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Battaglia dei Corni di Hattin

  • Luogo: Hattin (vulcano inattivo), presso Tiberiade
  • Data: 4 luglio 1187
  • Eserciti: Musulmani Ayyubidi e Regno di Gerusalemme
  • Esito: vittoria ayyubide

Piantina della Battaglia di Hattin
Piantina dei luoghi della battaglia

Le notizie storiografiche che danno luce a questa importante battaglia, che ha segnato una delle più sonore sconfitte del Regno di Gerusalemme, viene data da due testimoni che parteciparono alla guerra, chi per documentarla, chi per sostenerla. Nella schiera musulmana, Ibn al-Athir, storico arabo, descrive con precisione e esaustività, lo scontro e l’avvicinarsi del contingente cristiano alle porte di Tiberiade, là dove i corni di Hattin, alle faglie di un vulcano spento, si stagliavano per fare da luogo alla battaglia imminente.
Ibn descrive successivamente ogni passo della battaglia, anche se con una tendenza ad assicurare al suo popolo la giusta onorificenza e si pensa tralasciando fatti che denigravano una possibile caduta di stile soprattutto del sovrano Saladino (1).

Saladino, acquisisce tramite le parole dello storico, un’elevatura che lo innalza nei posteri, che lo taccia di acume tattico e di presenza nella battaglia, presenza che rinfranca i cuori dei soldati amici. Anche un comandante Memelucco viene citato nell’esultanza della vittoria, che con il suo martirio riuscì a far vacillare le schiere nemiche. Dalla parte cristiana pochi sono i sopravvissuti, ma uno, frate Thierry, Commendatario dell’ordine del Tempio, cerca di recuperare un minimo di importanza nella battaglia cristiana, con meno completezza rispetto al documentarista musulmano, ma sempre descrivendo con ricchezza di particolari tutto quello che concerne l’evento.

Più che un saggio sulla battaglia, questo resoconto dalla parte dell’Ordine, è una lettera scritta sei giorni dopo la vittoria di Saladino, spedita direttamente a Papa Urbano III (2) e a Filippo d’Alsazia Conte di Fiandra (3), anche se diretta a tutti i fratelli dell’Ordine in questione. Qui frate Thierry, con vena religiosa, rivolgendosi al Papa, descrive come l’avanzata nemica, chiamata “moltitudine”, acquisisca un corpo crudele, dedicando un aspetto quasi da vittime inermi al popolo cristiano. Infatti indugia su fatti particolari, come decapitazioni di 230 templari, l’assetata voglia di sangue cristiano durante la fuga di questi ultimi o il furto della Vera Croce (4), simbolo di Gerusalemme.

Insomma, tramite i due testimoni abbiamo documenti poco obiettivi, ma molto ricchi di dettagli, descrivendo scenari prima di abilità e ardore quasi epici, poi di vittimismo di fronte alla crudeltà. Si dice che in seguito alla giunta notizia, Papa Urbano III, morì per il dolore della morte di tanti cristiani. 

I due re cristiani 

Nella disfatta epocale dei cristiani, due sono i regnanti che dovettero affrontare il più numeroso esercito musulmano. Il primo, Guido di Lusignano (5), fu indicato come successore del re lebbroso Baldovino IV (6) nel 1183; poi, a causa della sua codardia nell’affrontare il nemico fuggendo dalla zona denominata Sorgenti di Golia, venne spodestato grazie ad un colpo di Stato organizzato insieme al capo dell’ordine del Tempio, Gerard de Ridefort (7).

Il nipote giovanissimo di Baldovino IV, Baldovino V (8), ottenne quindi la carica di Guido di Lusignano, sotto l’ala protettrice del re lebbroso, che riuscì nell’impresa di salvare Rinaldo di Chatillon (9), alle prese con la difesa di una città, assediata da Saladino, trasportato in battaglia su di una lettiga. Saladino lasciò l’assedio in modo da rendere onore al coraggio del re intervenuto.

Alla morte di Baldovino IV nel 1185 e a quella di Baldovino V nel 1186, il secondo re designato, Raimondo III di Tripoli (10), grazie a Baldovino IV che negò la reggenza a Guido di Lusignano, se ne andò da Gerusalemme per recarsi nella sua città natale, Tripoli, per difenderla da eventuali attacchi. Da quel punto, dopo la morte dei due Baldovino e il rifiuto di Raimondo III alla regnanza, Guido di Lusignano entrò nel 1186 a coprire nuovamente la carica di re dei cristiani.

