Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Arato di Soli

Arato fu uno dei massimi rappresentanti della poesia didascalica di età ellenistica. La poesia didascalica, il cui archetipo e modello fu Esiodo, autore molto amato dagli alessandrini, aveva per scopo quello di insegnare una disciplina senza rinunciare all’eleganza letteraria e, in epoca ellenistica, presentava una varietà di livelli:

  1. Il manuale scolastico composto con il solo intento di facilitare la memorizzazione
  2. Il poema che unisce il contenuto didattico agli intenti artistici (e questo è il caso di Arato)
  3. L’opera solo apparentemente didattica che esibisce la forma poetica adattata a contenuti peregrini (Nicandro di Colofone)

Secondo la tradizione, il re Antigono di Macedonia avrebbe incaricato Arato, dotto in medicina, di scrivere un poeta astronomico e Nicandro di Colofone, astrologo, di comporre un’opera sui veleni e sui loro antidoti. Questo dimostra che gli antichi si erano accorti che i due autori non erano esperti nelle discipline che trattavano e che ponevano in forma poetica. Arato, comunque, riesce a fornire una sintesi discreta di astronomia, a differenza di Nicandro, in cui prevale la ricercatezza dello stile.

Vita

Arato nacque a Soli, in Cilicia, alla fine del IV sec. a.C. Fu forse allievo di Menecrate di Efeso, grammatico e autore di poemi didascalici ed ebbe rapporti con Meneremo di Eretria e Timone di Fliunte. L’unico riferimento cronologico assoluto è il 276 a.C., l’anno in cui entrò nella corte di Pella presso Antigono Gonata. Arato fu poeta di corte e celebrò le nozze di Antigono con Fila, figlia del re Antioco I di Siria, con un Inno a Pan; divise la sua esistenza tra la corte macedone e quella di Antiochia. Morì intorno al 240 a.C.

Fenomeni

L’unica opera di Arato che ci è pervenuta sono i Fenomeni, poema didascalico in 1154 esametri. La sua datazione è incerta: forse fu composta tra il 275 e il 270 a.C.

L’opera si apre con una sorta di proemio, un Inno a Zeus (vv. 1-18) e, in antico, venne suddivisa in due parti: la prima, strutturata in varie sezioni, contiene la descrizione della volta celeste (vv. 19-732); la seconda descrive i segni utili per prevedere le variazioni metereologiche (vv. 733-1154).

Il poema, in realtà, risulta ripartito in questo modo:

  1. Proemio (vv 1-18)
  2. Descrizione della carta del cielo (vv. 19-558)
  3. Il calendario (vv. 559-757)
  4. Segni per prevedere il buono e il cattivo tempo (vv. 758-1154)

Il proemio è un inno a Zeus, la cui presenza è sentita da tutti e a cui tutti fanno ricorso. Zeus guida gli uomini nel loro lavoro attraverso segni celesti, indicando il momento migliore per le varie attività agricole. Negli ultimi quattro versi del proemio l’autore si rivolge direttamente alla divinità e alle Muse, affinché lo guidino nel suo canto. Nell’opera sono numerosi gli excursus mitologici e, di particolare rilevanza, è quello su Dike (la Giustizia), in cui l’autore, sulla scia di Esiodo, ripropone, rinnovandolo, il mito delle cinque generazioni: Dike frequentò gli uomini nel periodo della generazione dell’oro, insegnando loro le leggi della convivenza; dopo la degenerazione delle due età successive (dell’argento e del bronzo) abbandonò la terra e andò a stabilirsi in cielo, nella costellazione della Vergine. La fonte principale di Arato, per quanto riguarda la scienza astronomica, è Eudosso di Cnido, mentre la sezione sulle Previsioni si fonda sulla speculazione peripatetica e da, probabilmente, da un’opera di Teofrasto che non ci è pervenuta. Arato è di fede stoica, come dimostra la sua concezione di divinità che pervade l’universo e provvede ai bisogni degli uomini, governando e guidando ogni cosa attraverso i segni. La lingua di Arato è prevalentemente epica: l’autore infatti riprende parole omeriche e in qualche caso imita Parmenide ed Empedocle, superando le difficoltà di adattare lo stile epico alla materia astronomica utilizzando toni e livelli stilistici diversi.

L’opera di Arato ebbe grande fortuna: già Callimaco la elogiava. Tuttavia l’autore fu più volte rimproverato per la scarsa padronanza di astronomia e la completa dipendenza da Eudosso. Autori come Virgilio ne ripresero alcuni elementi e il poema di Arato fu per secoli il più diffuso manuale scolastico di Astronomia e la sua fama continuò per tutto il Medioevo e nel primo Rinascimento grazie alle numerose traduzioni latine.

Per saperne di più

L. Rossi, R. Nicolai, Storia e testi della letteratura greca. L’età ellenistica, Roma 2003.

J. Martin, Histoire du texte de Phènomenès d’Aratos, Paris 1956.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*