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Battaglia dell’Eurimedonte

  • Luogo: fiume Eurimedonte (Turchia)
  • Data: 466 a.C.
  • Eserciti: poleis delio-attiche e Impero Persiano
  • Esito: vittoria delle poleis

Mappa della situazione iniziale al momento della terza invasione persiana
Mappa della situazione iniziale al momento della terza invasione persiana

Confondersi è facile quando si parla di nomi che reiteratamente compaiono nella mitologia greca o anche nella storia documentata. Eurimedonte, è proprio uno di questi nomi.

Anche se è certo che, per ovvie ragioni, ci si riferisca al fiume teatro della battaglia campale dove Cimone (1) raggruppò le poleis (2) per affrontare la marea di Persiani giunti in terra greca, viene sicuramente spontaneo indicare gli altri omonimi soggetti come facenti parte di un unico nucleo o recanti almeno delle analogie gli uni con gli altri.

Eurimedonte era infatti l’auriga (3) di Agamennone (4) durante la guerra di Troia (5) che con il suddetto fiume, possiamo dire, non avere alcuna analogia. Inoltre rappresentava lo scudiero di Nestore (6), sempre nella suddetta guerra, ma anche questa figura, al di là di una possibile scelta di nome, non ha collegamenti con il nostro fiume. Anche l’Eurimedonte, figlio di Minosse (7), che venne ucciso da Eracle per un torto subito insieme ai suoi fratelli, non ottiene riscontro.

L’unico omonimo del fiume che può dare adito a pensieri è l’Eurimedonte gigante, figlio di Urano (8) e Gaia (9), colui che governava la razza potente dei giganti che stuprò Era (10) dando alla luce Prometeo (11) e costringendo il neo marito Zeus (12) a gettare Eurimedonte nel Tartaro (13) e a perseguire Prometeo fino a costruingerlo ad una roccia mentre l’aquila gli divorava il fegato.

Proprio questo gigante fa sorgere i famosi dubbi. Alcuni studiosi affermano infatti che l’Eurimedonte fiume sia collegato ad una parte dove sotterraneo si presenta appunto il Tartaro dove il gigante era incatenato insieme ai suoi simili. Non ci sono collegamenti ulteriori né supposizioni azzardate né a confermare l’ipotesi né a vagliare idee nuove, ma certamente qualche assonanza la deve avere.

Tornando, dopo questo sunto terminologico, alla nostra battaglia in questione, vediamo come la situazione in Grecia risulta essere alquanto critica vedendo da un lato uno sfaldamento delle condizioni della varie città-stato e dall’altro l’arrivo dell’imponente esercito dei Persiani.

Dopo un inizio della contesa avvenuto nel 500 a.C., dove le città greche si ribellarono autonomamente ai Persiani, iniziò un lungo calvario bellico che durò fino al 448 a.C. termine delle cosiddette guerre persiane. Proprio successivamente alla fine della Seconda Guerra Persiana, dove le poleis erano sfaldate e Atene si trovava a dovere affrontare da sola con Milziade (14) a capo l’esercito di Dario (15), ci fu un’intesa tra le città-stato grazie ad un’idea di Aristide (16). Quest’ultimo infatti, per poter far fronte alla minaccia persiana propose questo accordo che prevedeva un assemblamento delle forze delle varie città per schierarle contro i Persiani ed estrometterli dai loro territori e avere nuovamente accesso alle vie commerciali di cui avevano bisogno.

Cimone, figlio dello stesso Milziade che aveva dato filo da torcere a Dario, si propose come capo indiscusso delle città-stato, dato che Atene era stata nominata polis dominante e onoraria.

Proprio grazie a questa lega delio-attica, Cimone ebbe l’opportunità di affrontare il nemico in maniera soddisfacente grazie alle sue doti strategiche e anche a battere l’antagonista.

Unica città-stato, allora grande potenza ellenica, era Sparta che in seguito alla battaglia delle Termopili (17) decise che era giunto il momento di approntare un’alleanza proprio con i Persiani e quindi per porre fine a questa egemonia si vide la necessità di creare questa lega marittima.

Fu proprio l’idea di Aristide, abbracciata però da tutte le città prese in considerazione, e la bravura tattica di Cimone, a terminare la lunga diatriba tra Sparta-Persia e le città-stato. Un’idea che concluse di fatto le guerre persiane.