La situazione tra il il re che rifiutò la sua carica, e l’attuale regnante, era tesa e si pensava che da un momento all’altro i due cominciassero una guerra intestina, con grande soddisfazione di Saladino. Raimondo III però andò in rovina a causa di avventate decisioni, permettendo una tregua di nascosto con i musulmani, che portò ad una battaglia e alla successiva disfatta a Cresson (11). Quindi si dovette ricongiungere suo malgrado con il re, quando ormai Tiberiade era perduta.

Raimondo III e Guido di Lusignano marciarono quindi assieme verso Tiberiade per affrontare in campo aperto l’immenso esercito musulmano, andando incontro ad una segnata sconfitta. 

Guido di Lusignano
Guido di Lusignano

Saladino il curdo

Salah al-Din Yusuf Ibn Ayyub, detto anche al-Malik al-Nasir Salah al-Din Yusuf I, ebbe un’ascesa lenta ma inesorabile prima di diventare re d’Egitto. Suo padre Ayyub (12), luogotenente dell’atabeg (13) Nur el-Din (14), lo portò con sé nelle prime campagne belliche, facendo acquisire al figlio parte dell’abilità tattica ottenuta. Successivamente alla morte del padre e dopo aver studiato teologia durante il suo peregrinare, cominciò l’iter militare sotto Nur el-Din, nel 1152.

Poi a Damasco, grazie allo zio Shirkuh (15), divenne il vicegovernatore, ma per poco tempo; trasferitosi ad Aleppo arrivò a ricoprire il ruolo di atabeg anch’egli. Grazie ad una lotta intestina tra Shirkuh e Shawar (16), del califfato sciita, il primo insieme a Nur el-Din e l’altro chiedendo aiuto a Gerusalemme; Skirkuh, grazie al nipote, ottenne la carica di Visir, eliminando Shawar. Saladino, alla morte dello zio, ottenne la sua carica.

La dinastia ayyubida iniziò proprio quando Saladino, trentunenne, alla carica del califfato, fece crescere il potere della sua casata arrivando fino ad unificare i popoli musulmani sotto un’unica bandiera, divenendo di fatto la più alta guida del suo popolo, completando ed ampliando l’opera di suo zio. Saladino quindi cominciò la lunga riconquista dei Paesi sottratti, dichiarando guerra al popolo cristiano nel 1177, con una piccola pausa dovuta all’accordo di pace con Baldovino IV. La presa di Tiberiade presso i corni di Hattin, diede una grande svolta per la conquista musulmana, facendo catapultare Saladino quale maggior esponente della sua civiltà.

Saladino
Saladino

Lo scontro ai Corni di Hattin

L’esito positivo di una battaglia si ha solitamente grazie a due o tre decisioni importanti che ne segnano il corso. Saladino, pur essendo un abile stratega e comandante, ebbe vita abbastanza facile contro le avventatezze del nemico. La vittoria dei musulmani ha inizio quando Saladino decide di assediare Tiberiade, il 26 giugno, città presieduta dalla moglie di Raimondo III, Eschiva di Bures (17), partendo da Kifshin e stanziandosi a Caffarset, tra l’obbiettivo dell’esercito e Saffuryia, dove l’esercito cristiano si era sistemato per difendere la sua roccaforte.

L’obbiettivo di Saladino era far uscire in campo aperto l’esercito nemico, forte della sua superiorità numerica. La città venne presa e Saladino posizionò tutto il suo contingente al di fuori delle mura, mentre a presiedere Tiberiade rimasero i due comandanti Taki al-Din (18), nipote del sovrano, e Keukburi (19). Nel mentre, a Saffuryia, Raimondo fa valere il suo buon senso nel consiglio indetto da Guido di Lusignano, facendo desistere tutti dal correre in aiuto di Tiberiade e esporre notevolmente l’esercito ad un massacro.

La prima decisione che fece pendere l’esito dalla parte dei musulmani fu l’intervento del Gran Maestro dei Templari Gerard de Ridefort, che convinse il lusinate ad accorrere in aiuto di Eschiva. Il 3 luglio, sotto la guida di Raimondo in avanguardia, onore dato ai possidenti colpiti nel proprio feudo, l’esercito cristiano si mise in marcia, abboccando così alla trappola di Saladino.

