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Ardipithecus (Australopithecus) ramidus

Ardipithecus (Australopithecus) ramidus

Carta di identità dell’Ardipithecus ramidus

  • Famiglia: Hominidae
  • Genere: Ardipithecus (Australopithecus ?)
  • Specie: Ramidus
  • Luoghi di ritrovamento: Aramis (Etiopia)
  • Datazione: 4,4 Ma
  • Olotipo: individuo ARA-VP-6/1 (10 denti permanenti)

Descrizione generale dell’Ardipithecus (Australopithecus) ramidus

I resti pertinenti ad Ardipithecus ramidus sono stati rinvenuti nelle vicinanze di Aramis, nella valle del fiume Awash in Etiopia. In un primo momento questo ominide è stato considerato la più antica specie di australopitecina e pubblicato nel 1994 come Australopithecus ramidus, ma fin dalla prima pubblicazione gli autori sostennero che si trattasse di una scelta comunque prudente e che la nuova specie meritasse probabilmente una distinzione a livello generico. Difatti questi stessi autori, pochi mesi dopo, pubblicarono un trafiletto in cui proponevano di assegnare la specie ramidus ad un nuovo genere, Ardipithecus, che traeva origine dalla parola “ardi”, che in lingua Afar significa terra o suolo. Il nome di questo nuovo genere, che significa scimmia terrestre, pone, quindi, l’accento sul tipo di locomozione che differenziava A. ramidus dagli altri ominoidi (pongidi e ilobatidi).

Quasi tutti i reperti pertinenti a questa specie sono stati ritrovati in superficie, in strati compresi tra due orizzonti vulcanici: GATC (Gàala Vitric Tuff Complex), il più antico, e DABT (Daam Aatu Basaltic Tuff), il più recente. La datazione col metodo 40Argon/39Argon del GATC ha permesso di stabilire che i resti di ramidus risalgono a 4,4 milioni di anni fa.

L’olotipo di questa specie è l’individuo ARA-VP-6/1, rappresentato da soli dieci denti permanenti, mentre gli altri individui sono rappresentati anch’essi principalmente da denti, ma anche da frammenti craniali e post-craniali.

I primi caratteri presi in considerazione per la descrizione di questa nuova specie sono relativi al m1 (primo molare deciduale inferiore), che ha sempre avuto un ruolo importante nello studio delle diverse specie di australopitecine. Il m1 di ramidus, individuo ARA-VP-1/129, si presenta stretto e lungo, con talonide basso e cuspidi poco sviluppate, molto più simile morfologicamente a quello osservabile in un Pan che a quello di un’australopitecina, decisamente più grande.

Tra i denti permanenti è stato possibile osservare che: lo smalto dentale dei canini, dei premolari e dei molari è più sottile rispetto a quello delle australopitecine; i canini sono voluminosi e, se messi in rapporto con i premolari ed i molari, dimensionalmente parlando i valori emersi sono simili a quelli rilevati tra le grandi scimmie di sesso femminile, anche se sono comunque più incisiviformi rispetto a queste ultime; i primi premolari inferiori hanno protoconide alto e non si distinguono benissimo dai denti omologhi delle grandi scimmie; nei secondi premolari inferiori lo sviluppo del talonide è minimo.

A livello craniale è stato osservato che la base è accorciata, il forame magno è spostato più in avanti rispetto alle grandi scimmie e la fossa mandibolare non ha eminenza articolare.

A livello del post-craniale le osservazioni più interessanti sono state fatte a livello di omero, radio e ulna sinistri pertinenti all’individuo ARA-VP-7/2, che è stato rinvenuto circa 60 cm al di sopra dello strato DABT, quindi in posizione stratigrafica diversa rispetto agli altri reperti. Dal momento che lo strato DABT non è stato datato, è impossibile determinare quanto questo individuo sia più recente rispetto agli altri rinvenuti, anche se l’evidenza biocronologica suggerisce che non si debba parlare di un intervallo di tempo molto ampio.

I resti dell’arto superiore presentano caratteri in parte tipici delle grandi scimmie, come la forte angolazione della superficie articolare inferiore del radio, causata dalle grandi dimensioni del processo stiloideo, ed in parte degli ominidi più recenti, come la testa ellittica dell’omero e l’orientamento in senso anteriore di incisura trocleare e di inserzione del brachiale dell’ulna, e dimostrano che le dimensioni corporee di un ramidus dovevano essere simili a quelle di un afarensis.

I resti di A. ramidus sono spesso associati a numerosi reperti faunistici, come scimmie colobine (30%) e bovidi di media taglia, mentre sono rari i mammiferi di grande taglia e la fauna acquatica. Per quanto riguarda i resti vegetali sono molto numerosi i semi Canthium, un genere comune nelle foreste africane.

Dal momento che le ossa pertinenti a questa specie presentano condizioni di conservazione e distribuzione spaziale simili a quelle dei mammiferi di media taglia e frequentemente su di esse sono stati messi in rilievo le impronte lasciate dai denti di carnivori, è stato ipotizzato che A. ramidus vivesse in ambiente forestale, anche se secondo Wood (1994) questa ipotesi avrebbe bisogno di ulteriori studi per essere confermata, dal momento che spesso molti fenomeni tafonomici possono alterare l’evidenza fossile.

In definitiva è possibile ipotizzare che Ardipithecus ramidus fosse un primate di dimensioni simili ad un Australopithecus afarensis, ma con denti più piccoli e morfologicamente simili a quelli di un Pan. Pur mancando resti di arti inferiori, che possano dare indicazioni sicure sul tipo di locomozione, alcuni caratteri presenti anche negli ominidi più recenti, come i canini permanenti più incisiviformi di quelli delle grandi scimmie, il forame magno spostato in avanti e l’orientamento anteriore dell’incisura trocleare dell’ulna, sono messi in correlazione col bipedalismo, anche se, secondo alcuni autori, questo non proverebbe sufficientemente l’andatura bipede presso questa specie e, sulla base dei caratteri dentali, addirittura si tratterebbe piuttosto di un antenato delle grandi scimmie.

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