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Battaglia del Vesuvio

  • Luogo: Vesuvio
  • Data: 73 a.C.
  • Eserciti: Romani e schiavi ribelli
  • Esito: vittoria di Spartaco e dei ribelli

Battaglia del Vesuvio
Rappresentazione della battaglia sul Vesuvio

Battaglia del Vesuvio

Per poter parlare di questa battaglia, piccola rispetto alle altre intercorse nella guerra propugnata dalla rivolta degli schiavi, bisogna fare un sunto su quanto successo e descrivere inoltre colui che proclamò quella rivolta, disfacendo le fila romane, arroulando quanti più uomini poteva, anche tra contadini e in un primo momento rendendo ridicola persino la disciplina romana.

Tra il 73 e il 71 a.C. venne iniziata la terza guerra servile, simile alle due che videro impegnati gli schiavi in rivolta e la Repubblica Romana, solamente che la portata delle prime due guerre si risolse in bereve tempo e senza grandi difficoltà per Roma.

In questa guerra, comandata da Spartaco (1), il controllo dell’Italia da parte dei disciplinati Romani venne messo a serio rischio a causa del numero sempre magigore di arruolabili che il gladiatore (2) aveva tra le sue fila. E anche succesivamente questa guerra aveva intaccato non poco la politica di Roma, nonostante infine venne placata.

Roma già era in una situazione che non le permetteva di evolversi come pochi anni prima faceva, anche se Gaio Giulio Cesare (3), Marco Licinio Crasso (4) e Gneo Pompeo Magno (5) stavano già lavorando per risollevare le sorti della Repubblica e creare il famoso Primo Triumvirato (6) che però non riuscì a consolidarsi a tal punto da placare la disfatta di Roma che mutò successivamente in Impero grazie ad Augusto (7).

Morto Crasso e finito il sodalizio tra Cesare e Pompeo che portò alla morte di quest’ultimo, la Repubblica si stava avvicinando alla forma primordiale dell’Impero, ovvero il principato (8).

Prima di ciò però ci fu una continua lotta tra i populares di Gaio Mario (9) e gli optimates, gli aristocratici di Silla (10), che portarono il secondo alla dittatura, presto finita grazie a Quinto Sertorio (11) che radunò un ingente gruppo di uomi anti-sillani poi sedati da Pompeo.

Infine, a causa della terza guerra contro Mitridate (12) e con il dispendio di energie usate fuori Roma, portarono gli schiavi a credere di potersi rivoltare con efficacia avendo persino la meglio contro i Romani.

Non molti sanno però che assieme a Spartaco, forse propugnatore di questa ribellione, ci furono due altri importanti leader ad aiutarlo, Crisso (13) ed Enomao (14).

Gli schiavi in epoca repubblicana erano una risorsa talmente importante che i Romani non potevano privarsene. Il loro scopo era avere un’immensa forza lavoro, sottomessa, ad un costo veramente irrisorio. Ciò permetteva non solo di costruire edifici con una celerità pari a pochi, ma anche poter contare su uno sviluppo dettato anche dal risparmio nel comprare bravi costruttori e artigiani.

I Romani però pensavano a tutto. Le possibili rivolte, la loro storia gli aveva insegnato, non erano difficili da compiere, ma se questi uomini, che venivano considerati pari ad animali di cui i padroni potevano abusare, potevano essere messi sotto controllo grazie ad un lavoro minerario estenuante e a cibo dato con il contagocce, allora la possibilità veniva ridotta considerevolmente.

Le prime due rivolte servili (15) nella zona siciliana, erano state abbastanza ampie e necessitarono di svariati anni per essere sedate, ma per la loro disorganizzazione non furono un grave problema. Questo fino all’arrivo di Spartaco, Crisso e Enomao che misero in piedi una ribellione non solo di grandi dimensioni ma molto più organizzata rispetto a tutte le altre.

Tra questi lavoratori ci furono anche infatti combattenti professionisti, veterani nell’arte del corpo a corpo, anche se nella maggior parte a secco di strategie belliche. I gladiatori (16), formavano questa schiera di abili intrettenitori, più che guerrieri, che con la loro forza facevano divertire gli ospiti dei Romani e il popolo stesso, che spesso decideva la vita e la morte dello sconfitto.

