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Atene: monumenti in epoca romana

Atene monumenti in epoca romana

Storia dei rapporti tra Roma ed Atene

La situazione urbanistica di Atene durante l’occupazione romana non subisce molte trasformazioni, data la stima e la riverenza che Roma nutriva nei confronti di questa città considerata la culla della cultura e del sapere filosofico. Sia ben chiaro che sin dall’inizio i rapporti con i romani non furono di certo dei più amichevoli; gli ateniesi., tra tutti i greci, erano i più agguerriti sostenitori della loro libertà. Durante il periodo delle guerre civili la polis sbaglia tutte le sue alleanze: prima si schiera con Pompeo, poi con i cesaricidi ed infine con Antonio.

Cesare nel 48 a.C., poco prima di Farsalo, devasta l’Attica e Megara e nel 47 a.C., con molta probabilità, Atene subì la confisca dei beni, forse proprio la somma di denaro (o quanto ne restava) che Cesare le aveva donato nel 50 a.C. per la costruzione di un mercato cittadino (Agorà romana).

Antonio fu particolarmente amato tanto da essere appellato come filathenaios ed ottenere la cittadinanza ateniese; nel 38 a.C. fu nominato Neos Dioniysos, durante le Panatenee, e sua moglie Ottavia (sorella di Augusto) Athena Polias. Più tardi, nel 32 a.C., fu onorato di nuovo come Neos Dionysos, ma questa volta con lui c’era Cleopatra, come Nea Isis.

Il quadro dei rapporti di Augusto con la città sono molto burrascosi e scanditi da una serie di viaggi dell’imperatore: dapprima nel 31 a.C., dopo Azio, Ottaviano perdona l’errore di Atene di aver sostenuto la causa di Antonio, invece nel 22-21 a.C., stando a Cassio Dione, l’imperatore si mostrò assai duro confiscando Egina ed Eretria ed in tale occasione si ricorda che la statua della Parthenos si sia volta in direzione di Roma sputando sangue.

Una terza visita si ha nel 19 a.C. ed in tale occasione la città tenta la riconciliazione.

Augusto riconosceva il valore e l’importanza che una polis come Atene rivestiva e se lui, direttamente, non riuscì mai ad essere in perfetta sintonia con gli ateniesi, ci riuscì invece il suo genero Agrippa che, insieme con i figli Caio e Lucio Cesari, fu particolarmente amato.

Dopo la morte di Augusto tra tutti i suoi successori fu Adriano ad essere la figura più significativa nella storia della città; parlare di questo imperatore significa dare attenzione al suo programma panellenico, per finalizzare la fedeltà greca a Roma. Il vincolo principale della lealtà era il culto di Adriano stesso come Olympios e Panhellenios.

Le attività erano volte soprattutto al culto dell’imperatore e a festeggiare ogni quattro anni le Panhellenia nel Panhellenion e nell’Olympeion, i due principali centri di culto di Atene; purtroppo del Panhellenion non ci esistono testimonianze archeologiche, ma solo quelle delle fonti, in modo particolare Pausania, di cui i passi non chiarissimi ne rendono difficile la collocazione topografica.

Monumenti di Atene in età romana

Atene monumenti in epoca romana e acropoli

Acropoli

Per quanto possa sembrare strano i Romani non andarono ad alterare l’aspetto dell’acropoli e i motivi di questa scelta possono essere molteplici: Atene quale “città museo” e capitale della cultura viene riverita ed essendo l’Acropoli il cuore della città era considerato poco opportuno e negativo per l’immagine romana andare ad intaccare questo suolo.

L’unica presenza riconoscibile dell’intervento imperiale e quella di un piccolo tempio circolare dedicato a Roma ed Augusto. Il tempio non è ricordato dalle fonti, neanche da Pausania, che forse lo ritiene poco significativo, ma tracce della sua presenza sono ben evidenti grazie ad una serie di rinvenimenti di elementi architettonici in più punti dell’acropoli.

