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Alla scoperta delle Tavolette Enigmatiche: intervista ad Adalberto Piccoli

tavolette enigmatiche

Sono note come “tavolette enigmatiche”, o Brotlaibidole, e rappresentano un vero mistero archeologico; , per saperne di più abbiamo intervistato Adalberto Piccoli, direttore del Museo Archeologico dell’Alto Mantovano, Cavriana, che presiede il progetto “Enigma” e si occupa dello studio di questa interessante tipologia di reperti dal 1973.

Cosa sono le “tavolette enigmatiche” e perchè questo nome?
Sono piccoli oggetti in terracotta, solo in pochi casi di pietra, delle dimensioni di un piccolo cellulare. Recano segni geometrici diversi disposti regolarmente con sintassi e e sequenze costanti, sovente ricorrenti in diverse località anche molo lontane tra loro. Se è intuibile una loro funzione legata ad un probabile sistema di comunicazione, noto e interpretabile nella prima metà del II millennio a.C.; purtroppo non siamo in grado, per ora di interpretarne il significato. Ecco l’enigma.

Quando e dove è stata scoperta la prima tavoletta?
La prima in assoluto è probabilmente quella trovata a Magyarad nel 1868, dal barone Jen? Nyarj unitamente ad altri materiali, ma non venne pubblicata come tale e, con altro materiale, venne donata al Museo Correr di Venezia nel 1875. La prima ad essere considerata come tale invece proviene dalla sito palafitticolo di Polada, presso il lago di Garda e venne pubblicata da Oscar Montelius nel 1895

Quali sono le caratteristiche comuni delle 334 tavolette finora conosciute?
I segni codificati, 54, la sintassi distributiva e le sequenze. (v. il CORPUS in www.tavoletteenigmatiche.it )

tavolette enigmatiche
La mostra sulle tavolette enigmatiche

Quando è nato il progetto “Enigma”?
Nel 2007.

Quali studiosi e musei partecipano al progetto?
Attualmente gli studiosi che si occupano specificamente del problema sono J. Bartík , Direttore del Museo Nazionale di Bratislava (SK), J. Köninger (D), G. Trnka, Docente dell’Università di Vienna , Adalberto Piccoli, Direttore del Museo Archeologico dell’Alto Mantovano e Alessandro Zanini dell’Università di Palermo. Questi ultimi sono autori del Corpus delle T.E. Naturalmente molti altri studiosi europei hanno collaborato e collaborano con segnalazioni, e precisazioni indispensabili. Al progetto e alla Mostra hanno collaborato a vario titolo oltre trentacinque Musei e Istituti universitari di Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Italia, Croazia, Francia, Slovacchia e Slovenia.

Quali risultati sono stati ottenuti con lo studio delle tavolette?
Innanzitutto la catalogazione e la codifica di tutte quelle esistenti (A.P. – A.Z.), e poi, grazie a vari progetti collaterali (scansioni laser 3D, software di confronto , ecc. ) la definizione precisa delle aree di distribuzione dei singoli segni. La presenza di uno stesso segno su T.E in siti a grande distanza potrebbe avvalorare l’ipotesi di un mezzo comunicativo.

Cosa è emerso nel corso del convegno organizzato nel settembre 2010 a Cavriana?
La necessità di approfondire alcuni elementi di conoscenza come, per esempio, l’esame mineralogico del supporti (argille, pietra ecc.) per verificare se si tratti di minerali locali o provenienti da località diverse. Verranno nominate alcune commissioni europee per questo ed altri problemi.

Una breve descrizione della mostra allestita in quell’occasione?
La mostra ha avuto luogo in una villa settecentesca (Villa Mirra a Cavriana – MN) si è articolata su sei sale nelle quali sono state esposte le tavolette enigmatiche europee più significative – ben 100 delle 333 conosciute – accompagnate da oltre 400 oggetti provenienti dai rispettivi siti e contesti di ritrovamento. In pratica sono state esposte selezioni dei “manufatti diagnostici” maggiormente caratteristici delle principali culture europee della Età del Bronzo Antica e Media ( XXI – XIV sec. a.C.).

tavolette enigmatiche
Altra sala della mostra sulle tavolette enigmatiche

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