Qui vi fu un secondo errore che pesò sull’esito della battaglia: Guido di Lusignano decise di virare l’esercito verso un percorso più lungo, per non incappare nel contingente musulmano sulla via per Tiberiade. Inoltre decise, visto il tempo breve di marcia, una giornata, di non portare scorte di acqua. Passando dunque per Acri, Guido non fece fermare le sue truppe ad un lago per rifornirsi, perché le scorte sarebbero infine bastate.

Guido si trovò dopo 18 ore senza acqua, con le sue truppe affaticate dalla marcia forzata e dalle giubbe per far fronte agli attacchi nemici. Saladino era pronto, accortosi del cambio di rotta, lasciando a Tiberiade solo un manipolo di uomini e portando con sé anche i due comandanti lasciati a presiedere. Raimondo intanto cercò, calcolata da principio la mancanza d’acqua, di deviare verso i corni di Hattin, dove una sorgente avrebbe risanato parzialmente il suo contingente. Nella notte del 4 luglio, cercando di arrivare all’acqua, fonte di una possibile vittoria per l’esercito cristiano, iniziò la battaglia di Hattin.

L’esercito cristiano stremato dalle fatiche della marcia, del quale si hanno fonti molto precise, contava: 634 furono i cavalieri inviati dalle varie fazioni amiche, in risposta ad un pagamento d’onore o di denaro. Nella schiera dei cavalieri arrivarono Rinaldo di Châtillon e Reginaldo di Sidon (20), abili condottieri. Da aggiungere a questo numero l’Ordine dei Templari (21) e l’Ordine degli Ospitalieri (22), la colonna portante dell’esercito. In più, il resto del contingente contava 1.200 cavalieri provenienti dall’Europa, in prevalenza Franchi, 4.000 turcopoli, adibiti al sostegno dei cavalli e, grazie ai fondi inviati dal re Enrico II di Inghilterra (23), furono assoldati balestrieri per la difesa della retroguardia e mercenari da gettare nella mischia. Inoltre giunsero dalle regioni vicine, marinai italiani e pellegrini che si armarono di spade e scudi per far fronte all’armata nemica. In tutto 18.000 uomini.

Saladino, riuscendo nell’impresa di unificare sotto il suo vessillo tutto l’impero musulmano, ottenne favori da ogni provincia. Arabi, curdi, turchi, siriani e altri popoli in minor quantità, si riunirono davanti a Tiberiade sotto Saladino, facendo contare 14.000 cavalieri d’élite e altrettanti ausiliari in difesa di essi. Come nel contingente cristiano dove i pellegrini si armarono vogliosi di annientare i fanatici nemici, anche tra i musulmani truppe irregolari e volontari si recarono da Saladino. Sulle stime finali, l’esercito riunitosi, contava all’incirca 30.000 soldati, ma alcune fonti si avventurano in numeri più alti, arrivando fino a 60.000.

Lo scontro ebbe inizio quando Saladino, scoperta l’ubicazione dell’esercito nemico, guidato da Raimondo III, cominciò a tartassare la retroguardia nemica, formata dai due ordini e da Rinaldo di Châtillon, con nugoli di frecce grazie a brevi sortite volte a non ingaggiare il nemico in mischia, costringendo tutto l’esercito cristiano a fermarsi, compreso il grosso delle truppe capitanate da Guido di Lusignano.

La maggior parte dei soldati musulmani erano stanziati poco lontano. Raimondo III capì che era proprio quello il momento di deviare per i corni di Hattin, rifocillarsi, riposarsi ed essere pronto per la battaglia imminente. Saladino però, molto abile nel capire le intenzioni nemiche fino a quel momento, mandò i due comandanti che all’inizio erano stati stanziati a Tiberiade, ad intercettare il conte di Tripoli, posizionando le truppe dei due tra Hattin e l’esercito cristiano.

Raimondo era pronto anche a questa evenienza, sapendo celermente attaccare il fianco della cavalleria musulmana, capitanata da Keukburi, ma venne frenato dal lusinate, preoccupato della situazione degli Ospitalieri e dei Templari, rimasti indietro dopo le sortite nemiche. Da questo momento in poi, fu solamente un calvario per le forze cristiane. Accampatisi per ordine di Guido di Lusignano, dovettero passare tutta la notte senza acqua, dopo l’estenuante traversata e gli attacchi degli arcieri in sella a dromedari.

