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Amenofi IV – Akhenaton

Amenofi IV / Akhenaton
Busto di Amenofi IV / Akhenaton da Karnak. Museo Egizio del Cairo

Nome di intronizzazione Amenofi (Amon è in pace)/Akhenaton (Gradito ad Aton) Neferkheperura Uaenra (Le trasformazioni di Ra sono perfette. L’unico di Ra).

Famiglia Genitori: Amenofi III e Tiy; sposa: Nefertiti; mogli secondarie: Kiya, principesse straniere; figli: Merytaton, Maketaton, Ankhsenpaaton ecc. (da Nefertiti), Tutankhamon (?da Kiya).

Regno XIV secolo a.C., XVIII dinastia, Nuovo Regno.

Luogo Tebe, Amarna.

L’ascesa al trono di Amenofi IV

Amenofi IV nacque dal faraone Amenofi III e dalla regina Tiy, figlia di un notabile proveniente dalla città di Akhmim (capoluogo del IX nomo dell’Alto Egitto, a nord di Abido). Egli svolse, forse, la carica di coreggente durante gli ultimissimi anni di regno del padre e, alla morte di quest’ultimo, gli succedette sul trono d’Egitto, intorno al 1378-1352 a.C. circa (1). Egli era destinato ad aprire una rivoluzionaria parentesi religiosa nella storia d’Egitto, che gli valse la fama di re eretico.

Il suo regno cominciò apparentemente in seno alla tradizione: si fece, infatti, incoronare a Karnak – sede del culto del dio dinastico Amon – come era usanza allora. Ben presto, già dal secondo anno di regno, cominciò a prendere piede un’ondata di innovazione che, pur lasciando intatto il campo politico e amministrativo, avrebbe travolto la sfera religiosa, economica e artistica.

Nefertiti e la famiglia reale

Ad affiancare Amenofi IV vi fu sempre la celebre e bellissima Nefertiti, figlia di Ay, fratello di sua madre Tiy. Insieme formarono una delle coppie reali più affiatate della storia egizia. Accanto al marito, Nefertiti prendeva parte attivamente alle cerimonie ufficiali religiose e politiche e condivideva lo stato divino del consorte. La coppia ebbe sei figlie, ma nessun erede maschio, così, sebbene Nefertiti continuasse a mantenere il suo ruolo di Grande Sposa Reale, Amenofi IV sposò una seconda moglie di nome Kiya, di cui si sa pochissimo. Fu, forse, proprio da quest’ultima che nacque il celebre Tutankhamon, successore di Amenofi IV. Dopo il dodicesimo anno di regno, Nefertiti scompare improvvisamente dalle raffigurazioni sui monumenti, senza che se ne sappia ancora la ragione. Da quel momento, il ruolo ufficiale di regina al fianco del faraone fu assunto dalla figlia maggiore della coppia, Meritaton.

Busto in calcare dipinto di Nefertiti, ritrovato ad Amarna e oggi conservato al Museo Egizio di Berlino.
Busto in calcare dipinto di Nefertiti, ritrovato ad Amarna e oggi conservato al Museo Egizio di Berlino.

La riforma

Come si arrivò alla riforma? All’inizio del Nuovo Regno, Tebe (a sud, nel quarto nomo dell’Alto Egitto) divenne la capitale dello stato egizio; città di provenienza dei sovrani della XVIII dinastia (2), essa fu il principale centro religioso dell’intero stato. Il dio locale Amon – associato, poi, al dio solare Ra nella figura unica di Amon-Ra – fu, infatti, assurto al ruolo di divinità dinastica, essere primigenio e onnipotente, re degli dei e padre dei sovrani egizi; i faraoni ne erano, anzi, l’incarnazione.

La monarchia investì ingenti risorse per mantenerne i numerosi edifici di culto sparsi sul territorio, in particolare il mastodontico complesso templare di Karnak, sulla riva orientale del Nilo, di fronte Tebe, cui furono destinate ricche donazioni di rendite e proprietà. In breve tempo, Amon – ovverosia la casta sacerdotale che ne gestiva il tempio – divenne il fulcro di un’entità economica e amministrativa quasi indipendente, in grado di influenzare persino la politica interna del paese.

Progressivamente, la monarchia cominciò a vedere come una seria minaccia il crescente potere del clero tebano. Da Amenofi II, i faraoni tentarono di arginarlo e mantenerlo sotto controllo, nominando, ad esempio, come Sommo Sacerdote di Amon personaggi a loro fedeli. Sotto il regno di Amenofi III, inoltre, si cominciò a prestare attenzione ad altre divinità del pantheon egizio, in particolare Aton. Fu, infine, proprio Amenofi IV a compiere il passo successivo per la definitiva rottura con Amon, portando alle estreme conseguenze le tendenze già manifestatesi nel periodo precedente.