Immagine di oplita greco
Immagine di oplita greco

Cimone

Figlio di Milziade che aveva ottenuto importanti successi nella Prima Guerra Persiana, solamente grazie alla forza ateniese e alla sua genialità, e di Egesipile (18), la figlia del re dei Traci, Oloro (19), Cimone dovette subito confrontarsi con la realtà bellica che il padre gli stava cucendo addosso.

Proprio la guerra persiana sarà sia la sua vita sia il suo trampolino di lancio per la gloria. Varcato l’Ellesponto (20), i Persiani constrinsero il padre di Cimone ad intraprendere una campagna nautica contro i nemici, lasciando il figlio a temprarsi nel Chersoneso Tracico (21), dove Milziade esercitava la sua tirannia.

Morto il padre in seguito alla guerra e pieno di debiti, si dovette arrangiare fino all’arrivo di Aristide, la figura che più di ogni altra determinò l’esito finale delle guerre persiane.

Prese Cimone sotto la sua ala, assicurandogli serenità economica e sociale, oltre che politica. Questo era dovuto all’amicizia con Milziade con cui aveva combattutto nella vincente battaglia di Maratona (22), ma anche alla forte influenza che aveva sul ragazzo e alla propensione bellica che lo stesso dimostrava fin da piccolo. Inoltre c’era il nemico di sempre, Temistocle (23), che imperversava nei territori di Aristide e gli dava filo da torcere. Cimone sarebbe diventata l’arma in più.

Infatti ci volle poco a Cimone per prendere il posto di Aristide, sia come figura carismatica, sia come comandante dlela flotta delio-attica, il giorno seguente della costituzione della stessa.

Da lì, l’esilio di Temistocle e l’ascesa politica che portarono inesorabilmente Cimone ad unica figura predominante nel mondo delle città-stato alleate, oltre che grande baluardo della rinascita greca.

Ora Cimone poteva dedicarsi ai Persiani, visto che la sua caratura da oratore aveva permesso la definitiva aggiunta delle rimanenti poleis che avevano rifiutato da principio di entrare nella lega.

Non fu un’opera di difesa dei territori ottenuti, non una tattica attendeista, ma un attacco nel fulcro dei Persiani, volto alla ripresa delle città-stato asiatiche finite in mano al nemico.

Proprio per fermare l’avanzata greca, Ariomande (24), capo in forza ai Persiani, decise di intercettare all’altezza delle foci dell’Eurimedonte, Cimone e la sua flotta di 300 triremi (25).

Riuscì nell’intento di impossessarsi di città sguarnite in Asia e di riprendersi l’Ellesponto, punto focale per il commercio di Atene. La guerra andò avanti e permise a Cimone di espandersi e di ottenere favori dalle poleis che lo vedevano come un salvatore, fino a quando non dovette prolungare l’assedio a Taso (26) per due anni, cosa che fece storcere il naso ai politici fedeli a lui fino a quel momento, dato che la notizia di una corruzione da parte di Alessandro (27), pare gli avesse fatto perdere tempo e denaro nell’assedio.

Successivamente, la decisione di correre in aiuto dell’odiata Sparta, che attraversava un periodo nero, forse il più nero della sua storia, colpita oltremodo da un terremoto e dalla rivolta delgi Iloti (28), fu la goccia che fece traboccare il vaso permettendo ai politici di estrometterlo dal comando della flotta e infine di esiliarlo.

Dopo vari tentativi di ritorno in patria, finì l’esilio decennale e tornò a farsi valere in ambito politico, rovesciando le ambizioni di Pericle (29) che fino a quel momento lo soppiantava per ambizioni e carattere.

Riuscì a far partire nuovamente la guerra contro la Persia, ma proprio nella battaglia finale, quella che avrebbe sancito la fine delle guerre persiane, perse la vita in seguito all’assedio, finendo ucciso anzitempo da malattia, l’ipotesi più accreditata, o per ferite subite.

L’epopea di questo sottovalutato generale, inizia quindi con il partire delle guerre e finisce proprio alla fine della sua vita.

Un piccolo aneddoto va annotato, per far capire la caratura di questo personaggio: in seguito al suo esilio, in uno dei suoi tentativi non riusciti di rientrare in patria, chiese ai suoi sostenitori di palesargli il loro sostegno, scendendo in campo contro Sparta e combattere fino alla morte. Questo fecero e inoltre portarono con sé l’armatura dello stesso Cimone, come se il generale fosse lì con loro ad incoraggiarli.

