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Atlantide: le ultime ipotesi di identificazione

Il mito e le prime fonti su Atlantide: Platone

Il continente perduto di Atlantide è il luogo mitologico più famoso e discusso in assoluto.


Alcune delle ipotetiche collocazioni di Atlantide nel Mediterraneo

Il grande vate che per primo ci lasciò testimonianze scritte di questa civiltà scomparsa fu il filosofo ateniese Platone in due delle sue opere: il Timeo e il Critia.

Entrambi redatti sotto forma di dialogo, tra più interlocutori, gli scritti in questione argomentano l’esistenza, ritenuta verosimile, di un’enorme isola-continente, grande quanto l’antica Libia e l’Asia insieme, e collocata nell’oceano, oltre le colonne d’Ercole (oggi identificate con lo stretto di Gibilterra, formato allora dai promontori montuosi di Calpe ed Abyla). Il dominio di questa civiltà, secondo Platone, arrivava fino all’Egitto e alla Tirrenia (Etruria).

Atlantide aveva poi preparato l’invasione della Grecia ma lo scontro vide vincitrice Atene e le forze da questa capeggiate; infine Platone riferisce del terremoto che distrusse e fece inabissare, in un giorno e in una notte, l’isola-continente di Atlantide. (1)

Nel Critia le notizie giungono per bocca di Solone dopo che questi venne informato dai sacerdoti egizi: le nozioni geografiche ribadiscono quelle del Timeo e si pone un forte accento sullo scontro tra civiltà orientali ed occidentali, le prime capeggiate da Atene e le seconde guidate da Atlantide nel piano di conquista delle terre emerse. L’evento è datato 9 mila anni prima del dialogo, quindi al 9400 a.C. circa.

Atlantide è descritta come una terra sotto la protezione del dio Poseidone, quasi del tutto pianeggiante e molto fertile. Un colle si trovava a circa 9 km dal centro dell’isola, qui vi era la dimora di Clito, compagna del dio marino che si premurò di difendere l’altura creando tre cinte di mare alternate a due cinte di terra in maniera concentrica.

Atlantide

Due fonti d’acqua, una calda e una fredda, davano vita alla vegetazione. Il primo sovrano non semidivino fu Atlante da cui il nome del luogo e dell’oceano che lo circondava. Inoltre l’isola aveva ricche miniere di metalli. I bracci di mare e terra alternati erano uniti da ponti e il mare vi era incanalato tramite un fossato largo circa 90 metri, profondo quasi 30 e lungo poco meno di 9 km. La cinta marina maggiore aveva un diametro di 533 metri mentre l’isola centrale, sede della reggia, era larga 888 metri. Mura e torri erano realizzate in pietra. La cortina esterna era ricoperta di bronzo, quella intermedia di stagno e la più interna di oricalco, un metallo di colore rosse, il più prezioso dopo l’oro.

I dettagli di urbanistica riguardano il tempio principale, dedicato a Clito e Poseidone, e di circa 178 x 89 metri, rivestito d’argento e con acroteri d’oro. Al suo interno, stucchi, soffitti e statue erano un ammasso di ori, avori e altri preziosi. Si trovava sull’isola anche un ippodromo per le corse dei carri, largo 178 metri; gli arsenali e il porto possedevano un grande numero di armi e navi. Sul continente c’erano altre alture che circondavano una pianura approssimativamente rettangolare, circondata da un fossato profondo circa 30 metri e largo quasi 178 per un perimetro totale di 1776 km.

La superficie totale dell’isola si calcola vicina ai 189.250 km quadrati. I corsi d’acqua dei monti circostanti scendevano verso il cuore della pianura in direzione della città. Dieci re, discendenti dai figli di Poseidone, reggevano lo stato diviso in dieci parti. Legiferavano e detenevano il potere esecutivo al contempo. La causa della fine di questa civiltà per Platone è lo spegnersi del suo principio divino che a lungo li governò e gli impedì di ricadere nella sfrenatezza. Intuendo la degenerazione e la bramosia degli Atlantidei, Zeus pose fine all’esistenza di questo stato. Qui si interrompe in modo frammentario il Critia. (2)

Fonti d’età romana su Atlantide: Diodoro Siculo e Strabone

Due autori successivi hanno sporadicamente scritto dell’esistenza di Atlantide: Diodoro Siculo e Strabone. Il primo narra delle vicende che opposero la civiltà matriarcale delle Amazzoni a quella più evoluta degli Atlantidei, collocate dall’autore in prossimità della Libia e dell’Etiopia (allora intese per lo più genericamente come l’Africa). (3)

Inoltre gli Atlantidei, goveranti inizialmente da un sovrano di nome Urano, abitavano le sponde africane dell’oceano. (4)

Urano ebbe due figli, Atlante e Crono, e la civiltà di Atlantide fu retta dal primo figlio. (5)

Strabone invece riferisce solo che il filosofo Posidonio di Rodi (II-I secolo a.C.) credeva all’esistenza del mitico luogo citato da Platone. (6)