Furono proprio questi schiavi, molto più abili rispetto ai loro colleghi minatori, nell’arte dlela guerra, a muovere la sommossa e a dare filo da torcere alle file disciplinate dei Romani.

Figura relativamente importante in questa rivolta fu suo malgrado Lentulo Batiato (17), latinista, abitante di Capua, la più grande scuola di ladiatori dell’intera Repubblica, e possessore di ben 200 schiavi. Furono proprio questi 200 che stufi della loro situazione, aizzati grazie anche alla situazione romana che vedeva poche truppe nella penisola italica, a iniziare la terza rivolta servile.

Tra questi ci fu anche Spartaco, della quale provenienza non si è ancora certi, che venne eletto ad unanimità come leader del gruppo che ben presto sarebbe stato ben più vasto.

Per riuscire a scappare, gli schiavi riuscirono a rubare dalla cucine coltellacci, spilli e quant’altro, ma una volta fuori sarebbero stati vani contro il nemico. Fortunati incontrarono una carovana con armi da gladiatori. Riluttanti, dovettero comunque utilizzarle.

Incamminandosi verso sud, incontrarono una piccola resistenza, ma grazie anche ad Enomao e Crisso, ottennero al vittoria necessaria a successivamente rubare le armi adatte al vero combattimento, togliendosi le disonorevoli armi da gladiatori.

I Romani fin dall’inizio, sapendo di vedere pochi ribelli ad ostacolarli, mandò un pretore (18), Gaio Claudio Glabro (19), alla volta campana per sedare le rivolte che venivano considerate come mere azioni di saccheggio.

Intanto gli shciavi stavano già facendo strategie belliche che fino a quel momento non sembravano poter fare, rubando qua e là armi e armature, anche se in gran parte solo per gladiatori, e approntando svariati sistemi di difesa e conquista.

Proprio contro Glabro, attestati sulle pendici del Vesuvio, che in quell’epoca era dormiente, anzi aveva inoltre piante che crescevano rigogliose, aspettavano il giorno della battaglia.

Battaglia del Vesuvio
Statua di Spartaco

Spartaco e gli altri leader

Partendo dai due schiavi che affiancarono il ben più famoso Spartaco, si possono trovare spunti per far capire anche alcuni dubbi che ruotano intorno allo stesso gladiatore.

Enomao era uno dei tre leader che fuggirono dalla scuola di Capua, assieme agli altri due leader e ai 200 uomini che formarono la rivolta che contò infine 120.000 uomini da tutti i territori sottomessi da Roma.

Fu il meno conosciuto dei tre, infatti dopo un certo periodo, nell’inverno del 72 a.C., non si hanno più sue notizie. C’è chi, con fonti attendibili, crede che sia morto, mentre i suoi uomini cercavano di impossessarsi di insediamenti nel sud dell’Italia, forse proprio per il freddo invernale, visto e considerato che i documenti si fermano ad un periodo in cui gli schiavi non combatterono nessuna battaglia. L’altra ipotesi però, che non trova molto riscontro, ma che viene vagliata da alcuni studiosi, è che Enomao sia scappato dall’accampamento degli schiavi, disfandosi dell’onere di leader per tornare in terra francese dai Galli. Infatti le intenzioni di questo comandante ribelle erano fin da principio far ritorno a casa, più che vendicarsi di Roma, o comunque lo avrebbe fatto a capo di soldati Galli suoi conterranei.

Altro leader fu Crisso che come Enomao discendeva dai Galli. Fu un combattente di discreta fama quando mercenario combatteva al fianco degli Allobrogi (20), ma in quel periodo i Romani annientarono quel popolo facendo molti prigionieri e Crisso si trovò suo malgrado a dover imparare l’arte dell’intrattenimento bellico, proprio a Capua.

