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Antico Egitto, religione e religiosità: introduzione

Religione nell'antico Egitto

Religione nell’Antico Egitto

La religione egizia antica era un complesso sistema di credenze e rituali politeistici facenti parte integrante dell’antica società egizia. Essa era incentrata sull’interazione degli Egizi con una moltitudine di divinità che si credeva fossero presenti e che controllassero le forze e gli elementi della natura. I miti relativi a questi dei avevano lo scopo di spiegare le origini e il comportamento delle forze che rappresentavano e le pratiche della religione egiziana erano dei sacrifici da fornire agli dei per ottenere il loro favore.

La pratica religiosa formale era incentrata sul faraone, il re dell’Egitto. Sebbene fosse un essere umano, si credeva che il faraone discendesse dagli dei, e fosse obbligato a sostenerli attraverso rituali e offerte in modo che potessero mantenere l’ordine dell’universo.

Pertanto, lo stato dedicava enormi risorse per lo svolgimento di questi rituali e per la costruzione dei templi dove i riti venivano realizzati. Gli individui potevano inoltre interagire con gli dei per i propri scopi, chiedendo il loro aiuto con la preghiera o costringendoli ad agire attraverso la magia. Queste pratiche religiose popolari erano distinte, ma strettamente connesse, ai rituali formali e alle istituzioni. La tradizione religiosa popolare crebbe maggiormente nel corso della storia Egizia in concomitanza col declino del Faraone. Un altro aspetto importante della religione era la credenza nella vita ultraterrena e nelle pratiche funerarie. Gli Egizi facevano grandi sforzi per assicurare la sopravvivenza delle loro anime dopo la morte, allestendo tombe, corredi funerari e offerte per preservare i corpi e gli spiriti dei defunti.

La religione ebbe le sue radici nella preistoria Egizia e durò più di 3000 anni. I particolari della fede sono mutati nel tempo come l’importanza di alcuni dei e le relazioni fra loro. In vari momenti alcuni dei sono divenuti preminenti rispetto ad altri, compreso il dio del sole Ra, il dio creatore Amon e la dea Iside. Per un breve periodo, nella teologia “eretica” promulgata dal faraone Akhenaton, un unico dio, Aton, sostituì il tradizionale pantheon. Eppure il sistema complessivo durò, nonostante diversi secoli di dominazione straniera, fino all’avvento del Cristianesimo nei primi secoli d.C.

Teologia degli egizi

Gli Egizi non avevano un termine separato per indicare “religione”, anche se essa condizionava ogni aspetto della loro vita. La loro religione non era un’istituzione monolitica, ma consisteva in una grande varietà di credenze e pratiche diverse, legate dalla loro comune attenzione sull’interazione fra gli esseri umani e il regno divino. Gli dei che popolavano questo regno erano legati alla comprensione egiziana del mondo.

Divinità degli egizi

Gli Egizi credevano che i fenomeni della natura fossero delle forze divine in sé e per sé. Queste forze divinizzate includevano gli elementi, le caratteristiche animali, o le forze astratte. Gli Egizi credevano in un pantheon di dei coinvolti in tutti gli aspetti della natura e della società umana. Le loro pratiche religiose erano sforzi per sostenere e placare questi fenomeni a vantaggio dell’uomo. Questo sistema politeistico era molto complesso; si credeva che alcune divinità esistessero in molte differenti manifestazioni, e che alcune avessero più ruoli mitologici. Al contrario, molte forze naturali, come il sole, erano associate a molteplici divinità. Il pantheon variava da divinità con ruoli vitali nell’universo a dei minori o “demoni” con funzioni molto limitate o localizzate. Esso poteva anche includere dei adottati da culture straniere, e talvolta anche esseri umani: si credeva che i faraoni deceduti fossero divini e, occasionalmente, persone illustri come Imhotep vennero anche divinizzate.

Le raffigurazioni degli dei nell’arte non erano intese come rappresentazioni letterali di come gli dei sarebbero potuti apparire se fossero stati visibili, dato che si credeva che la vera natura degli dei fosse misteriosa. Invece, queste rappresentazioni davano forme riconoscibili alle divinità astratte attraverso l’uso di immagini simboliche per indicare il ruolo di ciascun dio nella natura. Così, ad esempio, il dio funerario Anubi veniva raffigurato come uno sciacallo, una creatura la cui abitudine di depredare i cadaveri minacciava la conservazione del corpo, e si pregava questo dio nel tentativo di contrastare questa minaccia. La sua pelle nera era il simbolo del colore della carne mummificata e del suolo nero fertile che gli Egizi vedevano come un simbolo di resurrezione. Tuttavia, questa iconografia non era stata fissata, e molti degli dei potevano venire rappresentati con più di una forma.