Saladino intanto, durante la notte, predisponeva il suo esercito, più fresco e più numeroso, ristabilendo le quantità di frecce utilizzate. Inoltre con stratagemmi assai crudeli, ordinò ad alcuni uomini di far risuonare nella notte tamburi e grida, in modo tale da tenere sveglio l’esercito nemico già stremato. Per concludere, come sfregio, comandò ai suoi uomini di gettare grandi quantità di acqua nelle sabbie del deserto proprio nelle vicinanze dell’accampamento cristiano.

Il giorno seguente Raimondo continuò la sua opera di raggiungimento di Hattin, per trovare l’acqua, sapendo però da principio che la guerra era già conclusa con l’ultimo ordine dato da Guido di Lusignano, facendo indietreggiare la cavalleria del conte di Tripoli. Saladino continuò con i dromedari ad attaccare la retroguardia, tempestando di frecce i cavalieri dei due ordini, che sporadicamente contrattaccavano senza successo.

La fanteria cristiana, che fino ad ora aveva tenuto le distanze tra balestrieri e cavalieri dalle sortite musulmane di dromedari e fanti, si sfaldò, facendosi prendere dal panico e dallo sconforto di troppe ore senza acqua. Guido di Lusignano ordinò alla cavalleria di correre in loro aiuto per cercare di radunare nuovamente la fanteria dispersa sulle colline circostanti, ma con esito negativo.

Come ultima mossa, Saladino fece dare fuoco alla sterpaglia che delimitava i due eserciti. Il vento portò quindi il fumo verso i cristiani che smisero di avere una linea di vista sui musulmani, poi quest’ultimi cominciarono a tempestare di frecce oltre la coltre. L’esercito di Guido intanto si era risistemato coi favori della scarsa visibilità, ma dei cavalieri dell’ordine, di nascosto, per avere salva la vita, andarono da Saladino per riferirgli la disposizione dei cristiani.

Sapendo quindi che i cavalieri cristiani si sarebbero gettati contro la fanteria al centro dell’esercito, per dividere i musulmani, Saladino aprì le fila, sapendo di non poter tenere testa agli Ospitalieri e ai Templari. L’esercito cristiano venne spezzato in due. Nonostante l’informazione ottenuta, Saladino, pur sempre uomo d’onore, fece uccidere i due traditori cristiani.

Raimondo III, decise quindi di allontanarsi con i superstiti, incapace di ripiegare ed attaccare di nuovo.

La battaglia era ormai finita. I musulmani trucidavano il contingente rimasto a presiedere l’accampamento, mentre Raimondo si defilava. Molti vennero inoltre fatti prigionieri, tra cui Guido di Lusignano, il fratello Almarico (24) e Rinaldo di Chatillon, oltre alla Vera Croce, simbolo di quella guerra.

Nell scontro riuscirono a sopravvivere solo 3.000 uomini, per lo più facenti parte della divisione di Raimondo III. Si salvò inoltre anche Reginaldo di Sidon e le sue truppe nella fuga travolsero alcuni fanti amici. Nelle file nemiche nessuno storiografo riporta un numero oggettivamente chiaro da poter essere confrontato con le perdite avvenute in battaglia, che sicuramente furono esigue.

Simbolo di questa lotta fu la piccola ma cruenta schermaglia per ottenere la Vera Croce sostenuta dapprima dal vescovo di Acri (25) e poi da quello di Lidda (26). Dopo un incessante tiro di frecce sui bersagli, Tal al-Din ordinò di passare alle armi da corpo a corpo, sterminando quanti erano rimasti in vita.

Rappresentazione della battaglia di Hattin
Rappresentazione della battaglia di Hattin

In seguito alla battaglia

I prigionieri più illustri vennero fatti condurre nella tenda di Saladino. Guido di Lusignano e Rinaldo di Châtillon in testa. La storia ci tramanda che il re musulmano diede un boccale d’acqua a Guido in segno di generosità. Guido lo passò a Rinaldo, ma Saladino lo ruppe, sostenendo che l’offerta era valida solo per il capo del contingente nemico, come in usanza nel suo popolo. Rinaldo venne accusato di aver fatto cadere la pace tra i due popoli e a sangue freddo Saladino lo uccise con le sue mani. Guido venne portato in patria come prigioniero.

