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Afrodite

Il nome della dea deriva dal greco ????? che vuol dire “spuma”; alcuni studiosi sostengono un’origine pregreca del culto, in particolar modo legato al mito della divinità orientali Ishtar (divinità mesopotamica dell’amore e della guerra) e della semitica Ashtoret. Quest’ultima, sincretizzata con Ishtar fu nota in occidente come Astarte, nome che ben si presta linguisticamente ad agganci con il nome di Afrodite (anche se quest’ultima tesi ha suscitato non poche – e giustificate – critiche nel mondo accademico). L’origine orientale di Afrodite è, in ogni modo, confermata da Erodoto e Pausania.

Origini di Afrodite

Sulle origini di Afrodite molte e discordanti sono le versioni che la tradizione ci riporta. La più antica è omerica e fu ripresa successivamente da Virgilio: nell’ Iliade la dea è figlia di Zeus e di Dione. Un’altra tesi è invece riportata da Esiodo nella Teogonia, nella quale si legge di come Crono evirò Urano e ne gettò il membro tagliato nel mare; qui la dea si “formò” e, giunta a Cipro, uscendo dalle acque lasciò impronte che presto divennero zolle erbose sulla sabbia. Platone nel Cratilo racconta che la dea nacque dalla spuma delle acque del mare, tradizione che fu ripresa da U. Foscolo nel celebre sonetto A Zacinto. Al periodo ellenistico invece risale la versione del filosofo Eliano Claudio che diede un’ulteriore variante del mito della nascita di Afrodite: la dea sarebbe nata da una conchiglia, nella quale fu trasportata fino all’isola di Citera.

Poteri e attributi di Afrodite

Afrodite era protettrice della bellezza e dell’amore: la tradizione ricorda numerosi episodi nei quali si evince di come la dea suscitasse tale sentimento ovunque andasse (grazie anche alla cinta dorata che non toglieva mai e che faceva innamorare di lei chiunque la vedesse), a tal punto da attirare a sé la gelosia delle altre divinità. Platone distinse tra una Afrodite Urania, simbolo e nume dell’amore celeste, e una Afrodite Pandemos, personificazione divina dell’amore terreno.

Compare anche come apportatrice di fertilità e come divinità sotterranea (l’aspetto ctonio e quello della fecondità sono spesso collegati nelle mitologie del Mediterraneo), ma anche come protettrice della navigazione e di chi andava per mare (dal quale era nata). Tra gli altri aspetti quello che forse più meraviglia era il carattere guerriero che ne faceva compagna di Ares.

Le numerose versioni del mito della sua nascita e i suoi poteri testimoniano non solo l’antichità del suo culto (invero tra i primi della cultura ellenica) ma anche l’influenza di altre culture che confluirono nel pantheon greco, in particolar modo quelle provenienti in epoca preellenica dall’oriente.

Alla dea erano sacri il mirto (la leggenda vuole che quando uscì nuda dalla schiuma del mare si nascose proprio dietro un cespuglio di questa pianta), la rosa e la mela (frutto che Paride le consegnò scegliendola quale dea più bella dell’Olimpo). Tra gli animali erano sotto la sua tutela la colomba e il cigno, che trainavo il suo carro, e i delfini che la trasportavano sul loro dorso nelle acque.

Amori di Afrodite

Nell’ Odissea è raccontato che Afrodite, introdotta subito dopo la sua nascita sull’Olimpo, fu data in sposa ad Efesto, ma la sua fedeltà durò veramente ben poco e in quanto la dea lo con il dio Ares. Dall’unione con Ares nacque Armonia, personificazione dell’equilibrio tra le tendenze opposte impersonate dai suoi genitori (Amore e Guerra, Creazione e Distruzione); nacquero poi Fobo e Deimos, rispettivamente personificazione della Paura e dello Spavento, e infine Eros e Anteros, personificazioni dell’amore (innamoramento) e di quello corrisposto.