Generali persiani

Tre furono i comandanti che fecero breccia in territorio greco per impossessarsi delle poleis che tanto gli stavano dando del filo da torcere. Proprio alle foci dell’Eurimedonte, dove i Persiani si attestarono per far fronte all’avanzata di Cimone, i tre generali si preparavano ad una sconfitta inaspettata che sancì in seguito la fine della forza persiana in quelle zone.

L’ammiraglio Tritrauste (30), colui che sovrintendeva alle forze navali, si era spinto insieme a Ferendate (31), comandante delle ausiliare di terra, fino al fiume in questione, senza il loro comandante in capo, Ariomande, che poco lontano aspettava il momento propizio per intervenire.

Il primo di questi era stato elevato recentemente al grado di comandante della flotta direttamente da Ariomande, ma alcuni studiosi, come Eforo (32), parlano di questo generale come il comandante in capo all’esercito navale persiano che si affacciò alle foci. Era quindi, secondo questo studioso, sia comandante della flotta, sia comandnate in capo, a discapito di Ariomande che secondo lo stesso studioso, nemmeno era presnete alla lotta. Per Callistene (33) e Plutarco (34) invece, tutti e tre erano presenti alla battaglia, ma con diverse intenzioni, visto che per il primo il comandnate in capo era lontanto per paura di affrontare i Greci, mentre per il secondo studioso stava lontano per ragioni strategiche.

Il secondo di questi capitani, quello delle forze di terra per la precisione, viene citato con costanza anche se con poca dovizia di particolari, ma sempre non si hanno dubbi sulla sua partecipazione alla battaglia e sulla sua mansione nella stessa.

Purtroppo le sue mosse durante lo scontro, prima in campo terrestre, dove lui era il punto focale per ovvia situazione, non sono elencate né menzionate dai tre storiografi, a cui si aggiunge anche Aristotele (35), a cui qualche suo documento fa riferimento. Anche le sue sorti nella battaglia sono incerte, tanto da far pensare che sia morto nella stessa, considerato che non esistono documenti esterni a tale battaglia che lo vedono menzionato, ma è pura supposizione.

L’unica notizia dunque che abbiamo di questo comandante è la quasi sicura partecipazione alla schermaglia terrestre e la sua sovrintendenza per le truppe terrestri.

Ariomande, che come già detto non compare in ogni scritto che tratta dell’Eurimedonte, e che la sua presenza è messa in dubbio, oltre a considerazioni diverse sulla sua ragione di allontanamento iniziale, risulta avere sicuramente qualche documento in più, se non altro sulla sua discendenza.

Figlio di Gobria (36), anche qui ci sono delle diatribe interne per determinare quale siano le discendenze vere di Ariamande. Gobria, come sappiamo, potrebbe essere lo stesso principe assiro che andò supplice alla corte di Ciro (37) per offrirgli i suoi servigi, vista la situazione avversa in patria, ma sappiamo anche che egli stesso, al cospetto di Ciro, abbia menzionato l’impossibilità di offrirgli anche in dono il proprio figlio che era rimasto in patria. L’unica ragione per cui si può dire che sia lui il padre del comandante in capo, può essere riscontrata, viste anche le date in questione, lontane dalla battaglia stessa, che Ariomande sia nato successivamente e offerto in seguito. Poi, fatosi una nomea importante nelle file persiane, riuscì ad ottenere abbastanza credito da prendersi la parte principale dell’esercito che affrontò i Greci all’Eurmedonte, ma anche questa è sempre supposizione, visto che gli storiografi non sono d’accordo su tali ipotesi.

L’unica cosa che sappiamo su questi tre generali, la abbiamo dalla stessa battaglia, che li vede affrontare con un po’ di remore l’esercito delle città-stato che a differenza di ogni pronostico, era aumentato molto di più rispetto alle aspettative.

Ferendante fu il primo a scendere in campo, visto che la battaglia all’inizio vede una prima fase terrestre per permettere ad 80 vascelli persiani mandati da Cipro, di arrivare per affrontare le navi nemiche. In seguito scesero in campo, quasi contemporaneamente, sia Tritrauste che Ariomande, l’uno comandnate della flotta e l’altro a coordinare, anche se la sua presenza ora non sarebbe servita a molto, considerato che le direttive venivano date da Tritrauste. Forse fu questo il motivo per cui alcuni sotriografi non menzionano Ariomande nella lotta.