Come successe al primo triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso, anche questa triade mostrò segni molto analoghi, vedendo la morte prematura di Enomao, come fu per Crasso e la differenza di pensiero tra Spartaco e Crisso, come per gli altri due triumviri. Il finale è diverso però: Spartaco voleva, distruggere insediamenti Romani nei Balcani e nella Gallia per permettere anche a molti gladiatori di riavere le proprie terre e ottenere inoltre nuovi alleati, mentre Crisso intendeva, mosso ormai da avidità più che da vendetta, portarsi a sud e continuare a saccheggiare la penisola italica.

Questa separazione portò via a Spartaco 30.000 uomini che seguirono Crisso e che finirono nella trappola Lucio Gellio Publicola (21) che, nonostante il numero superiore di truppe da parte del gladiatore, li sconfisse uccidendo inoltre lo stesso Crisso.

Spartaco invece ha diversi dubbi cronologici, sia sulla sua provenienza, sia sulle dinamiche riguardanti la ribellione.

Le ipotesi sulla nascita di Spartaco sono molteplici. La più attendibile e anche più diffusa è che Spartaco nacque da un pastore tracio, probabilmente nella piccola tribù dei Maedi (22). la sua situazione era strettamente legata alla feme che il suo popolo e anche lui, in qualità di pastore, pativa. Non potè far altro per sfamare la sua famiglia che arruolarsi nel’esercito romano che lo sistemò come ausiliario mercenario. Nonostante si distinse per la sua abilità con la spada, al servizio dei Romani nella campagna in Macedonia contro i Geti (23), gli stessi soldati romani continuavano a ripudiarlo e a fargli vivere una vita d’inferno, fatta di razzismo e soprusi, cosa che lo costrinse ad andarsene, a disertare, per fuggire di nuovo in patria. Fu catturato e infine, vista la legge romana che puniva la diserzione con la schiavitù, comprato da Batiato a Capua, mettendolo prima come minatore e poi come gladiatore.

Il dubbio sorge proprio quando appare su dei documenti la parola Traxio. Questo termine è riferito a precisi tipi di gladiatori che impugnavano uno scudo quadrato e una corta spada. Spartaco era abile nell’uso della spada e si crede possa essere stato mesos proprio inq uesta categoria. Questa parola è molto simile alla parola latina indicante i Traci e questo potrebbe aver tratto in inganno alcuni studiosi, ma ciò non toglie che, anche se la provenienza possa essere differente, Spartaco sia stato schiavizzato per diserzione.

In seguito alle cruente battaglie tra Romani e schiavi Spartaco fu imprigionato prima e poi, famosa scena che ricorre anche in molti film e molti testi letterari, crocifisso sulla via Appia, in modo tale che anche la sua amata, un’ancella romana, potesse vederne le spoglie, oltre ovviamente a tutto il resto del popolo per mostrarlo come monito, insieme ad una trentina di schiavi.

Tutti e tre questi leader mostrarono le loro caratteristiche ai loro sottoposti. Enomao non era alto, ma molto veloce nel combattimento, anche se incline all’egoismo che lo portò infine ad andarsene e a morire. Crisso era molto forte fisicamente, alto come si conveniva ai galli, riccio (il suo nome significa proprio riccio), ma dotato di poco acume. Spartaco fu invece anch’egli forte fisicamente e un abile combattente, adifferenza delgi altri due mostrò una grande intelligenza nelle situazioni belliche e un ottimo carisma che usò per portare a sé una grande quantità di schiavi. Non solo, prometteva una distribuzione di oro in parti uguali che lo fece assurgere a primo leader degli schiavi.

Ebbe anche l’idea folle di attaccare Roma nel momento in cui questa era relativamente sguarnita perchè i senatori più importanti erano impegnati in svariate campagne fuori dall’Italia. Però la sua intelligenza strategica, gli permise di non attuare questa pazza impresa. Inoltre, dovette lasciarsi alle spalle Crisso, perchè sapeva che una permanenza prolungata in Italia avrebbe visto la disfatta della rivolta. Disuniti però gli schiavi andarono verso la loro fine inevitabile.

gladiatori
Rappresentazione di scontri tra gladiatori

Publio Cornelio Glabro e la situazione romana

Documenti che indicano le abilità, la nascita, la provenienza di Glabro non esistono o sono talmente imprecise da rivelarsi false. Si sa solo che nel 73 a.C., venne insignito del titolo di pretore (24) dal Senato, per ovviare alla mancanza di comandanti relativamente validi da inviare contro gli schiavi, mentre molti erano impegnati in campagne fuori Roma e fuori dall’Italia stessa.

