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Battaglia dell’Idaspe

  • Luogo: fiume Idaspe, Pakistan
  • Data: 326 a.C.
  • Eserciti: Macedoni e Regno indiano di Paurava
  • Esito: vittoria macedone


Mappa sul terreno della battaglia dell’Idaspe

Di e su Alessandro Magno (1), il Grande, Alessandro III ufficialmente, il Conquistatore o come estensione il Macedone si è detto molto. Il più grande condottiero della storia, rimasto nell’immaginario collettivo grazie alle sue imprese che solo Gengis Khan (2) e Gaio Giulio Cesare (3) possono emulare.

La sua campagna contro il re Poro (4) fu proprio l’apogeo di questo incontentabile comandante. Fino ai confini dell’India riuscì ad arrivare, incontrando popoli sconosciuti e facendoli suoi sudditi, vassalli, e prendendoli come suo seguito per combattere le successive battaglie. Di tutto questo, delle sue imprese terminate senza sconfitta, e della sua sfortunata dipartita, molto si è scritto e riscritto, ma è grazie ad uno storiografo greco, Arriano (5), che le gesta di questo eroe a tratti leggendario sono arrivate fino a noi.

Nella sua monumentale opera, Anabasi di Alessandro (6), lo storiografo con cittadinanza romana, esaurisce non lesinando sulla qualità letteraria, con dovizia di particolari, gli eventi delle battaglie intraprese dal Magno. Concentrato però solo su questo tema, lascia in disparte delucidazioni sull’aspetto “umano” del condottiero e quindi anche sulla morte (7), non precisando nemmeno questioni burocratico politiche che fecero arrivare Alessandro fino ai confini del mondo, come si era osato dire. Non solo Arriano tratta della vita di questo interessante personaggio, ma altri, fonti proprio dello stesso storiografo greco, si sono impegnati a creare la figura di un mito.

Tolomoeo I (8) su tutti. Compagno d’armi di Alessandro, nonché suo diadoco (generale macedone), passò molto tempo alle dipendenze del re macedone e da questa sua esperienza trasse le sue innumerevoli fonti che lasciò ai posteri che, a differenza del suo fratellastro Arriano, parlavano delle questioni mondane del suo comandante.

In seguito alla morte di Alessandro, Tolomeo I e gli altri generali si contesero il vastissimo regno conquistato nella famosa Guerra dei diadochi (9), facendo trasparire in questo periodo l’attaccamento del generale ad Alessandro e la sua propensione a filosofia e scrittura. Altre fonti importante furono, Geronimo di Cardia (10), Callistene (11), Nearco (12) e Aristobulo (13), per citarne alcuni, che vengono etichettati come fonti da dove Arriano trasse profitto per la sua opera.

Certo è che sia Arriano, per la precisione nella descrizione delle battaglie, sia Tolomeo I, grazie alla sua vicinanza con Alessandro e alla sua devozione alla letteratura, hanno dato modo agli storiografi di delineare un quadro pressoché completo di uno dei maggiori fautori dei cambiamenti che ancor oggi riconosciamo come semplice routine.


Charles le Brun; Battaglia dell’Idaspe (1673); Museo del Louvre

Un condottiero ed un cavallo

Per non articolare un discorso, anche troppo restrittivo sulla figura di Alessandro Magno, cadendo nell’ovvio errore di dire poco e non dire niente, mi soffermo su due personaggi, uno dei quali animale, che nelle epiche vicende del re macedone, hanno assistito e oltremodo aiutato il re ad arrivare fino ai confini persiani.

Il primo, anche se il titolo può essere forviante, non tratta del sovrano stesso, ma di un guerriero già citato in precedenza, Nearco, amico e servitore devoto di Alessandro.

Le sue gesta, se si possono chiamare tali, sono poco altisonanti, passate inosservate se guardiamo all’alto del suo sovrano, ma è grazie anche ai generali e condottieri fedeli alla causa che un re, imperatore o quant’altro, riesce ad ottenere la fama desiderata da ogni uomo.

