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Aquileia: rilievo del sulcus primigenius

Il rilievo del sulcus primigenius ad Aquileia

Il rilievo del sulcus primigenius ad Aquileia

Ad Aquileia, in un’asparagiaia di proprietà della famiglia Biasoli, durante il consueto lavorare la terra, fu ritrovata una lastra marmorea in due frammenti e con evidenti tracce di bruciatura, reimpiegata in una struttura d’età tardo antica. Si trattava di un unicum nel suo genere che rappresentava solo una parte di un corteo con alla testa una figura maschile cui seguivano due animali trascinanti un aratro. I due animali presentano un frontale che ne evidenzia una sacralità non però necessariamente connessa a riti sacrificali.

Alle spalle di questo primo gruppo un altro uomo poggia la mano sinistra sul braccio che guida l’aratro, mentre la destra reca il raschietto per la pulitura del vomere. Questo stesso personaggio porta la toga allacciata alla vita come una cintura secondo quanto prevedeva una legge valida per i fondatori di città e come ricordato da Catone nelle Origines.

Il nostro personaggio sembra in qualche modo attendere istruzioni dagli altri che seguono, magari un cambiamento di direzione per il tracciato dell’aratura, come si potrebbe desumere dal personaggio alle sue spalle che lo trattiene per un braccio. Alla fine del corteo di altre tre figure maschili che seguono la scena parlando fra loro l’uno assai vicino all’altro.

Ora c’è da chiedersi se il personaggio che guida l’aratro possa essere uno dei triumviri (P. Scipione Nasica, G. Flaminio e L. Manlio Acidino) che nel 181 a. C. dedussero la colonia di Aquileia e che nel rilievo sia stato rappresentato insieme ai coloni o ai sommi magistrati della città presenti però a un momento diverso da quello della fondazione e cioè l’ampliamento del perimetro cittadino avvenuto nel 169 a. C. quando T. Annio Lusco, P. Decio Subulone e M. Cornelio Cetego,condussero nuovi coloni ad Aquileia che assunse così l’aspetto di una vera e propria città romana.

Oggi si tende a pensare che il rilievo ripresenti l’atto di fondazione della città nel 181 a. C. secondo un rito attribuito a Romolo, ma pertinente al mondo etrusco e che si apriva con l’inauguratio del luogo e la consultazione degli dei a cui seguivano l’esecuzione di sacrifici, la delimitazione del suolo e infine una provvisoria costruzione di un recinto.

Sono riti molto complessi da decifrare e sicuramente pertinenti non solo al mondo romano ma che sono proprio quelli rappresentati nel rilievo aquileiese, anche perché non sembra che all’atto di ampliamento della cinta muraria fosse previsto nuovamente l’utilizzo dell’aratro.

A questo punto vale la pena chiedersi a quale tipo di monumento il fregio fosse pertinente. Poco lontano dal luogo del ritrovamento, in antico si trovava la cinta muraria d’età repubblicana nei pressi della Porta Meridionale, adatta proprio a ospitare un rilievo del genere che si è soliti datare tra l’età tiberiana e il regno di Claudio secondo la composizione della scena e la resa delle capigliature.

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