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Battaglia di Aquae Setxiae

  • Luogo: Aix-en-Provence, a nord di Marsiglia
  • Data: 102 a.C.
  • Eserciti: Repubblica romana, Teutoni, Ambroni e Cimbri
  • Esito: decisiva vittoria romana

Battaglia di Aquae Setxiae
Movimenti di Cimbri e Teutoni prima della battaglia 

San Gerolamo (1), primo traduttore della Bibbia dall’ebraico al latino, racconta una vicenda postuma alla battaglia in questione che è rimasta nella storia, facendo rimanere la vittoria dei Romani come inferiore di importanza. L’inflessibilità dimostrata da Gaio Mario (2) nel pretendere ampie elargizioni alla fine delle ostilità. Le donne e i bambini non vennero risparmiati da Gaio Mario che ordinò ai suoi uomini di portare le donne agli accampamenti per soddisfare le loro voglie e aiutarli nelle faccende. I bambini dovevano essere destinati invece ai lavori per temprarli e diventare futuri soldati.

La richiesta delle donne teutoni di far parte della cura dei templi di Cerere (3) e Venere (4) venne rifiutata. Qui la vicenda acquista toni tragici, ma al tempo stesso mitici. Le donne prima uccisero i propri figli per evitare che i Romani ne approfittassero, poi le stesse si tolsero la vita. Questa vicenda che da la fine della battaglia e delle ostilità tra Romani e Teutoni (5), confeziona il quadro generale. Le abilità e la crudeltà romana da una parte e la perseveranza teutone dall’altra; sia essa in battaglia che nelle decisioni comuni.

Questa battaglia inoltre passa alla storia anche come la più sonora sconfitta che questa tribù germanica abbia subito. Stessa sorte toccò ovviamente agli Ambroni e ai Cimbri, popoli limitrofi ai Teutoni con il quale intrapresero la campagna in Gallia, luogo poi dello scontro di Aquae Sextiae.

Gaio Mario

Gaio Mario
Gaio Mario a Minturno, Jean Germain Drouais (Parigi 1763 – Roma 1788), Parigi – Louvre

Questo generale romano, innanzitutto, viene tacciato come l’ago della bilancia che porta la Repubblica Romana alla caduta. Il suo apporto è diverso da tutti gli altri generali che entrarono a far parte dell’esercito romano.

Già dall’inizio si può notare la differenza. Nasce da una famiglia al di fuori della gens politica. Ottiene i natali infatti in una provincia italiana, ma tutti i componenti della sua famiglia non avevano mai ricoperto cariche senatoriali o similari.

Venne sbalzato fin da piccolo nel mondo dell’elìte romana, proprio grazie alla situazione disperata che imperava nella Città Eterna.

Infatti la situazione non era delle migliori. Le invasioni su larga scala provenienti da ogni territorio confinante, ponevano problemi che fino ad allora non si erano verificati. La potenza delle tribù limitrofe, seppur disorganizzate, era di gran lunga superiore di numero rispetto a quella romana. Si aveva la necessità quindi di pescare uomini di ottima fattura strategico-militare anche dai ceti più bassi.

Proprio Gaio Mario si distinse per la sua abilità in guerra. In quei periodi di buio per la Repubblica Romana, Gaio Mario ottenne dei poteri politico-militari che fino ad allora non erano ancora stati assegnati a nessun altro. Gaio Mario quindi, oltre ad ottenere grandi privilegi, vede la sua figura sorpassare perfino quella del capo di Stato e della città stessa, tanto da poter compiere atti non legali e ad agire a discapito della tradizione.

Forse proprio la sua competenza militare, mischiata alla libertà totale (6), gli diedero quella mancanza di scrupolo che lo contraddistinse nelle battaglie che dovette affrontare. Nonostante ciò però il cambiamento che stava per accadere a Roma era ormai segnato. Gaio Mario infatti, con la sua riforma militare, cambiò il modo di vedere all’interno delle mura della città. La sua idea infatti era di estendere ai nullatenenti, ai contadini, e ad altre estrazioni sociali, il volontariato per diventare soldati al servizio di Roma.

La violenta e contemporanea invasione delle tribù espanse a questi ceti il reclutamento. Però questa idea portata da Gaio Mario aveva anche i suoi lati negativi. Infatti, fu proprio per questo motivo che la Repubblica Romana finì. Non annientata dalle invasioni, ma cambiata al suo interno. I rapporti tra popolo e città erano modificati definitivamente, proprio per l’unione nell’esercito di soldati nobili e nullatenenti. Da quel momento in poi l’espansione romana la si deve proprio a questa riforma. La repubblica Romana diviene un Impero, aumentando la sua estensione e tramutando la guardia cittadina in un vero e proprio esercito infinito.

