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Artezian

Artezian, un insediamento fortificato nella penisola di Crimea

Artezian si trova vicino al Mar d’Azov, nel sud est dell’Ucraina e più precisamente nella penisola di Crimea, una regione molto pittoresca fatta di steppe, fiumi sinuosi e sorgenti ricche di pesci e di uccelli selvatici. Qui, per oltre vent’anni una spedizione archeologica russo-crimea ha condotto degli scavi nell’insediamento fortificato di Artezian, con l’aiuto di un gruppo di volontari internazionali. La presenza umana in questo sito risale all’epoca preistorica e i panorami che possiamo vedere oggi non sono molto diversi da quelli di allora (secondo e terzo millennio a.C.), con le sequenze di colline circondate da sentieri e strade sterrate che collegano le zone costiere con le regioni interne più remote della penisola di Kerch. Verso il quinto secolo a.C, con la fondazione del regno del Bosforo, quest’area diventò un’importantissima e strategica base economica del potere imperiale, colonizzata dai militari. Gli insediamenti più grandi occupavano i siti più elevati, ideali in termini di difesa per le città fortificate che avevano bisogno di comunicare con le altre regioni del ragno. Nel mezzo di questo territorio, con un’estensione di circa sette ettari, sorge Artezian, in una posizione elevata e protetta naturalmente dalle caratteristiche geologiche del luogo.

Finora gli scavi si sono concentrati su un’area di 8.000 metri quadrati e, dal punto di vista archeologico, il sito contiene una complessa stratigrafia che raggiunge una profondità di circa sei metri, che cronologicamente si allunga indietro di migliaia di anni. Tuttavia, lo strato di suolo più interessante è uno strato bruciato che testimonia la quasi totale distruzione dei sito in occasione di una guerra tra i Bosfori e i romani del 44-45 d.C. Circa un metro e mezzo sotto la superficie, sono stati ritrovate centinaia di statue di terracotta (molte delle quali in perfetto stato di conservazione), migliaia di monete e di utensili domestici e resti di armi appartenenti a chi aveva il compito di difendere la fortezza.

“Ancora non è chiaro come si chiamava questa antica fortificazione ma alcuni ricercatori storici pensano che potrebbe essere la Parosta che venne menzionata dallo storico romano Plinio e dal geografo greco Ptolemo. La traduzione dall’antico persiano di Partosa vuol dire “che sta davanti”, mentre in indo-ariano vorrebbe dire “situata presso la foce di un fiume, vicino al porto”. Sicuramente la sua posizione ci suggerisce che doveva essere una fortificazione in prima linea appartenente a un complesso sistema di fortificazioni circondate da fossati, che avevano lo scopo di difendere i centri più importanti e vitali del regno del Bosforo dagli attacchi dei predoni nomadi che arrivavano dalla steppa. Era anche il luogo ideale per controllare le zone circostanti, ospitare gli alloggiamenti governativi reali, i presidi militari, gli esattori delle tasse e i commercianti.

L’insediamento fortificato ha una pianta lineare, dove la parte centrale era occupata dalla cittadella. Sui margini di questa zona erano presenti degli antichi altari, di cui oggi sono rimasti solo quattro mucchi di ceneri. Nonostante una storia di circa 1200 anni, la fortezza sembra essere stata ripetutamente data alle fiamme durante gli attacchi dei nemici e danneggiata da potenti terremoti. La cittadella consiste in un insieme di imponenti torre rettangolari e di mura create con grandi massi di pietra che risalgono ad un periodo che va dal primo secolo a.C al primo secolo d.C.

Le torri sono particolarmente degne di nota per la loro architettura matematicamente precisa e per la loro architettura resistente ai danni causati da un eventuale terremoto. Tutta la fortezza era circondata da un fossato profondo dai tre ai cinque metri e largo fino a dodici metri, parzialmente rivestito in pietra. Un sistema di drenaggio sotterraneo, costruito con blocchi di pietra quadrati, era utilizzato per condurre l’acqua via dal fossato. Dentro le mura della cittadella c’erano quattro pozzi, con una profondità di una quindicina di metri, tre dei quali erano rivestiti in legno, e uno in pietra.

