Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Baldaccio d’Anghiari: vita

Baldaccio d’Anghiari

Cronistoria di Baldaccio d’Anghiari

1400 ca. Baldo di Piero Bruni, più noto come Baldaccio Bruni o Baldaccio d’Anghiari, nacque ad Anghiari, piccolo comune nella provincia di Arezzo al confine con l’Umbria.

1420. Viene condannato a morte a seguito di un’accusa per omicidio ma la sentenza non venne mai eseguita perché gli imputati non furono mai catturati. Negli anni seguenti viene accusato da Carlo di Pietramala di voler sottrarre Anghiari al dominio dei fiorentino. In risposta alla diffamazione, Baldaccio si unì a Mazzone d’Anghiari assieme ad altri banditi per uccidere Tardiolo d’Anghiari, congiunto del suo accusatore. Viene quindi condannato alla decapitazione e gli vengono confiscati i beni. È quindi costretto a fuggire.

1424, settembre. Può rientrare in città dopo essersi riconciliato con la famiglia di Tardiolo d’Anghiari.

1424, 28 luglio. Vediamo Baldaccio d’Anghiari al fianco di Carlo Malatesta nella battaglia di Zagonara. Lo scontro vedeva schirati il Ducato di Milano, rappresentato da Filippo Maria Visconti, e la Repubblica di Firenze. L’esito della battaglia fu la cattura di Carlo Malatesta e la distruzione del castello di Zagonara.

1426. Baldaccio si trova a Ranco dove continua le sue scorrerie nel territorio. Dopo aver ferito gravemente Antonio Cocchi, suo nemico personale, il vicario di Anghiari, Niccolò Serragli, lo accusa nuovamente ma riesce ancora una volta a scappare. Negli stessi mesi assale dei mercanti che trasportavano merci da Firenze all’Aquila e riesce ad appropriarsi dei beni e di circa 200 fiorini.

1430. Giunge ad Arezzo per combattere nelle schiere fiorentine contro le truppe del Piccinino che, per conto di Jacopo di Appiano, signore di Piombino, tentava di occupare la città. Nello stesso anno si trova a Poggiana con i suoi uomini e riesce a imprigionare Antonello da Pescopagano ma viene a sua volta catturato con 60 dei suoi mercenari a Pontetto da Genovino da Genova che lo rinchiude nel castello di Ripafratta. Per riacquistare la libertà vende i suoi servigi ai fiorentini contro i lucchesi. Si fece sempre valere assieme alle truppe fiorentine contro Lucca tanto che meritò la revisione e la cassazione delle condanne a morte delle quali era ancora accusato.

1432. E’ a Lucca con Giacomo Bello. Conquista il castello di Callegalli e comincia a depredare i territori circostanti, imprigionando e poi uccidendo Gaspare da Lucignano.

1433. Occupa con l’inganno Castel del Rio togliendolo a Ludovico Alidosi ma lo restituisce poco dopo a seguito di un’intermediazione dei fiorentini. Passa quindi a saccheggiare Galeata per conto del conte Poppi Francesco di Battifolle, nemico di Sigismondo Pandolfo Malatesta, poi occupa con successo Spinello e si nomina Signore della città. Viene poco dopo respinto da Pondo e dai Malatesta.

1433, dicembre. Riesce ad occupare il castello di Torrita, vicino a Sarsina e ai piedi di Bobbio.

1434, primavera. Si trova in Romagna tra Rocca San Casciano e Dovadola e comincia a saccheggiare il territorio a danno di Guelfo di Dovadola che però ha la meglio e riesce a fare numerosi prigionieri che conduce a Galeata. Nello stesso anno contrasta i pontefici e le milizie di Francesco Sforza. Approfittando della sua assenza da Spinello, i Malatesta se ne impadroniscono senza troppe difficoltà.

1435. Baldaccio e i suoi uomini sono incaricati della difesa di Borgo San Sepolcro ma deve arrendersi al patriarca Giovanni Vitelleschi dopo un lungo assedio. Giunge poi a Rimini dove viene alla armi contro Niccolò Piccinino. Poco dopo torna in Toscana sempre a fianco della Repubblica Fiorentina che lo manda a Bologna per sedare le rivolte sorte in opposizione al papa Eugenio IV.

