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Battaglia del Lago Trasimeno

  • Luogo: Tuoro sul Trasimeno
  • Data: 24 giugno 217 a.C.
  • Eserciti coinvolti: Romani e Cartaginesi
  • Esito: vittoria schiacciante dei cartaginesi

Battaglia del Lago Trasimeno

Grazie a questa importantissima battaglia, documentata soprattutto da Polibio con Storie III (1) e Tito Livio (2) con l’Ab Urbe condita libri, abbiamo la consacrazione di uno dei più importanti comandanti della storia, osannato per la sua bravura sul campo di battaglia e per il suo acume tattico, cioè Annibale (3). Oltre ad essere ricordata per l’impresa ottenuta dal comandante cartaginese, la battaglia del Lago Trasimeno, sancisce una delle più sonore sconfitte dell’impero romano, che nello scontro era capitanata dal console Gaio Flaminio (4). Dunque, sia Polibio che Tito Livio, rilasciano nei loro scritti le parole per descrivere quindi a pieno questa battaglia, scenario e fulcro della Seconda guerra punica (5).

Annibale, l’uomo che sconfisse i romani

Annibale Barca era un comandante cartaginese, interessato anche di politica. La sua figura ebbe spicco nella Seconda guerra punica, luogo delle sue molteplici vittorie contro i romani. Ticino (6), Trebbia (7), Canne (8), e la stessa Trasimeno, sono alcune delle numerose vittorie ottenute sui disciplinati romani. Anche altre minori battaglie si susseguirono tra cartaginesi e l’impero, sempre con le vittorie di Annibale.

Annibale
Annibale

Nell’ultima importante battaglia, a Zama (9), Annibale fu costretto a ritirarsi in Africa perchè sconfitto e successivamente una seconda volta, quando venne ucciso il suo protettore, Antioco III (10) in Siria. Alla fine Annibale decise di ritirarsi spontaneamente in esilio, dove decise di suicidarsi dopo essere stato incapace di portare Cartagine ad una fioritura maggiore e in seguito alla richiesta dei romani di ottenere la custodia del comandante.

Annibale spesso viene accostato ai più importanti strateghi della storia. Polibio lo affianca per similitudini a Scipione l’Africano (11), mentre molte altre volte il suo nome compare assieme a Napoleone (12), Alessandro Magno (13) e Giulio Cesare (14).

Il console Gaio Flaminio

Gaio Flaminio Nepote viene ricordato nella storia non tanto per la sua abilità in guerra, ma per la sua caparbietà in politica. Si sa infatti che Flaminio fu uno dei più vividi contestatori del Senato romano nel III secolo a.C., prima dell’avvento, un secolo più tardi, dei Gracchi (15). Crebbe di fama alla fine della Prima guerra punica (16), mettendosi in luce come homo novus, ricalibrando notevomente la politica espansionistica di Roma nei territori da conquistare.

Flaminio promosse un plebiscito in favore del popolo, donando loro parte del territorio sud di Ariminum, contravvenendo, non chiedendolo ai senatori, alle leggi costituzionali della Repubblica. Venne in contatto anche con uno dei più importanti nemici dei romani, i galli, prima subendo l’avanzata in Sicilia, dove era stato nominato Governatore, poi ricacciandoli indietro quando divenne console.

Sempre in lotta con il Senato, quando divenne senatore, promosse una legge che vietava ai senatori di dettare legge per il commercio estero. Flaminio continuò la sua lotta contro il Senato, fino a quando non dovette far fronte all’arrivo dei cartaginesi, scendendo verso Ariminum per fermare Annibale e congiungersi con Gneo Servilio Gemino (17). Gaio Flaminio Nepote morì in seguito alla battaglia del Lago Trasimeno per mano di una cavaliere numida, nello scontro che sancì un’importante vittoria per Annibale.

La battaglia

Prima di passare allo scontro vero e proprio, bisogna fare un passo indietro ed analizzare gli spostamenti dei due contingenti più un terzo, quello del console Gneo Servilio Gemino, con cui Gaio Flaminio si doveva congiungere. Quest’ultimo lasciò Arezzo per dirigersi verso Annibale ed intercettarlo mentre l’altro console si muoveva per ricongiungersi al collega.

Annibale non avrebbe potuto sperare di vincere contro due contingenti talmente numerosi, così per combattere contro di loro uno alla volta, preparò un accampamento su di una collina al di sopra del Lago Trasimeno, nascondendo tutte le sue truppe (Libici e Ispanici) nella boscaglia e nel buio che stava lentamente calando. Poco lontano, in una gola, la cavalleria numidica (18), una delle armi principali del comandante cartaginese, coadiuvata dai Celti, che doveva essere una sorta di seconda trappola.

