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Baia, parco archeologico

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Il Parco Archeologico di Baia è suddiviso convenzionalmente in diversi settori è costituito da una serie di residenze, almeno in parte riconducibili al palazzo imperiale di Baia. Le strutture sono disposte, come in sequenza, su terrazzamenti artificiali della collina che fungevano da basi di fondazione. Nel comprensorio si trova anche il celebre tempio di Diana.

Il parco si divide in settori:

Settore della Villa dell’ambulatio

E’costituito da una grande villa articolata su sei terrazze. L’impianto del complesso è datato al I sec. d.C., ma sono stati evidenziati interventi di epoca più tarda, intorno al IV secolo. Ogni terrazza presenta una serie di ambienti propri della residenza; in particolare la terrazza B venne predisposta per la creazione di un lungo ambulatio (un portico coperto e diviso da navate), da cui deriva il nome dato convenzionalmente all’edificio.

Settore di Sosandra

E’ diviso su quattro differenti livelli caratterizzati dalla presenza di strutture non riferibili alla medesima funzione. Le due parti più alte sono state riconosciute come quelle destinate alla residenza, notevoli per la ricchezza delle decorazioni; da una nicchia della sala più grande proviene la famosa statua dell’Afrodite Sosandra, oggi al Museo Nazionale di Napoli, copia di età adrianea dell’ originale bronzeo di Kalamis di età severa. Copisti locali realizzarono la statua, famosi sono infatti i frammenti di gesso, calchi di importanti sculture greche, utilizzati da una bottega di Baia e oggi conservati nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei. I livelli inferiori avevano una destinazione differente, caratterizzati da un’architettura piuttosto d’effetto; in particolare l’ambiente ad emiciclo, simile ad un teatro, ma con una terrazza al di sopra ed una vasca circolare al centro. Diverse ipotesi sono state formulate riguardo la funzione di tale settore, da ricercarsi probabilmente in attività ludiche o comunque di spettacolo, con giochi scenografici legati all’acqua. In una fase tarda (IV sec.d.C.) anche questi ambienti vennero trasformati e direttamente legati alle strutture termali adiacenti.

Settore di Mercurio

E’ costituito da diversi ambienti con funzione termale risalenti a più fasi cronologiche. In particolare si deve menzionare l’edificio da cui deriva il nome del settore, il c.d. Tempio di Mercurio: da collegare per tipologia ai Templi di Venere e di Diana ne è l’esempio più antico. Datato tra il I sec. a.C. ed il I d.C. venne costruito vicino ad una sorgente di acqua calda e sulfurea sfruttata a scopi termali, con bagni terapeutici all’interno dell’edifico che fungeva come una sorta di piscina. Oggi quasi del tutto interrato il Tempio di Mercurio è un luogo particolarmente suggestivo, oltre che interessante per la tecnica architettonica. La pianta, ricostruita grazie a testimonianze del XVIII sec., era circolare, scandita da quattro aperture ad arco ed altrettante grandi nicchie, affiancate da nicchie più piccole decorate con marmi; al centro una cavità sul fondo permetteva l’uscita dell’acqua. Di maggior interesse la grande cupola, ancora visibile, con apertura centrale; questa rappresenta un esempio antico di tale tipo di copertura e per certi versi ancora sperimentale.

Settore di Venere

Appartengono a questo settore dell’area archeologica tre nuclei attribuiti a fasi cronologiche differenti. Il livello inferiore risulta in parte modificato dalla presenza della strada moderna, che lo separa dal Tempio di Venere, parte del medesimo complesso. Quest’ultimo aveva destinazione termale ed è datato all’età adrianea. Sempre allo stesso livello appartengono altri ambienti termali più antichi con decorazioni a stucco, oggi purtroppo non molto conservati. Una scala conduce al livello intermedio, una terrazza di raccordo tra la parte inferiore e quella superiore, dove sono le Piccole Terme. Anche queste ultime conobbero diverse fasi con un progressivo sviluppo e ampliamento fino al II sec. d.C., passando da una fruizione privata a pubblica.

Tempio di Diana

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E’ il più tardo tra i tre “Templi”, venne fatto realizzare da Alessandro Severo (III sec. d.C.) in connessione con un complesso termale ed un palazzo, in memoria della madre Giulia Mamea. L’associazione a Diana deriva, ancora una volta, dalla tradizione antiquaria, poichè qui venne trovato un fregio con un’iscrizione di dedica alla dea della caccia. Il corpo dell’edificio è ottagonale all’esterno e circolare all’interno, con finestre, alternate a nicchie, che sembrano alleggerire i potenti muri e contemporaneamente li arricchiscono, secondo un’architettura tipica dell’età severiana. La cupola è di forma emisferica, di cui si conserva solo una metà: la realizzazione della struttura non fu perfetta fin dall’inizio, poichè non si provvide ai necessari rinforzi. Il monumento oggi è interrato fino all’altezza delle finestre e si trova in una posizione che non lo rende fruibile, benchè sia visibile da più punti grazie alla notevole mole; intorno ad esso è cresciuta la città moderna con le case e la ferrovia.

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