Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Alessandria d’Egitto. Cesareo

Alessandria d’Egitto. Cesareo

Il Cesareo era un grande complesso monumentale, destinato al culto imperiale, che divenne, per la sua imponenza, uno dei monumenti simbolo della città di Alessandria. La sua costruzione fu ordinata da Cleopatra VII e inizialmente il complesso fu concepito come un altare al centro di un santuario destinato al culto di Marco Antonio. Tuttavia la sconfitta di entrambi nella battaglia di Azio (31 a.C.) e il loro suicidio impedirono di portare a termine l’opera. Ottaviano decise di cancellare ogni monumento che ricordasse il suo rivale e, dopo averlo completato, consacrò il Cesareo al culto imperiale. I lavori furono tanto importanti che vennero fatti venire dal santuario di Hieropolis, utilizzato allora come cava, due obelischi, dedicati molti secoli prima al dio Sole da Thoutmosis III: questi furono posti all’entrata del santuario e chiamati dai viaggiatori “Aghi di Cleopatra”.

Inquadramento topografico

Il Cesareo si trovava nella zona N della città e si affacciava sul Porto Grande, ponendosi come tempio di riferimento per coloro che si avventurassero in mare. L’edificio doveva occupare un’area molto vasta, tra la costa, la strada Saad Zaglul e l’attuale Sinagoga. Si trovava, dunque, in una posizione privilegiata, al centro della faccia NO della polis, ed era tra le strutture più visibili per quanti entrassero nel porto.

Tempio

Del tempio non possediamo nulla. Le uniche notizie che ci sono fornite dalle fonti letterarie, in particolare da Strabone, che ne parla nel XVII libro della Geografia e da Filone, filosofo di religione ebraica vissuto nel I sec. d.C. La sua ubicazione è sicura sia per la presenza, in tempi ancora recenti, degli obelischi, sia per le robuste fondamenta di un muro spesso 3,5 m ritrovate nel 1874 tra i due obelischi e la Sinagoga moderna. La descrizione di Filone ci permette di immaginare l’articolazione del complesso: un vasto recinto di portici doveva fungere da barriera di fondo del santuario e lungo questi portici vi erano biblioteche, appartamenti, sale per riunioni. Negli spazi scoperti dovevano esserci boschi sacri e aree aperte di cui non si sa ancora la funzione. Al centro del complesso, che doveva essere ricco e sontuoso, c’era il tempio vero e proprio, di stile greco. Gli unici resti sono quelli scoperti in seguito alla missione di Napoleone, all’epoca utilizzati come base di una costruzione araba: tra i materiali si ricordano capitelli dorici, che fanno supporre che il tempio fosse di stile dorico.

Negli anni 1992-1992 Jean Yves Empereur procedette a sondaggi diretti sull’area del Cesareo: furono ritrovati un lungo muro composto da grossi blocchi, un’iscrizione greca, datata al 175-176, su una colonna che onora un magistrato, alcune statue e tavolette e, soprattutto centinaia di monete dei tempi della Tetrarchia. Diocleziano, infatti, aveva istallato alla fine del III secolo l’officina di produzione monetaria alessandrina proprio nel recinto del Cesareo. Il tempio continuò ad avere la stessa funzione fino al IV secolo; nel 350 fu fatta costruire una grande chiesa cristiana e Costantino II donò il monumento all’ariano Gregorio di Cappadocia, vescovo dal 339 al 346. L’edificio fu bruciato sotto Giuliano e ricostruito da Attanasio. Nel 415, secondo la “Storia dei padri della Chiesa alessandrina” li fu assassinata Spazia. Il complesso fu distrutto definitivamente nel 912.

Aghi di Cleopatra

Gli aghi di Cleopatra sono due giganteschi obelischi che misuravano 20,87 e 21,2 m di altezza e pesavano, rispettivamente, 187 e 193 tonnellate. Erano stati innalzati nel XIV sec. a.C. dal faraone Thoutmosis III per il santuario di Hieropolis e dal sovrano furono incisi con geroglifici, a cui si aggiunsero le dediche di Ramesse II. Nel 13 a.C. Augusto li fece importare per il Cesareo. Uno degli obelischi si trova, dopo aver passato una serie di vicissitudini burocratiche e giudiziarie, a New York, a Central Park, l’altro a Londra sull’orlo del Tamigi.

Per approfondire

  • Adriani, Documenti e ricerche d’arte alessandrina, Roma 1959.
  • N. Bonacasa, A. Di Vita (a cura di), Alessandria e il mondo ellenistico-romano, Roma 1992

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*