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Albia Dominica

nome: Albia Dominica (337-post 378)
famiglia: moglie dell’imperatore Valente; madre di Carosa, di Anastasia e di Flavio Valentiniano Galate

Figlia di Petronio, un comandante degli eserciti di Valente, elevato al rango patrizio dopo il matrimonio della figlia con l’imperatore, Albia Dominica accompagnò il marito nel corso dei decenni fra i più travagliati della storia di Roma, in cui la pressione dei barbari ai confini dell’impero stava crescendo di misura e di intensità.

Valente, figlio di Graziano detto il Vecchio, nell’anno 364 aveva ricevuto dal fratello Valentiniano l’amministrazione della parte orientale dell’impero, che aveva ormai raggiunto un’estensione tale da rendere impossibile la presenza di un unico sovrano. In un contesto nel quale gli imperatori venivano acclamati dagli eserciti, Valente dovette affrontare il tentativo usurpatore ordito da Procopio, proclamato imperatore nel 365 dalle truppe di stanza a Costantinopoli. A supportare Procopio nel suo intento, poi estinto nel 366 grazie ad un intervento militare risolutivo, vi erano i Goti, popolazione barbarica appartenente al ramo dei Visigoti, contro i quali Valente fu impegnato fra 367 e 369; nel contempo, anche sul fronte orientale la situazione andava peggiorando, a causa del conflitto apertosi tra Persiani ed Armeni.

Ma una disfatta ben più grave attendeva Valente nella celebre battaglia di Adrianopoli, combattuta nel 378 contro le orde barbariche provenienti da nord, le quali inflissero all’esercito imperiale una sonora sconfitta. L’evento, nel corso del quale Valente riportò ferite mortali, rappresentò una sorta di “punto di non ritorno” per le vicende dell’impero, nelle cui frontiere si era aperta una irreparabile falla.

Albia Dominica fu al fianco del marito in tali frangenti, esercitando una significativa influenza sulle scelte politiche dell’imperatore, soprattutto in materia religiosa. Fra i predecessori di Valente vi era Giuliano, l’imperatore apostata che aveva abdicato al culto cristiano per reintrodurre l’osservanza alle divinità pagane; ora, Valente rinunciò alla religione pagana per abbracciare l’arianesimo, una scelta nella quale, come riportato dalle fonti (in particolare da Teodoreto di Ciro), ebbe un ruolo non indifferente la stessa Albia Dominica. Anche per tale motivo, unitamente ai rigurgiti di persecuzione anti-cristiana verificatisi durante il suo regno, Valente non godette di buona fama presso gli storici del tempo, che ne tramandarono un’immagine tutt’altro che positiva.

Un evento familiare molto triste contribuì a rafforzare tale connotazione: l’unico figlio maschio dell’augusta coppia, Flavio Valentiniano Galate, morì in tenerissima età a causa di una malattia incurabile e la tradizione narra che la tragedia sarebbe stata da attribuirsi al rifiuto dell’imperatore di convertirsi all’ortodossia cristiana e, soprattutto, al trattamento riservato da Valente al vescovo Basilio di Cesarea, strenuo sostenitore della vera fede, che l’imperatore cercò di convertire al credo ariano.

La morte del figlio, dunque, venne interpretata dalla tradizione quale “segno” dell’ira divina nei confronti dell’eretico Valente per il suo appoggio alla parte ariana, che, di lì a poco, fu completamente soppiantata dalla proclamazione della fede di Nicea quale unica religione ammessa entro i confini dell’Impero.

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