Come già detto, partecipa a tutte le spedizioni attuate dal re macedone, entrando di merito in molte vittorie e aumentando sempre più la considerazione che aveva di lui Alessandro.

Abile marinaio e altrettanto utile soldato a terra, gli vengono affidati compiti delicati che sempre porta a termine, facendosi nome e gelosia tra i generali macedoni.

Nonostante si pensi, anche forse per richiesta personale, che Nearco non diventò mai un diadoco o comunque una figura importante nell’esercito macedone, divenne un nome spesso sinonimo di amicizia e fedeltà, citato anche in svariate opere letterarie.

A lui affidata la flotta dopo la vittoria sul fiume Idaspe, redasse un importante e preciso diario di bordo che i futuri geografi antichi avrebbero utilizzato come vademecum per le loro traversate nel Golfo Persico, nel Mare Arabico e nella commistione di Indo ed Eufrate. Tutto ciò sempre portato alla luce da Arriano nel suo Indica, di cui per altro si conosce ben poco.

Altra figura, capace di tenere testa (figurativamente parlando) al suo padrone, è Bucefalo (14), unico esemplare di animale ad avere interi saggi dedicati, raffigurazioni con in sella Alessandro o addirittura spazi in documenti antichi.

Questo cavallo, che prende il nome dalla sua figura possente (15), ottiene ancor più vigore raffigurativo dalla vicenda avvenuta sul campo di battaglia contro Poro che lo vede resistere sotto le frecce nemiche per poter portare Alessandro alla vittoria e rimanere l’unico animale cavalcato dal Magno.

La sua immagine, come spesso accade, viene probabilmente storpiata nel corso degli anni, rendendolo ossimoricamente un mito storico. Dalla stella bianca sulla fronte, alla macchia a forma di toro presente sull’addome forse per evidenziare la derivazione del suo nome, fino ad arrivare a descrizioni più fantasiose come quella di Alexandre de Barney (16) che lo vede come un mostro con coda di pavone e occhi di leone, o ad una visione più allargata dell’unicorno, visto come mangiatore di uomini tanto che la sua stalla fosse murata ed inaccessibile, se non hai sordi. Infatti il grido sinistro di Bucefalo penetrava nei timpani e terrorizzava gli intrepidi.

Il sodalizio con Alessandro ha valore leggendario anche per l’empatia “dimostrata” dai due. Infatti, al di là del medesimo giorno di nascita, il Grande fu l’unico a saperlo domare, là dove anche il padre Filippo (17) aveva fallito e l’unico a poterlo cavalcare per volere della stessa bestia.

Bucefalo, in seguito alle ferite riportate nella battaglia di Idaspe, morì nell’accampamento macedone adagiandosi (questo secondo una figura evocativa) e prostrandosi solo di fronte alla morte.

Nel luogo di sepoltura, al quale venne dato l’onore della cremazione militare, venne fondata la città di Bucefala (18).

Alessandro fu nominato quindi il Grande, ma una menzione d’onore va anche data alla qualità dei suoi uomini, in particolare il fedele Nearco e il mostruoso Bucefalo, al quale si aggiunge Filippo, il padre, al quale Alessandro deve la campagna espansionistica e la riforma militare forzata che riuscì a portarlo dove prima nessuno era arrivato.


Vincenzo Gemito; Disegno di Alessandro a cavallo di Bucefalo

Un re indiano

Non molto si conosce di questo re indiano. Molti sostengono che la sua caratura a livello politico era alquanto misera, ma amico del potente Abisare (19), sovrano del regno a nord di quello di Poro, ottiene protezione, fondi e credenziali per la sua ascesa politica.

Nella battaglia dell’Idaspe si mette in risalto come orgoglioso e valoroso condottiero tanto da essere omaggiato dallo stesso Alessandro.

La sua strenua resistenza, nonostante la sconfitta imminente e la sua decisione di cimentarsi proprio contro Alessandro stesso, nonostante le ferite, lo innalzano a figura importante per l’ultima decisiva vittoria del popolo macedone.

