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Battaglia delle Termopili

  • Luogo: passaggio delle Termopili, unico accesso tra Tessaglia e Focide. Grecia.
  • Data: agosto 480 a.C.
  • Eserciti in campo: per i greci 300 opliti da Sparta, 500 da Tegea, 500 da Mantinea, 120 da Orcomeno, 1000 dall’Arcadia, 400 da Corinto, 200 da Fliunte, 80 da Micene, 700 da Tespie, 700 da Tebe, 1000 dalla Focide più un numero indeterminato dalla Locride Opunzia per un totale di circa 6000 uomini; per i persiani Erodoto riferisce 300 miriadi (3 milioni) di soldati, compresi gli alleati medi, assiri, battriani, indi, arii, caspi, patti, utii, arabi, etiopi, libici, anatolici, traci e mari (1).
  • Comandanti: Leonida per i greci, Serse I, Mardonio e Idarne per i persiani.
  • Esito: vittoria persiana

Battaglia delle Termopili

L’antefatto

Questo fu il primo scontro militare tra greci e persiani, nella seconda guerra persiana, voluta da Serse I, figlio di Dario I il quale dieci anni prima mosse guerra all’Ellade venendo però sconfitto a Maratona. Erodoto scrive che questa fu la spedizione più imponente mai conosciuta, tanto da adombrare quella precedente e persino quella a Troia (2). Serse guidò la sua enorme macchina da guerra, radunata presso la città di Critallo in Cappadocia, attraverso le regioni anatoliche fino a Sardi, da dove inviò araldi alle città greche affinchè si piegassero a lui.

Solo ad Atene e a Sparta non ne inviò perché quando suo padre lo fece gli ambasciatori vennero gettati in una voragine nel primo caso e in un pozzo nel secondo (3). Fece gettare due ponti di barche sull’Ellesponto per far transitare il suo esercito (4). Qui divise le forze in due tronconi, uno per mare e l’altro per terra. Anziché circumnavigare il tanto insidioso promontorio del monte Athos, o traghettarne le navi dall’altra parte, il re di Persia aveva fatto tagliare, tempo prima, il lembo di roccia che congiungeva il monte al continente (5).

Erodoto riferisce episodi di efferata violenza a malvagità nel descrivere l’indole di Serse, come prova che la civiltà greca considerava piena barbarie il despotismo orientale (6). Seminando soggezione tra le popolazioni settentrionali della Grecia, le quali si piegarono al suo dominio despotico e anzi lo adularono, anche la Tessaglia dovette accettare il giogo persiano (7). Pure la polis di Argo rimase neutrale.

Lo scontro

Battaglia delle Termopili
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I greci decisero di difendere le proprie città bloccando lo strettissimo passo delle Termopili (Thermopylai significa “porte calde”, così chiamate perché in prossimità di sorgenti calde), unico accesso dal territorio costiero della Tessaglia per giungere in Grecia. Questa strettoia rocciosa si gettava nel mare sul lato orientale. Qui l’esercito persiano non avrebbe potuto sfruttare la propria superiorità perché il passaggio era largo quanto un carro (8).

Anticamente i focesi costruirono un muro contro le invasioni dei tessali e gli alleati greci lo restaurarono, difendendolo come avamposto. Il villaggio di Alpeni garantiva loro l’approvvigionamento. Mentre Serse si trovava con l’esercito a pochi chilometri dal passo, i greci si erano attestati alle Termopili, attendendo altri rinforzi e protetti dal mare dalle flotte di Atene e di Egina.

Ogni reparto aveva un proprio comandante ma su tutti aveva la maggiore autorità Leonida, re di Sparta, che guidava personalmente la sua guardia di 300 uomini scelti. Anche i Tebani erano sotto i suoi ordini perché sospettati di collusione coi persiani. Il modico numero delle avanguardie greche era dovuto a causa del divieto di scontri bellici nel periodo degli imminenti giochi olimpici (75° olimpiade) e delle feste Carnee a Sparta (9).

