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Alimentazione nell’antica Grecia: cibi

Alimentazione nell'antica Grecia: cibi

Il cibo degli antichi greci

Nell’Iliade gli eroi mangiavano carne arrostita, in particolare di capretti, agnelli e manzo e venivano consumate anche pagnotte servite in larghe ceste; inoltre bevevano vino rosso, molto denso, che veniva diluito (1). Di formaggio Iliade ed Odissea parlano poco: era consumato soprattutto quello di capra. Elemento molto importante era l’olio, mentre erano quasi assenti il pesce, consumato solo in situazioni di emergenza, frutta e verdure. Nell’Odissea l’alimentazione appare molto più variata: alla coltivazione del grano e dell’orzo si affianca l’orticoltura e la consumazione di verdure e insalate e, oltre alla brace, compaiono altri modi per cucinare le pietanze.

A partire dal V sec. a.C. il pesce diventa il piatto principale dell’alimentazione greca. Nella Grecia classica durante i banchetti si consumavano olive, formaggi, lampascioni, vari tipi di verdure, dolci, frutti squisiti come fichi e mirto, carni di tutti i tipi e selvaggina. Come desserts erano apprezzati gli amidi, una sorta di budini, e placente (torte o focacce dolci), il tutto dolcificato con il miele. I Greci amavano il pane, sottoforma di focacce e morbidi panini, spesso insaporiti con rucola e timo. Erano particolarmente apprezzati i sapori forti e l’agrodolce e si faceva grande uso di spezie, in particolare cartamo, cardi, coriandolo e cumino; tra i condimenti si utilizzava la maggiorana, la menta, la mirra, il pepe, il silfio (2) e il timo. Vera e propria ghiottoneria era il garon, una salsa piccante che si otteneva facendo macerare insieme piccoli pesci di mare interi, tra cui il garo, salati e seccati al sole. Le classi meno abbienti facevano ampio uso di legumi, soprattutto lenticchie, sottoforma di zuppe, per il loro alto contenuto proteico.

Specialità regionali

Ogni regione aveva le sue specialità. Molto noto, ad esempio, era il brodo nero spartano. Ce ne parla Ateneo (3), che dice che si faceva cocendo un cinghiale nel sangue con l’aggiunta di olio e aceto: per gli stranieri questa minestra doveva avere un sapore piuttosto sgradevole. In Magna Grecia ed in particolare a Taranto, invece, si doveva mangiare molto bene. Ogni mese si offrivano pubblici sacrifici e si mangiavano arrostite le carni delle vittime, ma anche gli altri giorni si imbandivano cene succulente.

Il massimo del lusso e dello sfarzo nell’ambito delle abitudini alimentari lo troviamo in epoca ellenistica. Si narra che Alessandro Magno avesse una grande passione per le mele e che bevesse grandi quantità di vino puro e in grandi quantità fino all’ubriachezza; allestiva spesso banchetti molto costosi e talvolta gli invitati erano talmente tanti che non c’era neppure il posto per farli sedere sui letti triclinari.

Gli strumenti da cucina che si usavano erano vari e simili a quelli che si utilizzano oggi: per zuppe e torte ci si serviva di tortiere di bronzo, di pentole tipo padelle e del rhyton. Si mangiava con le mani, perciò sulla tavola non si trovavano posate, ma soltanto coppe e kylikes, con le quali si bevevo il vino. Per mescolare il vino contenuto nei crateri si utilizzava il ciato, un mestolo che i coppieri utilizzavano appeso al mignolo per misurare la diluizione del vino.

Note

1 Il vino era molto più denso ed alcolico rispetto ad oggi e aveva un sapore aspro; perciò si usava diluirlo con acqua e dolcificarlo con il miele.

2 Ateneo III, 100 f. Si tratta di una pianta non identificabile con sicurezza, forse un’ombrellifera o una ferula selvatica, che aveva anche virtù medicinali.

3 Ateneo IV, 141.

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