Sembra plausibile la sua collocazione in prossimità dell’Eretteo, centro del culto di Athena Polias (Fondatrice) secondo la volontà di associare in armonia questa dea con la personificazione di Roma. La fondazione del tempio si pone nel 19 a.C. in concomitanza alla ritrovata amicizia tra Augusto e Atene.

Fino alle II secolo d.C. non ci furono più interventi edilizi in questa zona; nel 161 d.C. si inaugura l’ Odeion di Erode Attico che trova posto in prossimità del teatro ai piedi della collina dell’Acropoli.

Contestualmente ad esso fu realizzato anche un portico, definito di Eumene, per un’errata interpretazione di Vitruvio (V, 9, 1) per cui per molto tempo l’edificio fu attribuito ad Eumene II di Pergamo e cronologicamente posto in età ellenistica, ma la tecnica, i materiali costruttivi e l’uso esteso di volte ed archi hanno permesso di collocarlo in piena età romana.

Odeion di Agrippa

Nel corso del II a.C., quando Roma già si stava affacciando sul suolo greco, l’agorà costituiva il cuore pulsante di tutte le attività politiche e commerciali e gli Attalidi, regnanti a Pergamo, intervennero trasformandola in una vera piazza di tipo ellenistico, cioè un’area aperta circondata da portici, con la costruzione di tre stoai (portici), “di mezzo”, sud ed est.

L’opera più imponente di età romana è l’Odeion di Agrippa, che fu individuato durante degli scavi tra il 1934 ed il 1936 ed ulteriormente indagato tra il 1938 ed il 1940.

Fu da subito associato, per la sua localizzazione e per il tipo distruttura, all’edificio menzionato nel II d.C. da Pausania, che definisce il teatro un “odeion”, e a quello ricordato da Filostrato, che parla di un “teatro nel Ceramico chiamato Agrippeion”.

Il monumento ebbe tre fasi edilizie; la prima si data alla fine del I a.C. in concomitanza di uno dei due viaggi di Agrippa in Oriente, uno nel 23-22 a.C. ed un altro nel 17-13 a.C., ma visto che il genero di Augusto morirà nel 12 a.C., si è pensato che l’idea di edificare l’Odeion maturò durante il suo secondo viaggio, forse tra il 16 ed il 15 a.C., dato che negli anni ’20 del I a.C. i rapporti di suo suocero con la città erano piuttosto burrascosi.

In questa sua prima fase di vita l’edificio svolgeva la funzione di vero e proprio Odeion, cioè di teatro per spettacoli pubblici. La seconda fase si data in età antonina: più precisamente intorno al 150 d.C. furono effettuati degli interventi edilizi che trasformarono il teatro in una sala di lezioni, conferenze e dibattiti filosofici.

Poco più di un secolo dopo, nel 267 d.C. durante l’incursione degli Eruli, l’ Odeion fu distrutto da un incendio, di cui restano ancora oggi tracce sia a livello di stratigrafia sia su elementi architettonici e scultorei; a seguito di questo evento segue una fase di abbandono per poi essere riutilizzato, nel V d.C., come corte monumentale di accesso al palazzo voluto da Herculius, prefetto dell’Illirico dal 408 al 410 d.C., o da Teodosio II e dalla sposa, l’ateniese Eudocia, in occasione del loro matrimonio nel 421 d.C.

Il palazzo, dopo circa un secolo di utilizzo e frequentazione, fu abbandonato definitivamente nel 530 d.C. Quanto al sito scelto per l’erezione dell’Odeion sembra che diversi fattori portarono a decidere per questa collocazione: innanzitutto la vicinanza all’Orchestra, di cui assorbe la funzione come luogo dove si volgevano le celebrazioni festive e occupando, allo stesso tempo, uno spazio dell’Agora destinato alle attività di commercio.

La posizione dell’Agrippeion in questa parte dell’Agora indica la volontà di occupare l’unico spazio rimasto con un edificio monumentale, ma anche di riproporre, da un punto di vista urbanistico, lo schema romano di piazza porticata con edificio in asse, secondo il modello dei fori imperiali.