Glabro venne istituito di questa onorificenza proprio per andare in contro a Spartaco, sulle pendici del Vesuvio. Fu la prima vera battaglia tra Romani e schiavi e ancora la minaccia non era presa sul serio visto che vennero affidati solo 3.000 uomini al pretore che inoltre andò con sufficienza sul luogo, sapendo già di trovare facile vittoria.

Inoltre Glabro ha avuto un periodo del novecento in cui si credette che la sua storia fosse stata svelata in parte.

Appiano di Alessandria (25), nelle sue Guerre civili (26), parla di un certo Glabrio, Varinio Glabrio. Questo pretore raccontato da Appiano pare abbia combattutto nel 73 a.C. contro Spartaco, che abbia avuto la carica per necessità, che però sia sfuggito alle grinfie del nemico. In quest’ultima parte gli studiosi lavorarono. Infatto scoprirono che Varinio, che in principio sembrava solo un appellativo differente per Glabrio altro non era che la fusione di due nomi, Gaio Claudio Glabrio e Publio Varinio (27), che avevano le stesse caratteristiche in termini cronologici. Appiano sbadatamente li confonde, ma la loro storia infien è diversa, perchè Glabrio non riesce a sottrarsi alla morte dopo la battaglia sul Vesuvio.

Nonostante i documenti di Floro (28), Frontino (29) e dei più importanti Plutarco (30), Sallustio (31) e Tito Livio (32), da cui questo pretore viene nominato, questi purtroppo non ritrova nessun riscontro né fisico, né anagrafico, né caratteriale.

Ciò nonostante si sa per certo che Glabro ebbe un battibecco con un senatore per l’attribuzione di soli 3.000 uomini per la campagna contro i ribelli e che una volta arrivato sul luogo, forse anche per una voglia di farsi notare e di mostrare la sua sicurezza, si mise semplicemente ad attendere e venne sbaragliato in una lotta senza scampo.

gladiatori
Raffigurazione di un gladiatore vittorioso nell’arena

La battaglia sul Vesuvio

Subito dopo la rivolta avvenuta a Capua, che vide la fuga di molti schiavi, tra i migliori, vista anche l’avanguardia della scuola dei gladiatori campani, Spartaco, Enomao e Crisso, riusciti a raccimolare armi necessarie a combattere i Romani, decisero di ripiegare sulle pendici del vulcuano Vesuvio,

Avevano saputo la notizia che già Glabro si stava avvicinando e se avessero continuato si sarebbero trovati in campo aperto dove non avrebbero potuto niente con la superiortà romana.

Nonostante fossero solo 200 o poco più a fuggire da Capua, alcuni documenti attestano che già prima dellarrivo sul Vesuvio, Spartaco aveva convinto altri fuggiaschi ad unirsi a lui, oltre a trovare anche contadini, agricoltori in genere e qualasiasi persona volesse farla pagare a Roma. Il tutto si attestava sui 10.000 uomini, anche se poco addestrati e altrettanto scarsamente equipaggiati.

Il Vesuvio allora era un monte completamente silente, anzi sulla sommità crescevano rigogliose molti generi di piante e arbusti.

Glabro si stava dirigendo con i suoi uomini, circa 3.000, verso il declivio del vulcano spento. Nonostante Spartaco pensasse di trovarsi davanti più uomini e nonostante poi si trovò tre volte superiore nelle forse, decise di salire i pendii lungo il sentiero battuto per approntare un accampamento e far rifiatare i suoi che fino a quel momento non avevano avuto un attimo di tregua.

