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Alla Spagna il tesoro della Nuestra Señora de las Mercedes y las Animas

Spagna. Alla Spagna il tesoro della Nuestra Señora de las Mercedes y las Animas

I due aerei Hercules  che sono atterrati a mezzogiorno di sabato 25 febbraio 2012 alla base militare di Torrejon de Ardoz, nei pressi di Madrid, contengono un carico fuori dal comune: 595.000 monete d’oro e d’argento e centinaia di oggetti d’oro. Trovato [probabilmente] all’interno del relitto di una nave da guerra spagnola affondata nel 1804, il tesoro è stato oggetto di una feroce battaglia legale tra lo Stato spagnolo e la società Odyssey, autrice di questa “pesca” definita “pirata” dalla Spagna.

Dopo aver trascorso 208 anni sott’acqua il tesoro è in pessime condizioni di conservazione, ma resta ugualmente prezioso e altrettanto pesante: il carico totale, del valore di 380 milioni di euro, pesa 23 tonnellate.

Una disputa legale di cinque anni

La società americana Odyssey ha scoperto il tesoro nel 2007, e gli spagnoli sostengono che si trovass all’interno del relitto del “Nuestra Señora de las Mercedes y las Animas”, una nave da guerra spagnola affondata al largo del Portogallo. Da allora, la Spagna ha continuato a rivendicare tale proprietà, considerandosene proprietaria: a fine febbario 2012 un giudice americano ha sciolto il dilemma e ordinato la restituzione del tesoro al paese iberico.

Nel 2008 si pensava che l’azienda avesse trovato il bottino nelle acque territoriali spagnole e non, come essa afferma, in acque internazionali. Il favoloso tesoro suscitò anche l’invidia del Regno Unito, sponsor della missione originale della Odissey, e del Perù, il paese dove le monete erano state prodotte e coniate. Così, per questo rilevante gruzzolo di 500 mila pezzi di oro e argento trovati sul relitto affondato al largo di Gibilterra, scoppiò una feroce battaglia legale.

Il naufragio

La mattina del 5 ottobre 1804 la “Nuestra Señora de las Mercedes y las Animas”, una fregata spagnola da 36 cannoni, pensava di aver concluso la sua ultima battaglia. Di ritorno dal Perù, al tempo colonia iberica, il vascello rientrava a Cadice con le stive colme di oro e di argento. Una fortuna accumulata, sembrerebbe, in America latina dai militari e dai mercanti spagnoli.

La terra era quasi in vista quando, poco prima delle 10 in punto, uno squadrone di navi britanniche l’attaccò di sorpresa. Qualche minuto dopo un’enorme esplosione dilaniò la nave dell’Armada e mandò in fondo al mare 249 marinai e il favoloso tesoro. Fu dopo questo incidente che, il 12 dicembre dello stesso anno, la Spagna dichiarò guerra all’Inghilterra, a fianco della Francia napoleonica.

Due secoli dopo, la battaglia navale è diventata diplomatica. Il 18 maggio 2007, la società americana d’esplorazione sottomarina Odyssey annuncia la scoperta, in acque internazionali, da qualche parte in mezzo all’Atlantico, del più grande tesoro sommerso mai trovato: circa 500 mila monete d’oro e d’argento, la maggior parte in perfetto stato di conservazione e di centinaia di oggetti in oro. Un tesoro di 17 tonnellate, valutato circa 500 milioni di dollari. Immediatamente la Spagna si allarma: perché Odyssey tiene gelosamente segreta la posizione esatta del relitto?

Secondo il controllo marittimo di Tarifa, sulla punta più meridionale dell’Andalusia, l’Odyssey Explorer (la nave dei cercatori di tesori) non avrebbe lasciato le zone sotto la sorveglianza spagnola. Se, di tanto in tanto, è scomparsa dal suo schermo, è perché deve aver sospeso il proprio sistema di localizzazione, assicura all’epoca la Guardia civile. Poi, interviene la Gran Bretagna: in origine, Odyssey è stata incaricata da Londra di ritrovare il relitto di HMS Sussex, una nave della Corona britannica affondata nel 1694, a largo di Gibilterra, con a bordo un tesoro di guerra. Operando da Gibilterra, la compagnia non avrebbe dovuto scoprire il relitto in acque britanniche? Eccetto il fatto che gli spagnoli non riconoscono le acque territoriali britanniche in questo tratto di mare.

Quanto al Perù, non resta certo fuori dalla contesa: il tesoro è stato – con tutta probabilità – rastrellato sul territorio dell’unica colonia spagnola nel XIX secolo. L’oro e l’argento sono stati presi dai conquistadores con la forza ed è logico, per i peruviani, che il patrimonio culturale debba tornare a Lima. La disputa tocca la stessa Casa Bianca: lo scorso luglio (2011) Madrid ha chiesto al governo americano di difendere i diritti degli Stati sulle navi contenenti resti archeologici.

Spagna. Alla Spagna il tesoro della Nuestra Señora de las Mercedes y las Animas

Pirati del XXI secolo

In effetti, fin dall’inizio Madrid ha sospettato Odyssey di aver trovato il tesoro nelle sue acque territoriali, o su una nave spagnola. Una foto, scattata da un impiegato del porto di Gibilterra e pubblicata a fine maggio sul quotidiano ABC, conferma questi sospetti. Essa mostra una moneta d’argento coniata nel XVIII secolo con il profilo del re di Spagna Carlo IV (1788-1808), suggerendo che il relitto non sarebbe il Sussex, ma una nave spagnola. Di fronte a ciò che chiama un “reato contro il patrimonio storico spagnolo”, Madrid depone,  il 29 maggio 2007, una petizione con il Tribunale Civile di Tampa, Florida, dove ha sede la società Odyssey.