Alla vista dell’esercito avversario molti reparti greci pensarono di fortificare l’istmo di Corinto e attendere di rimpinguare le proprie fila ma la scelta finale fu di resistere e Leonida diede l’esempio ponendosi alla testa dell’ avanguardia. Serse incredulo per quella che giudicava folle ardimento degli spartani, e non conoscendo il reale numero dei partigiani asserragliati alle Termopili, inviò suoi soldati medi che vennero ricacciati indietro. Il giorno seguente fu il turno dei diecimila Immortali, guardia personale del re, alla guida di Idarne: l’esito fu lo stesso a causa della superiorità tattica degli spartani che, simulando ritirate, effettuavano poi conversioni compatte abbattendo così moltissimi nemici nel disordine dell’inseguimento (10).

Gli scontri si ripeterono con lo stesso esito finchè un abitante del luogo, Efialte, tradì la causa greca per arricchirsi presso Serse svelando l’esistenza di un passaggio che conduceva al di là della strettoia, dalla parte presidiata dai focesi (11). Questi furono colti alla sprovvista, tra le selve montuose, dagli uomini di Idarne. Messi in fuga dalle frecce persiane, i focesi fuggirono lasciando il passo al nemico che si diresse alle spalle dei custodi delle Termopili. Nella notte alcuni greci, avvertiti dell’imboscata imminente ritornarono nelle proprie città ma Leonida rimase coi suoi fedeli. Egli, memore della profezia della Pizia delfica (12), congedò tutti gli alleati trattenendo i tebani.

Solo i tespiesi di Demofilo rimasero con lui. Nell’ultimo giorno di combattimenti Serse forzava il suo esercito verso il passo, gli Immortali chiudevano alle spalle i pochi valorosi rimasti lì. Molti persiani caddero in mare dalle scogliere. Due fratelli di Serse perirono negli scontri; i greci, sapendo di andare incontro alla morte, si batterono con ogni mezzo, fino a restare con poche armi, per l’urto della mischia. Schiacciati e respinti dal nugolo di frecce avversarie, i greci si batterono per salvare il corpo di Leonida, ormai caduto, e coraggiosamente rimasero al proprio posto fino all’ultimo. Al cadavere di Leonida, Serse fece tagliare la testa per porla su un palo. I tebani che tradirono la causa greca si arresero ai persiani ma vennero marchiati a fuoco per la loro scelta tardiva.


Leonida


Serse I

Un’epigrafe, posta dagli Anfizioni, commemorava il gesto coraggioso:

Qui, un giorno,

4000 uomini del Peloponneso

ne impegnarono in battaglia 300 miriadi”.

Mentre per gli spartani, rimasti fino all’ultimo, venne scritto:

O straniero,

annuncia agli abitanti di Sparta

che qui noi giacciamo in ossequio alle leggi” (13)

Le conseguenze

L’armata persiana giunse sino in Attica, distruggendo Atene ma lo scontro alle Termopili servì a rallentare l’invasione in modo che le truppe di terra e di mare si potessero organizzare per la riscossa che giunse a breve, con le battaglie vittoriose di Salamina e Platea.

Riferimenti bibliografici

Erodoto, Storie, VII

E. Rosati, A. M. Carassiti, Dizionario delle battaglie

Note

1 In realtà è più probabile che il numero fosse di un decimo rispetto a quello indicato da Erodoto (Erodoto, le Storie, a cura di L. Annibaletto, p. 636)

2 Erodoto, Storie, VII, 20.

3 Ibidem, 133.

4 Ibidem, 34-36.

5 Ibidem, 22-24.

6 Ibidem, per l’episodio della decapitazione degli schiavi si veda VII, 35. Per l’episodio del figlio di Pitio, segato in due, si veda VII, 38. Per la sepoltura dei fanciulli edoni da vivi si veda VII, 114.

7 Erodoto, Storie, VII, 132.

8 Ibidem, 176.

9 Ibidem, 205-206.

10 Ibidem, 210-211.

11 Ibidem, 213-214.

12 “A voi, o spartani dalle larghe piazze, o la vostra città sarà distrutta dai discendenti di Perseo o ciò non avverrà ma Sparta piangerà la morte di un re della stirpe di Eracle: infatti né tori né leoni lo potranno trattenere poiché egli ha la potenza di Zeus: e non si arresterà prima di aver fatto strazio di degli uni e degli altri.” (VII, 220). Gli spartani, avvertiti dei piani di conquista di Serse da Demarato, un greco alla corte del re persiano, interrogarono l’oracolo ricevendo tale responso. (VII, 239).

13 Erodoto, Storie, VII, 228.

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