Solo che alcuni storiografi differiscono da questa ipotesi, sostenendo che re Poro fosse un codardo e per paura della morte si inginocchiò di fronte ad un generale di Alessandro per reclamare la sua vita che gli viene risparmiata in cambio della sua devozione ad Alessandro come vassallo. Abisare in questo frangente non poté far altro che desistere dall’aiutare l’amico, vista la potenza del sovrano macedone e arrendersi anch’esso.

Proprio per quanto riguarda la battaglia del fiume Idaspe, la resistenza e la quasi morte di Alessandro, non si ha dalla bravura a tenacia di Poro, ma dall’inesperienza dello stesso macedone a combattere con animali poco conosciuti ed enormi come gli elefanti che destabilizzarono la strategia elaborata del sovrano. Insomma, la figura di questo re, ne esce sconfitta per molte ragioni, anche se in alcuni casi, viene data “degna sepoltura” all’ultimo baluardo che intercorre tra Alessandro e la sua leggenda.


Massima espansione dell’impero di Alessandro Magno

La battaglia

La nascita di questo scontro si ha da due importanti decisioni. Una, la fine della guerra contro i Persiani da parte di Alessandro, che lo spinse ad arrivare in terre sconosciute (e qui la teoria della morte per malattia si fa più accreditata, vista la voglia del Magno di conoscere tutto e in fretta) e l’altra, il sodalizio con Taxiles re di Taxila (20) che voleva per sé i regni di Poro e di Abisare.

Il tutto cominciò in sordina. Alessandro, dopo aver inteso le intenzioni di Poro di appostarsi di fronte al guado dell’Idaspe, iniziò una rete di informazioni destabilizzanti che arrivarono all’orecchio del re indiano. Aiutato dai contadini locali, fece credere di essere impossibilitato a passare il fiume e Poro si dispose di conseguenza.

Alessandro, con un piccolo contingente comandato da lui stesso, mentre Cratero (21) presidiava la massa dell’esercito, si defilò per sorprendere Poro che, sottovalutando il nemico, mandò suo figlio al capeggio di un manipolo di cavalieri che vennero annientati facilmente. Alessandro tornò nei ranghi, ovvero alla destra del contingente, dove partivano le sortite vittoriose del re macedone che entrava al centro del contingente nemico quasi sempre senza fatica, aprendo con fanteria e la cavalleria di sinistra l’esercito del contendente.

Poro però aveva un’arma dalla sua che Alessandro non conosceva quasi per niente e per cui le solite strategie non sarebbero valse a molto. Gli elefanti da guerra (22), vere e proprie forze di impatto frontale, destabilizzavano la carica dei cavalli che impauriti si imbizzarrivano mandando a terra i loro cavalieri. La leggenda qui, sempre facendo riferimento al Bucefalo mangiatore di uomini, narra che l’enorme cavallo di Alessandro con la sua prestanza portò sulla giusta riga i compagni animali ad affrontare il nemico elefante.

Alessandro doveva cambiare tattica se voleva avere la meglio su Poro. Il problema dello schieramento nemico era che gli elefanti con la loro massa proteggevano i fanti posizionati dietro, mentre sulle ali i cavalieri davano più mobilità all’assetto che normalmente sarebbe stato troppo lento e passibile di attacchi da lontano.

La battaglia, dopo qualche tentennamento iniziale, dato anche dalla tattica attendeista di Poro, cominciò.

Le forze messe in campo contavano all’incirca lo stesso numero. Dalla parte macedone 5000 cavalieri, disposti sia sul lato destro, sia su quello sinistro e nella parte centrale 50000 fanti, tra cui 8000 falangi macedoni (23). Dalla parte indiana invece, 4000 cavalieri disposti anch’essi sui due lati, 200 elefanti messi a protezione di 50000 uomini di fanteria e arcieri.

Tra la cavalleria indiana c’erano inoltre un utilizzo di carri che trasportavano sei uomini. Due arcieri, due fanti scutati e due aurighi anch’essi armati, ma le avverse condizioni del terreno, diventato fangoso per via delle piogge battenti, tolsero anche quella possibilità.