Pescando quindi da ogni cittadino e annettendo in seguito anche i popoli conquistati, Roma crebbe, così come ritornò alle ceneri in seguito all’ennesima invasione barbarica. Gaio Mario quindi, al pari di uomini come Cesare e Augusto, ottiene sicuramente delle importanti credenziali per rimanere tra i fautori dell’ascesa romana e della sua stessa decadenza. In seguito alla salita al potere di Silla (7) e al suo presenzialismo, nonché alla rivalità con lo stesso generale, Gaio Mario arrivò fino ad ottenere il suo settimo ed ultimo consolato.

Silla faceva parte della fazione in opposizione a quella di Mario. Proprio mentre Gaio Mario e il figlio (8) affrontarono una campagna in Africa, Silla cercò di rivoltare il potere per salire come credenziali. Cinna (9), fedele a Mario, lo affrontò e aspettò il ritorno del suo generale. Silla quindi fu proscritto, Cinna ottenne il suo secondo consolato, ma Gaio Mario non poté godersi l’ennesima vittoria. Morì all’età di 71 anni. 

Il re dei Teutoni e i tre popoli 

Battaglia di Aquae Setxiae
Le mogli dei Teutoni si tolgono la vita dopo aver ucciso i figli 

Cominciamo dall’inizio, come i consueto, trattando del primo dei tre popoli che intrapresero la campagna per l’invasione della Gallia. Gli Ambroni hanno origine dalle Isole Frisone, delle isole posizionate nel Mare del Nord. In seguito alla loro prima creazione si posizionarono all’interno dello Jutland (10), iniziando a far parlare di sé come discendenti dei Celti per i Romani e degli attuali Tedeschi per le popolazioni vicine.

Adito a questa teoria fu, per quanto riguardava la commistione celtica, l’usanza degli stessi Ambroni di entrare in battaglia utilizzando costumi e strategie proprie del popolo nordico. Mentre per la questione germanica, la semplice posizione, nuova di espansione, vicino ai confini tedeschi, dava loro qualche nozione teutonica.

Infatti il suggerimento della loro origine mista deriva proprio dal fatto che il territorio in cui si erano recati non era proprio quello di origine e che le loro credenze e il loro sangue furono mischiati proprio ai Celti. Altro piccolo popolo che si unì all’avanzata in Gallia dei Teutoni, furono i Cimbri, guidati dal feroce re Boiorix (11), già da principio stanziati nella penisola dello Jutland, ai quali si aggiunsero a nord gli Ambroni. Propriola stessa penisola deriva il nome proprio da questo popolo (Chersonesus Cimbrica).

Forti della loro stabilità nello Jutland, circondati dai due nuovi popoli con i quali avevano affinità, riuscirono a fiorire portandosi come fazione principale nelle zone galliche, prima combattendo i popoli che trovarono lì, poi annettendosi a loro stessi. Ultimi, ma non ultimi, i Teutoni, anch’essi provenienti dalla zona sud presieduta dai Cimbri. Si unirono agli altri due popoli nel 120 a.C. per virare in Gallia, combattere il popolo odiato da Cesare (12) e in seguito anch’essi annettersi alle zone, ai costumi e agli usi.

Proprio questo popolo guidò la battaglia di Acquae Sextiae, grazie al suo comandante Teutobod (13). Teutobod, oltre ad essere un abile comandante, capace di adattarsi ad ogni terreno e abile ad impadronirsi delle abilità tattiche del nemico, risultava essere il generale adatto a combattere i Romani. Anche perché Boiorix, re dei Cimbri, si stava allontanando dalla Gallia per andare a saccheggiare la Spagna con il suo popolo.

Il re dei Teutoni, nonostante la sua abilità osannata soprattutto dalle sue file, non ebbe né gran vita, né gran fortuna. Infatti fu l’ultimo re del suo popolo, perché la battaglia in questione, dopo grandi vittorie su popoli alleati a Roma, decise la fine del popolo dei Teutoni e degli Ambroni. Stessa sorte toccò ai Cimbri poco più avanti nel tempo, nel 101 a.C. (14).

La battaglia

I Cimbri, dopo aver creato numerosi problemi ai contingenti Romani posizionati ai confini della Gallia, causando anche sconfitte sonore come ad Arausio (15) dove vennero uccisi 80.000 soldati, erano andati in Spagna per razziare, ma la loro permanenza in quei luoghi era destinata ad essere breve, visto che subito tornarono in Gallia.

