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Battaglia di Azincourt

  • Luogo: Azincourt, Passo di Calais, Francia
  • Data: 25 ottobre 1415
  • Eserciti coinvolti: Enrico V per il Regno d’Inghilterra; Carlo I d’Albret e Jean II le Meingre per il Regno di Francia
  • Esito: vittoria di Enrico V re d’Inghilterra

battaglia di Azincourt
Battaglia di Azincourt (XV secolo, Lambeth Palace Library)

La Guerra dei cent’anni, uno dei più importanti conflitti dell’età medievale; 108 anni, dal il 1337 al 1445, in cui venne fomentato il dissapore tra il Regno di Inghilterra e quello di Francia, venne battezzato come uno dei momenti più significativi della storia. L’evento è stato talmente importante da attribuirgli, almeno per alcuni storiografi, la datazione risultante alla fine del Medioevo.

Di questo immenso conflitto si hanno molte notizie, conflitto che vede tra le file dei due contingenti anche la nascita della figura di Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orleans che riunì il Paese guidandolo in vittoria contro gli inglesi, nelle molte conquiste avvenute nella guerra centenaria.

Enrico V, re d’Inghilterra

Enrico di Monmouth (1), fu re d’Inghilterra nel periodo successivo a Enrico IV Bolingbroke (2) suo padre, regnando dal 1413 fino al 1422 data della sua morte, lasciando il posto al successore, Enrico VI di Windsor (3) suo figlio, che divenne inoltre re di Francia nello stesso periodo in cui regnò in Inghilterra. Ricalcando le orme del suo bisnonno Edoardo III di Windsor (4), imbastì una campagna contro la Francia per riprendere il trono in quei territori.

Abile diplomatico, si alleò con il duca francese Giovanni di Borgogna (5), per combattere gli Armagnacchi (6), in conflitto appunto con i borgognoni. Nel momento in cui Enrico V avesse attaccato la Francia, Giovanni detto il Senza Paura, si sarebbe schierato a favore del re inglese come regnante in Francia se questi avesse infine vinto.

Proprio questo sotterfugio diede i natali alla disfatta francese della battaglia di Azincourt (7), improntata sull’alleanza a posteriori tra Enrico V e Giovanni di Borgogna, che fece capitolare i francesi a causa di una offerta d’aiuto, fatta dallo stesso Giovanni, rifiutata dai comandanti francesi per i legami possibili con Enrico V.

Le pretese di Enrico V di rivendicazione sul trono di Francia furono dettate del suo carattere idealista, sempre pronto alla battaglia. Venne dipinto come uomo spietato, ma giusto, morigerato, ma ambizioso. Volle rimettere in auge i crociati. Non solo dal carattere, ma soprattutto dalla situazione vigente in Inghilterra, venne la richiesta. Spaccata da faide interne, il Paese rischiava il tracollo e Enrico V si fece carico della sua immagine, avanzando proposte considerate oltraggiose dal popolo francese.

L’alleanza con Giovanni di Borgogna e le avance al trono francese però giovarono alla situazione e la Francia piombò, come l’avversaria, in una serie di conflitti intestini fomentati soprattutto dalle due principali fazioni: gli Armagnacchi e i Borgognoni che si contendevano il potere. Oltre al risultato di far piombare nel caos la Francia, Enrico V chiese in “offerta” la mano della figlia del re francese, Caterina (8), oltre alla dote di due milioni di corone francesi e ad una parte della regione di Aquitania (9). Enrico offeso dal rifiuto successivo, concluse irrimediabilmente le misere trattative imbastite all’inizio dall’Inghilterra.

Carlo I d’Albret e Jean II le Meingre

Carlo I d’Albret (10), connestabile (11) dal 1402 fu uno dei due comandanti che intrapresero la difesa nella battaglia di Azincourt. Combatté sotto la guida del famoso Bertrand du Guesclin (12) per la vittoria sulla Guienna (13), campagna infine portata a termine dal figlio Carlo II d’Albret (14). Fu il re Carlo VI (15), detto il beneamato o il pazzo, ad insignirlo di tale onorificenza che gli diede la possibilità di mettersi in luce appunto nella battaglia già citata.

Jean II le Meingre (16), a differenza del compagno d’armi, venne insignito del titolo maggiore di Grande connestabile, dopo essere stato riconosciuto per le sue arti belliche e per la sua capacità sopraffina nel combattimento. Figlio di Jean le Meingre (17), acquisì dal padre, anch’esso maresciallo, l’appellativo di Boucicaut, divenendo in seguito battezzato come Grande connestabile da Carlo VI. La carica venne assegnata anche per la sua intraprendenza nelle colonie genovesi dove divenne anche governatore, missione che portò la Francia ad una supervisione della Repubblica ligure. Venne considerato dagli storiografi moderni come uno dei maggiori cavalieri appartenenti al Medioevo, nonostante le sue disfatte ad Azincourt e alla caduta contro Milano e i Visconti.