Punizione di Eros piangente, alla presenza di Afrodite, Anteros e Peitò

Afrodite è legata a tutte le vicende del mito che hanno come protagonista il tema amoroso: tra gli dei ebbe rapporti con Dioniso (dal quale ebbe Priapo e Imeneo), con Poseidone, Ermes (padre di Tyche e Peitò), mentre tra i mortali celebri sono i suoi amori per Adone (oggetto di un’aspra disputa tra Afrodite e Persefone) e Anchise, bellissimo pastore troiano che divenne il padre dell’ eroe Enea.

Santuari dedicati a Afrodite

I numerosi, ma in genere minori, santuari dedicati ad Afrodite le attribuirono anche molteplici epiteti: Acidalia, che veniva occasionalmente aggiunto al suo nome, deriva dalla sorgente beota nella quale la dea era solita fare il bagno. Veniva anche chiamata Cytherea e Ciprigna (Cipria o Cipride), dai suoi presunti luoghi di nascita, rispettivamente Citera, centro di culto della dea e dei Dioscuri, e Cipro, dove erano celebrate le feste Afrodisie e dove fu eretto uno dei più celebri templi in suo onore. Afrodite Argenna veniva adorata in Beozia, in un santuario che la leggenda diceva fosse stato dedicato da Agamennone per celebrare l’amore per un giovane abitante della zona che morì cercando di sfuggire al principe acheo. A Delo l’epiteto Agnè designava Afrodite come Atargatis, dea siriana della fertilità. In Grecia vi erano alcuni luoghi di culto nei quali la dea era rappresentata armata, assumendo dunque le caratteristiche di Ares e perciò detta Areia o Strateia.

Afrodite e il mondo romano

Presso i Romani Afrodite fu identificata intorno al III secolo a.C. con Venere, già divinità minore del pantheon latino (precedente alla fondazione di Roma, risale un tempio dedicato a lei presso Ardea). Il culto di Venere, oltre ad assimilare buona parte delle caratteristiche tipiche di quello di Afrodite, fu arricchito di nuovi attributi ed epiteti. Venere, a differenza di Afrodite per i Greci, ha enorme importanza per i Romani e l’Impero: la leggenda la vuole madre di Enea, l’eroe antenato dei Romani; Silla la innalzò a suo nume tutelare; Giulio Cesare ed Augusto ancorarono la loro discendenza ad Enea attraverso la gens Iulia che aveva la dea tra gli antenati. Lo stesso nome Venus ha in sé la radice di veneror e venenum, rispettivamente ‘adorare’ e ‘fascino magino’.

Curiosità

Afrodite nella tradizione letteraria è spesso descritta come una divinità ambiziosa e determinata: fu lei a promettere a Paride la bellissima Elena in cambio della mela che la sanciva come la più bella tra le dee dell’Olimpo, creando il casus per la decennale guerra di Troia.

Si vendicò aspramente di Nerite, uno dei figli di Nereo che non volle seguirla fuori dalle acque, trasformandolo in una conchiglia e lasciandolo sul fondo del mare, ma anche di Psyche, una bellissima principessa della quale si innamorò Eros, mandato dalla madre per farla innamorare dell’uomo più brutto del mondo. La dea, scoperto l’amore di suo figlio per la rivale, rapì Psyche e la sottopose a difficilissime prove, nelle quali veniva aiutata sempre dal dio Eros. Solo grazie all’intervento di Zeus fu salvata la giovane sventurata.

Ma la dea è ricordata anche per slanci di generosità e amore: ad esempio come quando trasformò la statua, nuda e d’avorio, Afrodite fu anche oggetto di un’alacre vendetta: nell’ Odissea è narrato il momento in cui lo sposo della dea, Efesto, la colse in flagrante tradimento con Ares: il dio del fuoco li imprigionò in una rete invisibile che li legava al letto e li espose allo scherno dell’assemblea degli dei.

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