Uno dei governanti della cittadella in questo periodo era uno dei più acerrimi nemici di Roma, ossia il re del Ponto, Mitridate VI Euptatore Dioniso. I piani inferiori della cittadella ospitano delle caserme di dimensioni ragguardevoli e questi grandi edifici, situati su diversi terrazzamenti, erano molto ben progettati. I muri erano costruiti con una scacchiera comporta da grandi blocchi e sassi più piccoli, una caratteristica piuttosto insolita per le regioni settentrionali del mar Nero.

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“Se si analizza la ricchezza e la grande varietà dei ritrovamenti e la qualità delle opere architettoniche, se ne può dedurre molto chiaramente che gli abitanti della cittadella avevano raggiunto un buon tenore di vita. Le aree dedicate alla vita domestica e lavorativa erano raggruppati insieme e con una disposizione molto regolare lungo le strade lastricate, e potevano contare su mura in pietra e tetti in tegole. Gli edifici residenziali erano dotati di sistemi fognari e di drenaggio idrico, e alcune delle case erano anche dotate di decorazioni in marmo. Chi le abitava aveva a disposizione grandi granai e aree molto spaziose per la vinificazione, con aree semi-interrate che contenevano otri conficcati nel terreno per la conservazione del vino. Tra le altre attività della popolazione c’erano l’allevamento di bestiame e di pollame, la caccia e la pesca, la manifattura di prodotti in terracotta, la filatura di tessuti, la fusione del rame, la lavorazione del ferro e la soffiatura del vetro. Nella zona periferica di questo insediamento sono state ritrovate tracce di un’attività di tipo agricolo: antichi vigneti, cascine e orti. Ancora, sono state ritrovate anche numerose cave per l’estrazione di materiali da costruzione.

La necropoli dell’insediamento aveva un’estensione di oltre 15 ettari, di cui circa 3.000 metri quadrati sono già stati oggetto di scavi. Sono state ritrovate circa 400 tombe comuni e sette tumuli monumentali con volte in pietra destinati all’elite più benestante. I morti venivano sepolti in bare o in sarcofagi decorati con modanature in gesso dipinto e poi calati nelle tombe, accompagnati da ceralacca rossa e manufatti in vetro come piatti, ciotole, brocche e bicchieri, vasi e ampolle per l’imbalsamazione, e piccole fiale di fragranze preziose. I doni sepolcrali per i bambini e le donne consistevano in perline, braccialetti di bronzo, orecchini e anelli, mentre i maschi adulti venivano sepolti con spade e lance, punte di freccia e accessori in metallo per l’abbigliamento e l’equipaggiamento da combattimento. Nella stessa necropoli sono state anche ritrovate delle tombe di cavalli e di cani. I cavalli venivano sepolti con gli elementi in ferro e le fibbie che facevano parte dei loro finimenti. Alcuni di loro avevano tracce di vecchie ferite riportate in battaglia, ormai guarite.

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Il ritrovamento delle armi, dei resti delle armature in metallo e delle ferite di guerra testimonia l’esistenza di una forte presenza militare all’interno della popolazione, di cui certamente faceva parte anche un reggimento di cavalleria, come testimoniano le statuette di uomini al galoppo, le immagini delle tombe risalenti ai primi secoli a.C., la sepoltura di cavalli nella necropoli e la presenza di un alto numero di ossa di cavalli ritrovati anche negli altri strati del terreno.

Oltre a quello che si poteva dedurre sul loro rapporto con la vita militare, sembra anche che la popolazione godesse di un buon livello di educazione e di cultura generale, visto che l’insediamento contiene parecchie centinaia di esemplari di graffiti e di iscrizioni che utilizzavano l’alfabeto greco e alcune abbreviazioni di uso comune di nomi e di termini greci. Si può quindi dedurre che la popolazione aveva una base di cultura greca, con pochissime influenze “barbariche”.

Questo lungo periodo di relativa stabilità dovette poi terminare, visto che intorno al quarto secolo d.C. ci fu una notevole riduzione della popolazione dell’insediamento e il sito di Artezian cadde nell’oblio. Questo fu causato dal peggioramento delle condizioni ambientali e da sollevamenti militati in tutta la regione, che hanno portato poco a poco alla fine del predominio dei Bosfori. Dalle steppe apparvero prima i Khazar e successivamente gli Alani, che vivevano in yurte e in piccole case rotonde di mattoni dotate di recinti per il bestiame, che parlavano una lingua completamente diversa da quella dei loro predecessori e che diedero inizio a un nuovo stile di vita per tutta la zona.

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