Nonostante le varie ricerche a bordo delle loro navi e il ricorso multiplo delle autorità spagnole presso la corte di Tampa, i ricercatori statunitensi che scoprirono la “SS Republic” al largo degli stati Uniti – con un bottino di 75 milioni di dollari -, rifiutano di divulgare i dettagli del relitto, chiamato in nome in codice “Black Swan” e che non sarebbe sotto la sovranità di alcun paese. Secondo le convenzioni marittime internazionali i cacciatori di tesori possono trattenere fino al 90% del loro bottino se nessuno Stato riesce a dimostrare che il relitto batteva la sua bandiera al momento del naufragio.

Greg Stemm, dirigente di Odyssey, ha recentemente ammesso la possibilità che il tesoro provenga dalla “Mercedes”, assicurando nel contempo che è solo una delle ipotesi, poiché non esiste alcun elemento che possa identificare con certezza il relitto.  Ma per la Spagna “Black Swan” e “Mercedes” sono un tutt’uno: quindi il tesoro è di proprietà della Marina, dello stato e del popolo spagnoli, che lo vogliono recuperare pienamente.

Al suo ritorno dalla Florida dove ha esaminato 20 mila monete, Carmen Marcos (consigliere capo al Dipartimento del Patrimonio Numismatico spagnolo), ha dichiarato che senza dubbio esse sono state coniate a Lima nel diciottesimo secolo e ha precisato che alcuni pezzi sono già stati lavati, messi sotto plastica, pronti alla vendita.

Per Madrid è quindi necessario agire rapidamente.

L’ispezione delle monete ha confermato che sono state trovate sul relitto della “Mercedes”, ha detto l’avvocato nella sua argomentazione che ha presentato l’8 maggio 2011 alla corte a Tampa. La Spagna si basa anche sul luogo dove Odyssey ha condotto la sua ricerca, al largo di Capo Santa Maria, che è esattamente il tratto di mare in cui ebbe luogo la battaglia del 5 ottobre 1804.

Altri elementi recuperati dal sito subacqueo, come lingotti di rame e stagno, forniscono ulteriori prove. Madrid vuole tacere sulla localizzazione di questo sito, per la sua sicurezza, ma conferma che si tratta di acque internazionali.

Quest’ultimo punto non è un problema per recuperare il tesoro, dice l’avvocato, assicurando che il semplice fatto che si tratti di una nave della Marina spagnola la rende di diritto dello Stato iberico. La legge è chiara: la Spagna protegge il suo patrimonio culturale ovunque. Si impegna in progetti di utilità pubblica, non per qualcuno che raccoglie le monete d’oro per rivenderle su eBay. A Madrid, non vi è nessun compromesso su questi “pirati del ventunesimo secolo”: non avranno un centesimo. Odyssey si sarebbe comportata in questo caso in maniera inaccettabile, moralmente e legalmente, saccheggiando un relitto della Marina spagnola come fosse un “cimitero marino”.

Un cimitero di centinaia di navi

Odyssey è stata rapida nella replica. La società sostiene che quello trovato è il carico di una nave, ma non un relitto. E ‘sorprendente che gli spagnoli siano così sicuri dopo aver visto delle immagini e un video che non mostrano scafo o chiglia, e dopo aver esaminato un campione statisticamente insignificante di monete.

Secondo Françoise Odier, avvocato specializzato in diritto marittimo presso l’Istituto francese del mare, c’è un altro difetto nell’esposizione spagnola.  A suo parere, il fatto che la nave batteva bandiera spagnola non è sufficiente: ciò non significa che il governo spagnolo sia il proprietario del suo carico. In ogni caso, dovrà rimborsare Odyssey delle spese sostenute.

Per quanto riguarda la società, tenterà di dimostrano il disinteresse di Madrid per questo relitto. Se gli spagnoli fossero stati interessati, avrebbero potuto semplicemente chiedere a Odyssey di  lavorare per loro! La loro apparente mancanza di interesse potrebbe essere utilizzata per convincere il giudice.  In quanto alle rivendicazioni peruviane, gli spagnoli  si dicono disposti a condividere con  Lima questa eredità storica comune. Dopo tutto, ci sono dei precedenti. Alcuni anni fa l’Italia ha restituito all’Etiopia l’obelisco di Axum, risalente a circa 1700 anni or sono portato a Roma nel 1937 su ordine di Mussolini.

In tutti i paesi interessati, la questione, che è ora nelle mani del giudice di Tampa, Mark Pizzo, viene attentamente monitorata. Grazie a robot sommergibili, dotati di sonar e orientabili a distanza, i cacciatori di tesori come Odyssey sono ora in grado di trovare relitti colati a picco secoli fa anche se giacciono nelle gelide e oscure profondità oceaniche.

Queste dispute diplomatiche sono destinato a crescere nel numero, soprattutto nel Mediterraneo occidentale, che costituisce un vero e proprio cimitero di centinaia di navi spagnole, francesi e inglesi, affondate da tempeste o dai pirati durante il periodo coloniale.

Odyssey aveva già messo gli occhi su una dozzina di altri relitti, assicurano da Madrid. Secondo il Ministero della Cultura, basterebbe creare un inventario iniziale del patrimonio del fondo marino: circa 400 navi, probabilmente il più grande patrimonio subacqueo del mondo, riposano solo sul fondale dello Stretto di Gibilterra. Nelle loro stive vi sono tesori del valore superiore a un miliardo di euro.

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