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Ammiano Marcellino

Ammiano Marcellino

Vita di Ammiano Marcellino

Ammiano Marcellino nasce ad Antiochia, in Siria, intorno al 335 d.C., intraprende in giovane età la carriera militare ed entra ben presto a far parte del prestigioso corpo di guarda imperiale, costituito dai protectores domestici.

Dal 354 d.C. viene posto, per decreto dell’Imperatore, al servizio di Ursicino, magister equitum per l’Oriente, insieme al quale compie numerosi viaggi di servizio a Nisibi (in Mesopotamia), ad Antiochia, a Milano, a Colonia, in Gallia, a Sirmio (nell’Illirico), e in Oriente contro i Persiani, fino al 360, quando Ursicino, colpito da calunnie, è costretto dall’Imperatore Costanzo II, a ritirarsi dal servizio.

Dopo un breve periodo di inattività, nel 363 d.C. Ammiano è già al servizio del nuovo Imperatore, Giuliano, per il quale milita contro la Persia. Dopo l’interruzione della campagna per la morte del principe, ritorna ad Antiochia, dove soggiorna per lungo tempo, compiendo solo alcuni viaggi in Grecia e in Egitto; probabilmente in questo periodo incomincia a progettare la sua opera e a raccogliere materiale in vista della sua stesura.

Nel 378 si reca a Roma, dopo essere scampato alla repressione voluta da Valente contro Teodoro e i suoi seguaci, ma non riesce a integrarsi facilmente, presumibilmente perché il suo strenuo senso morale non gli permette di accettare i comportamenti poco etici assunti dalla nobiltà dell’Urbe.

Nel 383, con ogni probabilità, parte da Roma in seguito al decreto voluto da Simmaco secondo il quale tutti gli stranieri dovevano abbandonare la capitale, per attenuare le difficoltà dovute ad una carestia; tuttavia, vi torna presto e comincia, con successo, a tenere letture pubbliche dell’opera storiografica che sta componendo. Muore intorno al 400 d.C., ma non sono note né le circostanze, né il luogo della morte.

I Rerum gestarum

I Rerum gestarum libri XXXI, o Storie, sono la colossale opera di Ammiano Marcellino, frutto di tanti anni di viaggi ed esperienze militari, nonché di ricerche di notizie e testimonianze effettuate in prima persona. Ammiano stesso, nell’ultimo libro, afferma di aver trattato della storia di Roma dal principato di Nerva alla morte di Valente; quest’informazione è molto importante perché ci informa sul contenuto dei primi libri, (sono andati perduti i primi tredici), ma anche perché ci permette di capire quale fosse la sua intenzione: ricollegarsi alle Historiae di Tacito, che terminavano proprio dove Ammiano incomincia.

Infatti, nei primi dodici libri che ci sono giunti, Ammiano segue da vicino il metodo di Tacito, riportando gli avvenimenti anno per anno, spostandosi da uno scenario geografico all’altro e tracciando le biografie degli imperatori, mentre nei restanti libri si discosta dal suo modello, distribuisce la materia di studio in modo non uniforme, comprime gli avvenimenti di diversi anni, dando maggior rilievo ai fatti contemporanei e si concentra su due sole aree geografiche, l’Oriente e l’Occidente.

Il fil rouge che attraversa tutta l’opera, ad ogni modo, è il metodo autoptico, che privilegia le testimonianze dirette e le notizie tratte dalla propria esperienza, a cui si accompagna l’assidua ricerca della verità e l’amore per la completezza; questi principi metodologici hanno innalzato i Rerum gestarum al livello delle grandi opere storiografiche greche e latine, ma al contempo gli hanno conferito una mole poderosa, a motivo della quale Ammiano è stato più volte criticato; tuttavia, costui, sempre attento a non mistificare o tacere gli eventi, non ha mai pensato di condensare il materiale oggetto di esposizione.

Interessante è la grandissima varietà di argomenti di cui Ammiano tratta: parecchi gli excursus di carattere geografico ed etnografico, frutto dei numerosi viaggi intrapresi per il mondo, ma anche sociologico, come l’analisi della società romana compiuta nei libri XIV e XXVIII, tecnico, come la descrizione delle macchine da guerra, e scientifico, quali la rappresentazione dei terremoti e delle pestilenze.

Non mancano neppure i ritratti degli Imperatori, autentici medaglioni, secondo il metodo tacitiano, da cui emerge una galleria di personaggi crudeli, sanguinari, paranoici e totalmente incapaci; tra di essi spicca il solo Giuliano, filosofo, eccellente militare e amministratore assennato.

Come gli Imperatori, così anche i sudditi sono impietosamente bollati per il loro comportamento immorale da un Ammiano che ammira profondamente Roma e crede nella sua eternità, e proprio per questo avverte un autentica e dolorosa amarezza per i vizi in cui è sprofondata.

Dal punto di vista stilistico i Rerum gestarum sono dotati di una grande varietà espressiva: Ammiano, infatti, abile narratore, muta sapientemente registro in base ai vari momenti del racconto. La lingua è di base ispirata allo stile elevato di Sallustio e Tacito, da cui riprende la variatio, la brevitas e l’inconcinnitas, ma presenta aspetti originali: è, infatti, ricca di grecismi, in quanto Ammiano è un greco che scrive in latino, presenta tecnicismi, arcaismi, ma anche neologismi, termini tratti dal sermo cotidianus, così come termini aulici.

Bibliografia

  • Ammiano Marcellino, Le storie, a cura di A. Resta Barrile, Bologna 1973.
  • L. Cracco Ruggini, Realtà storica, ideologia e convenzioni letterarie in Ammiano Marcellino, in AA. VV., Storici latini e greci di età imperiale, Lugano 1993, pp. 165-187.
  • G. De Bonfils, Ammiano Marcellino e l’imperatore, Bari 1986.
  • I. Lana, Ammiano Marcellino e la sua conoscenza degli autori greci, in AA. VV., Politica, cultura e religione nell’Impero romano (secoli IV-VI) tra Oriente e Occidente, Napoli 1993, pp. 23-40.
  • Id., Ammiano e la grande tradizione storiografica latina, in Storia della civiltà letteraria greca e latina, a cura di I. Lana – E. V. Maltese, vol. III, Torino 1998, pp. 508-516.
  • R. Syme, Ammianus and the Historia Augusta, Oxford 1968.

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