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Battaglia di Ampsicora e Hosto

  • Luogo: Sardegna
  • Data: 216-215 a.C.
  • Parti coinvolte: coalizione di sardo-punici contro i Romani
  • Esito: vittoria dei Romani

La Sardegna era divenuta parte dell’impero romano tra il 238 e il 237 a.C. con la conquista ottenuta dal console Tiberio Sempronio Gracco. Da questo momento l’isola sarà teatro di continue rivolte e sollevazioni antiromane.

La principale fonte storica che ci parla della battaglia di Ampsicora (o Amsicora) e il figlio Hosto (o Osto o Josto) contro i Romani è l’opera di Tito Livio Ab urbe condita”, il quale però si rifà all’annalista Valerio Anziate (si ricorda però che quest’ultimo era una fonte di parte in cui si trovano dati e numeri in favore della potenza romana).

Ampsicora, come riporta l’opera, era un grande latifondista sardo-punico. Altro personaggio importante nella vicenda è Annone, un uomo cartaginese definito come il fomentatore della rivolta in Sardegna.

La battaglia si inserisce nel più ampio scenario della seconda guerra punica, che vedeva impegnati gli eserciti romani contro quelli cartaginesi per il dominio del Mediterraneo e conseguentemente delle terre che vi si affacciavano. Dopo che intanto Annibale aveva valicato con successo le Alpi (218-202 a.C.) e aveva ottenuto anche una strepitosa vittoria a Canne (216 a.C.), si svilupparono le condizioni ottimali per la riconquista cartaginese della Sardegna.

Battaglia di Ampsicora e Hosto
Situazione del Mediterraneo nella II guerra punica; in arancio le zone di pertinenza punica in giallino quelle romane. I centri in nero sono quelli toccati da questo racconto.

Le grandi isole del Mediterraneo erano effettivamente strategiche per la loro dislocazione, erano anche una buona base per i commerci oltre che per il controllo del mare necessario alle due potenze in gioco. Dal momento della conquista romana la Sardegna era stata sottoposta al pagamento di pesanti tributi e la situazione era diventata insostenibile per gli abitanti. Varie rivolte si erano sollevate nel 236 e 235 a.C., una successiva aveva occupato il biennio dal 234 al 232 e ancora una successiva nel 231 a.C.

I capi della comunità sarda decisero nel 215 a.C. di rivolgersi a Cartagine per fare il punto della situazione e chiedere aiuto per liberarsi del dominio romano che li opprimeva. Sottolinearono anche che la presenza romana nell’isola si riduceva ad un’unica legione. I Punici decisero quindi di dividere il proprio esercito: una parte (la più numerosa) andò in soccorso ad Annibale che era in Spagna e che rischiava di subire pesanti sconfitte e una parte, composta da sessanta navi, venne inviata in Sardegna e guidata da Asdrubale il Calvo.

Dal racconto di Tito Livio sappiamo che le navi romane attraccarono nella città di Carales (Cagliari). Le navi puniche in aiuto alla Sardegna partirono da Cartagine alla volta della parte centro-occidentale dell’isola dove era nata la rivolta. Visto che il centro di Carales era rimasto fedele ai Romani si dovette allungare la rotta verso occidente ma una tempesta impedì il loro arrivo in Sardegna e le navi puniche si dovettero rifugiare in un porto delle isole Baleari, forse quello dell’attuale cittadina di Mahón a Minorca.

Il centro della rivolta era, a quanto ne sappiamo, nella zona intorno alla città di Cornus. Quest’ultima era un insediamento punico nato nel IV sec. a.C. il cui abitato venne creato sull’altopiano di Campu ‘e Corra, mentre l’acropoli si trovava sul colle di Corchinas.

Intanto l’esercito romano guidato da Tito Manlio Torquato, sbarcato a Cagliari riuniva anche le truppe di stanza nell’isola, anche se il loro numero doveva essere esiguo e fece quindi immediatamente partire la battaglia contro i ribelli sardi e i punici che li appoggiavano. L’esercito giunto in Sardegna era composto probabilmente da 22.000 fanti e 1200 cavalieri.

