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Basilio Magno

Basilio Magno

nome: Basilio (329-379)
famiglia: nipote di Macrina

Quale sazietà può mai generare
la (celebrazione annuale della) memoria dei martiri
in chi sia devoto di essi,
dal momento che l’onore verso i buoni “con-servi”
è dimostrazione di amore al comune Signore?
Ci si aspetta infatti che colui
che manifestamente approva gli uomini valorosi
non mancherà di imitarli in circostanze similari.
Anche tu proclama con convinzione
beato colui che ha affrontato il martirio,
affinché tu pure divenga martire della volontà
e ti renda degno delle medesime ricompense
pur senza (essere sottoposto alla) persecuzione,
al fuoco, ai flagelli.

(I quaranta martiri di Sebaste)

La liturgia cattolica onora il 2 gennaio di ogni anno la straordinaria persona di San Basilio, detto Magno (“Grande”), capofila del gruppo dei cosiddetti Padri Cappadoci, cosiddetti dal nome della regione anatolica, la Cappadocia appunto, nella quale essi vissero ed operarono.

Qualche indicazione si rende opportuna allo scopo di meglio chiarire il contesto in cui si colloca il profilo di tale insigne personaggio. Come il lettore avrà potuto notare dall’indicazione cronologica relativa alla nascita e alla morte, Basilio visse nel corso del IV secolo d.C., caratterizzato dalla celebrazione dei primi Concili ecumenici aventi lo scopo di definire il dogma della fede cristiana di contro alle numerose dottrine eretiche che, in modo particolare, riguardavano la Persona di Gesù Cristo: alcuni, come i seguaci di Ario, sostenevano che Gesù fosse di natura inferiore al Padre; altri, invece, come i monofisiti, ritenevano che nella Persona di Cristo fosse individuabile unicamente la natura divina. La dottrina cattolica, invece, crede “unico il Figlio, perchè è un’unica persona, in cui convergono la natura divina e l’umana […]. Egli è Dio eterno come il Padre; così pure è Signore di tutte le cose quanto il Padre. E come egli e il Padre non sono due distinti Dei, ma assolutamente lo stesso Dio, così non sono due Signori distinti” (dal Catechismo Tridentino, Edizioni Cantagalli, Siena 1992).

Ma il percorso verso tale formulazione non fu né breve, né agevole: si resero necessari almeno due Concili, Nicea nel 325 e Costantinopoli nel 381, per giungere alla definizione del cosiddetto “Simbolo niceno-costantinopolitano”, ossia della preghiera del “Credo”, adottata in modo perenne dalla Chiesa nella sua liturgia. Non solo, ma immediatamente dopo il Concilio niceano, si aprì un’ulteriore motivo di contrasto tra coloro per i quali Cristo doveva considerarsi “di identica sostanza” rispetto al Padre (ossia homooúsios) e coloro che, invece, ritenevano lo si dovesse considerare “di sostanza simile” (homoiooúsios): mediatore e risolutore di tale controversia, oltre ad Ilario di Poitiers, autore del De Trinitate, fu senz’altro Atanasio di Alessandria, assertore non solo dell’unicità della natura divina nelle Persone, pure distinte, del Padre e del Figlio, ma anche della consustanzialità dello Spirito Santo. La soluzione atanasiana fu recepita ed approfondita dal gruppo dei Cappadoci, in particolare da Gregorio di Nazianzo, denominato “il Teologo” e autore di importanti Discorsi in materia trinitaria, ma anche dallo stesso Basilio che, nella fondamentale Lettera 38, a partire dalla distinzione fra sostanza (termine con cui si indica la natura comune) ed ipostasi (che segnala, invece, “ciò che si predica in modo individuale”), rileva che “chi considera il Padre, lo considera in sé stesso e insieme comprende col pensiero anche il Figlio.

