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Apollo

Numerose sono le etimologie possibile per il nome Apollo. Potrebbe derivare dal greco ????o? (pòlios) che significa “candido” oppure da ?????? (apélla, “assemblea”) per identificare il dio come “parlatore” o “profeta”, o ancora dal dorico ?????o? (apèllon, “possente”). Alcuni ne vedono l’origine nella forma verbale ???????? (apòllumi, “io uccido”) e quindi “Sterminatore”. Ma la più diffusa, e probabilmente più corretta, è la forma participiale ??????? (apèllon, “colui che fa nascere la stella”) con chiaro riferimento al sole.

Origini di Apollo

Apollo era figlio di Zeus e Latona, la quale si rifugiò sull’isola di Asteria (chiamata Delo – dal greco dopo la nascita del dio) per potersi sottrarre alla maledizione lanciatale da Hera e poter quindi partorire i due gemelli Apollo e Artemide.

Altri miti raccontano come Hera, pur di impedire la nascita del piccolo, rapì Ilizia, dea del parto, ma fu poi convinta dagli altri déi a desistere dall’intento di lasciar morire Latona. I miti riportano anche che Artemide fu la prima dei gemelli a nascere e che abbia in seguito aiutato la madre nel parto del fratello. Apollo nacque in una notte di plenilunio e da allora quel giorno del mese gli fu consacrato.

Poteri e attributi di Apollo

Apollo personifica nel mondo greco l’anima razionale e la sua figura viene contrapposta consapevolmente a quei personaggi e quelle situazioni che nel mito rappresentano le passioni e gli istinti animali. Anche la sua caratterizzazione “luminosa” è spiegabile in questo senso: è il dio della luce (tra i suoi epiteti il più frequente è Febo – dal greco ??????, phoîbos “splendente”). In quanto apportatore di luce (a lui era dato il compito di trasportare sul suo carro l’astro da est ad ovest ogni giorno) è dunque depositario anche, e soprattutto, della luce interiore: “conosci te stesso” era infatti il detto scolpito nella roccia del suo tempio a Delfi.

Ma è anche il dio dell’arte e della musica (Apollo Musagete): si accompagnava alle Muse, con le quali viveva sull’Elicona; è anche dio della medicina e della profezia. L’arte medica e quella divinatoria erano associate nell’antica Grecia, considerando sia il medico che l’indovino capaci di “capire” attraverso segni (o sintomi!) la realtà delle cose. Il potere divinatorio era esercitato dal dio nelle numerose sedi dei suoi oracoli, primo tra tutti quello di Delfi (Apollo Delfico o Pitico).

Apollo viene normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta sotto la quale il dio sarebbe nato e con la quale si cingeva il capo dei vincitori dei giochi olimpici. Ma è spesso raffigurato anche con l’arco e la cetra, rispettivamente simboli della vendetta (spesso è infatti invocato per punire) e dell’arte della musica. Altro suo emblema caratteristico è il tripode sacrificale, legato ai suoi poteri profetici. Animali sacri al dio erano i cigni (simbolo di bellezza), i lupi, le cicale (a simboleggiare la musica e il canto), e ancora falchi, corvi e serpenti, questi ultimi con riferimento ai suoi poteri oracolari. Nella sua accezione di Alexikakos o Apotropaeos, entrambi significanti “colui che scaccia – o tiene lontano – il male”, si riferisce, oltre che al suo già citato ruolo di patrono dei medici, anche il suo potere di scatenare – e dunque anche di tener lontane – malattie e pestilenze (del corpo e dello spirito).

Apollo Belvedere Il celebre Apollo Belvedere

Amori e figli di Apollo

Numerosi furono gli amori di Apollo, soprattutto per personaggi mortali, tra i quali Ecuba, regina di Troia e moglie di Priamo; da questo amore nacque Troilo, il giovane principe dalle delicate fattezze che fu ucciso da Achille. Celebre è anche l’amore per Cassandra (una dei cinquanta figli del re Priamo): Apollo le promise il dono della profezia in cambio di un bacio. Tuttavia, dopo aver accettato il patto, la donna si rimangiò la parola data. Il dio allora, sputandole sulle labbra, le diede sì il dono di vedere il futuro, ma la condannò a non venir mai creduta per le sue previsioni. Il dio si innamorò anche di un giovane principe spartano, Giacinto, il quale rimase ucciso per un giavellotto lanciato accidentalmente dallo stesso Apollo, che non potendo fare altro lo trasformò nel fiore rosso che ancora oggi porta il suo nome.

