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Asclepio

Asclepio o Esculapio

Asclepio, dio greco della medicina, Esculapio per i Romani, ebbe particolare fortuna in età ellenistica; Il culto di questa divinità ctonia ha suscitato notevole imbarazzo tra i contemporanei per la sua formazione recente e la povertà del mito in confronto alle stratificate leggende arcaiche sugli dei più antichi. Le prime citazioni relative a questo dio, comunque, sono molto antiche e risalgono ad Omero, che ne parla nell’Iliade (Omero, Il., II, 731-732; IV, 193-219; XI, 504-520), ad Esiodo (Es., Catal. Delle donne, frgg. 59-60) e a Pindaro (Pind., Pitica III).

Miti relativi ad Asclepio

Secondo il mito narrato da Esiodo Coronide, figlia del re della Tessaglia Flegia, ebbe un figlio da Apollo; quando poi ella stava per unirsi in matrimonio al mortale Ischi, venne ferita da Artemide e messa al rogo, per ordine del dio adirato, che però sottrasse alle fiamme il figlio non ancora nato, e lo portò al saggio centauro Chirone, esperto nelle scienze, affinché ne avesse cura e lo allevasse. Così Asclepio crebbe tra le montagne della Tessaglia e divenne esperto nell’arte medica (Pindaro, Pitica III). Dopo aver richiamato un morto in vita dietro compenso, fu ucciso dallo stesso Zeus per aver turbato l’ordine naturale delle cose.

A Epidauro, principale centro di culto del dio, il mito ricevette una forma diversa. Flegia, padre di Coronide, giunse ad Epidauro, dove sua figlia diede alla luce il figlio di Apollo, affidandolo poi alla sua sorte tra i monti. Il piccolo fu nutrito da una capra selvatica e custodito da un cane, finchè non lo vide un pastore, che si meravigliò dello splendore divino del piccolo: presto le sue facoltà di guaritore lo resero famoso per contrade e paesi.

Iconografia e monumenti antichi collegati

Asclepio veniva rappresentato dagli scultori antichi come un uomo barbato dall’aspetto benevolo e paterno, rivestito da un mantello, con l’ascella poggiata ad un bastone (l’omphalos), intorno al quale si avvolgeva il serpente, l’animale che lo rappresentava. Il serpente di Asclepio era un animale mansueto che, venendo a contatto con il fedele o sfiorandolo con la lingua, contribuiva alle guarigioni operate dal dio; talvolta lo stesso Asclepio assumeva le sembianze di un serpente. Altri animali sacri ad Asclepio erano il cane e la capra.

Ad Asclepio vengono attribuiti due figli, i due medici Podalirio e Macaone e delle figlie, Akeso, Iaso, Panacea, Egle ed Igea.

Ad Epidauro, dove si trovava il più importante santuario del dio, si sviluppò una vera e propria scuola di medicina, le cui pratiche erano soprattutto magiche, ma che preparò l’avvento di una medicina più scientifica. Quest’arte era praticata dalla famiglia degli Asclepiadi, o discendenti di Asclepio. Altri santuari del dio, estremamente noti nel mondo antico, si trovavano a Corinto, Trezene, Atene, Lebena e Pergamo.

Cenni sul culto di Asclepio

Asclepio guariva ogni genere di malattia. I suoi santuari erano una sorta di ospedali e i sacerdoti erano anche medici, che facevano operazioni o davano consigli. La medicina che si praticava all’interno di questi luoghi di culto costituiva un punto di contatto tra il trascendente e l’empirico. Vi si praticava l’incubatio: il malato, fatto giacere in appositi ambienti, trascorreva la notte e, in sogno, riceveva consigli o veniva guarito dal dio. La documentazione epigrafica ci offre numerosi esempi di guarigioni miracolose. La fama dei suoi miracoli si diffuse rapidamente a partire dal VI sec. a.C., in quanto Asclepio era l’unico dio che medicava e guariva oltre i limiti delle leggi naturali.

L’importazione del culto a Roma

Il culto del dio fu importato a Roma agli inizi del III sec. a.C. ed ebbe la sua sede sull’Isola Tiberina. Nel 293 a.C. i Romani si trovavano impegnati nella Terza Guerra Sannitica, quando una terribile epidemia si abbattè sull’Urbe (Liv., Ab urbe cond., X, 47,7). I libri sibillini suggerirono di chiedere aiuto al santuario di Asclepio in Epidauro, dove fu mandata una delegazione di dieci uomini. Giunti ad Epidauro, i Romani ottennero dai dirigenti del santuario un serpente, simbolo e personificazione di Asclepio e con il serpente presero la via del ritorno. Arrivata alle foci del Tevere, l’imbarcazione risalì il fiume e giunse al porto militare, che si trovava di fronte all’isola Tiberina. Qui avvenne il prodigio: il serpente strisciò fuori dalla nave, si buttò in acqua, e salì sull’isola, poi, miracolosamente sparì e con il serpente sparì anche l’epidemia di peste che aveva decimato la popolazione (Ovid., Metam.,XV, 622ss).

Per approfondire

P. Grimal, Enciclopedia dei miti, Garzanti, Milano 1990.

M. Guarducci, L’isola Tiberina e la sua tradizione ospitaliera, in “RAL” 26, 1971, pp. 267- 281; ora in Scritti sulla religione greca e romana e sul Cristianesimo (EPRO 98), Leiden 1983, pp. 180-197.

  1. Krug, Medicina nel mondo classico, Giunti ed., Firenze 1990.

1 Commento su Asclepio

  1. Sono medico e scrittore e trovo che il mito di Asclepio / Esculapio contenga un insieme molto prezioso e sottovalutato si simboli e ammaestramenti – vedi ad esempio il capitolo “Medicina: scienza applicata e multidisciplinare. Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni” del mio libro “Consapevolezza e memoria” in cui proprio questo mito ha dato un’impronta molto incisiva.

    Mi piacerebbe poter disporre di un poster raffigurante Asclepio anziano come quella raffigurazione che appare nella figura d’inizio di questo file: vorrei porlo nel mio studio accanto alla copia stampata da Tallone del Giuramento di Ippocrate.

    E’ possibile averne una copia e quale potrebbe esserne il prezzo?

    Mi scuso per la domanda un poì anomala

    dr. Anna Fubini
    via Ormea 82
    110125 Torino
    tel011 6687080

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