote dei carri lasciati sul selciato.

Testimonianza importante della storia di Acerra sono i resti di un teatro rinvenuti nel 1982 dalla dott.ssa Giampaola nei sotterranei dell’ala est del Castello Baronale.

Il Castello sorge a nord dell’impianto urbanistico romano e la sua costruzione si deve ai Longobardi. Dopo aver subito danneggiamenti da parte del duca di Napoli Bono, fu ampliato e ricostruito varie volte tra il l’XI e il XVIII secolo. I due millenni di storia del Castello si possono verificare attraverso gli ambienti voltati del ‘700, attraverso le scuderie in una sala normanna e ovviamente attraverso il teatro.

La costruzione di età romana fu intercettata casualmente dopo che si era deciso di ricavare una biblioteca sotto le scuderie. La presenza di un teatro era già stata ipotizzata da Maiuri vista la forma ellittica delle mura e del fossato del castello non riconducibile alla conformazione del terreno. Inizialmente si pensò che potesse trattarsi dell’anfiteatro menzionato in due epigrafi. In una il sacerdote di Iside e Serapide, Stennio Egnazio, offre dei ludi, che di regola si svolgevano negli anfiteatri; in un’altra epigrafe, dedicata all’imperatore Domiziano, si legge proprio la parola anfiteatro.

Forse l’anfiteatro andrebbe cercato altrove perché i ritrovamenti archeologici in marmo apparterrebbero proprio alla scena di un teatro del I sec. d. C. Le fondazioni sono sia in opus cementicium sia in opus reticulatum. Ciò farebbe supporre la presenza di un precedente teatro. Oltre agli elementi della scena è stato rinvenuto anche un blocco di tufo con degli artigli scolpiti che doveva appartenere a una statua collocata sulle scale.

La decorazione di questo teatro appare molto simile a quella dei teatri di Pietrabbondante e di Pompei, databili tra il II e il I sec. a. C. E ancora di più, quindi, si fa concreta la possibilità della presenza di un teatro già nel II sec. a.C. La cavea e l’orchestra, invece, si trovano ancora al di sotto del cortile e del giardino del castello. Oggi è l’Archeoclub di Acerra a preoccuparsi di tenere pulito il sito oltre che visitabile. I reperti, invece, aspettano ancora una sistemazione definitiva.

(ph. dal sito del Comune di Acerra)

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