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Alessandro Sebastiani racconta il santuario di Diana Umbronensis scoperto in Maremma

Nell’ambito del “Progetto Archeologico Alberese” è recentemente emerso nel Parco Archeologico della Maremma, un santuario dedicato a Diana Umbronensis. Abbiamo chiesto a Alessandro Sebastiani, co-direttore scientifico del Progetto, di raccontarci questa eccezionale scoperta.

Qual è il contesto in cui è stato scoperto il santuario romano dedicato a Diana Umbronensis venuto alla luce nel Parco della Maremma?
L’area dei templi dello Scoglietto, in fase di scavo dall’estate 2009, si colloca lungo la via che conduce a Marina di Alberese all’interno del Parco Regionale della Maremma. Siamo quindi inseriti in un contesto di profondo rispetto ambientale e faunistico. Inoltre il sito archeologico, apparentemente sconosciuto sino al 2003 quando fu rinvenuta casualmente un’epigrafe nei boschi dello Scoglietto, si conserva in maniera eccezionale, forse anche grazie al fatto che a seguito del suo abbandono nel VI secolo d.C. l’area non è mai stata interessata da interventi antropici invasivi e distruttivi.

Perchè questo ritrovamento è stato definito “eccezionale”?
Il ritrovamento del santuario dedicato a Diana Umbronensis appare eccezionale per molti aspetti. Dal punto di vista architettonico è sicuramente un sito privilegiato, con ricche decorazioni marmoree, statue architettoniche, pavimenti in opus signinum con inserti di marmo e ricchi depositi votivi ancora conservatisi in situ. Dal punto di vista insediativo rappresenta un luogo chiave per la comprensione delle dinamiche di espansione di Roma nell’Etruria meridionale e per la topografia territoriale. E poi, sicuramente, è il simbolo dell’inizio di una nuova stagione archeologica in Maremma per il periodo romano. Dopo anni di silenzio, finalmente, si torna ad indagare un territorio in una delle tematiche più interessati, ovvero la romanizzazione dell’Etruria e i successivi cambiamenti apportati al paesaggio prima del Medioevo.
Ci tengo a sottolineare però un aspetto che potrebbe in qualche modo esulare dalla domanda. Ad un livello maggiore l’eccezionalità del rinvenimento risiede nella filosofia del Progetto Archeologico Alberese: gli studenti che collaborano allo scavo (quest’anno sono stati 65 provenienti da Spagna, Italia, Francia, Svezia, Romania, Repubblica Ceca e America), così come le varie figure professionali che poi analizzano i dati prodotti sono tutti di giovane età. Scoglietto e Spolverino sono quindi cantieri giovani e rappresentano una sorta di officina dove sperimentare nuove tecniche di registrazione ed analisi del dato archeologico, con la supervisione di importanti personalità in campo archeologico internazionale. Un esempio su tutti: stiamo per sperimentare la tecnologia Lidar (Laser Imaging Detection and Ranging) grazie all’interessamento di un giovane ricercatore in collaborazione con il CNR. Coinvolgiamo le comunità locali attraverso pubblicazioni divulgative, conferenze e incontri e collaboriamo con gli altri istituti che fanno ricerca all’interno del Parco Regionale della Maremma. Tutto questo ha portato poi, in termini pratici, alla messa in luce in soli 5 mesi di scavo, di oltre 650mq dell’insediamento religioso, permettendoci di porre le basi per una fruizione pubblica dell’intero sito entro i prossimi due anni. Che tradotto in termini economici, sarà una possibilità in più per i giovani di trovare un posto di lavoro nell’ambito dei beni culturali.

Quali nuove informazioni ha fornito sulla romanizzazione dell’Etruria meridionale?
È presto per avere un quadro completo, ma sicuramente iniziamo a vedere alcuni elementi importanti. Certamente il tempio e il santuario rappresentano un marker territoriale forte sin dal momento della loro costruzione, avvenuta molto probabilmente nel corso del I secolo a.C.; dobbiamo immaginare che con la loro monumentalità, il tempio e santuario divennero ben presto un faro simbolico per i naviganti lungo la costa del Tirreno, una specie di segnacolo territoriale. Inoltre si pone a delimitazione dell’ager Rosellanus, divenendone, in un certo qual senso, il limite meridionale. Sono sicuro che le prossime campagne di scavo riveleranno le fasi più antiche dell’insediamento e permetteranno di comprendere come un luogo sacro divenne nel corso del tempo un importante centro di gestione del territorio costiero in stretta relazione con il vicino porto di Roselle. Ad oggi, infatti, non abbiamo contesti databili precedentemente alla fine del I secolo a.C., e quindi relazionabili direttamente alla fase di Romanizzazione dell’Etruria, avvenuta nel corso del III secolo a.C.