A causa di innumerevoli prigionieri, il mercato degli schiavi crollò, e i mercanti dovettero vendere pezzi pregiati come gli Ospitalieri o i Templari a pochi denari. Pochi però dei due ordini vennero infatti fatti prigionieri. Saladino ne comandò l’esecuzione in pubblica piazza davanti ai suoi occhi compiaciuti per lo scenario.

Simbolo di questa esecuzione, l’epitaffio sulle tombe dei Templari: “Non chiedevano mai quanti fossero i nemici, ma dove fossero”, forse per deridere lo stuolo nemico, incapace di tenere testa allo stratagemma del fumo architettato dal re d’Egitto. In seguito a quella battaglia ce ne fu un’altra, l’ultima, alle porte di Gerusalemme (27), dove Baliano di Ibelin (28), un superstite illustre della disfatta di Hattin, trattò la resa della città con Saladino stesso, ormai certo della presa delle mura.

Raimondo III conte di Tripoli invece morì pochi mesi dopo di pleurite, anche se alcuni documenti affermano che morì per l’onta subita in battaglia. Da lì Saladino conquistò tutte le città che i cristiani stavano presiedendo, tranne Tiro che venne salvata dall’arrivo tempestivo, quanto casuale, di Corrado di Monferrato (29), vittorioso in una battaglia navale presso la città contro il musulmano. La sconfitta deluse a tal punto Saladino che fece tagliare orecchie e coda al suo cavallo e galoppò davanti al suo esercito per mostrare la sua indignazione.

Papa Gregorio VIII (30), successore di Urbano III, in seguito alla notizia, proclamò la bolla papale chiamata Audita tremendi (31), che esponeva l’intenzione subitanea di intraprendere una terza crociata per riottenere le terre perdute. Dalla Francia e dall’Inghilterra arrivarono fondi per stabilire un contingente abile ad affrontare Saladino ed i suoi eventuali successori.

Nel 1189 Riccardo Cuor di leone (32), Federico Barbarossa (33) e Filippo Augusto (34), comandavano il contingente che avrebbe risollevato la faccia dopo le disfatte a Hattin e Gerusalemme. Nel maggio dello stesso anno, l’ultima città occupata dai cristiani venne presa e il dominio europeo venne definitivamente cancellato dalla Transgiordania (35).

Anche la Vera Croce, si dice, ma senza fonti attendibili, venne distrutta dai musulmani, anche se altri storiografi credono che sia stata nascosta dagli stessi in qualche luogo ormai dimenticato.

Note

1: 1138 Baalbek (Siria) – 4 marzo 1193, Damasco (Siria). Dopo la morte, avvenuta per febbre gialla al ritorno a Damasco, Saladino venne ricordato ai posteri come difensore della fede islamica dal suo popolo, che tutt’ora onora con riti religiosi in alcuni Stati musulmani e in Occidente assurge a ruolo di sovrano giusto e generoso, privo di fanatismi ed intolleranze religiose. Inoltre è l’unico uomo appartenente alla religione musulmana a rientrare nel Limbo di Dante. Il suo nome per esteso significa “Integrità della religione”.

 

2: Uberto Crivelli; 1120 Cuggiono – 8 ottobre 1187 Ferrara. Fu il 172° papa, dal 25 novembre 1185 alla sua morte.

 

3: 1143 San Giovanni d’Acri – 1 giugno 1191.

 

4: è l’oggetto che secondo i cristiani simboleggia la loro religione, perché Gesù vi fu crocifisso. La croce, a parere degli storiografi, venne distrutta dopo la battaglia di Hattin; invece i cristiani sostengono che sia stata ritrovata in seguito alla ricostruzione dei pezzi raccolti durante i secoli. Saladino, seguendo le notizie più attendibili, per purificare la città di Gerusalemme, cominciò proprio dalla Vera Croce, trascinandola per tre giorni e tre notti e battendola con dei bastoni fino a romperla.

 

5: 1150 Poitou – 1194 Nicosia.

 

6: 1161 Gerusalemme – 16 marzo 1185 Gerusalemme.

 

7: nato in Fiandra in data sconosciuta, muore l’1 ottobre 1189. Fu Gran Maestro dei Templari l’anno della battaglia di Hattin, facendosi notare per decisioni poco felici.

 

8: 1177 – 1186.