La vittoria di Aton

Aton era il disco solare; non si trattava di una divinità nuova poiché il suo culto era noto sin dall’Antico Regno, anche se solo come aspetto complementare del dio sole Ra. La vera innovazione di Amenofi IV fu, piuttosto, quella di fornire ad Aton identità e dignità indipendenti: il ruolo supremo e le caratteristiche creatrici propri di Amon, così come i principali attributi delle altre divinità egizie furono tutti assorbiti da Aton, che divenne l’unico oggetto di interesse religioso. Nonostante ciò possa far pensare a un monoteismo ante litteram, si trattò, piuttosto, di una forma di enoteismo poiché l’esistenza degli altri dei non fu del tutto negata, ma solo ignorata.

I nuovi templi

Al nuovo dio di stato fu subito dedicata la costruzione di nuovi santuari, che sorsero – quasi in segno di sfida – nientemeno che a Karnak, immediatamente a est del colossale tempio di Amon (3). Al confronto, la differenza con i templi delle divinità canoniche era lampante: il dio non era più celato nel mistero e nell’intimità del suo tempio, buio e inaccessibile (tranne al faraone e ai sacerdoti); i templi edificati per Aton erano, invece, costituiti in modo innovativo da corti a cielo aperto, liberamente inondate dalla luce del sole.

Questa nuova tipologia di architettura sacra era dettata dalla natura stessa del disco solare: Aton era ben visibile a tutti nel cielo; era la manifestazione tangibile della presenza e del potere divini, un’immagine immediata e facile da comprendere, contrapponendosi alle divinità tradizionali e, soprattutto, al trascendente e lontano Amon (il cui nome significava, appunto, “il nascosto”). In tal modo, Amenofi IV scalzò la vecchia classe sacerdotale, il cui potere si era basato, soprattutto, sul suo ruolo di intermediaria tra gli uomini e gli dei.

La damnatio memoriae delle vecchie divinità

Contemporaneamente, si procedette alla cancellazione del nome e dell’immagine di Amon da tutti i monumenti; il suo culto fu proibito, i templi chiusi e i suoi beni confiscati e trasferiti nelle mani dello stato e del faraone o riconsacrati ad Aton – un’impresa immane che, probabilmente, richiese l’intervento dell’esercito. Anche il culto delle altre divinità venne abiurato e le vecchie festività religiose abbandonate.

La riforma fu simbolicamente sancita dalla decisione da parte del sovrano di cambiare la sua intera titolatura, sostituendo il nome di Amon con quello di Aton: Amenofi IV (Amon è in pace) rinacque come Akhenaton (Gradito ad Aton). Anche Nefertiti cambiò il suo nome in Neferneferuaten.

La costruzione di Akhetaten

La rottura definitiva fu rappresentata dall’edificazione ex novo di una nuova capitale interamente dedicata ad Aton e slegata dal vecchio centro di potere. Il sito nell’attuale zona di El-Amarna si rivelò perfetto per lo scopo. Situata sulla riva orientale del Nilo, poco a sud di Mellaui (nel Medio Egitto), Amarna era un luogo vergine che – si diceva – fosse stato rivelato da Aton in persona.

Lì Akhenaton avrebbe potuto costruire su un luogo incontaminato e mai consacrato. Intorno al quinto anno di regno, il faraone, la famiglia reale e l’intera corte si trasferirono nella nuova città, battezzata Akhetaton (Orizzonte di Aton). La città ospitava innumerevoli templi dedicati ad Aton, il palazzo reale, le residenze private di Akhenaton e della famiglia, le dimore dei nobili e dei funzionari, i quartieri degli operai e degli artigiani e, infine, la necropoli (4).

Arte e letteratura

Fu dal punto di vista artistico e letterario che la riforma diede i risultati più originali. La lingua classica, in uso nel Medio Regno, fu arricchita con espressioni del linguaggio parlato, elementi idiomatici e prestiti da lingue straniere, evolvendosi nel Neoegiziano.

Già durante il regno di Amenofi III, si era verificata nell’arte una certa tendenza al realismo, accentuata con Akhenaton, in certi casi fin quasi al grottesco, soprattutto nelle fasi iniziali. Le forme divennero morbide e sensuali – grazie all’uso di tecniche come, ad esempio, quella della “stoffa bagnata” – e le pose esprimevano maggiore naturalezza e spontaneità rispetto ai tradizionali canoni.

Frammento di statuetta in quarzite rosa che ritrae una principessa amarniana. Il lavoro scultoreo imita la trasparenza del tessuto. Museo del Louvre.
Frammento di statuetta in quarzite rosa che ritrae una principessa amarniana. Il lavoro scultoreo imita la trasparenza del tessuto. Museo del Louvre.