Quali altre testimonianze sono emerse a conferma della centralità della zona in epoca romana?
L’area dei templi dello Scoglietto sorgeva a picco sul mare, similmente al suo predecessore, il tempio di Talamonaccio sul versante meridionale dei Monti dell’Uccellina. Insiste su di un’area ritenuta religiosa sin dall’età del bronzo come testimoniano i rinvenimenti significativi nella grotta sottostante e a poco più di un chilometro in linea d’aria si colloca, invece, il porto fluviale di Roselle scavato sempre dal team del Progetto Archeologico Alberese a giugno 2010. Inoltre la via Aurelia vetus/Aemilia Scauri si diramava proprio in questa fascia, garantendo al santuario una connessione diretta con l’hinterland rosellano. Se il porto, l’Ombrone e l’Aurelia vetus rappresentano la cornice di riferimento delle infrastrutture naturali ed antropiche vicine al santuario, è indubbio che la fitta trama di ville romane, di mansio e di fattorie dislocate nel territorio attuale di Alberese siano il quadro generale nel quale si colloca la centralità dell’edificio religioso. Risulterà interessante sciogliere il nodo attorno alla fondazione del santuario. Potrebbe verosimilmente trattarsi di un diretto intervento imperiale, almeno nelle fasi iniziali senza dover escludere un probabile interesse diretto dell’Imperatore Adriano o di un soggetto della sua corte nella risistemazione registrabile nel corso degli anni ‘20 del II secolo d.C.. È bene ricordarsi che l’imperatore stesso aveva due residenze nella zona, una a Talamone presso la villa di Santa Francesca e un’altra a Castiglione della Pescaia nel complesso delle Paduline scavato sin dalla fine del XIX secolo.
Il santuario, infine, potrebbe anche rappresentare un luogo cruciale alle soglie della crisi economica che investì la provincia italica e le sue produzioni nel corso della seconda metà del II secolo. La magnificenza delle sue strutture, con un’aula absidata mosaicata, un loggiato esterno, diversi ambienti, l’utilizzo di marmi pregiati per l’arredo interno ed esterno delle strutture e le pareti affrescate del santuario potrebbero nascondere interessi economici ben diversi dalla sua funzione primaria.

La seconda campagna di scavo ha restituito altre testimonianze?
La campagna appena conclusasi a Scoglietto ha riportato alla luce il santuario di Diana, un piccolo sacello dove erano custodite due statue in marmo della divinità e un deposito votivo ben conservato all’interno di una fossa. Ma le ricerche hanno permesso anche di completare le indagini nel tempio rinvenuto lo scorso anno e costruito di fronte al santuario di Diana tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.; ora l’intera struttura è stata riportata alla luce assieme al temenos e al suo muro di recinzione. Infine, scavando al di sotto dei disfacimenti della capanna di V-VI secolo scoperta l’anno scorso nell’area terminale del tempio severiano, è comparso un crollo di una struttura precedente. Non è da escludersi che si tratti di un predecessore del tempio di III-IV secolo, forse il vero e proprio tempio di Diana Umbronensis.
Un altro elemento interessante è dato dalla scoperta di un contesto stratigrafico nell’area del tempio severiano. Si tratta di uno strato di scaglie di marmo, spesso circa 10cm ed esteso una sessantina, contenente anche un grande frammento di una statua marmorea, forse parte della testa. Il contesto si data, grazie al rinvenimento di una ingente quantità di ceramica, alla fine del IV secolo ed è “accompagnato” da uno smantellamento delle murature perimetrali del tempio severiano, rinvenute sotto forma di grandi blocchi proprio nei contesti di abbandono. Siamo forse di fronte a ciò che resta dell’azione di dissacrazione del tempio pagano, una testimonianza indiretta delle conseguenze dell’Editto di Thessalonica del 380 quando fu decretata la conversione a chiese cristiane degli edifici di culto romano o la loro sistematica distruzione?

A giugno 2011 partirà la terza campagna di scavo. Quali sono i suoi obiettivi?
A giugno 2011 le ricerche a Scoglietto si concentreranno su tre aspetti fondamentali. Abbiamo intenzione di aprire una nuova area di scavo posta tra il santuario di Diana e il tempio severiano per comprendere come queste due strutture fossero relazionate e se vi sia stata una continuità insediativa tra le due realtà. Continueremo poi la messa in luce delle strutture del santuario: ad oggi sono visibili almeno altri due vani, mentre indizi di altri ambienti sono stati raccolti durante questa campagna di scavi. Infine, cercheremo di comprendere le varie trasformazioni dell’insediamento, spingendo le ricerche al di sotto dei livelli di fondazione delle murature imperiali per comprendere se esistano o meno strutture precedenti all’impianto di fine I secolo a.C.

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