Molti dei erano associati a particolari regioni dell’Egitto, dove i loro culti erano più importanti. Tuttavia, queste associazioni potevano cambiare nel tempo, e un dio associato ad un’area non necessariamente era nato lì. Per esempio, il dio Monthu fu il primo protettore della città di Tebe. Nel corso del Medio Regno, tuttavia, venne sostituito in questo ruolo da Amon, probabilmente nato altrove. La popolarità nazionale e l’importanza dei singoli dei oscillava in modo simile.

Associazioni tra divinità egizie

Gli dei egizi avevano complesse interrelazioni, che in parte riflettevano l’interazione delle forze che rappresentavano. Gli Egizi spesso raggruppavano insieme più divinità per riflettere queste relazioni. Alcuni gruppi di divinità erano di dimensioni indeterminate, ed erano legati dalle loro funzioni simili. Questi spesso consistevano in divinità minori con scarsa identità individuale. Altre combinazioni legavano divinità indipendenti basate sul significato simbolico dei numeri nella mitologia egizia; per esempio, coppie di divinità di solito rappresentavano la dualità di fenomeni opposti. Una delle combinazioni più comuni era una famiglia triade composta da padre, madre e figlio, che venivano adorati insieme. Alcuni gruppi avevano una grande importanza. Uno di questi gruppi, l’Enneade, univa nove divinità in un sistema teologico che era coinvolto nei concetti di creazione, regalità e aldilà.

Le relazioni fra dei potevano anche essere espresse nel processo del sincretismo, in cui due o più divinità diverse erano unite a formare una divinità composita. Questo processo consisteva nel riconoscimento della presenza di un dio “dentro” un altro dio quando il secondo assumeva un ruolo appartenente al primo. Questi legami fra divinità erano fluidi e non rappresentavano la permanente fusione di due divinità in una; comunque, alcuni dei potevano sviluppare più connessioni sincretiche. A volte si univano divinità con caratteristiche molto simili. Altre volte invece, venivano uniti dei con nature molto diverse, come quando Amon, il dio del potere occulto, veniva unito con Ra, il dio del sole. Il dio risultante, Amon-Ra, univa così il potere che stava dietro tutte le cose con la più potente a la più grande forza della natura.

Tendenze unificanti

A molte divinità potevano essere associati epiteti che sembravano indicare come essi fossero più potenti di qualsiasi altro dio, suggerendo una sorta di unità al di là della molteplicità delle forze naturali. In particolare, questo era vero per pochi dei che, in diversi momenti della storia, avevano acquisito un’enorme importanza nella religione egizia. Tra questi erano inclusi il regale protettore Horus, il dio del sole Ra, e la dea madre Iside. Durante il Nuovo Regno, Amon rappresentò queste posizioni. La teologia del periodo in particolare descriveva Amon come regolatore su tutte le cose, così che egli, più di ogni altra divinità, incarnava l’onnicomprensiva potenza del divino.

Atonismo

Gli Egizi vissero un periodo in cui venne seguito una sorta di culto monoteistico, durante il Nuovo Regno, nel quale il faraone Akhenaton abolì il culto ufficiale degli altri dei a favore del disco solare Aton. Questo è stato spesso visto come il primo esempio di vero monoteismo nella storia, anche se i dettagli della teologia di Aton non sono ancora chiari. L’esclusione di tutti gli dei eccetto uno fu un allontanamento radicale dalla tradizione egizia e alcuni vedono Akhenaton come un praticante di enoteismo piuttosto che monoteismo, dato che egli non negò attivamente l’esistenza degli altri dei; egli semplicemente evitò qualsiasi altra forma di culto che non fosse quella dedicata ad Aton. Sotto gli antenati di Akhenaton l’Egitto reintegrò la sua religione tradizionale e Akhenaton stesso venne considerato un eretico.

Cosmologia egizia

La concezione egiziana dell’universo era incentrata su Maat, una parola che racchiudeva diversi concetti, tra cui “verità”, “giustizia” e “ordine”. Essa era l’eterno ordine dell’universo fissato, sia nel cosmo che nella società umana. Essa esisteva sin dalla creazione del mondo, e senza di essa il mondo avrebbe perso la sua coesione. Nella credenza egizia, Maat era costantemente minacciata dalle forze del disordine, per cui tutta la società era tenuta a mantenerla. Sul piano umano ciò significava che tutti i membri della società dovevano cooperare e coesistere, e a livello cosmico che tutte le forze della natura, gli dei, dovevano continuare a funzionare in equilibrio. Quest’ultimo obiettivo era centrale nella religione egizia. Gli Egizi cercavano di mantenere Maat nel cosmo sostenendo gli dei attraverso offerte ed eseguendo rituali che dovevano scongiurare il disordine e perpetuare i cicli della natura.