Partizione interna di una trireme
Partizione interna di una trireme

La battaglia dell’Eurimedonte

Come già detto, Ariomande e i suoi due sottoposti, arrivarono alle foci dell’Eurimedonte per primi, per intercettare l’avanzata dei Greci che intendevano riprendersi il mal tolto e avanzare oltre Faselide (38) e attaccare i possedimenti persiani in Panfilia (39).

La flotta, per permettere agli 80 vascelli in aiuto, di arrivare, venne tirata in secco e a terra schierato l’esercito che avrebbe offerto la protezione necessaria in caso i Greci fossero arrivati dalla piana vicino all’Eurimedonte. Ariomande si attestò poco lontano, tenendo alcune navi per accogliere le restanti ausiliarie.

Cimone invece stava velocemente percorrendo le distanze che lo frapponevano dalla conquista delle città in Asia, in possesso sempre ai Persiani. A furia di marce forzate, che stremarono oltremodo i suoi uomini, arrivarono anzitempo nel luogo del futuro scontro prendendo in sopravvento le forze persiane, proprio quello che aveva in mente Cimone. Anche se le sue truppe erano prvate dalle marce forzate, sarebbero state comunque più avvantaggiate rispetto ad una battagia in cui, a forze fresche, i nemici contavano quasi 100 navi in più, che Cimone sapeva sarebbero arrivate.

La differenza inziale delle forze in campo risultava essere paritaria, anche se poi sarebbe ambiata con l’arrivo degli 80 vascelli.

Cimone, grazie alla lega delio-attia di Aristide, riuscì a raccimolare ben 200 triremi, ma il generale era anche dotato di abilità politiche e di grande carisma e riuscì nell’impresa di farsi aggiungere dall’alleato Diodoro (40), altri 100 triremi ionici al di fuoiri della lega, di cui Ariomande era al completo scuro.

Dall’altra parte 350 vascelli che Ariomande portò anzitempo alle foci per intercettare il nemico, sapendo che a breve sarebbero arrivati quei tanto agognati 80 vascelli, e credendo che le forze di Cimone fossero abbastanza lontane. Ariomande infatti temeva di non avere abbastanza forza d’impatto per affrontare il nemico e decise di attestarsi poco lontanto per aspettare gli aiuti, mentre tirava in secco il resto della flotta e permetteva all’esercito di fanteria di posizionarsi di fronte alle navi e difenderle.

Proprio mentre la flotta persiana si stava mettendo nella fase di secca, ancora quando non era finita l’operazione, l’esercito di Cimone fece capolino dal fiume Eurimedonte con la flotta anticipando le mosse di Ariomande che si ritrovava in una situazione critica. Fece rapidamente calare in acqua le sue navi che sarebbero state distrutte senza potere contrattaccare se le avesse lasciate in secca e cercò quindi di fare manovra. Il fiume però era troppo stretto per permettere alle navi di fare manovra e per farle scendere direttamente in mare aperto ci sarebbe voluto troppo tempo.

Proprio quella intricata mossa permise alle più veloci navi ateniesi di affrontare positivamente la flotta impacciata avversaria, troppo ampia per manovrare in spazzi ristretti, e ben 200 vascelli persiani, che tentavano invano di arrivare al mare aperto, finirono sotto le grinfie delle navi di Cimone.

Ora la situazione vedeva la flotta persiana più che dimezzata e Ariomande, considerato che la forza navale restante non avrebbe potuto niente contro l’esercito quasi al completo di Cimone, decise che era giunto il momento di affrontare il nemico via terra, anticipando il suo sbarco ed impedirgli così di arrivare al completo a terra.

Il combattimento da quel momento in poi venne smesso via mare per entrare nella fase concitata a fianco del fiume.

Cimone, molto scaltro nelle sue opere strategiche, riuscì comunque a far sbarcare le sue truppe, perché peventivamente aveva modificato le navi che portavano gli opliti (41), aumentandone la capienza. Meno veloci, ma più efficaci per lo scontro che si andava a prospettarsi.