Arrivato Glabro, vide in cima al monte l’accampamento e sapendo che di sentieri ce ne era uno solo, ordinò ai suoi soldati di attestarsi proprio di fronte al sentiero, aspettando che Spartaco e i suoi, senza rifornimenti, dovettero scendere e combatterli.

Spartaco però era uomo forte, ma anche intelligente e acculturato, come narrano alcune vicende, e cercò uno stratagemma per affrontare i nemici in netta superiorità ambientale.

Dapprima Glabro decise di fermarsi ai piedi, ma poi, convinto da un suo sottendente che sicuramente ci sarebbero stati anche altri sentieri, più piccoli che scendevano impervi, raccolse i soldati e li portò lungo il sentiero principale, fino alla sommità dove si palesava l’accampamento di Spartaco, cominciandò così un assedio attendeista.

La folta vegetazione che si trovava lì attorno portò il leader dell’eterogeneo gruppo a raccimolare quanto più viticcio i suoi uomini potessero trovare, affinchè si costruissero della scale nodose da usare per scendere il declivio retrostante, e così prendere da dietro l’esercito nemico.

Così fu e anche se con qualche problema, la metà degli schiavi scese dalla parte opposta fino ad un punto in cui non potesse essere vista, poi aggirà parte del vulcano per trovarsi poi dietro i Romani.

Glabro si trovò tra due fuochi, ma ancora non lo sapeva. Il momento in cui scoprì il fatto, fu quando Enomao, uscito con qualche delegato dall’accampamento, si fece vedere da Glabro che distratto non si accorse d ben 5.000 uomini provenire da dietro.

Quando se ne accorse fu troppo tardi, Spartaco mandò un’ondata di uomini contro gli sprovvisti romani che soccomberò senza pietà sotto la forza e al prontezza avversaria. Non ci fu modo di salvare nessun soldato dalla frenesia sanguinaria degli schiavi che non fecero prigionieri, ma accolsero alcuni romani che disertarono. Tra le fila degli schiavi invece non ci furono che poche centinaia di morti, dovute soprattutto alla fatica e alla sfortuna. Spartaco aveva inflitto una prima pesante sconfitta a Roma.

Quello che venne poi

Successivamente a questa prima vera vittoria, Roma mandò un più esperto generale, Publio Varinio, ma anche qui la sicurezza del Senato decise di affidare solamente 4.000 uomini al tribuno. Varinio, saputa la sconfitta di Glabro, decise per qualche motivo ancora sconosciuto di dividere il suo esercito in due parti uguali, affidando la prima parte a Cossinio (33) e la seconda a Furio (34).

Anche qui gli schiavi ebbero la meglio, trucidando gli avversari, compreso Cossinio (mentre gli altri due scapparono) e rubando tutto l’equipaggiamento necessario ai romani. Presero poi diverse città, Nola, Thurii e Metapontum (35), raggranellando sempre più uomini, tra pastori, e altri schiavi liberati che si premunirono di addestrare e equipaggiare con gli attrezzi rubati.

Alla testa di 70.000 uomini ora la rivolta faceva paura, anche se adesso uno dei tre leader Enomao era sparito, forse o morto in battaglia o scappato in patria. Il numerodi schiavi però era destinato a salire e toccò quota 120.000 uomini. La bilancia che fece pendere la rivolta in favore dei Romani fu la scissione degli schiav, chi per Spartaco, che si muoveva verso nord, chi per Crisso che tendeva per la direzione opposta.

Theodor Mommsen (36), Nobel per la letteratura, famoso per la sua Storia di Roma (37) descrive la divisione dell’enorme esercito come una tappa fondamentale della storia mondiale. Inizia supponendo che se a capo della rivolta ci fosse stato un generale come Annibale (38), unico capo, gli schiavi non si sarebbero separati.

Poi continua sostenendo che sia quasi certo che alla testa di 120.000 uomini Spartaco avrebbe potuto veramente scardinare le forze a Roma, tagliando piano piano i centri limitrofi ad essa, considerando anche che il carisma dello stesso avrebbe aumentando ancor più il numero di uomini raccimolato in soli tre anni.

