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Agrippina Maggiore

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nome: Giulia Vipsania Agrippina (14 a.C. – 33 d.C.)
origini: dinastia giulio-claudia
famiglia: figlia di Marco Vipsanio Agrippa e di Giulia; moglie di Germanico; madre di Caligola; nonna di Nerone

A volte il carattere delle madri si rispecchia in quello dei figli, in altri casi difficilmente le madri si possono ritrovare nel volto delle creature da esse generate: quest’ultima è l’impressione che si riceve nel guardare alla storia di Giulia Vipsania Agrippina, detta Maggiore per distinguerla dalla figlia.

Si può restare stupiti dal fatto che la fedele sposa di Germanico, donna di equilibrio ed onestà davvero inconsueti in una Roma imperiale caratterizzata dalla progressiva corruzione dei costumi, soprattutto femminili, abbia potuto dare alla luce Caligola, imperatore noto per la sua bizzarria e crudeltà, o Agrippina detta Minore, l’intrigante genitrice di Nerone. Ma, ad onor del vero, occorre ricordare che fu proprio Caligola a riabilitare la memoria della madre, offuscata dall’operato di Tiberio: come a dire, anche nei cosiddetti “cattivi” della storia non mancano sussulti di coscienza e di umanità!

Discendente di Ottaviano Augusto, Agrippina Maggiore andò sposa a Giulio Cesare Germanico, intrepido condottiero, nonché potenziale erede al trono, in quanto figlio di Antonia minore, a sua volta nata dal matrimonio tra Marco Antonio e l’amatissima sorella di Augusto, Ottavia.

Il luminoso destino di “Augusta” che si apriva davanti ad Agrippina fu, però, stroncato dal continuo contrasto con Tiberio, l’imperatore che, sia pure dopo aver adottato Germanico, guardava con astio ed angustia crescenti alla popolarità del futuro princeps, da parte del quale temeva ad ogni istante un possibile colpo di mano. Germanico, insomma, stava diventando un rivale pericoloso per l’immagine di Tiberio e le frequenti spedizioni, soprattutto in Oriente, a cui veniva destinato gli risultarono, con singolare tempismo, fatali: nell’anno 19, infatti, il marito di Agrippina morì in circostanze poco chiare ad Antiochia e già all’epoca si diffusero voci di un presunto avvelenamento ad opera di Pisone, governatore romano della Siria con cui Germanico era entrato in contrasto.

Ma le angherie di Tiberio, come ampiamente riferisce Tacito (Annales), che lo dipinge come un uomo vendicativo e sanguinario, non si fermarono di fronte alla vedovanza di Agrippina, anzi si moltiplicarono per frequenza ed intensità sino alla denuncia in Senato, nell’anno 29, per lesa maestà imperiale e alla condanna all’esilio sull’isola di Ventotene.

Un destino, quello della relegazione lontano da Roma, che aveva già colpito Giulia, la figlia naturale di Augusto nota per la dissolutezza di costumi; anche per quest’ultimo motivo, il caso di Agrippina non avrebbe potuto offrire un contrasto più stridente: colei che si era resa colpevole di tradimento nei confronti del marito, Marco Vipsanio Agrippa, e la sposa di Germanico, amato di un amore incrollabile tanto da sfidare i pericoli dei campi di battaglia pur di seguirlo nelle varie spedizioni militari, ricevettero la medesima, infamante punizione!

Non ancora pago della sorte inflitta alla sfortunata nuora, infine, Tiberio contribuì a diffondere calunnie sulla persona di Agrippina, insinuando una sua presunta relazione extra-coniugale. L’accanimento tiberiano condusse Agrippina, stremata dalle amarezze e dagli stenti del confino, alla morte nell’anno 33.

Viene spontaneo interrogarsi sulla linea di comportamento attuata da Tiberio, intorno al quale, in genere, la maggior parte delle fonti offre un’immagine di imperatore severo e rigoroso, ma non ingiusto né tantomeno crudele. Tacito, invece, quale “nota fuori del coro”, individua una linea di demarcazione nella vita del princeps, che sino al 23 d.C. circa avrebbe offerto, nel complesso, un esempio di buon governo, mentre, in seguito, avrebbe drasticamente mutato la propria condotta.

Tale cambiamento si dovrebbe ricondurre all’influenza sempre più accentuata di Lucio Elio Seiano, capo del pretorio, il quale, per soddisfare le proprie mire di potere, era giunto ad esercitare un tale ascendente su Tiberio da indurlo a ritirarsi a Capri nell’anno 27, così da avere campo libero in Roma per fare piazza pulita di tutti coloro – in primis i diretti congiunti di Germanico – che costituivano ancora un ostacolo alla sua ascesa sociale.

Seiano, quindi, e non Tiberio, sarebbe il vero mandante degli attacchi ad Agrippina. Solo grazie alla segnalazione di Antonia minore, madre di Germanico, l’imperatore aprì, finalmente, gli occhi sulle vere intenzioni dell’uomo a cui aveva dato in quegli anni un’incondizionata fiducia ed organizzò, sia pure in extremis, una trappola per farlo cadere.

Ma, nel frattempo, Agrippina era morta e la fine di Seiano non riuscì, in ogni caso, a cancellare la responsabilità di Tiberio nella triste vicenda umana dell’ava del futuro Nerone.

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