Elefanti, arma insolita e sconosciuta, e tempo avverso, non destabilizzarono l’inventiva di Alessandro. I cavalli, secondo l’idea del Magno, non dovevano fronteggiare gli elefanti per due motivi: erano spaventati dalla mole degli animali ed erano la forza principale dell’esercito macedone e delle strategie del re.

L’unico modo di affrontare il nemico stava nell’attaccare il fianco sinistro di Poro, apparentemente più debole, con la potenza della cavalleria dello stesso Alessandro, utilizzata di solito per la stoccata finale. Coadiuvati dai falangisti e dalla fanteria di Sciti e Dai, Alessandro aprì una breccia nel fianco degli indiani. A questo punto, nonostante un parte fosse messa in difficoltà, l’ala destra degli indiani poteva colpire facilmente l’interno dell’esercito macedone, sprovvisto di falangisti.

Alessandro ordinò a Perdicca (24), suo diadoco, di avanzare con la cavalleria per attaccare l’ala destra intenzionata a mirare al centro. Forse confusi da chi dovessero attaccare, se fanti o cavalli, i cavalieri indiani cominciarono ad indietreggiare, schiacciandosi contro gli elefanti che non avevano spazio di manovra.

Alessandro ora comandava la battaglia.

I carri, che fino a quel momento per paura di un buco nell’acqua erano stati messi in disparte, furono buttati sul campo. La prima loro sortita fece indietreggiare la fanteria di Cratero, ma il terreno scivoloso fece ribaltare i carri con i sei soldati a bordo che mano a mano affondavano nel fango colpiti dalle spade nemiche.

Poro corse ai ripari, schierando i suoi elefanti a difesa totale di arcieri e fanti d’elite. I macedoni si ritrovarono di fronte a mastodontici elefanti e a tamburi rullanti, tipici delle battaglie indiane. La pronta ed efficace falange macedone cominciò ad indietreggiare, capace di una fuga immediata. Qui fu pronto Alessandro che ordinò ai possenti Traci e agli Agriani di avventarsi contro gli elefanti sui lati, parte degli animali facile da colpire.

Rinfrancati dall’assalto efficace, ripresero posizione i falangisti. Poro lanciò un’ultima disperata offensiva contro i cavalli, capita l’efficacia e l’importanza di tale arma e, ricacciati sulle rive del fiume, buttati a terra i cavalieri, gli arcieri dalla giungla abbattevano uno ad uno l’arma principale di Alessandro.

Con un’ultima azione da comandante, Alessandro stesso, in sella ad un Bucefalo malconcio, corse incontro alla fuga di Poro ferito considerevolmente e del suo elefante (proprio qui l’idea del sovrano poco coraggioso e poco scaltro si fa più attendibile), ma il cavallo stremato dalla pesanti ferite, depose il padrone a terra dolcemente morendo (versione più attendibile anche alla luce del valore evocativo della precedente detta).

Poro colpito nuovamente cominciò a scivolare dal suo elefante dandosi alla fuga. Vista da lontano la situazione, il suo primo generale diede ordine al suo elefante di inginocchiarsi (25) per favorire la discesa regale del loro re, copiato dagli altri suoi simili e ponendo fine alla battaglia.

Un’ultima cinematografica scena vede come primo attore Poro. Il sovrano, creduto morto da Alessandro cominciò ad essere spogliato della sua armatura. L’elefante sparpagliò quindi gli uomini attorno al suo padrone, portandolo con la proboscide sulla sua schiena. Magno, intenerito da questa scena, decise di risparmiare Poro e gli elefanti a cui rese omaggio in seguito. Tutti e 200 sopravvissero, anche se la mossa del primo generale di Poro, se non effettuata, avrebbe forse portato alla fine di Alessandro e alla sua fama di invincibile.

Secondo le stime, 2000 furono le perdite di Alessandro, mentre più di 20000 quelle di Poro.