Nel frattempo il contingente formato da Teutoni e Ambroni si era posizionato in Provenza, sfruttando le avanzate dei Cimbri. Gaio Mario fu il generale, l’unico degno, che ottenne il comando della spedizione per togliere dalle zone meridionali della Francia, i barbari che progettavano di invadere l’Italia. Quel contingente si stanziò tra il Rodano e l’Iseré, cercando di sfruttare la zona ricca di acqua e cibo, sapendo che Gaio Mario era intenzionato ad intercettare i due popoli prima del ricongiungimento con i cugini Cimbri.

Gaio Mario però, abile come sempre, non permise ai suoi uomini di accettare la battaglia in quelle zone poco favorevoli ad un contingente nettamente inferiore. Quindi si sistemò sulle Alpi. Il generale romano ottenne ciò che voleva. Le risorse scarse che i barbari si erano portati con sé e l’iniziale scarseggiare dell’agio nelle terre tra i due fiumi dove si erano appostati, fecero sì che Teutobod cercò di inseguire ai pendii delle Alpi i Romani.

Certo è che Teutobod optò per questa soluzione perché spavaldo per la superiorità numerica del suo contingente rispetto a quello dei Romani. L’unico difetto dell’ampio contingente teutonico-ambrone era proprio la sua lentezza e la sua incapacità a viaggiare in spazi angusti, così vale per il combattimento. Gaio Mario individuò un’altura presso Aix-en-Provence, l’ideale per fermare l’avanzata nemica. E così fu. Il generale romano lanciò verso il contingente nemico il suo, costringendoli a fermarsi proprio dove voleva.

Ora la potenza dei Teutoni e degli Ambroni in soprannumero era ridotta grazie alla difficile manovra a cui era sottoposto ora. Però, nell’avanzata nemica verso l’altura, i due popoli barbari erano lontani l’uno dall’altro, scompaginati. Proprio questa manovra, per altro del tutto casuale, portò per la prima volta gli Ambroni ad affrontare i Romani. Quest’ultimi erano sempre disciplinati e pronti ed ogni evenienza, mentre la furia barbara in questo caso non poté niente e già un gran numero di Ambroni vennero annientati.

Ora i due contingenti aspettavano la schermaglia finale. Teutobod cercò pressoché invano di disciplinare i suoi uomini, disponendoli alla ben e meglio in posizioni strategiche, grazie alla sua abilità di assorbire le tattiche nemiche. In una piccola altura quindi, allineati per quel che potevano, visto il terreno sconnesso e il pendio impervio, 130.000 barbari aspettavano la battaglia. Dall’altra parte Gaio Mario, come di consueto fece costruire delle fortificazioni, sapendo già che l’attacco primario sarebbe venuto dalla furia barbara. Inoltre si premunì di posizionare un piccolo contingente in un crepaccio nascosto, circa 3.000 uomini, stanziando i restanti 27.000 a difesa delle fortificazioni.

Nonostante tutto, Teutobod non attaccò che prima di due giorni, quando però venne sollecitato dallo stesso Gaio Mario che inviò i suoi cavalieri leggeri a stuzzicare i barbari in prima fila. Mossa che attecchi con successo, facendo muovere i barbari verso le sue fortificazioni, scompaginando il contingente nemico. I cavalleggeri tornarono senza problemi entro le fila. Da qui la battaglia cominciò subito in discesa. Le asperità del terreno ponevano non poche difficoltà all’esercito che attaccava e il pendio sfaldava le fila dei barbari.

Gaio Mario non poté far altro che ordinare ai suoi giavellottieri di attaccare a raffica le file in attacco. Molte furono le perdite in quel attacco. Quando furono a portata di carica, fece caricare con spade e scudi gli stessi, annientandoli quasi. Mancava da finire l’ultimo lavoro. I 3.000 che aspettavano un ordine del loro comandante ora si trovavano in linea d’aria dietro la fazione nemica. Non fecero altro che accerchiare i barbari stringendoli tra il contingente romano e la montagna.

I barbari rimasti, metà vennero uccisi sotto i colpi sicuri dei Romani, mentre l’altra metà ormai affaticata nella mente da una mancanza di speranza, si diede al nemico che lo fece prigioniero. Lo stesso Teutobod si trovò tra i prigionieri di guerra che Gaio Mario riportò a Roma.