La parte più importante della visuale egizia del cosmo era la concezione del tempo, collegata strettamente al mantenimento di Maat. Attraverso il passaggio lineare del tempo, ricorreva un andamento ciclico, in cui Maat veniva rinnovata da eventi periodici che facevano eco alla creazione originale. Fra questi eventi vi era l’annuale inondazione del Nilo e la successione da un re all’altro, ma il più importante era il viaggio quotidiano del dio sole Ra.

Quando immaginavano la forma del cosmo, gli Egizi vedevano il mondo come una piatta distesa di terra, personificata dal dio Geb, al di sopra del quale stava disposta ad arco la dea del cielo Nut. I due erano separati da Shu, il dio dell’aria. Sotto la terra giaceva un parallelo mondo sotterraneo, e al di là del cielo giaceva la distesa infinita di Nu, il caos che esisteva prima della creazione. Gli Egizi credevano anche in un luogo chiamato Duat, una regione misteriosa associata alla morte e alla rinascita, posizionata nel cielo o nell’oltretomba. Ogni giorno, Ra viaggiava sulla terra attraverso la parte inferiore del cielo, e di notte passava attraverso il Duat per risorgere all’alba.

Nella credenza egizia, questo cosmo era abitato da tre tipi di esseri senzienti. Gli dei, gli spiriti degli esseri umani deceduti, che esistevano nel regno divino e possedevano molte delle abilità degli dei, e gli esseri umani viventi. Fra questi ultimi il più importante era il faraone, che colmava il regno umano e divino.

Faraone divino

Gli Egittologi hanno a lungo dibattuto sul grado con cui il faraone venisse considerato divino. Sembra più probabile che gli Egizi considerassero l’autorità reale stessa come una forza divina. Pertanto, sebbene gli Egizi riconoscessero che il faraone era umano e soggetto alle umane debolezze, simultaneamente lo vedevano come un dio, perché il potere divino della regalità era incarnato in lui. Egli agiva quindi da intermediario fra il popolo egiziano e gli dei. Egli era fondamentale per sostenere Maat, sia mantenendo la giustizia e l’armonia nella società umana, sia sostenendo gli dei con offerte e la costruzione di templi. Per queste ragioni, supervisionava tutte le attività religiose riconosciute dallo stato, anche se nel tardo periodo del Nuovo Regno la sua importanza religiosa diminuì drasticamente.

Il re era anche associato a molte divinità specifiche. Il faraone vivente era identificato direttamente con Horus, che rappresentava la divinità stessa, mentre quando il faraone moriva, veniva identificato con Osiride, il padre di Horus. Egli era anche visto come il figlio di Ra, che governava e regolava la natura così come il faraone governava e regolava la società. Con il Nuovo Regno venne anche associato ad Amon, la forza suprema del cosmo. Alla sua morte, il re veniva pienamente divinizzato. Molti templi mortuari infatti erano dedicati al culto dei faraoni defunti.

Concezione dell’Aldilà nell’Antico Egitto

Gli egiziani avevano credenze elaborate sulla morte e sull’aldilà. Essi credevano che l’anima umana potesse essere suddivisa in più parti:

  • ab
  • akh
  • ba
  • hekau
  • ka
  • ren
  • sekhem
  • sekhu
  • sheut

L’essere umano possedeva un ka o forza vitale, che lasciava il corpo in punto di morte. Nella vita, il ka riceveva il suo sostentamento da cibi e bevande, così si credeva che, affinchè potesse sopravvivere dopo la morte, il ka dovesse continuare a ricevere offerte di cibo, la cui essenza spirituale poteva ancora essere consumata. Ogni persona aveva anche un ba, l’insieme delle caratteristiche spirituali peculiari di ogni individuo.

A differenza del ka, il ba rimaneva attaccato al corpo dopo la morte. I riti funerari egizi avevano lo scopo di liberare il ba dal corpo in modo che potesse muoversi liberamente, e che potesse ricongiungersi con il ka in modo da vivere come un akh. Tuttavia, era anche importante che il corpo del defunto si preservasse, dato che gli egizi credevano che il ba sarebbe tornato al suo corpo dopo la mummificazione.

In origine, però, gli egiziani credevano che solo il faraone avesse un ba, e che solo lui potesse diventare un tutt’uno con gli dei; le persone comuni che morivano finivano in un oscuro e tetro regno che rappresentava l’opposto della vita. I nobili ricevevano le tombe e le risorse per il loro mantenimento dal re e si credeva che la loro capacità di entrare nella vita dopo la morte dipendesse da questi favori reali. Nei primi tempi si pensava che il faraone defunto ascendesse al cielo e abitasse in mezzo alle stelle. Nel corso dell’Antico Regno, però, egli venne più strettamente associato alla rinascita quotidiana del dio del sole Ra e col sovrano dell’oltretomba Osiride quando queste divinità divennero più importanti.