Chi poi pensa al Figlio, non tiene separato lo Spirito del Figlio, ma conseguentemente secondo l’ordine e unitamente secondo la natura, rappresenta in sé la fede nei tre composta in unità. Chi poi nomina soltanto lo Spirito, in questa professione comprende insieme anche colui cui lo Spirito appartiene. E poiché lo Spirito è di Cristo e deriva da Dio, come dice Paolo (Ep. Rom. 8, 9), come chi tira un capo della catena tira insieme anche l’altro capo, così chi trae a sé lo Spirito, come dice il profeta (Ps. 118, 131), per mezzo di questo tira insieme anche il Figlio e il Padre. E se uno tiene veramente il Figlio, lo terrà da ambedue le parti, traendo insieme da una parte suo Padre e dall’altra il suo Spirito. Infatti né può essere separato dal Padre colui che è sempre nel Padre né può essere mai diviso dal suo Spirito colui che opera tutto in lui. Analogamente colui che ha accolto il Padre, ha accolto insieme effettivamente anche il Figlio e lo Spirito santo”.

Uniti da un intenso legame di amicizia spirituale e, per due di essi, di parentela (Basilio, infatti, era fratello di Gregorio di Nissa), i tre Cappadoci furono accomunati da un’elevata formazione culturale di tipo classico e dalla ricerca incessante di una vita cristiana sempre più perfetta, di contro alle tentazioni di affermazione personale e vanagloria a cui erano esposti, in quel periodo, quanti abbracciavano la carriera ecclesiastica. Basilio, nella cui esperienza spirituale ebbe un’influenza non trascurabile la sorella Macrina, dopo essere rientrato in Cappadocia a conclusione del periodo di studi trascorso in alcune importanti località del mondo greco, abbracciò ben presto l’ascesi monastica, divenendo maestro e formatore, nonché delineatore di una vera e propria legislazione per le comunità da lui ispirate, le cosiddette “Grandi” e “Piccole Regole”: oltre all’anelito alla perfezione da cui dovevano essere animati, i religiosi seguaci di Basilio vivevano in un clima di costante ed aperta collaborazione con la chiesa locale di appartenenza, che vivificavano non solo con la preghiera e la penitenza, ma anche con l’assistenza e il servizio ai poveri. L’amore di Cristo, che aveva trasformato la sua vita, sospinse Basilio all’amore per i derelitti e i sofferenti: come accadde pure per Gregorio di Nazianzo, l’impegno sul fronte teologico-dottrinale si saldò strettamente anche per Basilio nell’imitazione incessante di Cristo attraverso la dedizione concreta ai fratelli: come a dire che la vera teologia consiste e si manifesta, in primo luogo, nella vita e nella condotta. Non è possibile, infatti, predicare Gesù incarnato e poi agire in modo inconsapevole e sregolato: dall’Incarnazione di Cristo e dal mistero di salvezza da Lui attuato deriva che tutta la vita dell’uomo deve conformarsi al Vangelo, liberandosi dalla schiavitù delle passioni.

Pur profondamente attratto dalla solitudine e dalla contemplazione, Basilio, ordinato presbitero nel 360, fu elevato alla dignità di vescovo di Cesarea, città della Cappadocia: tale importante incarico lo espose di lì a breve alle mire dell’imperatore Flavio Giulio Valente (328-378), il quale aderiva alla dottrina ariana, pure condannata a Nicea, e che cercò di ostacolare a Basilio, peraltro senza rilevanti successi, l’esercizio del suo ministero.

Con l’insediamento sul trono imperiale di Flavio Teodosio, subito dopo la morte di Valente, la situazione mutò decisamente a favore di Basilio, in quanto il nuovo sovrano proclamò il cristianesimo unica religione ufficialmente riconosciuta dallo Stato. La nomina di Gregorio Nazianzeno a vescovo di Costantinopoli, in cui ebbe un ruolo di primo piano, rappresentò il contributo finale offerto da Basilio, scomparso nel 379, alla causa della vera fede.

Autore di numerosi e pregevoli testi, tra cui le Omelie in Hexaemeron, le Omelie in Psalmos, l’Enarratio in Isaiam profetam, il De vera virginitatis integritate, il De sancta et orthodoxa fide, Basilio redasse, inoltre, un cospicuo Epistolario, un’antologia di scritti di Origene dal titolo Philocalia e un trattato De Spiritu Sancto.