Anche il programma iconografico subì un radicale cambiamento: le consuete scene con le divinità canoniche furono, ovviamente, abbandonate per far posto a nuovi temi; Aton era raffigurato ovunque come un disco dal quale promanavano tanti raggi terminanti con piccole mani che stringevano il simbolo dell’ankh – la vita (5). In sua adorazione era sempre raffigurata la famiglia reale al completo. Non si tratta di un’immagine del tutto nuova; originale era, invece, l’utilizzo di scene di vita quotidiana: se prima il sovrano era solitamente raffigurato affiancato dalla moglie e dai figli in situazioni formali, con Akhenaton la famiglia reale è presentata in attività quotidiane che conferiscono un’aura più umana e intima alle raffigurazioni.

Bassorilievo in calcare raffigurante Akhenaton, Nefertiti e le figlie. Da notare l’atmosfera familiare e la morbidezza dei tratti fisici. Berlino, Museo Egizio.
Bassorilievo in calcare raffigurante Akhenaton, Nefertiti e le figlie. Da notare l’atmosfera familiare e la morbidezza dei tratti fisici. Berlino, Museo Egizio.
Affresco di el-Amarna raffigurante, probabilmente, due delle figlie di Akhenaton.
Affresco di el-Amarna raffigurante, probabilmente, due delle figlie di Akhenaton.

La politica estera

Complessivamente, il regno di Akhenaton fu abbastanza pacifico. Alcuni documenti epistolari ritrovati ad Amarna costituiscono una preziosa testimonianza dei rapporti diplomatici istaurati con i sovrani e gli stati vassalli del Vicino Oriente sotto Amenofi III, Akhenaton e Tutankhamon. Le lettere erano scritte in cuneiforme – la lingua usata allora per la comunicazione internazionale – su tavolette d’argilla.

Di fronte alla spinta degli Ittiti che minacciavano i possedimenti egiziani in Siria, rischiando di far crollare gli equilibri politici nella regione, Akhenaton rispose cautamente preferendo optare per misure diplomatiche che prevedevano scambi di doni e politiche matrimoniali (come aveva fatto anche il padre); Akhenaton, infatti, contrasse matrimonio con una figlia del re di Mitanni Tushratta e una principessa babilonese.

Le reazioni del popolo

La riforma ebbe, probabilmente, scarsa influenza sul popolo, fondamentalmente perché la religione ufficiale, l’erudita teologia e i suoi intellettualismi difficilmente raggiungevano gli strati più bassi della società, la cui religiosità si era sempre fondata su tradizioni popolari (a noi, sfortunatamente poco note). Inoltre, il repentino trasferimento della corte ad Akhetaton rese ulteriormente difficoltosa la conoscenza del nuovo culto a chi non appartenesse all’entourage reale.

La fine di Akhenaton

L’ambizioso progetto di Akhenaton ebbe vita breve. In seguito alla morte del faraone – dopo circa 15 anni di regno – si ebbe, infatti, il ritorno immediato all’ortodossia. Gli antichi culti vennero ripristinati e la potenza di Amon restaurata; Akhetaton fu abbandonata e poco dopo rasa al suolo e utilizzata come cava di materiale per successive costruzioni; Akhenaton subì una severa damnatio memoriae e la stessa sorte toccò al suo dio Aton. L’anomala esperienza amarniana era stata troppo sconcertante per poter fare presa saldamente in una civiltà conservatrice come quella egizia.

Note

  • 1)Pare che Amenofi IV fosse il secondogenito di Amenofi III; il figlio maggiore Tuthmosi – nonché erede designato – morì prematuramente.
  • 2)Tebe fu il punto di partenza della spinta unificatrice che scacciò gli Hyksos e ricompose l’Egitto dopo il Secondo Periodo Intermedio.
  • 3)Il tempio fu il frutto delle progressive edificazioni e ampliamenti dei vari faraoni sin dagli inizi della XVIII dinastia.
  • 4)Le tombe della necropoli sono state ritrovate vuote: se Akhenaton e la sua famiglia vi furono mai sepolti, dopo la parentesi amarniana le loro mummie furono trasferite, probabilmente, nella Valle dei Re – anche se finora non sono ancora state ritrovate.
  • 5) Si tratta della rappresentazione più astratta e impersonale che gli Egizi abbiano mai potuto concepire. Le divinità, infatti, avevano solitamente aspetto antropomorfo o teriomorfo.

Bibliografia

  • Chi volesse approfondire l’argomento può consultare un qualsiasi testo di storia egizia. In alternativa, può essere utile la monografia “Akhenaton. La religione della luce nell’antico Egitto” di Erik Hornung, Salerno editore.

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