Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Armi etrusche

Le armi degli Etruschi

Tutte le armi adottate nel villanoviano continuarono ad essere usate dai guerrieri etruschi; la consolidata abilità degli artigiani etruschi nella lavorazione dei metalli portò ad una sempre maggiore perfezione nella realizzazione di armamenti che si arricchirono notevolmente nelle forme. Uno dei cambiamenti più spiccati nella produzione delle armi fu l’introduzione del ferro che talvolta soppiantò del tutto l’uso del bronzo; per l’acquisizione di nuove tecniche e modelli fu invece fondamentale l’influenza subita dalle popolazioni orientali, che portò spesso all’adozione di forme originali, del tutto nuove poi rielaborate in ambiente etrusco.

Armi etrusche: asce, spade, lance

Armi etrusche: asce, spade, lance

Ascia

L’antichissima ascia, ancora frequentemente usata, era costruita sia ad una lama che a due, questo tipo, la cosiddetta bipenne, caratterizzava l’armamento dei capi, quale simbolo di forza e di potenza; usata da vari reparti dell’esercito, sia cavalieri che fanti, era del tutto simile ai modelli villanoviani, dotata delle stesse tipologie di immanicatura con cannone di metallo, spesso arricchite da motivi decorativi.

Spada

La spada etrusca, nonostante vantasse una lunga tradizione d’uso in ambiente italico, fu l’arma che maggiormente subì l’influsso dei tipi greci: a partire dall’età arcaica si diffuse l’uso della spada corta in ferro dalla lama dritta, sulla scia di quella utilizzata dagli opliti greci; tipicamente orientale, ma ben presto ampiamente presente nell’esercito etrusco, fu la cosiddetta kopis, sul modello della nota machaira di origine greca; si trattava di una sorta di sciabola dalla lama ricurva sottile ed affilata tale da infierire ferite profonde.

Lancia

Immancabile nell’armamento del guerriero etrusco era la lancia, identica a quella già usata nel villanoviano, ma più pesante per meglio resistere agli urti con gli scudi divenuti più robusti, alle sollecitazioni e ai colpi di spada; le punte di queste armi mantennero l’originaria forma “a foglia”, ma essendo ormai realizzate in ferro e con tecniche costruttive evolute, erano prive della nervatura centrale come rinforzo. Diffusa era poi l’asta leggera, ovvero il giavellotto. Meglio documentato rispetto all’epoca villanoviana è l’uso delle armi da tiro, in particolare delle frecce: esemplari eccezionalmente in ottimo stato di conservazione, sia in bronzo che in ferro, sono stati rinvenuti ad esempio a Populonia, dal Tumulo dei Carri provengono ad esempio le punte in ferro risalenti al periodo orientalizzante, dalla forma conica o ad alette, tipiche dell’epoca.

Armi etrusche: elmi, armature, scudi

Una notevole varietà caratterizzò l’armamento difensivo dei guerrieri etruschi, composto da elmi, scudi, corazze e schinieri, poiché ai modelli realizzati dagli artigiani etruschi se ne aggiunsero nuovi importati in particolare dall’oriente.

Elmi

Per quel che riguarda gli elmi, sono i cospicui ritrovamenti di esemplari pressoché intatti ad informarci sulle varie tipologie in uso tra i guerrieri; nonostante la diversità delle forme, comuni erano le tecniche di realizzazione: gli elmi erano in bronzo, costruiti in un unico pezzo o in più parti poi congiunte, tutti dovevano avere imbottiture interne di cuoio o tela ed erano fissati al capo tramite un soggolo di cuoio.

Il tipo più diffuso era il cosiddetto elmo di Negau, dal nome del villaggio nei pressi di Zenjak in Slovenia, in cui ne sono stati scoperti in gran numero, ampiamente diffuso anche nell’Italia settentrionale come nell’area alpina e slovena; aveva la forma di morione con predisposto un supporto per fissare il piumaggio e talvolta una cresta di crini, probabili simboli dell’alto rango detenuto dal guerriero. Meno elaborato e diffuso nella sola Etruria era il cosiddetto tipo “a campana”, una semplice calotta con il bordo inferiore sporgente tale da suggerire la forma di una campana; semplice da fabbricare, poco costoso ed in genere privo di elementi decorativi, probabilmente apparteneva alle ultime classi dell’esercito. Importato dalla Grecia fu invece l’elmo di tipo corinzio, utilizzato nell’esercito etrusco dagli opliti poiché segno distintivo di autorità militare; rispetto ai tipi già in uso tra gli Etruschi, garantiva la totale protezione del capo, essendo dotato di paranaso, paraguance e paranuca, lasciando scoperti i soli occhi del guerriero; dall’originario modello greco furono poi realizzate dagli artigiani etruschi delle varianti, come l’elmo di tipo italo – corinzio, con maggiore accentuazione delle protezioni del viso, al punto da ridurre sensibilmente le cavità per gli occhi e per la bocca.

L’elmo corinzio non fu l’unico proveniente dal mondo greco: dal IV secolo ad esempio si cominciò a diffondere l’elmo calcidese, caratterizzato da aperture laterali per le orecchie e dai paraguance mobili, sulla scia di questo modello, con un ulteriore semplificazione delle forme. In questa grande varietà di forme, uno degli elmi più in uso nell’esercito etrusco fu il cosiddetto montefortino, introdotto dal IV secolo in seguito alle invasioni dei Galli, diffuso non solo in Etruria ma su tutto il suolo italico: aveva forma a calotta, dotato di un apice ornamentale nella parte superiore, con paranuca lievemente sporgente e paraguance mobili spesso decorate a rilievo.

Corazza

Indispensabile per la difesa del corpo era la corazza: a partire dal V secolo si realizzarono i primi modelli interamente in bronzo ed anatomiche, in quanto riproducevano a sbalzo la muscolatura del torace; erano fabbricate in un unico pezzo o in due parti poi unite da lacci di cuoio fissati a ganci, probabilmente prerogativa di capi militari e della cavalleria pesante; a fianco di queste, destinate alla fanteria oplitica, erano invece le corazze in tela di lino rinforzate e guarnite con borchie o squame metalliche. Le restanti classi dell’esercito erano poi equipaggiate con pettorali metallici a forma di disco, talvolta presente anche sul dorso, fissata al corpo da cinghie di cuoio. A protezione delle parti inferiori venivano usati gli schinieri, ma solo dalle prime classi; spesso, come le corazze, avevano forma anatomica riparando la gamba dalla caviglia al ginocchio.

Scudo

L’armamento di ogni guerriero era infine completato dallo scudo, diverso tra le varie classi militari: fin dall’epoca arcaica, gli opliti e i cavalieri della prima classe combattevano protetti da scudi circolari in lamina di bronzo, i cosiddetti scudi argivi; avevano dimensioni notevoli così da riparare il corpo per intero, ed erano pesanti e robusti in modo da resistere all’impatto con le armi nemiche, a cui erano sottoposti in particolare gli opliti combattendo in prima linea. Come apprendiamo dalle numerose rappresentazioni giunte fino a noi, gli scudi argivi dovevano essere decorati esternamente, in genere con motivi geometrici o mitologici, dal valore puramente ornamentale o utilizzati come elemento di riconoscimento di un particolare reparto all’interno dell’esercito; talvolta il soggetto rappresentato sullo scudo rappresentava il simbolo della città a cui il guerriero apparteneva.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*