Della ninfa Daphne Apollo fu stregato a causa delle frecce di Eros. Il piccolo dio dell’amore volle vendicarsi di colui che vantava il titolo di più bello fra gli dei e di grande arciere, e fece in modo che Daphne inorridisse alla sola presenza del dio. Perseguitata da Apollo innamorato, la ninfa, piangendo e gridando, chiese aiuto a Zeus che la tramutò in una pianta di alloro.

Il figlio più noto di Apollo è certamente Asclepio, dio della medicina presso i greci, nato dall’unione tra il dio e Coronide. Asclepio fu affidato al centauro Chirone, perché lo istruisse alle arti mediche.

Santuari dedicati ad Apollo

I maggiori santuari dedicati ad Apollo erano quello di Delfi e di Delo. Il santuario di Delfi era ritenuto dagli antichi “l’ombelico del mondo” ed era la sede del più importante e venerato oracolo (assieme a Dydyma) del dio: la sacerdotessa del culto, la Pizia (dal nome del serpente Pitone posto a guardia del santuario) era inizialmente scelta tra le vergini della città ma dopo che Echerate di Tessaglia rapì la veggente di cui si era invaghito, fu fatto divieto assoluto alle vergini di professare il sacerdozio, che fu affidato da allora alle sole donne mature. Inoltre presso il santuario di Delfi si tenevano ogni quattro anni i giochi pitici: la tradizione racconta che questi agoni, musicali e poetici, cominciarono prima dei veri e propri giochi atletici (come alle Olimpiadi) e che furono iniziati dallo stesso Apollo dopo che ebbe fondato l’oracolo di Delfi.

A Delo vi era un santuario legato al culto della nascita del dio: Latona trovò sull’isola rifugio dalla persecuzione di Era, e lì partorì i divini gemelli. Siccome per la nascita di Apollo, dio del sole, l’isola fu tutta circondata di luce, fu da allora chiamata Delo (dal verbo greco ?????, deloo “apparire, rendere manifesto”)

Apollo nel mondo romano

A differenza di altri déi, Apollo non aveva un equivalente romano diretto, e il suo culto venne importato a Roma direttamente dai Greci. Sembra verosimile che il culto del dio sia stato introdotto a Roma nel 431 a.C. dalla città campana di Cuma quando, in seguito a una pestilenza, fu eretto un tempio in onore di ad Apollo medicus nel Campo Marzio, fuori dal pomerium, come d’uso per le divinità non romane. L’Apollo romano apparirebbe dunque caratterizzato da uno dei tratti più arcaici del dio: quello legato al potere di infliggere malanni e di guarire. A Cuma invece, pur non essendo privo del carattere salutifero, si distingueva soprattutto per l’aspetto oracolare, per la presenza di un importante oracolo sibillino. Ad Apollo sarebbe connessa la fondazione della stessa città di Cuma: il dio infatti avrebbe indicato la rotta ai coloni calcidesi (ad ovest della Grecia appunto come la direzione del sole) in forma di colomba bianca. Augusto, alla fine del I sec. a.C., diede grande impulso al suo culto, facendolo uno dei cardini del suo piano di rinnovamento religioso e di propaganda personale: dopo la battaglia di Azio, fece restaurare il santuario di Apollo Aziaco, come ex voto per aver sostenuto i Romani. Dopo tre anni fece costruire un tempio per custodire i Libri Sibillini, condotti da Cuma, città sacra del regime augusteo. Nella IV ecloga delle Bucolicae virgiliane, redatta verso il 40 a.C., si preannuncia sulla scorta di un oracolo cumano la nascita di un personaggio che avrebbe instaurato una nuova età dell’oro sotto gli auspici di Apollo, riportando l’ordine e la prosperità: questo salvifico personaggio sarebbe stato, secondo la propaganda imperiale, lo stesso Augusto.

“Apollo e Artemide” – Portici

L’immagine è tratta da “Le Antichità di Ercolano Esposte”,

Tomo 2, Tavola XVII, pag. 113

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Curiosità su Apollo

Del dio Apollo si ricordano alcuni miracolosi signa: ad esempio sembra che si ripetesse abbastanza di frequente il fenomeno di un pianto miracoloso della sua statua lignea, soprattutto in occasione di sconfitte dei Greci ad opera dei Romani.

“Apollo e Dafne”

Gian Lorenzo Bernini (1623-1624)

Galleria Borghese, Roma

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