Le saline di Hinojos e l’ipotesi di Kühne

Il fisico Rainer Kühne riprende gli studi di un archeologo tedesco, Adolf Schulten, ipotizzando la collocazione di Atlantide in Spagna, poco oltre lo stretto di Gibilterra: quest’area coincide con quella ritenuta dall’archeologia come la sede della civiltà di Tartesso, localizzata tra Siviglia, Cadice e Huelva.

saline di Hinojos

Le ricerche preliminari si sono concentrate sulla rilevazione satellitare. Lo studioso ritiene di avere rintracciato alcuni segni che farebbero pensare alle porzioni circolari concentriche descritte da Platone. (7)

Maresma de Hinojos
Maresma de Hinojos

saline di Hinojos
presunti cerchi nelle saline di Hinojos


Schema della pianta di Atlantide – Hinojos secondo Kuhne

L’ipotesi del prof. Cosci: Atlantide in Africa

Gli studi sulle fotografie satellitari del professor Marcello Cosci hanno portato, recentemente, l’attenzione sull’isola di Sherbro, in Sierra Leone. (8)


Isola Sherbro da satellite

Qui sono state trovate tracce di insediamenti preistorici e manufatti chiamati “nomoli”, statuette antropomorfe di chiara fattura preistorica. (9)

La posizione geografica, oltre lo stretto di Gibilterra fa di Sherbro una possibile candidata ma le dimensioni dell’isola sono ben modeste rispetto a quella di cui parla Platone. Tuttavia le evidenze scoperte da satellite mostrano in maniera convincente dei cerchi concentrici presso la parte orientale dell’isola e altre tracce, ubicate nella zona centro-occidentale, mostrano un cerchio e una linea curva parallela.


 Isola di Sherbro, in rosso l’area d’indagine del prof. Cosci -purtroppo coperta da nuvole-, in blu alcuni segni circolari visibili da satelite


segni circolari individuati dal prof. Cosci sull’isola di Sherbro


Sherbro, particolare delle tracce circolari


Sherbro, particolare delle tracce circolari in blu

Le precedenti ipotesi

Santorini – A causa della somiglianza del fenomeno sismico e catastrofico descritto da Platone si è spesso pensato che Atlantide potesse essere l’isola greca di Santorini, in parte cancellata dal cataclisma nel XVII secolo a.C. Tuttavia la spiegazione dell’ubicazione geografica sarebbe in forte contrasto con gli scritti delle fonti.


Santorini da satellite

Cadice e Tartesso – Altre correnti di pensiero hanno in comune con la ricerca del dott. Kühne l’antica civiltà di Tartesso, localizzata nella zona di Huelva e di Cadice. Quest’ultima è un’isola sulla costa atlantica nel sud dell’Andalusia, quindi appena oltre le colonne d’Ercole. Già abitata e colonizzata dai fenici, sviluppò poi un fiorente insediamento commerciale ma le piccole dimensioni dell’isola e la mancanza di scavi (la città odierna oblitera quella antica) non ci permettono di dare credito alle ipotesi che qui vedono l’antica Atlantide.


Cadice da satellite

Sardegna – Sergio Frau, giornalista di origini sarde, ha ipotizzato che le colonne d’Ercole non fossero i due promontori dello stretto di Gibilterra ma quelli delle coste tunisine e siciliane che formano il canale di Sicilia, identificando così il continente perduto di Atlantide con la Sardegna, l’antica Ichnussa, terra dei sardi.

Lo stretto tra Africa ed Europa sarebbe divenuto il luogo delle colonne d’Ercole solo a partire dal IV-III secolo a.C., epoca in cui Alessandro il Macedone dimostrò che la Grecia non era al centro del mondo, come fino ad allora si riteneva. La geografia e le nuove esplorazioni quindi spostarono i limiti del mondo più ad occidente.

Eratostene viene “accusato” dello spostamento dei limiti del mondo dal canale di Sicilia allo stretto di Gibilterra, in una fase storica (III secolo a.C.) in cui cadeva la “cortina di ferro dell’antichità” e Roma sconfiggeva Cartagine annettendone i territori e unificando le sponde del canale di Sicilia


Geografia di Eratostene

C’è però da dire che secoli prima molte colonie greche (Marsiglia, Alalia, Ampurias e altre) vennero fondate in posti ben oltre lo stretto di Sicilia e quindi sapendo che ci si trovava al di là dei”confini del mondo”, così come ipotizzato da Frau. Ma Dicearco, discepolo di Aristotele, tra IV e III secolo a.C. disse che dal Peloponneso distava di più la fine del mare Adriatico rispetto alle colonne d’Ercole, fatto assolutamente falso se si osserva il Mediterraneo, a meno che si riconsideri l’ipotesi di Frau…

Il libro dello scrittore riprende l’espressione di Moscati, “la cortina di ferro” dell’antichità, per indicare l’evanescente conoscenza che avevano i greci dell’età classica nei riguardi delle terre oltre la Sicilia, dove si insediarono i temibili nemici storici: i pirati etruschi e i naviganti cartaginesi. Inoltre ci sono discordanze tra le notizie platoniche che riportano fondali bassi e poco navigabili oltre le colonne d’Ercole e i fondali profondi delle coste atlantiche.

