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Roma: basilica di Porta Maggiore

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Al di fuori della Porta Maggiore, a sinistra di via Prenestina, si accede ad uno dei più caratteristici palazzi dell’inizio del periodo imperiale detto “la basilica sotterranea o neopitagorica”. I l suo ritrovamento risale al mese di aprile dell’anno 1917 e avvenne in maniera assolutamente fortuita, in seguito ad un crollo della sovrastante linea del treno Roma-Napoli.

Nella metà del 1900 per proteggere l’edificio dalle scosse dovute al passaggio dei locomotori e dalle infiltrazioni acquee, si fece una soletta di cemento armato con una fenditura che adesso è diventato un piccolo museo. Oggi vi si accede da un’altra entrata rispetto al passato, poiché quest’ultima non è mai stata utilizzata. Tutta la struttura è lunga quasi 12 metri e larga 9 metri. Non si sa per certo quale fosse il suo scopo: qualcuno pensa ad un sepolcro o chiesa funeraria, un ninfeo, un tempio neopitagorico e altro. Nessuna delle ipotesi però è stata finora confermata e ulteriori dubbi, inoltre, permangono intorno all’interpretazione dei meravigliosi stucchi che l’abbelliscono. 

Essi riguardano rappresentazioni tratte dalla mitologia tra i quali il rapimento di Ganimede per mano di Zeus; il tuffo della poetessa Saffo nelle acque del mare; il mito in cui Medea inganna il drago facendogli bere un liquido misterioso che gli faccia abbassare la guardia per permettere a Giasone di rubargli il vello d’oro. Ognuno di essi riguarda avvenimenti mistici e magici, collegati all’anima e ai misteri dell’iniziazione, che hanno dato modo di credere che la struttura ospiti creature surreali. In molti, perciò, la considerano un luogo per celebrare riti mistici. L’unico dato certo rimane il fatto che necessita di un valido impianto di aereazione per avere lo stato termico adatto in modo da non rovinare gli storici stucchi e le pitture che sono mantenuti nel tempo, e che stabilizzi un certo ricambio d’aria per non creare problemi agli edifici e ai visitatori.

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