Dall’inizio, Cimone aveva qualche problema a schierare in un ulteriore battaglia le sue truppe, anche perché la fanteria di terra di Ferendate, non avendo per niente combattuto era ovviamente più fresca. Il morale dei greci però era talmente alto e soddisfatto delle manovre positive che decise di lanciarle comunque in battaglia sapendo benissimo che un esercito motivato era più forte della stanchezza stessa, stanchezza portata da una battaglia navale e da una precedente marcia forzata.

Le forze maggiori di terra, si schierarono con le truppe pesanti, appunto gli olpiti, a protezione, con le loro lunghe lance, dory, e i loro scudi bronzei di forma rotonda, gli aspis, riuscendo nell’intento di fermare la prima ondata nbemica che si apprestava a cercare di fermare lo sbarco delle truppe.

Questo impatto dato dall’armata pesante, fece indietreggiare le forse nemiche, seppur superiori, che non poterono far altro che defendersi dal resto che avanzava, ma in poco tempo, considerata anche la scarsa opzione che aveva dato Serse (42), il mandante della flotta all’Eurimedonte, per le truppe terrestri, la schermaglia si risolse in breve tempo, grazie anche al rapido impossessarsi dell’accampamento persiano. La mossa però costò a Cimone grosse perdite.

Cimone però che aveva più interesse nel disfarsi anche dei grattacapi futuri, lasciò stare la battaglia terrestre, affidando il comando ad un suo subordinato, di cui non si conosce il nome, prendendo le navi che aveva a disposizione e alcune delle truppe di terra che aveva fatto scendere, per andare ad intercettare quelle famose 80 navi provenienti da Cirpo.

Si sapeva da fonti sicure che i vascelli perssiani si erano fermati vicino Idro (43), nel porto di Side (44), per rifornimenti e questi ignoravano completamente le sorti capitate al grosso dell’esercito a cui stavano dando aiuto. In poco tempo Cimone arrivò alla volta delle navi nemiche che sorprese e ignare, incapaci di reagire, vennero fatte a pezzi, letteralmente. Infatti nemmeno una di queste venne risparmiata dalla distruzione o dalla cattura.

La battaglia quindi si risolse in una tremenda e sconcertante sconfitta da parte dei Persiani. Non sappiamo se i tre comandanti ebbero una sorte migliore della maggior parte dei loro soldati, ma come già detto le sorti di Ferendate possono identificarsi con la morte sul campo. Stessa cosa per il comandnate della flotta che anch’ess non ritrova riscontro alcuno negli eventi futuri. Per quanto riguarda Ariomande, sempre se prese parte alla battaglia, possiamo avere qualche certezza sulla sua dipartita nello scontro.

Le gravi perdite greche a terra, anche se non sappiamo né effettivi iniziali, né quelli finali, risultano essere ampie, ma quelle persiane, di cui sappiamo solo che erano superiori di molto, sarebbero infine state maggiori. Per quanto riguarda le navi, per la parte di Cimone, non ci furono grosse perdite, vista l’abile manovra inziale, mentre quasi tutte le navi poste all’Eurimedonte e quelle a Cipro, vennero annientate.

Quelo che venne poi

In seguito all’abile vittoria presso Side, la figura di Cimone ebbe ulteriore caratura. Non solo abile nelle situazioni belliche e anche nelle condizioni futuribili, ma anche nelle decisioni sulla sua campagna espansionistica.

Infatti, dopo aver vinto all’Eurimedonte, decise che era giunto il momento di lasciar stare le colonie in Asia. Un tempo facevano parte delle poleis greche, ma dopo un lungo dominio da parte dei Persiani si era perso la presa su di esse che si sarebbero ribellate in breve tempo, creando problemi su vari fronti.

Cimone optò per la soluzione più logica: avendo un esrcito provato dalla continue battaglie, si decise ad approntare un ultimo attacco massiccio all’Ellesponto per prenderlo e difenderlo e permettere attive proposte commerciali. Inoltre, con un nugolo i navi si portò oltre, fino al Chersoneso tracico per riprendersi il territorio di dominio del padre, un po’ per onore e un po’ per interesse.

Le guerre persiane non durarono molto dopo l’Eurimedonte e frammezzate da scaramucce finirono nel 448 a.C. con la battaglia di Salamina vicino a Cipro.

