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Australopithecus afarensis A.L.129

Australopithecus afarensis A.L.129 (1a + 1b)

A.L. 129 (1a + 1b) da Hadar

  • Specimen: Articolazione di un ginocchio destro
  • Affiliazione tassonomica: Australopithecus afarensis
  • Datazione: Pliocene Medio (3,4 Ma)
  • Data e luogo di ritrovamento: 30 ottobre 1972, Hadar, Etiopia
  • Scopritori: Donald C. Johanson

Descrizione generale

Durante una breve visita di alcuni giorni al sito di Hadar, in Etiopia, nel 1972 un team internazionale di ricercatori riportarono in luce un incredibile numero di reperti fossili ben conservati e, in base ai resti animali presenti negli strati geologici (in particolare maiali ed elefanti), fu possibile ipotizzare che il sito fosse databile a 3,4 milioni di anni fa.

Fino a quel momento solo una manciata di resti di ominidi con un’età superiore ai tre milioni di anni erano stati rinvenuti in territorio africano e quindi un loro ritrovamento nella zona di Hadar sarebbe stato un fatto eclatante; a questo scopo l’anno successivo questi stessi ricercatori (International Afar Research Expedition) condussero una spedizione sistematica nel territorio di Hadar finalizzata principalmente al rinvenimento di fossili di ominidi, con la speranza di trovare i tasselli mancanti nella conoscenza del cammino evolutivo dell’uomo.

Come ben sperato da Donald C. Johanson e la sua equipe, i primi resti di ominidi vennero rinvenuti negli strati geologici più antichi di Hadar: un piccolo frammento fossile spuntava dal terreno e dopo una veloce pulizia fu chiaro che fosse un frammento di osso. Una volta riportato in luce, si rivelò essere la porzione prossimale di una tibia destra (A.L. 129-1b), che, per le sue ridotte dimensioni, in un primo momento fu erroneamente confusa con una tibia di scimmia.

Nello stesso punto subito dopo venne rinvenuta l’estremità distale di un femore (A.L. 129-1a), che presentava la stessa lateralità e lo stesso colore di fossilizzazione della tibia e che fu ritenuto, per questo, pertinente allo stesso individuo, che, in base alle dimensioni e all’ossificazione delle linee epifisali, doveva essere una donna adulta.

Le due porzioni di ossa si articolavano perfettamente a indicare un tipo di locomozione bipede, simile a quella dell’uomo moderno: l’angolo tra la diafisi e la superficie articolare inferiore del femore è tipicamente umano (ginocchio valgo), totalmente assente nelle scimmie antropomorfe (scimpanzé), che conducono una vita prettamente arboricola; il condilo laterale del femore è appiattito e allungato, il che comporta durante il movimento bipede il carico totale del peso sulla tibia; il bordo dell’incisione patellare del femore è in rilievo, per non permettere la dislocazione della patella, che potrebbe aver luogo in un ginocchio valgo in estensione come quello di un sapiens.

Successivamente furono rinvenute nello stesso sito anche le porzioni prossimali di due femori, un destro ed un sinistro, a 18 metri di distanza una dall’altra, che, in base al colore e allo stato di fossilizzazione, furono entrambe attribuite a questo stesso individuo (A.L.129). Entrambi i frammenti si presentavano spezzati a livello del collo del femore e le superfici anteriori e posteriori delle due ossa mostravano aree di rottura e frantumazione, che indicano la probabile azione di un carnivoro, subito dopo la morte dell’individuo.

Di fatto questo ritrovamento conferma la presenza di ominidi nella sequenza geologica di Hadar e, al momento della scoperta, fu la più antica testimonianza di un’acquisizione fondamentale nell’evoluzione umana, il bipedalismo. In un primo momento non fu possibile stabilire genere e specie dell’individuo a cui appartenevano queste ossa e solo nel 1974, con la scoperta nella stessa Hadar di “Lucy (A.L. 288-1), fu possibile determinare che entrambi fossero pertinenti al genere delle australopitecine e nello specifico alla specie afarensis.

Sebbene questo ritrovamento non sia la testimonianza più antica del conseguimento da parte dell’uomo del bipedalismo, la sua scoperta ad Hadar nel 1973 ha spinto a continuare la ricerca non solo in questa particolare località, ma anche nelle altre regioni di Afar e ha, quindi, spronato la ricerca in questo campo nel continente africano.

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