 

9: 1125 – 4 luglio 1187. Rinaldo fu il motivo per cui la guerra tra musulmani e cristiani si ridestò dopo un periodo di pace instaurato da Guido di Lusignano. Rubando nel 1186 una carovana a Saladino, si mise fine alla tregua.

 

10: 1140 Tripoli – 1187.

 

11: fu uno scontro di minima importanza, avvenuto l’1 maggio 1187.

 

12: le origini del padre di Saladino sono sconosciute.

 

13: “Padre del Signore”, carica data a chi si premuniva di curare l’educazione militare e principesca dei figli del Sultano.

 

14: 1118 – 1184.

 

15: anche le origini dello zio di Saladino sono sconosciute.

 

16: 18 gennaio 1169.

 

17: sulla moglie di Raimondo III di Tripoli si sa ben poco, ma si sa che ebbe numerosi parenti affiliati all’Ordine dei Templari e il suo primo marito, Gualtiero di Saint Omer, ne fu esponente.

 

18: si ha solo la data della sua dipartita, il 1191.

 

19: non si hanno notizie del comandante di Saladino che presiedeva Tiberiade.

 

20: di lui si conosce solo la sua importanza nella battaglia di Hattin e la sua fuga scomposta da essa.

 

21: nacque nel 1095 da Papa Urbano II durante il Concilio di Clermont dove lo stesso pontefice incoraggiò la guerra contro gli infedeli. Nel 1314 Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro, fu messo al rogo da Filippo il Bello. Questo re di Francia voleva accaparrarsi i tesori dei templari e li accusò di eresia e altre crudeltà. Mise al rogo ogni suo componente e con la morte dell’ultimo Gran Maestro finì l’epoca dell’Ordine dei Templari.

 

22: nati sotto il nome di Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, sono conosciuti nei secoli anche come cavalieri di Rodi e cavalieri di Malta, infatti nelle suddette isole si possono trovare molti oggetti appartenuti all’ordine. Nasce nella prima metà dell’XI secolo a Gerusalemme come ordine benedettino. In seguito alla perdita di molti territori in Terrasanta si rifugiarono a Cipro e Rodi ed infine a Malta dove posero l’ultima ed unica roccaforte. La loro fine la riscontriamo nel 1798 quando Napoleone li cacciò da Malta.

 

23: Enrico II detto il Plantageneto. 5 marzo 1133 Le Mans – 6 luglio 1189 Chinon.

 

24: Almarico II di Lusignano. 1144 – 1 aprile 1205 San Giovanni d’Acri.

 

25: Rorgo, vescovo d’Acri nacque nel 1148 e la sua morte viene datata nella battaglia di Hattin.

 

26: Bernard, vescovo di Lidda, muore anch’egli nella battaglia di Hattin, ma non si conosce la sua data di nascita.

 

27: la battaglia di Gerusalemme fu combattuta nel 1099 e in seguito si sancì la fine della seconda crociata che vide vittorioso Saladino.

 

28: 1140 – 1193. Fu re di Gerusalemme quando ne trattò la resa a favore di Saladino.

 

29: 1140 – 28 aprile 1192.

 

30: 1100 Benevento – 17 dicembre 1187 Pisa.

 

31: emessa il 19 ottobre del 1187. La proclamazione dava il via alla Terza Crociata, volta alla riconquista della Terra Santa. Gregorio VIII indisse questa bolla dopo la battaglia di Hattin, ma prima di sapere che Saladino aveva ormai preso anche Gerusalemme. Quantum praedecessores era il nome della bolla proclamata l’1 dicembre del 1145 da Papa Eugenio III che dava il via alla seconda crociata.

 

32: Riccardo I d’Inghilterra nacque l’8 settembre 1157 a Oxford. Muore il 6 aprile 1199 a Chalus.

 

33: Federico I del Sacro Romano Impero, detto anche Federicoo III di Hohenstaufen, nacque nel 1122 a Waiblingen. Muore il 10 giugno 1190 a Saleph.

 

34: Filippo II di Francia detto il Conquistatore o il Guercio nacque il 21 agosto 1165 a Gonesse. Muore il 14 luglio 1223 a Mantes-La-Jolie.

 

35: comprende le regioni ad est del fiume Giordano fino al Golfo di Aqaba che si protende a sud. Tale regione confina con l’attuale Cisgiordania e Israele.

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