Tempio di Ares

Il tempio di Ares, identificabile sempre grazie allo scritto di Pausania (I, 8, 4), si presenta con sei colonne sui lati brevi e tredici sui lati lunghi, tutte in ordine dorico. La struttura templare e gli elementi architettonici rimasti si datano al 430 a.C. e l’altare, antistante al tempio ad est, al IV a.C.; invece le fondazioni di entrambe le strutture si datano al I a.C.

Pausania , la cui testimonianza ci permette di attribuire ad Ares, associato ad Afrodite e ad Atena, la destinazione del culto e di ricostruire il patrimonio scultoreo, è il solo a menzionare l’esistenza nel settore nord-est dell’Agorà tale edificio; infatti le fonti precedenti l’età imperiale tacciono completamente la cosa. Il tempio subì quindi una sorte singolare e particolare; sarebbe stato smantellato dall’originaria sede per essere trasferito in questa parte della città in età augustea.

Nei blocchi riferibili all’elevato sono incise lettere, che secondo gli studiosi, si datano alla fine del I a.C.: sono marchi di costruttori apposti al momento dello smantellamento per favorire la ricomposizione nel modo corretto e più facile possibile. Ci sono varie ipotesi riguardanti l’originaria provenienza, ma la più accreditata negli ultimi anni sostiene che esso provenga dal demo di Archanai a 60 stadi (11 km) a nord di Atene.

Molti studiosi sostengono che la scelta di spostare il tempio sia attribuibile ad Agrippa nello stesso periodo della fondazione dell’Odeion e che in modo particolare, secondo il Baldassarri, sia riconducibile alla figura del figlio, Caio Cesare, molto amato nella città greca e dai suoi cittadini era appellato come Neos Ares.

Biblioteca di Pantainos

La biblioteca di Pantainos sorse intorno al 100 d.C. nell’angolo sud-est dell’Agorà affacciandosi sulla Via Panatenaica. La sua scoperta si deve agli Americani tra il 1933 ed il 1935 ed successivamente indagata tra il 1971 ed il 1973. L’edificio era formato da una corte quadrangolare circondata da portici su cui si affacciavano vari ambienti, di diverse dimensioni, ad esclusione del lato meridionale che confinava con la strada.

Alcuni di questi ambienti non avevano accesso diretto a questa corte dal momento che non fanno parte della biblioteca vera e propria ma alloggiavano botteghe per incrementare le entrate di Pantainos, infatti erano accessibili dai porticati che precedevano la biblioteca ad ovest e a nord.

La porta di accesso recava sull’architrave, in marmo pentelico, l’iscrizione dedicatoria che ricorda che il complesso era stato edificato da Titus Flavius Pantainos ad Athena Archegetis, all’imperatore Cesare Augusto Nerva Traiano Germanico e alla città degli Ateniesi, viene poi data una descrizione minuta della biblioteca.

Dal momento che l’imperatore, nella dedica, porta il titolo di Germanico ma non ancora di Dacico, conferitogli nel 102 d.C., è stato proposto di datare l’epigrafe e, di conseguenza, l’edificio al 100 d.C.

L’iscrizione parla con precisione di cosa era stato donato da Pantainos, perciò si è ipotizzato che il complesso esistesse già da prima come scuola filosofica, dato che alcuni elementi come i graffiti sulle colonne, l’iscrizione con regolamento (“Un libro non sarà portato fuori, perché così giurammo; la biblioteca sarà aperta dall’ora prima alla sesta”) e l’epiteto di “sacerdote delle Muse” attribuito a Pantainos, ci aiutano nel formulare questa ipotesi e che successivamente quest’uomo sia intervenuto mutando la finalità prima dell’edificio, dove comunque gli incontri filosofici non saranno di certo stati interrotti, ma saranno continuati.