Quello che venne poi

Partendo da un’ulteriore documentazione, si può sostenere un quadro generale, seppur ancora poco chiaro. In questa ultima versione, si vede Alessandro che sconfitto, porta il resto della sua truppa a leccarsi le ferite, perdendo di fatto la guerra.

Questa fonte si ha dal fatto che in alcune testimonianze Alessandro non pare regnare sulla zona presidiata da Poro, il quale rimane al comando del suo regno.

In ogni caso, vittoria, sconfitta o stallo, Alessandro inculcò nei suoi diadochi la sua mentalità espansionistica, talmente tanto, da farli guerreggiare tra di loro per spartirsi l’enorme impero macedone.

A Tolomeo I andò la parte dell’Egitto, a Seleuco I (26) l’Eurasia, molto grande ma meno ricca di terreno fertile e possibilità, a Cassandro I (27) la Grecia settentrionale e centrale, ad Antigono I Monoftalmo (28), parte della Grecia meridionale e la regione che va dal Mar Nero all’Eufrate e a Lisimaco (29), la regione tra il Mar Nero e il Regno di Cassandro.

Questa guerra, la dinastia dei diadochi, diede modo come già detto, di esportare la cultura greca in gran parte del mondo emerso, creando l’Ellenismo, una delle più vaste e durature opere di radicamento culturale della storia. Tutto questo lo dobbiamo in parte a Filippo II, vero e proprio genio militare, ad Alessandro e alla sua abilità strategica e alla sua visione unica del mondo e dell’obbiettivo, e ai suoi generali, portavoci di una credenza espansionistico culturale, propria solo del loro comandante.