Durante la fine dell’Antico Regno e il Primo Periodo Intermedio, gli Egizi a poco a poco arrivarono a credere che il possesso del ba e la possibilità di un aldilà paradisiaco potessero essere estesi a tutti. Nelle credenze sull’aldilà pienamente sviluppate del Nuovo Regno, l’anima doveva evitare una serie di pericoli sovrannaturali nella Duat, prima di subire una sentenza definitiva conosciuta come la “pesatura del cuore”. Durante questa sentenza, gli dei confrontavano le azioni del defunto in vita (simboleggiate dal cuore) verso Maat, per determinare se lui o lei si fosse comportato in conformità con le leggi di Maat. Se il defunto fosse stato giudicato degno, il suo ka e il suo ba erano uniti in un akh.

Esistevano credenze diverse sulla destinazione dell’akh. Spesso si diceva che i morti dimorassero nel regno di Osiride, una terra rigogliosa e piacevole nel mondo sotterraneo. La visione solare della vita dopo la morte, in cui l’anima del defunto viaggiava con Ra nel suo cammino quotidiano, era ancora prevalentemente associata alla regalità, ma poteva estendersi anche ad altre persone. Nel corso del Medio e del Nuovo Regno, l’idea che l’akh potesse anche viaggiare nel mondo dei vivi, e in qualche misura magicamente influenzare gli eventi lì, divenne sempre più diffusa.

Scritti

Nonostante gli Egizi non abbiano avuto nessuna scrittura religiosa unificata, essi produssero molti scritti religiosi di vario tipo. Insieme, i testi disparati forniscono una comprensione molto ampia, ma ancora incompleta, delle pratiche religiose e delle credenze egizie.

Mitologia egizia

I miti egizi erano storie metaforiche che avevano lo scopo di illustrare e spiegare le azioni degli dei e i loro ruoli in natura. I dettagli degli eventi raccontati potevano cambiare purché trasmettessero lo stesso significato simbolico; i miti esistono in tante versioni diverse e contrastanti. I racconti mitici sono stati raramente scritti per esteso, e più spesso i testi contengono solo episodi o allusioni a un mito più grande. La conoscenza della mitologia egizia, dunque, deriva soprattutto da inni che descrivono nel dettaglio il ruolo di divinità specifiche, da rituali magici e testi che descrivono le azioni relative ad eventi mitici, e da testi funerari che menzionano il ruolo di molte divinità nell’aldilà. Alcune informazioni sono inoltre fornite da allusioni nei testi laici. Infine, greci e romani come Plutarco registrarono alcuni dei miti tardi esistenti nella storia egiziana.

Tra i miti egizi significativi ci sono i miti della creazione. Secondo questi racconti, il mondo è emerso come uno spazio asciutto nell’oceano primordiale del caos. Dato che il sole è essenziale per la vita sulla terra, il primo sorgere di Ra ha segnato il momento di questa emergenza. Le diverse forme del mito descrivono il processo della creazione in vari modi: una trasformazione del primordiale dio Atum negli elementi che formano il mondo, come il discorso creativo del dio dell’intelletto Ptah, e come un atto del potere nascosto di Amon. Indipendentemente da queste variazioni, l’atto della creazione rappresentava il primo insediamento di Maat e il modello per i successivi cicli di tempo.

Un altro racconto mitico ricorrente era il viaggio di Ra attraverso il Duat ogni notte. Nel corso di questo viaggio, Ra incontrava Osiride, che ancora una volta agiva come agente di rigenerazione, in modo che la sua vita venisse rinnovata. Egli combatteva anche ogni notte contro Apep, il dio serpente che rappresentava il caos. La sconfitta di Apep e l’incontro con Osiride assicuravano il sorgere del sole il mattino successivo, un evento che rappresentava la rinascita e la vittoria dell’ordine sul caos.

Testi rituali e magici

Le procedure da seguire per i riti religiosi erano spesso scritte su papiri, che erano utilizzati come istruzioni da coloro che eseguivano i rituali. Questi testi rituali erano tenuti prevalentemente nelle biblioteche dei templi. Sulle pareti dei templi stessi erano incisi tali testi, spesso accompagnati da illustrazioni. A differenza dei rituali dei papiri, queste iscrizioni non erano intese come istruzioni, ma avevano lo scopo di perpetuare simbolicamente i rituali, anche se, in realtà, la popolazione smise di eseguirli. I testi magici potevano descrivere rituali, anche se questi riti erano parte degli incantesimi utilizzati per fini specifici nella vita quotidiana. Nonostante la loro destinazione profana, anche molti di questi testi ebbero origine nelle biblioteche dei templi e in seguito divennero diffusi tra la popolazione generale.