Con l’invasione degli Eruli, nel III d.C., tutta l’Agorà fu devastata e inseguito molti edifici furono smantellati per riutilizzare i materiali: cattiva fu la sorte della biblioteca che fu smembrata ed i suoi materiali riutilizzati per la costruzione delle mura dette “di Valeriano” (253-260 d.C.) ma in realtà erette più tardi nel regno di Probo (276-282 d.C.).

Orologio di Andronikos Kyrrhestes

Ad est dell’Agorà romana trova posto questo imponente orologio idraulico, progettato, stando a Varrone (De re rust., III, 5) e a Vitruvio (I, 6, 4), da Andronikos Kyrrhestes, nel I a.C., durante l’età cesariana. L’orologio è una torre a pianta ottagonale, con due porte di accesso a nord-est e a nord-ovest, ed aveva una copertura con tetto conico-piramidale.

La banderuola in bronzo, per indicare i venti, era a forma di Tritone e all’interno degli otto pannelli in alto, corrispondenti ai lati della torre, c’erano le raffigurazioni dei venti in altorilievo; sono ancora visibili a nord-est Kaikias, che sparge chicchi di grano, a nord Boreas che soffia dentro una conchiglia e a nord-ovest Skiron che porta della neve in un recipiente pieno di legna. È probabile che funzionasse come un orologio solare, poiché, sotto ogni personificazione, sono presenti delle curve che servono a calcolare l’ora in base all’ombra.

Agorà Romana

All’età cesariana risale la prima fondazione dell’Agorà romana che va a fare da pendant a quella greca, già musealizzata e monumentalizzata a partire dall’età ellenistica. Intorno alla metà del I a.C., con la decadenza del porto di Delos come mercato “internazionale” per lo spostamento sempre più ad Occidente dei mercati, Atene diventa il nuovo fulcro e l’Agorà va ad assolvere proprio questo compito, diventando luogo di transizioni e scambi commerciali.

Si tratta di un’ampia piazza quadrangolare, di 112x 96 m, con un ampio cortile lastricato in marmo e con portici ai lati dove prendevano posto le botteghe, sia di commercianti al minuto che di artigiani in base a quanto è stato notato dalle iscrizioni rinvenute in situ. I propyla (ingressi) erano due e non simmetrici in quanto dovevano adeguarsi alle strutture già esistenti e agli assi viari.

L’ingresso principale era ad ovest, in ordine dorico, mentre l’altro si trovava ad est ed era in ordine ionico. L’ingresso occidentale mostra una migliore conservazione: è in marmo pentelico, presenta tre passaggi (due laterali per i pedoni, quello centrale per i carri) secondo uno schema che ricorda i propilei dell’Acropoli.

Sull’architrave è posta l’iscrizione che ricorda la dedica ad Athena Archegetis e che la costruzione dell’Agorà si deve ai fondi stanziati dal Divo Cesare e da Augusto e i lavori ultimati tra il 12 ed il 2 a.C. Un’altra iscrizione ricorda che una statua di Lucio Cesare era stata posta come acroterio del frontone, forse l’unico di tutto la porta.

Ad est l’altro accesso, non centrale ma tendente più a sud, permetteva il passaggio dei soli pedoni ed è possibile che una statua di Caio Cesare, fratello di Lucio, svolgesse la funzione di acroterio. Dopo l’invasione degli Eruli la vita della città si concentra nell’Agorà e intorno alla Bibiloteca di Adriano fino al XIX secolo.

Biblioteca di Adriano

Ad est dell’Agorà greca prende posto una delle costruzioni più importanti dell’Atene romana: la Biblioteca dell’imperatore Adriano. Nella sua lista Pausania la ricorda come uno degli edifici adrianei più belli e menziona tutti i materiali impiegati per la sua costruzione: colonne in marmo frigio, tetto dorato ed in alabastro.

La struttura si presenta come un ampio cortile quadrangolare porticato preceduto da un propylon (accesso) monumentale, sul fondo del cortile si aprivano gli ambienti della biblioteca vera e propria. Al centro del quadriportico vi era un bacino allungato probabilmente circondato da un giardino ornato di statue.

