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Adonie

Erano feste celebrate dai Greci in onore di Adone, amante di Afrodite, ucciso da un cinghiale. Si svolgevano verso la metà di Luglio, periodo più caldo e torrido di tutto l’anno. Le Adonie più importanti si celebravano in tre città principali: Atene, Byblos e Alessandria. Secondo alcuni autori come Alceo (1), che riprende Esiodo(2), durante questo periodo dell’anno gli uomini erano presi da stanchezza e poco vigore, mentre le donne avevano i loro sensi acuiti.

Atene

Ad Atene non erano feste pubbliche, non venivano ne’ organizzate ne’ finanziate da nessuna autorità, ma si svolgevano privatamente all’interno delle singole abitazioni. In particolar modo venivano tenute nelle case delle cortigiane, le quali invitavano i loro amanti per suntuosi banchetti e divertimenti. Spesso però vi partecipavano anche donne sposate, come attesta Alcifrone (3), parlando di una certa Filomena, che nonostante la stretta sorveglianza del marito, raggiunse le altre donne mentre questo dormiva. Molti autori sottolineano la licenziosità di queste feste, durante le quali si mangiava e soprattutto si beveva a sazietà e si tenevano pratiche e discorsi osceni. Sempre durante le Adonie era uso da parte delle donne piantare cereali e ortaggi dal veloce sviluppo, all’interno di vasi e ceste, io onore dell’amante di Afrodite. Questi vasi poi venivano collocati sui tetti delle case, con l’intento di avvicinarli il più possibile al sole; in questo modo le piante si seccavano molto in fretta per il clima arido della stagione. Queste coltivazioni così effimere erano definite “i Giardini di Adone” e avevano l’intento di rievocare la seduzione amorosa di Adone, dissecatasi senza produrre frutti. Durante queste feste vi era anche l’usanza di dedicare lamentazioni per la prematura morte di Adone, ma si evocavano anche i piaceri amorosi al di fuori del matrimonio.

Byblos

Le Adonie che si svolgevano a Byblos, in Fenicia, erano invece molto diverse. Erano questa volta feste pubbliche, a cui partecipavano sia uomini che donne. Le lamentazioni funebri erano fatte in quantità molto maggiore e non venivano piantati cereali e ortaggi come ad Atene. Inoltre qui le donne erano costrette a prostituirsi per gli stranieri e dovevano poi donare i ricavati al tempio di Afrodite della città. La prostituzione veniva imposta dal rito, per cui non aveva niente a che fare con i ritrovi e la licenziosità ateniese. Questo rituale ricorda molto il mito riguardante le figlie di Cinira (padre di Adone), che furono costrette a prostituirsi dalla dea Afrodite (4).

Alessandria

Ad Alessandria queste feste vennero introdotte da Arsinoe, sorella e moglie di Tolomeo II Filadelfo. Avevano anche queste un carattere pubblico e si celebravano sotto forma di rappresentazione all’interno del palazzo reale. Anche qui, come ad Atene, venivano piantati e curati giardini, frutti di stagione e diverse piante e ortaggi, avendo però ormai perso il significato simbolico presente ad Atene. Questa festa si svolgeva ad Alessandria in due fasi: prima avveniva la rappresentazione dell’amore tra Afrodite e Adone, poi aveva luogo una processione funebre durante la quale le donne sfilavano tenendo in mano una statuina rappresentante Adone morto.

Bibliografia

Luisa Biondetti, Dizionario di mitologia classica, Baldini e Castoldi, 1997, pp. 747-748

Note

  1. Fr. 347 Voigt
  2. Op. 586-88
  3. Litt. IV 14
  4. Apollodoro, Bibl. III 14,3

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