Inni e preghiere nell’Antico Egitto

Gli Egizi producevano molti inni e preghiere, scritti in forma di poesia. Canti e preghiere seguivano una struttura simile e si distinguevano principalmente per le finalità a cui servivano. Gli inni venivano scritti per lodare particolari divinità. Come i testi rituali, venivano scritti su papiri e sulle pareti dei templi, ed erano probabilmente recitati come parte dei riti che accompagnavano le iscrizioni del tempio. La maggior parte di essi era strutturata secondo una formula letteraria impostata, progettata per esporre sulla natura, gli aspetti e le funzioni di una data divinità mitologica. Essi tendevano a parlare più esplicitamente di teologia fondamentale rispetto ad altri scritti religiosi egiziani, e divennero particolarmente importanti nel Nuovo Regno, un periodo particolarmente attivo in merito al discorso teologico. Le preghiere seguivano lo stesso schema generale degli inni, ma affrontavano il dio in un modo più personale, chiedendo benedizioni, aiuto, o il perdono per gli errori. Tali preghiere erano rare prima del Nuovo Regno, indicando che nei periodi precedenti, ad esempio l’interazione personale diretta con una divinità non era creduta possibile, o almeno era meno probabile che venisse espressa per iscritto. Esse sono conosciute soprattutto da iscrizioni su statue e stele lasciate in luoghi sacri come offerte votive.

Testi funerari egizi

Tra gli scritti egiziani più significativi e ampiamente conservati ci sono quelli funerari, scritti per garantire che le anime dei defunti raggiungessero l’aldilà. I più antichi di questi sono i Testi delle Piramidi. Si tratta di una raccolta disomogenea di centinaia di incantesimi iscritti sulle pareti delle piramidi reali durante l’Antico Regno, destinata a fornire al re i mezzi per unirsi alla compagnia degli dei nell’aldilà. Gli incantesimi appaiono in diverse combinazioni, e alcuni di loro compaiono in tutte le piramidi.

Alla fine dell’Antico Regno un nuovo corpo di incantesimi funerari, che comprendeva materiale dai Testi delle Piramidi, cominciò a comparire nelle tombe, iscritto principalmente sulle bare. Questi scritti sono conosciuti come gli Scritti dei Sarcofagi, e non erano riservati alla nobiltà, ma apparivano nelle tombe dei funzionari non reali. Nel Nuovo Regno, emersero diversi nuovi testi funerari, tra i quali il più noto era il Libro dei Morti.

A differenza dei libri precedenti, questo spesso conteneva illustrazioni estese o vignette. Il libro è stato copiato su papiro e venduto a gente comune per essere inserito nelle loro tombe.

I Testi dei Sarcofagi includevano sezioni con descrizioni dettagliate degli inferi e delle istruzioni su come superare i loro rischi. Nel Nuovo Regno, questo materiale diede luogo a diversi “libri degli inferi“, tra cui:

  • Libro delle Porte
  • Libro delle Caverne
  • Libro dell’Amduat

A differenza delle collezioni perdute di incantesimi, questi libri degli inferi sono rappresentazioni strutturate del passaggio di Ra attraverso il Duat, e per analogia, il viaggio dell’anima del defunto attraverso il regno dei morti. Essi sono stati inizialmente limitati a tombe faraoniche, ma nel Terzo Periodo Intermedio hanno cominciato ad essere utilizzati più ampiamente.

Templi egizi

I Templi esistono fin dall’inizio della storia egizia, e al culmine della civiltà erano presenti nella maggior parte delle città d’Egitto. Essi potevano essere sia templi mortuari per servire gli spiriti dei faraoni defunti, sia templi dedicati agli dei patroni, anche se la distinzione si offuscò col tempo perché divinità e regalità erano strettamente collegate. I templi non erano intesi principalmente come luogo di culto per la popolazione generale, e la gente comune aveva un insieme complesso di pratiche religiose proprie.

Invece, i templi statali rappresentavano le case degli dei, in cui venivano collocate loro rappresentazioni fisiche che fungevano da intermediarie fra gli uomini e gli dei. Si credeva che la donazione di offerte fosse necessaria per mantenere gli dei, in modo che essi potessero in cambio mantenere l’universo. Così, i templi erano centrali nella società egizia, e grandi risorse venivano usate per il loro mantenimento, comprese molte donazioni da parte della monarchia. Comunque, non tutti gli dei avevano templi a loro dedicati, e molti dei importanti nella religione ufficiale avevano solo un piccolo culto.

I più antichi templi egizi erano piccoli, con strutture non permanenti, ma durante l’Antico e il Medio Regno le loro strutture divennero più elaborate, e da questo momento furono costruiti in pietra. Nel Nuovo Regno venne definita una struttura di base per i templi, evolutisi da elementi comuni sia nell’Antico che nel Medio Regno. Seppur con delle variazioni, questa struttura venne utilizzata per la maggior parte dei templi costruiti da quel momento, e la maggior parte dei templi che sopravvivono oggi aderisce a tale piano. Secondo questo piano standard, il tempio veniva costruito lungo una strada processionale centrale che portava attraverso una serie di corti e sale al santuario, che conservava una statua del dio nel tempio. L’accesso a questa parte più sacra del tempio era limitata al faraone e ai sacerdoti d’alto rango.