Sul portico orientale si aprivano le sale della biblioteca: l’ambiente centrale, rettangolare, era destinato a contenere i volumina; sulla parete di fondo c’era una nicchia, con copertura semircicolare, che conteneva la statua di Atena, cui, solitamente, era riservato di norma il posto d’onore nelle biblioteche. I muri laterali sono quasi completamente distrutti, ma si deduce che presentavano 7 nicchie per ciascuno dei due piani in cui erano articolate.

In totale erano presenti 44 nicchie e i papiri di maggior consultazione erano posti nelle nicchie più basse, gli altri, di conseguenza, in quelle più alte; dalle fonti sappiamo che la biblioteca conteneva in tutto 22000 papiri, un numero senza precedenti per le biblioteche dell’epoca. L’edificio fu realizzato, stando a San Girolamo, nel 132 d.C. e la sua edificazione si inserisce in quella serie di lavori promossi dall’imperatore “filelleno”.

Agli inizi del V d.C. l’area occupata dal bacino fu colmata per realizzare un edificio con quattro absidi che si aprivano su un’aula quadrata centrale; la somiglianza con alcuni edifici paleocristiani fa supporre che anche questo fosse una chiesa.

Olympeion

Nella piana dell’Illisso, tra l’Acropoli e lo stadio, sorgeva il più importante tempio dedicato a Zeus Olympios. Già nel VI a.C. i Pisitratidi, stando a Vitruvio (De Arch. 7, 15), commissionarono a quattro architetti Antistates, Callaschros, Antimachides e Porinos la costruzione dell’edificio. Il tempio era in ordine dorico con otto colonne sui lati brevi e venti sui lati lunghi, ma la sua edificazione fu interrotto con la caduta dei tiranni.

Antioco IV Epifane di Siria nel II a.C. commissionò a Cossutius, un architetto romano, di riprendere in mano la costruzione del tempio che subì delle variazioni: fu realizzato come ottastilo e a cielo aperto, il che implica che il progetto non fu ultimato neppure questa volta.

Successivamente ci fu un nuovo intervento, anche questo incompleto, da parte di re clienti amici di Augusto, stando a Svetonio sovrani di regni con presenti città di nome Cesarea, vale a dire: Erode il Grande di Giudea, Archelao di Cappadocia, Polemone re del Ponto, Tarcondimoto II di Cilicia e Giuba II di Mauretania.

Solo con Adriano il tempio fu ultimato, ma non sappiamo nulla con certezza se non quello che ci dice Pausania: l’imperatore dedicò il tempio e la statua di culto crisoelefantina ed l’edificio divenne il centro principale del programma panellenico dove Adriano cercò di convogliare tutti i Greci ed i popoli di origine greca.

Arco di Adriano

L’arco assume il ruolo di “cerniera” tra la vecchia e la nuova Atene, non topograficamente, ma solo a livello simbolico. Esso si data alla piena età adrianea ed è costituito da due ordini: l’inferiore con fornice arcuato, il superiore con struttura trilitica sormontata da trabeazione e frontone, in questo modo si fondevano in un’unica struttura i principi edilizi del mondo greco e romano, rientrando, così, perfettamente nell’intento di creare una fusione tra la koinè romana e greca.

Gli elementi più importanti ed interessanti sono senza dubbio le iscrizioni greche incise sulle due facciate del monumento: la prima riporta “Questa è Atene L’originaria città di Teseo”, la seconda “Questa è la città di Adriano non di Teseo”.

Da l punto di vista topografico l’arco sorge proprio al limite tra l’Acropoli e l’ Olympeion, ma l’intento delle epigrafi non è di tracciare un limite spaziale, ma temporale ed ideologico; i termini greci prìn polis vogliono intendere non la “città antica”, ma “precedente” per sottolineare come Adriano sia un nuovo fondatore di una nuova Atene rispetto all’antica e mitologica città di Teseo.

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