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Alessandria d’Egitto. Topografia della città antica

Alessandria d’Egitto. Topografia della città antica

La città di Alessandria d’Egitto fu fondata da Alessandro il Grande, che ne scelse il sito, l’estensione, la distribuzione dei monumenti, l’indicazione dei tracciati viari e il loro orientamento in rapporto alla salubrità dell’aria. Il sovrano, infatti, come ci viene testimoniato da Vitruvio, voleva una città con porti sicuri e con una vocazione commerciale, marittima e fluviale. Strabone rileva come il sito di Alessandria corrisponda perfettamente a tali requisiti (Strab., Geogr., XVII, 1,7). Le fonti affermano che la prima scelta del re cadde sull’isola di Pharos, ipotesi poi abbandonata per l’esiguità delle sue dimensioni. Gli architetti che collaborarono alla realizzazione del progetto furono Kleomenes di Naukratis e Deinokrates di Rodi.

Strabone e la descrizione di Alessandria

Strabone, in qualità di geografo, fu inviato in Egitto dal prefetto Elio Gallo dal 24-23 a.C. e fece una dettagliata descrizione della città di Alessandria e dei suoi dintorni, fornendo ai lettori dei dati che permettono di farsi un’idea della posizione spaziale della città. Egli afferma che “navigando da Pelusio verso occidente e fino alla bocca di Canobos, la costa, cioè quella che abbiamo definito anche la base del Delta, misura circa 1300 stadi; da Canobos all’isola di Pharos ce ne sono altri centocinquanta” (Strab., Geogr., XVII, 1,6); il geografo poi descrive la costa antistante Alessandria e l’isola di Pharos con la celebre torre e illustra i due porti e l’Eptastadio, il ponte diga che collegava Pharos con la terraferma.

L’autore provvede a dare l’idea dell’aspetto e delle dimensioni dell’impianto urbano dicendo che la pianta della città è a forma di clamide (mantello macedone di forma rettangolare con il lato lungo arrotondato) “i cui lati lunghi, di circa trenta stadi di diametro, sono quelli bagnati dalle acque e quelli brevi sono gli istmi, ciascuno di sette o otto stadi, stretti da una parte dal mare, dall’altra dal lago” (Strab., Geogr. XVII, 1,8); Strabone poi afferma che la città era divisa in cinque quartieri indicati con le lettere alfabetiche ed in altri siti urbani, la cui collocazione non è stata stabilita con esattezza; passa poi alla descrizione degli edifici, esaltando la bellezza dei templi, dei palazzi reali e del Museo e all’assetto di Alessandria davanti al Porto Grande (Strab., Geogr., XVII, 1,9).

Piano di progettazione e mutamenti urbanistici

La questione della topografia e dell’urbanistica della città, a causa di una serie di difficoltà dovute alla sua continuità abitativa, è passata spesso in secondo piano. Tutti gli studi di topografia alessandrina sono partiti dalla pianta redatta, insieme ad un testo esplicativo, da Mamhud el Falaki, pubblicata nel 1872, dopo alcuni saggi di scavo condotti nell’area urbana.

Analizzando il progressivo ampliamento o riduzione dell’abitato, è stato possibile risalire ad alcuni dati originali della fase progettuale ellenistica. Sono stati individuati due assi viari: uno costituito dalla via canopica, l’altro è la via che collega l’isola di Pharos alla terraferma. Dall’incrocio di queste due strade si generò un nodo portuale-commerciale che rappresentava il centro focale per le attività cittadine. Fondamentali erano per Alessandria i due porti: quello occidentale, detto anche di Eunostos, che racchiudeva un porto più interno artificiale (Kibotos) e quello orientale che le fonti chiamano “Porto Grande”. La città era divisa in isolati, le cui dimensioni sono ancora oggetto di discussione, con “stenopoi” stretti e allungati con varie vie rompitratta, che permettevano l’accesso alle abitazioni.

La città in epoca romana continuò a svilupparsi in questa direzione; in epoca bizantina ci fu un restringimento che continuò con la conquista araba, quando si svilupparono nodi di aggregazione religiosa nell’area commerciale. Nell’XI secolo l’antico spazio urbano fu delimitato dalle mura arabe, che lasciarono fuori l’Eptastadio e la striscia di terra che andava formandosi a causa del progressivo insabbiamento, testimoniato già da fonti risalenti al I sec. d.C. Nei secoli successivi Alessandrina perse di prestigio e la comunità tendeva sempre più a stabilirsi a Pharos. Nel XVIII secolo, con l’arrivo di Napoleone Bonaparte, la città rifiorì, ma ciò comportò una radicale trasformazione dell’impianto urbano: le direttrici furono rotate di 45 gradi verso E rispetto all’asse della longitudinale per consentire il collegamento tra i due porti occidentale ed orientale e quello tra l’asse della Canopica e Pharos.

La topografia di Alessandria si può confrontare con quella di altre fondazioni ellenistiche, in particolare con Seleucia sul Tigri, con la quale ha in comune una concezione policentrica, l’organizzazione urbana intorno a vari punti focali e la divisione in isolati.

Per approfondire

  • Adriani, Documenti e ricerche d’arte alessandrina, Roma 1959.
  • N. Bonacasa, A. Di Vita (a cura di), Alessandria e il mondo ellenistico-romano, Roma 1992

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