Il percorso dall’ingresso verso il santuario del tempio veniva visto come un viaggio dal mondo umano al regno divino, un punto enfatizzato dal complesso simbolismo mitologico presente nell’architettura templare. Il tempio era circondato da un muro esterno; nello spazio fra il tempio e il muro stavano molti edifici sussidiari, inclusi laboratori e aree di stoccaggio per rispondere ai bisogni del tempio, e la libreria dove gli scritti sacri e i documenti erano conservati, e che serviva anche come centro di studi per molte discipline. Teoricamente era compito del faraone quello di effettuare i rituali nel tempio, dato che egli era il rappresentante ufficiale dell’Egitto verso gli dei. In realtà, i doveri rituali erano quasi sempre effettuati dai sacerdoti. Durante l’Antico e il Medio Regno, non esisteva una classe separata di sacerdoti; invece, molti funzionari governativi assumevano tale ruolo per diversi mesi all’anno prima di tornare ai loro usuali doveri. Solo nel Nuovo Regno si diffuse il sacerdozio “professionale”, sebbene i funzionari continuassero ad esercitarlo per qualche tempo.

Tutti erano ancora impiegati statali e il faraone aveva l’ultima parola su di loro. Tuttavia, come la ricchezza dei templi crebbe, l’influenza dei sacerdoti aumentò, fino ad arrivare a rivaleggiare con quella del faraone. Nella frammentazione politica del Terzo Periodo Intermedio (circa 1070 – 664 a.C.), i sommi sacerdoti di Amon a Karnak divennero anche gli effettivi governatori dell’Alto Egitto. Il personale del tempio includeva anche molte altre persone oltre i sacerdoti, come musicisti e cantori nelle cerimonie del tempio. Al di fuori del tempio vi erano artigiani e altri operai che contribuivano alle esigenze del tempio, così come i contadini che lavoravano sulle proprietà templari. Tutti venivano pagati con porzioni di reddito del tempio. I grandi templi erano quindi importanti centri d’attività economica, a volte con migliaia di impiegati.

Rituali officiali e festività dell’Antico Egitto

La pratica religiosa di Stato comprendeva sia i rituali del tempio per il culto di una divinità, sia le cerimonie legate alla regalità divina. Tra queste ultime vi erano le cerimonie di incoronazione e l’Heb Sed, un rituale di rigenerazione che si celebrava al compimento del trentesimo anno di regno di un faraone. C’erano numerosi rituali nel tempio, inclusi riti che si svolgevano in tutto il paese e i riti limitati a singoli templi o a singoli dei. Il rituale del tempio più comune era la cerimonia mattutina dell’offerta, effettuata quotidianamente nei templi di tutto l’Egitto. In esso, un sacerdote d’alto rango, o occasionalmente il faraone, lavava, ungeva e vestiva riccamente la statua del dio prima di presentarle offerte di cibo. Dopo, quando il dio aveva consumato l’essenza spirituale delle offerte, esse stesse venivano prese e distribuite ai sacerdoti.

I rituali del tempio meno frequenti, o le festività, erano ancora numerosi, dato che se ne svolgevano decine ogni anno. Queste feste spesso comportavano azioni che andavano al di là delle semplici offerte agli dei, come ad esempio rievocazioni di miti particolari o la distruzione simbolica delle forze del disordine. La maggior parte di questi eventi era probabilmente celebrata solo dai sacerdoti e si svolgeva all’interno del tempio. Tuttavia, la festa più importante del tempio, come la Festa di Opet celebrata a Karnak, di solito prevedeva una processione che portava l’immagine del dio fuori dal santuario in un modello di barca a visitare i siti più significativi, come il tempio di una divinità correlata. La gente comune si riuniva per assistere alla processione e a volte riceveva porzioni delle offerte insolitamente grandi date agli dei in tali occasioni.

Culto degli animali

In molti luoghi sacri, gli Egizi adoravano singoli animali che essi credevano fossero manifestazioni di particolari divinità. Questi animali venivano selezionati sulla base di specifici segni sacri. Alcuni di questi animali mantenevano la loro posizione per il resto della loro vita, come il toro Apis adorato a Menfi come una manifestazione del dio Ptah. Altri animali venivano scelti per periodi molto brevi. Durante la ventiseiesima Dinastia si sviluppò una nuova pratica; si cominciò a mummificare ogni membro di una particolare specie animale come offerta al dio che rappresentava quella determinata specie. Milioni di gatti mummificati, uccelli e altre creature sono stati sepolti in templi che onoravano le divinità egizie. I fedeli pagavano i sacerdoti di una divinità particolare per ottenere e mummificare l’animale associato a tale dio, e la mummia veniva posta in un cimitero vicino al centro di culto del dio.