Lo scontro contava, secondo le fonti, di 45.000 romani, mentre Annibale poteva contare su 40.000 soldati. Uno scontro equo se non fosse per l’imboscata preparata a dovere dal cartaginese. Gaio Flaminio procedeva in formazione di marcia, ignaro della posizione del suo nemico. La potenza dei romani si vedeva soprattutto nello scontro frontale, quando l’esercito nemico era ben schierato, ma questo Annibale lo sapeva bene. Infatti diede l’ordine alle sue truppe di attaccare sul fianco la colonna dei romani in marcia, senza nessuna apparente tattica, schiacciandola tra il pendio e il lago e non permettendo ai romani di contrattaccare, se non in qualche sporadico tentativo. La cavalleria numidica e i celti, scaturiti dalla gola, fecero il resto, e quello che ne seguì fu un massacro di romani senza pari.

Oltre al buio e al nascondiglio approntato da Annibale, anche la nebbia aiutò la mimetizzazione del contingente cartaginese. Gaio Flaminio venne ucciso nello scontro da Ducario, un cavaliere, e i superstiti, circa 10.000, si diedero alla fuga ormai consapevoli della loro inferiorità. Oltre ai 15.000 soldati uccisi, Cartagine fece prigionieri altrettanti soldati (secondo quanto detto da Polibio), mentre dalla parte di Annibale morirono solo 1.500 uomini.

Cacciati gli sproni nel ventre del cavallo, si gettò impetuosamente in mezzo alla foltissima schiera dei nemici ed abbattuto prima lo scudiero che si era lanciato incontro a lui che avanzava minaccioso, trafisse il console con la lancia”

(Tito Livio, Storia di Roma, 22-6)

In seguito

I superstiti, senza il loro comandante, si dispersero in Etruria, mentre continue incursioni dei cavalieri numidi, li sfoltivano ulteriormente. Alla fine solo un migliaio di quelli che parteciparono alla battaglia del Lago Trasimeno riuscì a fare ritorno in un accampamento romano. Questa battaglia rimane importante, non tanto perchè fu decisiva, quanto perchè entrò finalmente in scena Annibale, l’uccisore di romani, che costrinse numerose volte l’impero a correre ai ripari per proteggersi dall’abilità del comandante.

Nelle vicinanze del lago, Servilio assunse il comando delle forze navali in precendenza date a Flaminio, mentre Marco Atilio Regolo (19) assunse la carica di console in precedenza assunta dal console ucciso in battaglia. Oltre a queste due “sostituzioni”, ci fu un’importante carica, che portò ad altre sconfitte dei romani, che venne attribuita in seguito alla sonora sconfitta a Tuoro. Roma era solita a queste decisioni quando la situazione si faceva critica e decise che era il momento di instaurare un dittattore, Quinto Fabio Massimo, che venne poi additato come cunctator (il temporeggiatore).

La fine della Seconda guerra punica, che vede la sconfitta di Annibale dopo numerose vittorie, si ha a Zama e di fatto sancisce la supremazia di Roma anche su un popolo, quello cartaginese, che con il suo leader ha messo in seria discussione l’egemonia romana.

Note

1: Megalopoli, 206 a.C.; Grecia, 124 a.C..

2: Patavium, 59 a.C; Patavium 17 a.C..

3: Cartagine 247 a.C.; Gebze, 182 a.C..

4: 265 a.C. – 217 a.C..

5: fu combattuta tra Roma e Cartagine nel III secolo a. C., tra il 219 e il 202, iniziata con la battaglia di Sagunto e terminata con la sconfitta di Annibale a Zama.

6: 218 a.C..

7: 218 a.C..

8: 216 a.C..

9: 219 a.C..

10: 242 a.C. – 187 a.C..

11: nome intero Publio Cornelio Scipione l’Africano. Roma, 235 a.C.; Liternum 183 a.C..

12: Ajaccio, 15 agosto 1769; Isola di Sant’Elena, 5 maggio 1821.

13: Pella, 356 a.C.; Babilonia, 323 a.C..

14: Roma, 13 luglio 101 a.C.; Roma, 15 marzo 44 a.C..

15: Tiberio Sempronio Gracco e Gaio Sempronio Gracco furono delle importantissime figure della politica romana. Famosi nella famiglia, ma che non parteciparono alla vita politica, furono Cornelia dei Gracchi e Scipione l’Africano, padre di Cornelia.

16: fu combattuta sempre tra Cartagine e Roma tra il 264 e il 241 a.C., iniziata con la battaglia di Messina e terminata con quella delle Isole Egadi e vide la vittoria di Roma che riuscì a conquistare la Sicilia.

17: il luogo e la data di nascita non si conosce, ma la morte avviene a Canne, nell’omonima battaglia, il 2 agosto 216 a.C..

18: la parola numidica rappresenta la parte del NordAfrica compresa tra Mauretania (l’attuale Marocco) e i territori controllati da Cartagine (l’attuale Tunisia).

19: sulla data di nascita e di morte, così come i luoghi, non sono conosciuti. Si sa solamente che questo uomo di Stato romano visse nel III secolo a.C..

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