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Altavilla Irpina. Museo Civico della Gente Senza Storia

Altavilla Irpina. Museo Civico della Gente Senza Storia

Altavilla Irpina (Av), il Museo Civico della Gente Senza Storia

Altavilla Irpina è stata abitata fin dalla preistoria come testimoniano i reperti recuperati in località Tufara. Probabilmente la sua posizione geografica, tra l’antica Beneventum e Abellinum, ha favorito il suo sviluppo, particolarmente in età romana, facendo di Altavilla il centro più importante della valle del Sabato. Si ritiene perciò, in virtù della sua importanza, che la città sia stata menzionata da Virgilio nell’Eneide con il nome di Poetilia.

Il nome moderno della città deriverebbe, invece, dal centro medievale di Altacauda. Con questo nome è menzionato un feudo nelle cronache di Falcone Beneventano, quando la città fu conquistata dall’esercito del normanno Ruggiero I. Nel 1799, all’atto della costituzione della Repubblica Partenopea, Altavilla è saccheggiata dalle truppe francesi.

Dopo l’annessione al Regno d’Italia è vittima di briganti, ma è in tempi più recenti che Altavilla ha pagato un pesante dazio: la partenza di un grosso numero di abitanti in cerca di fortuna in altri paesi.

La più importante area archeologica che oggi la città può offrire al visitatore moderno, è una zona industriale d’età romana datata tra il III e il IV sec. d. C. La struttura messa in luce, un ambiente pavimentato con lastre di tegoloni, è costituita da due fornaci che dovevano servire alla cottura delle tegole e dei mattoni, una vasca in cocciopesto e un pozzo di forma circolare.

Purtroppo, a oggi, bisogna registrare l’assoluto degrado in cui versano i suddetti resti. Degno di nota è anche il Palazzo Comitale di epoca aragonese.

Museo Civico della Gente Senza Storia

Grande attrattore turistico è però il Museo Civico della Gente Senza Storia che ha sede nel Palazzo Caruso.

Il Museo fu inaugurato nel 1997 ed è costituito da quattro sale. Nella prima sala sono raccolti i reperti archeologici che furono ritrovati all’indomani del disastroso terremoto del 1980 quando furono iniziati i lavori per il passaggio del gasdotto Italia- Algeria. Tra tutti sono particolarmente interessanti quelli che testimoniano la presenza umana ad Altavilla già in età preistorica.

Nella seconda sala sono conservati i reperti che sono il vanto del Museo. Si tratta di abiti ritrovati nel cimitero dei poveri, la cosiddetta Terra Santa, che si trovava nella cripta della Chiesa Collegiata.

Gli abiti appartenevano a corpi mummificati naturalmente di cui non si conosce il nome e quindi nemmeno la storia. Grazie alla prof.ssa Portoghesi e alla sua equipe, furono recuperati circa cinquanta abiti appartenuti ad adulti e bambini deceduti tra il 1790 e il 1840, periodo durante il quale fu usata la cripta della chiesa come luogo di sepoltura.

Il sensazionale di questa scoperta sta nel fatto che gli abiti sono perfettamente conservati, al contrario di quello che ci si aspettava visti i danni irreparabili che di solito causano gli acidi della decomposizione di un corpo umano. Insieme agli abiti furono ritrovati anche medaglie votive, bottoni e monete.

L’unico personaggio di chi si sa qualcosa è un soldato morto nel 1815 durante la battaglia di Tolentino e di cui il Museo espone la divisa in tela bianca e blu.

Nella terza sala sono esposti reperti medievali, come elementi lapidei provenienti per lo più da collezioni private, e rinascimentali come un dipinto su tavola di Donato Bruno che rappresenta la deposizione del Cristo e che si data al 1595. Nella quarta e ultima sala, infine, sono esposti i paramenti sacri del clero indossati tra il XVI e il XVIII secolo. Oltre a questi si possono vedere anche gli abiti degli adepti delle varie confraternite religiose.

Foto da museodellagentesenzastoria.it

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