Oracoli

Gli Egizi usavano gli oracoli per chiedere aiuto agli dei e per essere guidati. Sono conosciuti soprattutto gli oracoli dal Nuovo Regno in poi, anche se probabilmente apparvero molto prima. Persone appartenenti a tutte le classi sociali, incluso il re, usavano gli oracoli, e specialmente alla fine del Nuovo Regno le loro risposte potevano essere usate per risolvere controversie legali o aiutare le decisioni regali. Il mezzo più comune per consultare un oracolo era quello di porre una domanda all’immagine divina mentre veniva portata in processione durante una festa religiosa, e interpretare la risposta dai movimenti della barca rituale. Altri metodi includevano l’interpretazione del comportamento degli animali culto, il sorteggio, o la consultazione delle statue attraverso cui un sacerdote parlava. I mezzi per capire la volontà di un dio davano grande influenza ai sacerdoti che interpretavano il suo messaggio.

Religione popolare

Mentre i culti di stato dovevano preservare la stabilità del mondo egizio, gli individui laici avevano le loro pratiche religiose più direttamente collegate alla vita quotidiana. Questa religione popolare ha lasciato meno evidenze rispetto ai culti officiali, e dato che tali evidenze sono state prodotte per lo più dalla parte più ricca della popolazione egizia, non si sa fino a che punto esse riflettano le pratiche della popolazione nel suo complesso.

Le pratiche religiose popolari includevano cerimonie che marcavano le importanti transizioni della vita. Queste includevano la nascita, a causa della pericolosità dell’evento, e l’attribuzione del nome, perché il nome era considerato una parte fondamentale dell’identità di una persona. Le più importanti fra queste cerimonie erano quelle riguardanti la morte, in quanto assicuravano la sopravvivenza dell’anima al di là di essa. Altre pratiche religiose cercavano di individuare la volontà e la conoscenza degli dei. Queste includevano l’interpretazione dei sogni, che potevano essere visti come messaggi dal regno divino, e la consultazione degli oracoli. La gente cercava anche di influenzare il comportamento degli dei a proprio vantaggio attraverso rituali magici.

Anche i singoli cittadini pregavano gli dei e donavano loro offerte private. Questo tipo di preghiera personale era scarsa prima del Nuovo Regno. Ciò era probabilmente dovuto alle restrizioni culturali sulla rappresentazione delle attività religiose non reali, che invece si sciolsero durante il Medio e il Nuovo Regno. La preghiera personale divenne ancora più importante alla fine del Nuovo Regno, perché si credeva che gli dei intervenissero direttamente sulle vite individuali, punendo i malfattori e salvando le persone pie dai disastri. I templi ufficiali erano luoghi importanti per la preghiera privata e per le offerte, anche se le loro attività centrali erano precluse ai laici.

Gli Egiziani frequentemente donavano beni da offrire alle divinità del tempio e oggetti iscritti con preghiere che venivano collocati nei cortili del tempio. Oltre ai templi, la popolazione usava anche separate cappelle locali, più piccole ma più accessibili rispetto ai templi formali. Queste cappelle erano molto numerose, e probabilmente create dai membri della comunità. Anche le famiglie avevano spesso i loro piccoli santuari per fare offerte agli dei o ai parenti defunti.

Le divinità invocate in queste situazioni erano un po’ diverse da quelle al centro dei culti dello Stato. Molte delle divinità popolari importanti, come la dea della fertilità Tueret e il protettore della famiglia Bes, non avevano templi a loro dedicati. Tuttavia, molti altri dei, come Amon e Osiride, erano molto importanti sia nella religione popolare che in quella ufficiale. Alcuni individui potevano essere particolarmente devoti ad un unico dio. Essi spesso favorivano divinità affiliate alla loro regione, o al loro ruolo nella vita. Il dio Ptah, ad esempio, era particolarmente importante a Menfi, e come patrono degli artigiani riceveva venerazione a livello nazionale da coloro che erano impiegati nell’artigianato.

Magia nell’Antico Egitto

La parola “magia” è usata per tradurre il termine egizio heka, che significava, come sostiene l’egittologo James P. Allen, “la capacità di far accadere le cose per vie traverse”. Si credeva che l’heka fosse un fenomeno naturale, la forza usata per creare l’universo, usata dagli dei per lavorare le loro volontà. Anche gli esseri umani potevano usarla, ma le pratiche magiche erano strettamente connesse con la religione. Infatti, anche i riti regolari eseguiti nei templi erano considerati magia. Anche i singoli individui spesso impiegavano tecniche magiche per scopi personali. La magia era considerata soprattutto un mezzo per prevenire o superare eventi negativi.