Una stele di VIII secolo a.C., ritrovata nei pressi di Cagliari e denominata “Stele di Nora” è il primo esempio di scrittura nel Mediterraneo occidentale e cita la località di Tr-sh-sh, spesso identificata con la mitica Tartesso (vedi Cadice) anche se è possibile che si riferisca al sito sardo di Tharros.


Stele di nora

Frau mette in risalto nozioni di geografia antica che non tornano con quelle odierne: quando il proconsole d’Acaia, Rufo Festo Avieno (372 d.C.), descrisse una rotta che da Tartesso giungeva alle isole Estrimnidi, parlò di fondali bassi e insidiosi e di un’isola sacra, Ierne, non lontana dalla terra dei Liguri, il tutto in una navigazione di una settimana. L’autore vede in questo periplo luoghi della Sardegna: Tartesso sarebbe una città nuragica, le isole Estrimnidi invece coinciderebbero con S. Antioco e S. Pietro, dai fondali bassi, e Ierne sarebbe l’antica isola Asinara, chiamata col nome latino di insula Herculis (isola di Ercole, divinità mediterranea molto considerata presso i fenici, col nome Melqart); da qui al mare ligure la rotta è breve con tempistiche che nella navigazione antica potevano essere di una settimana.

Si è poi pensato di accostare gli antichi sardi, probabilmente identificabili con gli Shardana o Sherden delle fonti egizie coeve all’invasione dei Popoli del mare (detti Habiru), con gli Atlantidei che però arrivarono a dominare l’Egitto. Il faraone Merneptah ricacciò gli invasori tra XIII e XII secolo a.C. Le fonti poi riferiscono di una guerra contro Atene e della sconfitta dell’impero di Atlantide.


sito nuragico di Su Nuraxi presso Barumini in Sardegna

Molti problemi però creano dei dubbi sull’ipotesi di Frau: l’Atlantide delle fonti classiche avrebbe avuto dimensioni consistenti (poco superiori all’attuale Siria) e risalirebbe non al II millennio a.C. ma al X (epoca in cui l’Europa passava al Neolitico) e soprattutto la grande civiltà sarebbe stata rasa al suolo da un immane cataclisma (riscontrabile solo per Santorini ma è incompatibile l’identificazione con l’isoletta greca per i motivi suddetti).

Conclusioni

Il tema della ricerca di Atlantide, mitico luogo di una civiltà spesso idealizzata fino a renderla utopica, ha affascinato da sempre i ricercatori. È verosimile che siano esistite una città e una civiltà che, nei dialoghi platonici Timeo e Critia, abbiano poi preso contorni sfumati o forse anche distorti nel corso del tempo e dalla trasmissione orale del mito. Questo non toglie autorevolezza al racconto anche se l’intento del filosofo ateniese era di descrivere uno stato ideale, retto da discendenti divini e regolato secondo schemi plutocratici. Se non si prende alla lettera l’opera platonica si capisce che nel mondo antico era vivo il ricordo ancestrale di una civiltà progredita, lontana geograficamente ma entrata in contatto col mondo greco.

La moderna tecnologia satellitare è un valido sistema di ricezione di informazioni geomorfologiche in aiuto dell’archeologia ma non l’unico. Si attendono risultati tangibili in seguito ad auspicate campagne di scavo archeologico nei luoghi di presunte identificazioni “atlantidee”. Sarà poi il confronto tra fonti e dati scientifici a stabilire le verità di cui la scienza si fa garante.

Note

Bibliografia

  • DIODORO SICULO, Biblioteca Storica, III.
  • S. FRAU, Le colonne d’Ercole. Un’inchiesta: come, quando e perché la frontiera di Herakles-Milqart dio dell’Occidente slittò per sempre a Gibilterra, Roma, 2002.
  • PLATONE, Timeo e Critia in (G. PUGLIESE CARRATELLI a cura di), Platone: tutte le opere, Firenze, 1974.
  • STRABONE, Geografia, II.

Siti internet da consultare

2 Commenti su Atlantide: le ultime ipotesi di identificazione

  1. Per rispondere al sig. Casti rimando alla dicitura dell’articolo: “…è possibile che si riferisca al sito sardo di Tharros.” poichè vi esprimo una possibilità ma non una certezza. Dal punto di vista grammaticale non è un condizionale ma, viste le difficili interpretazioni linguistiche ed esegetiche della stele, è come se lo fosse.
    Cordialmente
    S T

  2. STELE DI NORA: leggo una affermazione che non da adito a dubbi
    “…..e cita la località di Tr-sh-sh, spesso identificata con la mitica Tartesso (vedi Cadice) anche se è possibile che si riferisca al sito sardo di Tharros”
    sarebbe opportuno usare invece il condizionale in considerazione che altri specialisti di epigrafia semitica di fama mondiale come Dupont- Sommer, Fevrier, Van den Baranden hanno avanzato tesi completamente differenti: Tempio e non Tarshish e la questione traduzione ad oggi non é definita
    Grazie per l’eventuale rettifica al testo

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