La battaglia di Azincourt

“Non vorremmo morire con alcuno che temesse di esserci compagno nella morte. Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiniano: chi sopravviverà e tornerà a casa, si leverà in punta di piedi e si farà più grande al nome di San Crispino. Chi non morirà oggi e vivrà sino alla vecchiaia, ogni anno, a questa vigilia, offrirà un banchetto e dirà: ‘Domani è San Crispino’: poi tirerà su la manica e mostrerà le cicatrici e dirà: ‘Queste ferite le ebbi il giorno di San Crispino’.”

(William Shakespeare,  Enrico V, atto quarto-scena terza)

Enrico V e il suo contingente bellico, formato da 6.000 (18) uomini, tra cui 5.000 arcieri e 1.000 tra cavalieri a terra e maestri d’arme, si stavano dirigendo verso la destinazione inizialmente prestabilita, Calais. L’esercito francese, saputo dell’imminente arrivo del re d’Inghilterra, cercò in tutti i modi di frenare l’avanzata inglese, tramite imboscate volte a sfoltire mano a mano le fila dei soldati, senza però successo.

Enrico V arrivò dunque in Piccardia (19), dove si era schierato il contingente francese. Il duca di Berry (20), da parte francese, aveva analizzato bene la situazione. Il giorno prima aveva piovuto tutta la notte e il terreno era fangoso, difficile da percorrere per la cavalleria. Le parole del duca però vennero ignorate e si optò per un attacco frontale per sterminare gli invasori, anche forti di un numero superiore di soldati.

Infatti il contingente francese contava nelle sue fila 36.000 uomini, sei volte gli inglesi, tra cui spiccavano i 12.000 cavalieri che sarebbero stati usati per l’offensiva iniziale; a completare il quadro, 20.000 fanti e 4.000 tra arcieri e balestrieri, divisi equamente.

La battaglia stava per iniziare, il contingente francese era schierato tra Azincourt e la cittadina vicina di Tramecourt, per sbarrare l’avanzata dell’esercito inglese verso Calais; prima di partire però, due araldi (21) vennero inviati a Enrico V per mostrare l’atteggiamento ormai poco diplomatico del re Carlo VI. Pronta risposta di Enrico V che pagò i due araldi, sistemandosi poi nella cittadina di Maisoncelles, a sud di Azinzourt. L’esercito dunque si schierò così: Enrico V e Lord Camoys a comandare tre formazioni distinte di maestri d’arme, mentre il resto dell’esercito era approntato in varie disposizioni a triangolo, dove i cavalieri appiedati proteggevano gli arcieri.

Alle 11.00 del 25 ottobre 1415, inneggiando urla a San Giorgio, l’esercito inglese marciò contro i francesi.

Mappa della battaglia di Azincourt

Gli arcieri inglesi, formata una palizzata di protezione, bombardarono con nugoli di frecce la cavalleria francese gettatasi in avanti, mietendo molte vittime a causa del terreno fangoso e della pioggia copiosa, come previsto dal duca di Berry. I pochi che si addentravano fra le linee nemiche e vicino alle palizzate, venivano annientati senza problemi dai fanti a protezione.

Dopo una sortita offensiva francese, di cavalieri a terra, Enrico V ordinò una controffensiva generale, anticipata dalla consueta raffica di frecce, che espose molti nobili francesi al fuoco nemico. All’attacco parteciparono anche gli arcieri, ora armati di armature leggere e armi da mischia. Molti nobili vennero uccisi e alcuni fatti prigionieri, ma successivamente trucidati per paura che potessero ribellarsi e unirsi alle forze ancora fresche della Francia, molto più numerosa. In seguito alle molte vittime tra i nobili, circa 18.000 uomini tra cavalieri e fanti, disertarono fuggendo nella boscaglia, vedendo la strage compiuta.

Enrico V, molto zelante e previdente nelle sue battaglia, decise che quella resa non fosse altro che una trappola architettata per poi colpire l’esercito inglese alle spalle. L’incrementare del sospetto di tale accerchiamento, venne dato anche da una sortita avversaria nell’accampamento di Enrico V, attuata senza minima tattica, un semplice furto volto alla ruberia e alla sottrazione della corona del re d’Inghilterra. Il dubbio dell’accerchiamento perdurò nella testa di Enrico V per diversi giorni successivi allo scontro.

La battaglia però era finita alle quattro pomeridiane e tra le file francesi si registrarono numerose perdite: 7.000 morti e vennero in seguito fatti prigionieri circa 1.500 uomini.

Nella battaglia di Azincourt persero la vita il connestabile Carlo I d’Albret e uno dei fratelli del duca di Borgogna, Filippo Conte di Nevers (22). L’altro fratello venne fatto prigioniero, Antonio duca del Brabante (23), insieme al Grande connestabile Jean II Le Meingre e al capo degli armagnacchi, Carlo di Valois-Orleans (24).

Tra le file inglesi persero la vita solo 150 uomini.