In quella data si sancì poi la pace di Callia, che consisteva nel divieto da parte delle navi persiane di entrare nel Mar Egeo, inoltre prevedeva l’egemonia delle città-stato greche in Asia Minore, nonostante queste afcessero ancora parte della Persia, e facendo così si ovviava al problema, diagniosticato da Cimone, di ribellioni interne. I Persiani in controparte ottennero Cipro e ovviamente ci fu un patto di non belligeranza tra le due fazioni, tutto questo grazie a Pericle.

La situazione politica greca si orienteva tutta tra Atene e Sparta, mentre i Persiani, che non avevano rinunciato alla conquista della Grecia, continuarono un’opera di corruzione per le poleis aiutandole e aizzandole le une contro le altre, a volte anche distruggendole dall’interno, ma senza infine risultati fruttuosi.

Insomma, questa battaglia rientra in quelle situazioni, che all’apparenza sembrano essere di scarsa importanza, ma che risultano ai fini del futuro, influenti, se contiamo la dimessa vigoria in Asia Minore dell’Impero Persiano e la conseguente egemonia nel Mar Egeo, e se consideriamo inoltre la pace provvisoria di Atene e Sparta che successivamente si sarebbero sfidate trent’anni dopo nella Guerra del Peloponneso (45), altra situazione di impatto importante.

