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Bacoli

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Nell’attuale Bacoli, situata nell’area nord del Golfo di Pozzuoli, si ritiene si debba riconoscere l’antica Bauli; tanto Tacito quanto Cassio Dione collocavano, infatti, questo luogo in un punto imprecisato tra Miseno e Baia. Bauli era un rinomato luogo residenziale, proprio come la vicina Baia, e non aveva rango di città, ma dipendeva da Cuma.

Il suo nome viene in genere ricondotto al mito di Ercole e in particolare alla vicenda dei buoi di Gerione, sottratti dall’eroe e portati nelle stalle (boaulia) appositamente costruite.

La costa, soprattutto, doveva essere costellata di numerose ville marittime, appartenenti a personaggi di un certo spicco, oltre che all’imperatore stesso, ed alcuni resti di queste lussuose residenze sono ancora oggi individuabili, in particolare in località Poggio, ma, in gran parte, le strutture sono sommerse dalle acque del mare e visibili solo attraverso escursioni subacquee. Vi sono però molte altre interessanti emergenze archeologiche da visitare:

La cosiddetta Tomba di Agrippina

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Tomba di Agrippina

Agrippina, madre di Nerone, possedeva una villa a Bauli, inglobata nel demanio imperiale alla sua morte. E’ ben nota la vicenda che narra dell’ordine dato dallo stesso imperatore di far uccidere la madre, la quale, salvatasi a nuoto dal naufragio architettato per farla affogare, venne uccisa sulla riva per mano di Aniceto, prefetto della flotta e sepolta lungo la strada per Miseno. I resti di quest’edificio sono tradizionalmente legati a tale vicenda e dunque riconosciuti come la tomba di Agrippina, ma in realtà si tratta di tutt’altro, ovvero di un piccolo teatro privato, facente parte di una villa di cui non restano che scarse testimonianze in esigui frammenti di muratura. Il teatro risulta, al contrario, abbastanza ben conservato; datato al I sec. d.C. era costituito da tre emicilcli concentrici in parte tagliati da una costruzione moderna. Sulla volta del corridoio interno, accessibile dal livello inferiore, sono ancora conservati resti della decorazione in stucco, della quale rimangono riquadri geometrici che racchiudono figure femminili ed animali legati all’ambito marino. L’emiciclo più alto presenta all’interno una scansione con semicolonne in muratura un tempo rivestite in stucco; la divisione in vani risale invece al momento della trasformazione dell’edificio in un ninfeo ad esedra. Intorno al II sec. d.C. vennero infatti eliminate le scale e la struttura fu riutilizzata per un’altra destinazione d’uso, pur sempre nell’ambito della villa.

Le “Cento Cammerelle”

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L’interno dellle Cento Cammerelle

Le “Cento Cammerelle”, dette anche “Carceri di Nerone”, sono un interessante complesso di cisterne scavate nel tufo e disposte su due livelli, dei quali è visitabile solo quello inferiore. Dall’analisi delle strutture, ovvero quelle del settore più basso, venne messo in evidenza come una parte di queste fosse connessa ad una villa di età repubblicana, della quale sono stati individuati ben pochi resti.

Colombario di via Scamardella

Aree funerarie di notevole interesse si trovavano lungo le principali strade di collegamento tra i diversi centri abitati; purtroppo oggi ben poco è visibile di queste necropoli benchè sia nota la loro posizione. In via Scamardella, strada che ricalca l’antico collegamento tra Baia e Bauli, si trova l’unico monumento ancora visitabile, ovvero un colombario datato tra il I ed il II sec. d.C.. Accessibile dal cortile di una proprietà privata (al civico 17) si scende negli ambienti ipogei attraverso una scala, in parte antica; nel vano principale sono visibili le nicchie per le urne cinerarie, ma sono presenti anche arcosoli destinati ad ospitare sarcofagi. Ai lati di quest’ambiente sono due vani di minori dimensioni, voltati ed intonacati.

Colombario di via Fusaro

Il colombario era conosciuto già nel XVIII secolo, ma venne ritrovato e restituito alla fruizione pubblica solo negli anni Ottanta. La struttura ipogea è esternamente quadrangolare, mentre la parte interna sotterranea si presenta circolare e coperta da una cupola con un oculo centrale. Nelle pareti sono scavate le nicchie per le olle funerarie. Oltre questo vano principale gli spazi sepolcrali sono disposti anche lungo il corridoio di accesso ed in un piccolo ambiente nel quale, oltre le nicchie per le urne, si trova anche lo spazio per un sarcofago. Il monumento funerario, attribuibile grazie alle iscrizioni alla gens Grania, è all’interno di un recinto, le cui pareti sono scandite da semicolonne in muratura rivestite di stucco.

Punta Pennata

Punta Pennata è oggi un isolotto dalla forma allungata, ma in realtà originariamente era una lingua di terra (penisola) che venne separata dalla costa in consegnuenza del maremoto del 1967. Sull’isola sono presenti numerosi ruderi di strutture di epoca romana, datate tra il I ed II sec. d.C. ed in gran parte nascoste dalla fitta vegetazione. Tali resti vengono generalmente riferiti ad una grande villa, tradizionalmete attribuita a Lucullo. Secondo un’altra ipotesi, invece, in quest’area si dovrebbe riconoscere la sede del pretorio di Miseno.

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