In pochi giorni le truppe romane arrivarono nell’oristanese in cui era il fulcro della rivolta, appunto individuato nel centro di Cornus, ed attraversarono tutto il Campidano (la pianura alle spalle di Cagliari) senza ostacoli perché la flotta punica, che doveva arrivare in aiuto dei Sardi e dei Punici, non era ancora giunta in Sardegna a causa della tempesta.

Tito Livio narra anche che Ampsicora, non vedendo le truppe amiche arrivare, decise di recarsi dai “Sardi Pelliti” (come dice Livio) e chiedere aiuto, mentre il figlio Hosto venne lasciato al controllo del campo fortificato nell’area di Cornus.

Con questo atto Ampsicora voleva tentare di far collaborare le popolazioni interne dell’isola (con un’economia prevalentemente pastorale e rimaste indipendenti rispetto al potere punico) con le città sardo-puniche della costa (più aperte con una dedizione per i commerci), centri che erano quindi divisi da interessi diversi.

Intanto l’esercito romano giunse nell’area cornuense e invitò Hosto a partecipare allo scontro. Il giovane decise di accettare ma, dopo una sanguinosa battaglia, fu pesantemente sconfitto. Morì un numero elevatissimo (forse 3000 persone) mentre i superstiti fuggirono e si rifugiarono a Cornus. Evidentemente il numero notevolmente superiore dei soldati dell’esercito romano aveva sbaragliato le forze riunite da Ampsicora, una vincita dovuta anche alla scarsa esperienza del giovane Osto.

Intanto la flotta punica partita dalle Baleari giunse in Sardegna, si pensa nel porto di Tharros, perchè Cornus non disponeva di un bacino portuale. Manlio Torquato, visto il cambiamento della situazione, decise di ripiegare verso Cagliari e in tal modo fu possibile per Asdrubale il Calvo riunire il proprio esercito con quello scampato alla prima sconfitta a cui si erano unite le truppe indigene raccolte da Ampsicora.

Manlio Torquato voleva bloccare le devastazioni e i saccheggi che Asdrubale e Ampsicora compivano nei centri amici di Roma nella discesa verso Cagliari.

Ampsicora
Ampsicora poco prima della morte.

I primi scontri portarono successi alterni ma la vera battaglia avvenne nel Campidano, forse in una zona non molto lontano da Carales. Le truppe sardo-puniche furono presto sbaragliate; stando a ciò che racconta Livio, morirono 12.000 uomini tra Sardi e Punici.

Effettivamente i Sardi non erano abituati a combattimenti regolari per cui furono i primi a cadere. Nella stessa battaglia morì Josto e a seguito della notizia il padre Amsicora decise di togliersi la vita in segreto per non essere bloccato in questo gesto estremo.

I superstiti che intanto si erano rifugiati a Cornus furono costretti alla resa e la città venne conquistata in breve tempo dai Romani.

Torquato ritornò quindi a Carales con l’esercito ed insieme a frumento, prigionieri e denaro s’imbarcò per Roma dove comunicò la presa della Sardegna. Il suo successo non ebbe grandi trionfi perché Roma era sempre impegnata nella guerra con Cartagine e questo non permetteva entusiasmi.

Riferimenti bibliografici

  • – F. C. Casula, Breve Storia di Sardegna, Sassari 1994, pp. 39-42.
  • – P. Meloni, La Sardegna romana, Sassari 1990, pp. 43-69.
  • – R. Zucca, La dominazione romana (238 a.C.-476 d.C.), in La Sardegna, tutta la storia in mille domande (a cura di) Manlio Brigaglia, Moncalieri 2011, pp. 29-54.

Link utili

  • http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_39_20060403172841.pdf

Immagini tratta dal sito:

Fig 1. http://www.contusu.it/immagini-di-sardegna/297-amsicora-il-capo-dei-sardi-pelliti

Fig. 2 http://www.territorioscuola.com/wikipedia/?title=Portale:Cartagine

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