Le vittime nelle file barbare furono tali addirittura da permettere al generale romano di porre fine alla dinastia dei Teutoni che da quel momento non esistevano più. Gli Ambroni invece avevano ancora un piccolo contingente all’aiuto dei Cimbri e un altro sistemato ancora nello Jutland. Oltre a loro, anche i soldati in rotta durante la battaglia, si salvarono.

Infatti tra i barbari persero la vita 90.000 uomini, mentre circa 20.000 vennero fatti prigionieri. Quelli in rotta, tutti Ambroni, scamparono alla furia di Gaio Mario. Si dice che in seguito a questa tremenda vittoria, i contadini del posto, per osannare la tenacia e la bravura del generale romano, scuoiarono i morti sul campo di battaglia, ne presero le ossa e le posizionarono attorno ai loro giardini. 

Quello che venne poi 

La situazione che ci fu in seguito fu abbastanza semplice. I nemici riportati a Roma vennero mostrati al popolo come vanto, mentre Gaio Mario e la sua elite ebbero l’onore di sfilare per le vie di Roma in grande festa. Teutobod fu messo in testa ai nemici, portato come si porta un forziere pieno d’oro. Infine lo stesso venne giustiziato per monito verso i barbari che erano presenti. I 20.000 catturati furono schiavizzati e utilizzati dai consoli romani a loro piacimento.

Gli Ambroni, come narra Plutarco (16), in seguito alla battaglia di Acquae Sextiae, si rintanarono in Gallia nell’unico accampamento rimasto, che si era congiunto agli ultimi provenienti dallo Jutland. Mario annientò anche loro. I pochi rimasti si fusero con i Celti del posto, dando vita ad una nuova stirpe, chiamati Aduatuci, dall’omonima regione.

I Cimbri, come già detto, vennero l’anno successivo annientati sempre dallo stesso Mario, finendo anch’essi la loro stirpe. La situazione che si formò poi, fu la scomparsa di barbari per un lasso di tempo abbastanza lungo, mentre Roma si stava lentamente trasformando, mutando poi da Repubblica a Impero, grazie anche alla riforma militare fatta da Gaio Mario.

Note

  • 1: Sofronio Eusebio Girolamo; Stridone 347 – Betlemme 30 settembre 419. Dai cristiani venne venerato come santo, oltre ad essere riconosciuto come padre e dottore della Chiesa.
  • 2: Cereatae, Aprinium 157 a.C. – Roma 13 gennaio 86 a.C..
  • 3: divinità romana della terra e della fertilità. È inoltre considerata la donatrice dei frutti, delle nascite, degli esseri viventi e dei fiori. Una delle poche dee che non ottengono una figura parallela nel contesto greco.
  • 4: Venere, dea dell’amore e della bellezza (corrispondente alla greca Afrodite), si dice sia la discendenza prima del popolo romano. Essa infatti è la madre di Enea, primo mortale che iniziò la stirpe degli Albalonga, da cui nacque poi Romolo.
  • 5: l’aggettivo “teutonico” con il quale si contraddistingue la popolazione germanica odierna, deriva proprio da questa tribù che abitava proprio le zone attualmente occupate dalla Germania. Il termine deriva da theud ovvero “popolo”, da cui deriva appunto il termine latino medievale theodiscus, cioè tedesco.
  • 6: si dice inoltre che Gaio Mario fece assassinare personaggi che ostacolarono il suo cammino verso l’alto. Tutto questo di fronte alle autorità che non poterono fare nulla proprio per le libertà date al generale romano. Questa vicenda però non ritrova riscontro in alcuni documenti redatti dagli storiografi moderni.
  • 7: Lucio Cornelio Silla; Roma 138 a.C. – Cuma 78 a.C..
  • 8: il figlio ottiene lo stesso nome del padre, ma viene chiamato, giusto per distinzione, Il Giovane. 110 a.C. – 80 a.C..
  • 9: Lucio Cornelio Cinna; muore ad Ancona l’84 a.C.. La data di nascita è sconosciuta.
  • 10: comprende la Danimarca e parte della Germania settentrionale.
  • 11: muore il 30 giugno 101 a.C., nella battaglia che mise fine al suo popolo.
  • 12: Gaio Giulio Cesare; Roma 13 luglio 101 a.C. – Roma 15 marzo 44 a.C..
  • 13: Roma 102 a.C.. Probabilmente giustiziato nella Città Eterna dopo essere stato esposto al popolo come bottino di guerra.
  • 14: battaglia dei Campi Raudii. 
  • 15: 6 ottobre 105 a.C.
  • 16: Cheronea 46 – 127.

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