La storia che ne sarebbe scaturita non la conosciamo, ma possiamo dire che infine quegli schiavi vennero tutti trucidati, e molti crocifissi sulla via Appia, per monito ai nemici di Roma.

Note

  • 1: Tracia, 109 a.C. – Lucania, 71 a.C..
  • 2: nati in Etruria, derivano la loro parola dalla spada corta che spesso e in principio usavano, il gladio. Inoltre assieme ai ludi, i giochi, i gladiatori erano facente parte della categoria dei munera, i doveri che un uomo doveva verso il popolo.
  • 3: Roma, 13 luglio 101 a.C. – Roma, 14 marzo 44 a.C..
  • 4: Roma, 114 a.C. – Carre, 53 a.C..
  • 5: Fermo, 29 settembre 106 a.C. – Pelusium, 29 settembre 48 a.C..
  • 6: nato nel 59 a.C. dall’unione dei tre e dalla nomina a console di Cesare. Finisce nel 53 alla morte di Crasso, unico collante tra Pompeo e Cesare.
  • 7: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto; Roma, 23 settembre 63 a.C. – Nola, 19 agosto 14.
  • 8: con questo nome viene indicata la prima forma di impero data a Augusto per il passaggio alla conclusiva forma autocratica.
  • 9: Arpinium, 157 a.C. – Roma, 13 gennaio 86 a.C..
  • 10: Lucio Cornelio Silla; Roma, 138 a.C. – Cuma, 78 .C..
  • 11: Nursia, 126 a.C. – 72 a.C..
  • 12: Mitridate VI detto il Grande; 132 a.C. – 63 a .C..
  • 13: morto in Apulia, il 72 a.C..
  • 14: potrebbe essere morto in battaglia nel 72 a.C. o successivamente in patria.
  • 15: la prima si svolse tra il 136 a.C. e il 132 a.C., tra schiavi siciliani e appunto Repubblica Romana; la seconda rivolta invece sempre avvenuta in Sicilia, viene fatta tra il 102 a.C. e il 98 a.C..
  • 16: vedi nota numero 2.
  • 17: data di morte e nascita sono sconosciute, anche se si pensa che in seguito alla rivolta perse la vita.
  • 18: uomo dell’antica Roma che aveva giurisdizione personale, ovvero poteva decidere di portare la legge di Roma dove non c’era per poi ascrivere la situazione ad un magistrato superiore.
  • 19: di lui non si conosce nulla.
  • 20: Galli che si erano stanziati tra il Rodano e il Lago Ginevra, vicino alla città di Lione.
  • 21: console dal 72 a.C..
  • 22: stanziatisi a sud del Mar Caspio in Iran, sono gli antichi discendenti degli odierni Curdi.
  • 23: stanziatisi vicino alle foci del Danubio stavano nella zona successivamente chiamata Dacia.
  • 24: vedi nota numero 18.
  • 25: Alessandria d’Egitto, 95 – 165.
  • 26: rappresenta il 14esimo libro della raccolta intitolata Storia Romana, composta da 24 libri.
  • 27: ottenne la carica di console nel 73 a.C..
  • 28: Publio Annio Floro: Africa, 72. – Roma, 145.
  • 29: Sesto Giulio Frontino; 33 – 103.
  • 30: Cheronea, 46 – 127.
  • 31: Gaio Sallustio Crispo; Armiternum, 1 ottobre 86 a.C. – Roma, 13 maggio 34 a.C..
  • 32: Patavium, 59 a.C. – 17 d.C..
  • 33-34: di questi due uomini non si conosce nulla.
  • 35: comune italiano nell’attuale provincia di Napoli; città situata nel goldo di Taranto, nell’antica Magna Grecia; prima paesino della Basilicata, poi frazione della provincia di Matera.
  • 36: Garding, 30 novembre 1817 – Charlottenburg, 1 novembre 1903.
  • 37: scritto tra il 1854 e il 1856 recupera le vicende della Roma dalla sua nascita fino a Cesare e alla fine della Repubblica.
  • 38: Cartagine, 247 a.C. – Gebze, 182 a.C..

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