Note

  • 1: Atene, 510 a.C. – 450 a.C..
  • 2: una stuttura di città-stato che veniva riscontrata solamente in Grecia e che era caratterizzata da una forte concezione democratica, chiamata isonomia, ovvero un concezione che prevede che l’individuo sia uguale agli altri di fronte alla Legge. Infatti ogni uomo libero era partecipe della vita politica e ad essa poteva partecipare.
  • 3: l’auriga, nello specifico, era un uomo, di etàm solitamente giovane che guidava il carro da guerra di un condottiero. Una sottospecie di scudiero che seguiva il guerriero principale in guerra e lo coadiuvava.
  • 4: essendo personaggio pervalentemente mitologico, anche se partecipò alla guerra di troia intorno al 1200 a.C., non ottiene i natali documentati, ma porta con sé solamente la storia della sua morte, avvenuta per mano della moglie Clitemnestra nel bagno coperto da un telo e colpito da una scure.
  • 5: situata all’entrata dell’Ellesponto, in Turchia, della quale ora rimane solamente un sito archeologico.
  • 6: anche questo personaggio risiede nella mitologia, ma anch’esso probabilmente partecipò alla guerra di Troia come uomo più saggio e anziano. Compare successivamente, raccontato da Omero, nella prima parte dell’Odissea. Netore è anche conosciuto per essere il padre dell’eroe Perseo.
  • 7: sempre facente parte dell’epica antica viene ricordato soprattutto per le vicende riguardanti il Minotauro.
  • 8: la divinità creatrice, identificata con il cielo o elemento fecondo, di creazione. Era marito di Gaia e padre di Crono, nonché dei Titani, dei Ciclopi e degli Ecantochiri, i giganti centimani, che gettò appena nati nel Tartaro per paura della loro forza.
  • 9: chiamata anche Gea, è la personificazione della terra, anch’essa elemento fecondo insieme al marito e infatti i due vengono considerati come i padri dell’umanità seocnd alcune credenze. Essendo stata generata dal Caos e unica a scorrere nel Tempo e nello Spazio, fu ella stessa a generare il marito e figlio con cui creò l’umanità.
  • 10: chiamata anche Hera, era la figlia di Crono e sposò il fratello Zeus, da cui generò molteplici divinità. Viene rappresentata come dea del focolare e del matrimonio, grazie anche alla visione che dava per punire i tradimenti del marito.
  • 11: titano, famoso per la vicenda che lo costrinse ripudiato da Zeus per avere donato il fuoco agli umani, nasce anch’esso da Coron e quindi cugino di Zeus ottiene molteplici credenze che si svilupparono nel corso delle generazioni.
  • 12: nonostante Urano fosse identificato come dio del cielo, Zeus, ottenendo rispetto e fama per la questione dei Titani scacciati, venne anch’esso identificato come dio del cielo, nonché padre degi dei, re dell’Olimpo e dio del tuono, grazie anche all’immaginario collettivo che lo identificava con la folgore in mano.
  • 13: questa sezione creata ad hoc da Zeus per la reclusione dei Titani che avevano rovesciato l’Olimpo, viene identificata come una parte dell’Ade. Si dice che venisse identificata come una voragine buia ed enorme e la leggenda dice che se si buttava un inqudine nelle profondità, questo impegava nove notti e nove giorni per raggiungere il fondo.
  • 14: Milziade il Giovane; Atene, 550 a.C. – Atene, 488 a.C..
  • 15: Dario I di Persia detto Il Grande; 550 a.C. – 486 a.C..
  • 16: detto Il Giusto; 530 a.C. – 462 a.C..
  • 17: avvenuta 480 a.C., viene ritenuta una vittoria pirrica per la fazione persiana.
  • 18: questa donna non ottiene riscontro per i suoi natali e per la sua morte.
  • 19: come la moglie di lui si conosce solamente la sua reggenza nel territorio dei Traci.
  • 20: adesso identificato come lo Stretto dei Dardanelli, collega il Mar di Marmara e il Mar Egeo ed è un confine naturale tra Europa ed Asia. Il suo nome significa letteralmente “Mare di Elle” che con Frisso sorvolò il tratto di mare in questione, in sella al vello d’oro per raggiungere la Colchide, in futuro obbiettivo degli Argonauti di Giasone, ma cadde dalla sella e finì in mare, all’altezza dello stretto.
  • 21: questo tratto di territorio costiero risulta affacciarsi proprio sullo Stretto dei Dardanelli, nella parte europea. Identificata ora come pensiola di Gallipoli, appartiene alal Turchia.
  • 22: avvenuta nel 490 a.C., vede una vittoria insperata da parte dei Greci.
  • 23: il suo nome significa letteralmente Gloria della legge; 526 a.C. – 460 a.C..
  • 24: questo comandnate in capo alle forze persiane non ha delle certezze precise
    sulla sua partecipazione e quindi con certezza non si può dire se sia morto durante la battaglia alle foci dell’Eurimedonte o se fosse stanziato in un diverso luogo.
  • 25: costruita in modo tale da avere sempre una soluzione di manovra, prevedeva le classiche vele per la navigazione, ma in caso di assenza di vento, venivano utilizzate le tre file di rematori poste alle fiancate della nave.
  • 26: isola situata nella parte settentrionale del Mar Egeo, e nella regione della Tracia, è annessa alla Grecia.
  • 27: Alessandro I detto Il Filleleno; muore el 454 a.C..
  • 28: erano, nel sistema della polis spartana, quegli abitanti che furono ridotti in schiavitù.
  • 29: 495 a.C. – 429 a.C..
  • 30: altra figura presente alla battaglia di cui non si conosce molto.
  • 31: vedi nota 30.
  • 32: Eforo di Cuma; Cuma Eolica 390 a.C. – 330 aC..
  • 33: Olinto, 370 a.C. – 327 a.C..
  • 34: Cheronea, 46 – 127.
  • 35: Stagira, 384 a.C. – Calcide, 322 a.C.
  • 36: del padre di Ariomande non si conosce nulla, anzi non si sa con certezza nemmeno la sua provenienza.
  • 37: Ciro II di Persia o Ciro il Grande; 590 a.C. – 529 a.C..
  • 38: città posizionata nel sud-ovest della Turchia, ai piedi del monte Tahtali da?.
  • 39: regione situata nel sud della Turchia, bagnata dal Mar Mediterraneo e in linea d’aria, dirimpetto all’isola cipriota.
  • 40: i terminali cronologici di questo personaggio, nonostante le ipotesi, rimangono ancora incerte.
  • 41: rappresentava la fanteria pesante al tempo dei Greci. Aveva un’armatura chiamata panoplia, in bronzo, come anche gli schinieri e l’elmo. Come attrezzeria di questa corazza pesante, una spada in ferro, xiphos, per il combattimento corpo a corpo e una lancia, dory, per la posizione difensiva usata insieme allo scudo, aspis. Si pensa che proprio tramite questi guerrieir pesanti, fosse stata inventata la formazione a falange, grazie anche all’impugnatura salda che gli scudi permettevano.
  • 42: Serse I di Persia; 519 a.C. – 465 a.C..
  • 43: cittadina dell’antica Anatolia.
  • 44: situata nella Panfilia meridionale, è situata poco lontana da Idro.
  • 45: combattuto appunto tra Sparta e Atene avvenne tra il 431 a.C. e il 404 a.C., e vede la Lega del Peloponneso, comandata da Sparta, avere la meglio su quella di Delo, con a capo Atene.

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