1436. Baldaccio viene inviato in Liguria alla difesa di Albenga dove obbliga il Piccinino alla ritirata. Poco dopo passò al soldo di Niccolò Fortebraccio contro Francesco Sforza nelle Marche.

1437. Lo stesso Francesco Sforza insignì Baldaccio della carica di Maestro di campo dell’esercito fiorentino. I rapporti con Francesco Sforza non furono mai facili tanto che le loro controversie sfociarono in un duello in cui Baldaccio ebbe la meglio. Continuano intanto gli scontri contro i Lucchesi e Baldaccio riesce a conquistare Motrone, vicino a Pietrasanta.

1437, 19 giugno. Baldaccio ottenne la cittadinanza fiorentina per i servigi dimostrati nei confronti della Repubblica e gli viene anche donata in San Felice una casa del valore di 400 fiorini.

1438. Un agguato dei suoi nemici tra Finale Emilia e Bondeno lo fa cadere prigioniero e condotto a Bologna dove viene poi liberato a seguito di uno scambio di prigionieri. Poco tempo dopo passa nelle schiere del Piccinino e viene posto al comando della fanteria in Umbria. Indipendentemente dal suo momentaneo comandante occupa Figline, nei pressi di Chiusi.

1438, febbraio. Prese in sposa Annalena Malatesta. Suo testimone di nozze fu Neri Capponi, nemico di Cosimo il Vecchio de’ Medici, signore di Firenze.

1439. Si trovò a fianco di Guidantonio da Montefeltro, signore di Urbino, nelle schiere viscontee nella guerra tra Milano e Venezia. Saccheggia il territorio di Fano e conquista Tavoleto assieme a Federico da Montefeltro. In seguito combatté in Umbria a fianco del Piccinino ma poco dopo lui stesso pianificò la presa di Piombino. Occupò così Suvereto inviando all’interno della città dieci dei suoi uomini vestiti da contadini che riescono a impadronirsi di una porta del borgo. Dopo aver conquistato il castello continua le sue scorrerie verso il Serchio durante le quale si impadronisce di bestiame e di tre barche che portano grano per i mulini. Dietro un cospicuo compenso datogli dalle città di Firenze, Siena, Genova e dagli Orsini e Jacopo di Appiano, Baldaccio sgomberò la città e partì alla volta di Monteverdi Marittima.

1440, primavera. Si trova ad Orciano di Pesaro e mette al sacco il castello di Fossa nel Montefeltro. Nel territorio di Perugia, accanto a Giovanni da Sesto, si impossessa di Fichino che si trovava nelle mani di Pietro Paolo Monaldeschi. Intanto compie scorrerie nel territorio fra Acquapendente e Orvieto. Torna poi in Toscana alla difesa di Marradi e in seguito partecipa alla battaglia di Anghiari durante la quale riesce anche a saccheggiare Fichino che si trovava nelle mani del Monaldeschi.

1441. Tornò in Romagna al seguito del papa contro Francesco Piccinino. Si spinge fino al Bolognese dove riesce a conquistare Baragazza dopo averne corrotto il castellano con 900 ducati. Nel territorio riesce ad espugnare Bargi, deruba Gaspare Montecuccoli ed ottiene Montecalderaro e Sassano.

1441, agosto. Torna in Toscana passando da Firenzuola ma viene raggiunto da Francesco da Bologna dal quale fugge passando attraverso i monti del Mugello e calandosi in val di Nievole. Punta nuovamente verso Piombino ma viene respinto da Emanuele d’Appiano. Baldaccio riesce comunque a raggiungere le mura di Piombino e la città pone alla sua difesa Giovanni ed Angelo Orsini. Baldaccio è così costretto a ritirarsi in Garfagnana e si dirige verso San Miniato. Espugna e saccheggia Castelnuovo di Garfagnana ed estorce ai lucchesi 4000 fiorini.

1441, 6 settembre. Dopo il suo rientro a Firenze, venne ucciso il 6 settembre a Palazzo Vecchio dagli uomini del gonfaloniere di giustizia Bartolomeo Orlandini perché considerato troppo vicino alla politica di Neri Capponi, contro la famiglia Medici. Il cadavere di Baldaccio venne gettato dalla finestra e trasportato nel centro della Piazza della Signoria dove gli venne tagliata la testa.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*