La guerra dei cent’anni

Enrico V, venne battezzato come uno dei più grandi re combattenti della storia, grazie al suo acume tattico e alla sua perseveranza. Ottenne infine le richieste che aveva mosso all’inizio: la corona di Francia, i feudi della casa d’Angiò (25), che comprendevano Normandia e Provenza e la mano della figlia di Carlo VI, Caterina, oltre alla dote che portava con sé.

La Francia ne uscì sconfitta non solo per le numerose vittime, ma anche nell’onore, portando la ferita fino ai giorni nostri, dove la battaglia di Azincourt viene battezzata come uno dei momenti più significativamente negativi della storia francese. Molti storiografi ed esperti bellici tutt’ora si chiedono come sia possibile che un contingente così esiguo di forze possa battere con facilità un esercito sei volte superiore, armato solo di archi, picche e armature leggere. Nonostante la pioggia, il fango e le armature pesanti dei francesi, sfiancati dalla lunga attesa sul campo di battaglia, aggiungendo poi i sotterfugi orchestrati da Enrico V che non permisero alla Francia di unirsi nello scontro a Giovanni di Borgogna, la vittoria finale risulta comunque sorprendente.

Al di là di ciò, la Francia uscì vittoriosa dalla Guerra durata cent’anni, grazie soprattutto all’abilità e al carisma di Giovanna d’Arco, ma questo a sfavore di numerose perdite, sia inglesi che francesi. I reperti e i documenti ufficiali sulla battaglia di Azincourt sono contenuti tutt’ora nel museo dell’omonima cittadina, mentre nel luogo dello scontro, a 4,5 chilometri di distanza dalla cittadina, un monumento commemorativo presenta il cimitero dei soldati caduti nella battaglia.

Note

1: Monmouth, 16 settembre 1386; Vincennes, 31 agosto 1422.

2: Bolingbroke, 3 aprile 1367; Westminster, 20 marzo 1413.

3: Windsor, 6 dicembre 1421; Londra, 21 maggio 1471.

4: Castello di Windsor, 13 novembre 1312; Richmond, 21 giugno 1377.

5: detto Giovanni Il Senza Paura; Digione, 28 maggio 1371; Digione, 10 settembre 1419.

6: insieme ai Borgognoni combatterono in una lunga guerra civile per accaparrarsi il trono nel XV secolo.

7: altre fonti storiografiche indicano la battaglia con il nome di Agincourt.

8: Parigi, 27 ottobre 1401; Londra, 3 gennaio 1437.

9: regione francese a sud-ovest del Paese che ha come capoluogo l’attuale Bordeaux.

10: la data di nascita e la città natale sono sconosciuti, ma la morte è datata durante la battaglia di Azincourt il 25 ottobre 1415.

11: connestabile era una carica data ai dignitari feudali, a cui veniva attribuita un’alta responsabilità militare. Spesso gli veniva offerto il comando della cavalleria. Il Grande connestabile invece aveva l’onere di guidare l’intero esercito.

12: Motte de Broons, 1320; Châteauneuf-de-Randon, 1380. Condottiero molto famoso nella storia, non venne dalla nobiltà, ma dal ceto povero e grazie ai suoi numerosi successi, sia nella Guerra dei Cent’anni, sia nella Guerra di Secessione di Bretagna che nella Guerra per il regno di Castiglia, acquisi poteri tali eanaloghi ai nobili di allora.

13: regione situata nel sud della Francia che, ha seconda dei momenti storici acquisisce diversi confini.

14: 1401-1471, militare e cavaliere francese oltre che politico.

15: Parigi, 3 dicembre 1368; Parigi, 21 ottobre 1422. Fu re di Francia dal 1380 alla sua morte.

16: Tours 1364; Yorkshire, 21 giugno 1421. Anch’esso acquisì acume militare grazie all’egida di Bertrand du Guesclin.

17: la data di nascita non si conosce e la morte avviene a Digione nel 1367.

18: sia per quanto riguarda le forze schierate, sia per le vittime, le cifre dei soldati presenti differiscono a seconda delle fonti. Secondo A. Coville, la fonte più autorevole, gli inglesi schierati erano 13.000 e quelli francesi 50.000. Mentre per le vittime sempre Coville riporta per gli inglesi 500 morti e tra i francesi 10.000 vittime e 3.000 prigionieri.

19: regione della Francia situata a nord del Paese ed ha come capoluogo Amiens.

20: Giovanni di Valois il Magnifico; 30 novembre 1340, 15 marzo 1416. Fu il terzo di cinque figli del re di Francia Giovanni II Il Buono.

21: terza carica militare per importanza, dopo il re d’armi e ilmaresciallo d’armi, e prima dell’attendente.

22: Villaines-en-Duesmois, dicembre 1389; morì durante la battaglia di Azincourt.

23: agosto 1384; morì dopo essere stato fatto prigioniero, lo stesso giorno della battaglia di Azincourt.

24: 24 novembre 1394, 5 gennaio 1465.

25: l’Angiò è una provincia nel nord-ovest della Francia, ora nell’attuale regione della Loira. La prima casata degli Angiò era chiamata dei Plantageneti e vi assurse proprio Enrico V d’Inghilterra rifondandola.

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