Leggiamo alcuni passi degli scritti basiliani da cui traspare la profondidtà della sua dottrina cristologica. Nel Adversus Eunomium, l’autore si appella al suo lettore: “Osserva con quale diligenza e chiarezza le parole divine confermino, mediante la loro testimonianza, la generazione del Figlio, che risale a prima dei secoli. Matteo infatti è divenuto l’esegeta della generazione secondo la carne, come egli stesso afferma: «Libro della generazione di Gesù Cristo, Figlio di Davide» (Mt 1,1). Marco fa iniziare il Vangelo con la predicazione di Giovanni, dicendo: «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, secondo quanto è scritto nel profeta Isaia: Voce di colui che grida nel deserto» (Is 40,3; Mc 1,1). Luca, invece, partendo dagli eventi corporei, penetra nella teologia. L’evangelista Giovanni, essendo l’ultimo a scrivere, ovviamente eleva il pensiero al di sopra delle cose sensibili e del tempo che è una conseguenza di queste ultime; e, sollevato dalla forza dalla forza dello Spirito, si accostò a quegli stesso che è al di sopra di tutte le cose, affermando che, se pure abbiamo conosciuto il Cristo secondo la carne, tuttavia ora non lo conosciamo più (cf. 2Cor 5,16)”. E, ancora, “come il ghiaccio posto nell’acqua prevale sul liquido finchè durano la notte e le tenebre, ma poi si scioglie se esposto ai caldi raggi del sole, così la morte ha regnato sull’uomo fino alla venuta del Cristo.

Ma «dopo che apparve la grazia del Dio salvatore» (Tt 2,1) e sorse «il sole di giustizia» (Ml 3,20), «la morte fu assorbita nella sua vittoria» (1Cor 15,54), non potendo sopportare la presenza della vera vita. O abisso della bontà e dell’amore di Dio per gli uomini! Ma in cambio di questo amore, noi non siamo disposti a servirlo. Invece di prostrarci per adorare la bontà, ci attardiamo a cercare la ragione per cui Dio è disceso tra gli uomini. O uomo, che cosa ti faremo? Finché Iddio rimane in cielo, tu non lo cerchi. Ora che Egli discende verso di te e con te si intrattiene mediante il suo corpo, tu non sei disposto ad accoglierlo, ma cerchi la ragione per cui sei potuto diventare familiare con Dio. Apprendi dunque che Dio è nella carne, perchè bisognava che fosse santificata questa carne, già maledetta; che fosse corroborata questa carne infiacchita; che venisse ricondotta all’amicizia con Dio questa carne a lui nemica e venisse riportata in cielo la carne che dal paradiso era caduta. E qual è l’officina di questa generazione? Il corpo di una santa Vergine. E quali i principi attivi di questa generazione? Lo Spirito Santo e la potenza adombrante dell’Altissimo” (Omelia in sanctam generationem Christi, 2-3).

Al nome di Basilio è legata pure una rilevante attività di sistemazione ed integrazione della liturgia, che ebbe molto seguito nelle Chiese d’Oriente.

Approfondimenti

All’indirizzo web

http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0330-0379-_Basilius_Magnus.html

è possibile reperire il testo della maggior parte delle opere di San Basilio, tradotte in varie lingue europee.

A margine della scheda biografica all’indirizzo http://www.santiebeati.it/dettaglio/22200 è reperibile un repertorio bibliografico di testi utili alla conoscenza e all’approfondimento della figura e dell’opera di San Basilio.

Un sito davvero indispensabile per l’approfondimento dei contenuti propri delle eresie cristiane, dai primi secoli sino all’età contemporanea, è indubbiamente http://www.eresie.it/it/Home.htm, che propone un repertorio in ordine alfabetico delle posizioni eterodosse, nonché un ricco apparato bibliografico.

Il sito http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.

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