La magia era strettamente associata al sacerdozio. Dato che le librerie del tempio contenevano numerosi testi magici, grande conoscenza magica era attribuita ai sacerdoti che studiavano questi testi. Questi sacerdoti spesso lavoravano fuori dei loro templi, fornendo i loro servizi magici ai laici. Anche altre professioni impiegavano comunemente la magia come parte del loro lavoro, tra cui i medici, gli incantatori di scorpioni, e i creatori di amuleti magici. E ‘anche probabile che i contadini usassero la magia semplice per i propri scopi, ma dato che questa conoscenza magica è stata tramandata oralmente, ci sono evidenze limitate di tali pratiche.

Il linguaggio era strettamente legato all’heka, a tal punto che Thot, il dio della scrittura, era considerato a volte l’inventore dell’heka. Pertanto, i rituali magici spesso coinvolgevano incantesimi scritti o parlati, anche se questi erano spesso accompagnati da azioni rituali. Spesso questi rituali invocavano il potere di una divinità appropriata per eseguire l’azione desiderata, utilizzando la potenza dell’heka per costringerla ad agire. I riti impiegavano anche magia simpatetica, utilizzando oggetti che si credeva avessero una somiglianza magicamente significativa al tema del rito. Gli Egiziani usavano comunemente anche oggetti che si credeva fossero imbevuti di un proprio heka, come amuleti magici protettivi indossati in gran numero dal popolo.

Pratiche funerarie

Dal momento che era ritenuta necessaria per la sopravvivenza dell’anima, la conservazione del corpo era una parte fondamentale delle pratiche funerarie egiziane. In origine gli Egiziani seppellivano i loro morti nel deserto, dove le condizioni aride mummificavano il corpo in modo naturale. Nel Primo Periodo Dinastico, però, si iniziarono ad usare le tombe per una maggiore protezione, e il corpo veniva isolato dagli effetti disseccanti della sabbia ed era quindi soggetto al deperimento naturale. Così gli Egizi svilupparono le loro elaborate pratiche di imbalsamazione, in cui il cadavere veniva essiccato artificialmente e inserito nella sua bara. La qualità del processo variava a seconda dei costi, tuttavia, chi non poteva permetterselo seppelliva ancora i propri morti nel deserto.

Una volta che il processo di mummificazione era completo, la mummia veniva trasportata dalla casa del defunto alla tomba da un corteo funebre che includeva amici e parenti, insieme a una gran varietà di sacerdoti. Prima della sepoltura, questi sacerdoti eseguito rituali diversi, tra cui la cerimonia dell’apertura della bocca che aveva lo scopo di ripristinare i sensi del defunto e di fornirgli la capacità di ricevere offerte. Poi la mummia veniva sepolta e la tomba sigillata. In seguito, parenti o sacerdoti assunti davano offerte di cibo ai defunti in una vicina cappella mortuaria a intervalli regolari. Nel corso del tempo, le famiglie inevitabilmente trascuravano le offerte ai parenti morti da molto tempo, di modo che la maggior parte dei culti mortuari durava solo una o due generazioni. Tuttavia, nei momenti in cui il culto durava, i vivi a volte scrivevano lettere chiedendo aiuto ai parenti defunti, nella convinzione che i morti potessero influenzare il mondo dei vivi come gli dei.

Le prime tombe egizie furono le cosiddette “mastabe”, strutture rettangolari in mattoni dove venivano sepolti re e nobili. Ciascuna di esse conteneva una camera sepolcrale sotterranea e una cappella al di fuori per i riti funebri. Nel Regno Antico la mastaba si trasformò nella piramide, che simboleggiava il tumulo primordiale del mito egizio. Le piramidi erano riservati alla famiglia reale, e venivano accompagnate da grandi templi mortuari collocati alla loro base. I faraoni del Medio Regno continuarono a costruire piramidi, e la popolarità delle mastabe calò. Sempre più spesso, gente comune con mezzi sufficienti veniva sepolta in tombe scavate nella roccia con cappelle mortuarie separate nelle vicinanze, strutture meno soggette a furti mortuari. Dall’inizio del Nuovo Regno anche i faraoni vennero sepolti in tombe tali, e continuarono ad essere utilizzate fino al declino della religione stessa.

Le tombe potevano contenere una grande varietà di altri elementi, tra cui statue dei defunti che servivano per sostituire il corpo in caso di danneggiamento. Dal momento che si credeva che il defunto avrebbe continuato a lavorare nell’aldilà, come nella vita, le sepolture spesso includevano piccoli modelli di esseri umani che avrebbero lavorato per lui dopo la morte. Le tombe degli individui più ricchi potevano contenere anche mobili, indumenti e altri oggetti d’uso quotidiano, destinati ad essere utilizzati nella vita ultraterrena, insieme con amuleti e altri oggetti destinati a fornire una protezione magica contro i pericoli del mondo degli spiriti. Una ulteriore protezione era fornita da testi funerari inclusi nella sepoltura. Le pareti della tomba avevano incise anche opere d’arte, comprese le immagini di cibo che avrebbero permesso al defunto di ricevere magicamente sostentamento anche dopo la fine delle offerte della camera mortuaria.

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