Note

  • 1: Pella, ecatombeone 21 luglio 356 a.C. – Babilonia, targelione 1 giugno 323 a.C.. I termini ecatombeone e targelione si riferiscono al calendario attico, rispettivamente il 1° e l’11° mese.
  • 2: alla nascita Temujin; alto corso dell’Onon, 16 aprile 1162 – 18 agosto 1227. Fu conosciuto come colui che unificò l’impero mongolo, arrivando alla conquista di parte dell’Europa Orientale, dando vita al più vasto impero che la storia abbia mai conosciuto.
  • 3: Roma, 13 luglio 101 a.C. – Roma 15 marzo 44 a.C.. Fu grazie a lui che si ha la massima espansione dell’allora Repubblica romana, anche se alcuni senatori lo chiamavano con l’appellativo di imperator, arrivando a solcare le acque dell’Oceano Atlantico e a scoprire i popoli della Britannia e della Germania.
  • 4: purtroppo di questo, suo malgrado, importante re si sa solo la data della sua morte avvenuta nel 317 a.C., alcuni dicono per mano propria dopo il vassallaggio costretto anche sotto i generale di Alessandro. A lui fu dedicata anche un’opera lirica, scritta da Händel, andata in scena nel 1731.
  • 5: Flavio Arriano. Nicomedia, 95 a.C. – Atene 175 a. C..
  • 6: scritta intorno al 2° secolo a.C..
  • 7: le maggiori fonti attestano che Alessandro sia morto di malaria, altre fonti minori sostengono la teoria, diciamo creativa, della cirrosi epatica, per esaltare la favola del guerriero invincibile con la sola debolezza di vino e bagordi, mentre una terza, non perciò meno attendibile, riguarda la morte per avvelenamento, data proprio da uno dei suoi generali.
  • 8: 367 a.C. – 283 a.C.. Da vita all’importante dinastia tolemaica, regnanti dell’Egitto, da cui nasce anche la regina Cleopatra.
  • 9: dal 323 a.C., morte di Alessandro, al 276 a.C., con il passaggio del regno di Macedonia alla dinastia degli Antigonidi, sovrani macedoni che resistettero fino all’arrivo dei Romani. Proprio la fine di questa dinastia, che si divise in tre grandi regni ellenistici, diede vita all’Ellenismo grazie al quale la storia e la cultura greca venne espatriata e si fuse con le tradizioni locali del Mediterraneo, dell’Eurasia e di molte civiltà dell’occidente asiatico che formarono appunto la civiltà ellenistica.
  • 10: Cardia, 354 a.C. – Pella 250 a.C.. Fu uno storico e generale della Grecia antica.
  • 11: Olinto, 370 a.C. – Olinto, 327 a.C.. Condottiero che seguì Alessandro nell’impresa persiana, fu conosciuto anche come il nipote del tutore di Aristotele.
  • 12: Creta, 356 a.C.. La data della sua dipartita non si conosce, anche si opta per la morte sotto servizio del generale Antigono dopo la scomparsa di Alessandro. Fu uno dei fedelissimi del Magno, tanto da essere tra i pochi a poter vantare la presenza in tutte le campagne del re macedone a cui venne infine affidata la flotta e l’onere di perlustrare i mari persiani, allora sconosciuti.
  • 13: di questo storiografo greco non si conosce niente, tranne per la sua influenza letteraria su Arriano.
  • 14: la data di nascita non è riportata, anche si pensa che nacque il 21 luglio del 346 a.C., precisamente un decennio dopo Alessandro. Muore durante la battaglia sul fiume Idaspe nel 326 a.C..
  • 15: letteralmente testa di bue. Derivazione dal greco antico data per via della sua imponente stazza, propria dei purosangue tessalici e per le narici distanziate simili a quelle di un bue.
  • 16: detto anche Alexandre de Paris.
  • 17: Filippo II di Macedonia nacque nel 382 a.C. e muore ad Aigai nel 336 a.C., assassinato. Fu padre anche di Filippo III, che molti sostenevano essere il successore di Alessandro, nonostante fosse figlio illegittimo di Filippo II.
  • 18: Alessandria Bucefalia, l’odierna Jhelum, situata nel Panjab settentrionale, è il luogo dove anticamente si combatté la battaglia del fiume Idaspe. Lo stesso fiume prende il nome anch’esso di Jhelum.
  • 19: muore il 325 a.C..
  • 20: Taxiles fu menzionato solo nelle fonti storiografiche come re di Taxila, città del Pakistan, ora sito archeologico, situato nel nord ovest del Paese.
  • 21: morì nell’Ellesponto il 321 a.C. durante la Guerra dei Diadochi.
  • 22: ricordando l’utilizzo di Annibale di questi animali in guerra, che per altro portarono gloria al condottiero, l’elefante da battaglia non era molto utilizzato in generale per la loro poca propensione alla disciplina, perché impauriti divenivano un’arma a doppio taglio. Non molti sanno che Carlo Magno nelle sue spedizioni e conquiste contro i Danesi nel 804, utilizzò un elefante a cui diede il nome di Abul-Abbas che morì proprio nella suddetta campagna a causa del freddo e dell’età avanzata.
  • 23: creati durante la riforma militare di Filippo II queste falangi racchiudevano due tipi di soldati. Gli hypaspistai con spada e scudo (aspis) distribuiti nella parte esterna della formazione che grazie al loro scudo e all’armatura pesante fornivano una grande copertura, e i pezeteri, forniti di armature pesanti, schinieri e lunghissime picche che tenevano lontani i nemici. Essendo molto lenti, situazione dovuta alla loro complessa formazione prettamente frontale, se venivano aggirati, subivano pesanti perdite in poco tempo.
  • 24: muore in Egitto il 321 a.C..
  • 25: usanza nel popolo indiano era che quando il sovrano scendeva dal suo animale, che fosse elefante o cavallo, i generali e comunque i cavalieri dovevano fare inginocchiare il loro animale in segno di prostrazione.
  • 26: Europos, 358 a.C. – Lisimacheia, 281 a.C..
  • 27: 350 a.C. – 297 a.C.. Questo importante condottiero fu anche re di Macedonia dal 302 a.C. fino alla sua morte.
  • 28: 392 a.C. – 301 a.C.. Deve il suo soprannome ad Alessandro stesso che lo chiama così per via del suo unico occhio.
  • 29: Pella, 360 a.C. – Corupedio, 281 a.C.. Fu anche re di Tracia.

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