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Archiloco di Paro

Archiloco fu il primo lirico della letteratura greca: egli fece entrare nella sua poesia elementi di vita che possono definirsi autobiografici e fu profondamente criticato da Crizia (fr. 295 W = test. 46 T) e da Pindaro (Pitica 2,54), per il fatto che parlò malissimo di sé stesso e che utilizzava un linguaggio troppo aggressivo. Tuttavia proprio in queste tematiche e in questo linguaggio si può riconoscere l’originalità di un genere nuovo contrapposto all’epica, i cui massimi rappresentanti erano stati Omero ed Esiodo. Nella produzione di Archiloco compaiono una tecnica e un’etica militare del tutto nuova, la presenza di ambienti e situazioni che niente hanno di eroico e la rappresentazione dell’amore fisico e del sesso che in Omero era completamente bandita. Il poeta toccò anche una gamma assai vasta di reazioni umane, dall’amore, all’odio al dolore, riprendendo tematiche nobilitate dall’epos.

Vita

Non sappiamo molto sulla vita di Archiloco: le poche notizie che possediamo le ricaviamo dai suoi carmi. Il poeta nacque in una data imprecisata del VII sec. a.C. a Paro, una delle Cicladi. Il padre fu un tale Telesicle, la madre Enipò, una schiava tracia. La sua vita si svolse tra Paro, Taso e Nasso e fu soldato mercenario. Secondo la tradizione fu ucciso a Nasso da un certo Calonda: la sua vita deve essere stata piuttosto breve e la morte lo colse in servizio di guerra.

Tematiche trattate nei suoi carmi

Una parte dei suoi frammenti è dedicata a feroci invettive contro un certo Licambe e la figlia Neobule: il padre si sarebbe rifiutato di dare la figlia in matrimonio al poeta, pur avendogliela promessa e poi si sarebbe impiccato con le figlie per la disperazione indotta dai versi del poeta. Alcuni hanno voluto considerare questa vicenda biografica: più probabilmente si tratta di un topos, ovvero di una sorta di luogo comune che ritorna in altri poeti lirici, ad esempio in Ipponatte. L’amore viene visto in questi versi in maniera tormentata ed aggressiva; ma in altri casi il poeta scrive versi d’amore molto più delicati (fr. 25 T = 30 W; fr. 197 T. = 191 W). Le immagini forti, tuttavia rimangono frequenti e spesso rimandano al sesso.

Un’altra tematiche assai cara al poeta è quella della guerra. Archiloco fu un soldato mercenario e la sua vita fu estremamente dura, infatti ne descrive gli stenti e le difficoltà. Il suo mestiere viene visto con ironia e, soprattutto, con realismo. Molto importante è il rovesciamento dei valori tradizionali dell’epoca: il poeta rifiuta l’eroe omerico “bello e buono” e preferisce un guerriero più piccolo e con le gambe storte, ma pieno di coraggio (fr. 96 T. = 114 W.). L’autore stesso confessa di essersi liberato, durante una battaglia, dello scudo poiché questo era l’unico modo per salvarsi la vita: anche questo episodio è in contrapposizione ai valori tradizionali che vedono disonorevole l’abbandono delle armi e preferiscono la morte alla sconfitta in guerra. Molto importante è la valenza del vino che ha una triplice funzione: fisiologica (riscaldare il poeta durante le fredde notti di inverno); psicologica (consolarlo con la sua capacità di togliere i freni inibitori e rendere allegri); ispiratrice (spesso è fonte di ispirazione per il poeta che, nell’ebbrezza riesce a comporre versi più belli).

Ad Archiloco viene anche attribuito un epinicio (canto per la vittoria) a Eracle e diverse favole, come quelle della volpe e l’aquila e della volpe e la scimmia (frr. 188, 192 e 189 T. = 185-187 W.).

Rapporto con la divinità ed etica

Archiloco segue la religiosità dell’epos e nei suoi carmi si trovano molte invocazioni grandiose, seppure attribuite a personaggi fittizi, come quelle ad Apollo (fr. 30 T. = 26,5-6 W.) e a Zeus (fr. 174 T. = 177 W.). Il dolore in Archiloco è sempre presente, così come la forza che permette di sopportarlo: egli esorta a non esaltarsi nella buona sorte e a non deprimersi nella cattiva

Lingua e stile

La lingua utilizzata da Archiloco è quella omerica sia nei dattili, sia nei distici elegiaci; nei versi giambici invece utilizza espressioni più colloquiali (il giambo infatti si avvicinava come ritmo alla lingua parlata quotidianamente ed era usato dal poeta soprattutto per le invettive). Lo stile è funzionale alla tematica trattata che spazia molto dai momenti più alti ispirati all’epos, all’ironia e allo scherno propri del genere giambico.

Fortuna

Archiloco è stato uno dei poeti più popolari nel mondo antico, grazie all’ampiezza di tematiche e stili presente nella sua produzione. Era considerato il padre dell’elegia arcaica e del giambo già in epoca alessandrina e viene citato, criticato e commentato da autori quali Eraclito, Pindaro, Crizia, Platone e Aristotele, che lo contrapposero spesso ad Omero. Paro, la sua isola, lo onorò alla metà del III sec. a.C. con un santuario in suo nome. In epoca cristiana l’autore fu completamente ripudiato e nel mondo moderno è noto soprattutto per aver creato una poetica individualistica di stampo moderno, avente come centro l’Io.

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