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Battaglia di Ayn Jalut

  • Luogo: Ayn Jalut “Gli stagni di Golia”, Palestina
  • Data: 23 settembre 1260
  • Eserciti: Mamelucchi e Mongoli
  • Esito: vittoria mamelucca

Ayn Jalut
Miniatura della battaglia di Ay Jalut

Purtroppo, anche a causa del decadimento esponenziale del popolo mongolo, documenti che accompagnano la storia della dinastia di questo popolo, se non parlando del celebre Gengis Khan (1), non se ne trovano molti. Soprattutto per quanto riguarda questa battaglia svoltasi in Palestina.

Possiamo dire con certezza però che nel 1226, morte di Temujin (2), il popolo mongolo cominci di fatto a concludere la sua epopea che lo ha portato alla conquista di gran parte dell’Asia e all’approdo in terra europea, arrivando fino in Anatolia. Il successore, Ogodai (3), altrettanto abile comandante e propenso all’espansionismo, protrae l’idea del suo predecessore, fermando i Mamelucchi nemici giurati nell’avanzata dell’Iran.

Gengis Khan, anche se era stato un capo tollerante e propenso alla commistione di popoli e religioni, non vedeva di buon occhio il credo musulmano, situazione che si è tramandata poi anche nei suoi eredi. Fu proprio questo odio nei confronti di questa religione che la battaglia tra Mongoli e Mamelucchi si faceva sempre più intensa.

Proprio l’approdo in terra europea si dimostrò un’arma a doppio taglio. I Mongoli, prima sotto Ogodai, poi sotto Mongka (4), cercarono di instaurare rapporti con Francia e la cristianità in genere per unirsi sotto un’unica bandiera e debellare l’Islam.

Solo che le due religioni avevano anche due differenti obbiettivi, non negoziabili. I cristiani volevano la conversione dei Mongoli e questi ultimi l’assoggettamento a vassalli degli stessi cristiani. Solo Boemondo (5) e Hetum (6) si dimostrarono vicini al credo mongolo. Sotto Mongka soprattutto la situazione si faceva sempre più pressante e tra le file mongole si necessitava di combattenti e generali degni della campagna espansionistica del popolo. Durante il regno di Gengis Khan, molti ottimi generali vennero uccisi e si temeva che non ci fosse quel ricambio generazionale adatto alla conquista universale.

I due fratelli di Mongka, Qubilai (7) e Hulagu (8), e il generale Kitbuqa (9), si misero in luce per la loro perseveranza ed abilità politico-strategica che portarono sul campo.

Soprattutto Hulagu come comandante, seguito dal generale Kitbuqa, mostrarono al mondo nuovamente la potenza dei Mongoli. Hulagu si spinse fino a Baghdad e assediò la città finché non fu presa, poi, come ovvia mossa deviò in Siria, dove appunto i Mamelucchi (10) stavano facendo da padrone.

I mamelucchi erano schiavi-soldati, soprattutto di origine turca che erano stati razziati dai territori stepposi e ancora pagani a nord dell’area islamica. Non appena arrivati nella loro nuova patria veniva loro imposto un rigoroso addestramento militare e venivano loro impartiti con il massimo rigore gli insegnamenti dell’Islam, finché non erano manomessi e poi arruolati come arcieri a cavallo nell’armata del loro patrono.” (Mongols and Mamluks; Amitai-Preiss)

Proprio questa era l’intenzione dei sultani Ayyubidi (11) d’Egitto. La nascita dei Mamelucchi tra le altre cose era stata favorita proprio dalla campagna espansionistica dei Mongoli che avevano sottomesso la popolazione turca ora dunque in procinto di ribellarsi.

Ma c’era anche la questione che in quel periodo i Paesi di Siria ed Egitto erano poco consolidati, anche a causa dello scarsa abilità politica del sultano ayyubida al-Nasir Yusuf (12). Fu proprio in questo momento che la grande forza di Baibars (13), un capo mamelucco che era stato schiavizzato per poter essere utilizzato in guerra contro i Mongoli, venne fuori. Rovesciò il poter in Egitto, con l’aiuto di Qutuz (14), mettendo quest’ultimo a regnare, almeno temporaneamente.

Racconta al-Maqrizi (15), a cui dobbiamo un intenso lavoro di stesura della storia egiziana, nella sua opera, con toni alquanto esaltativi del popolo egiziano (nonostante la sua discendenza mamelucca), di come il forte contingente mongolo si trovò a dover affrontare una tremenda spaccatura nelle sue file dovuta alla morte prematura di Mongka.

Questo degno successore di Temujin era il collante del suo popolo. Qubilai, fratello dello stesso, e Arigh-boke (16), figlio di Genigs Khan, si contesero il titolo di sovrano universale spaccando in due la Nazione e regnando entrambi illegalmente.

La situazione era questa: i Mongoli, forti del loro Khan e consolidati condottieri, vedevano sfaldarsi sotto i colpi della fame di potere, mentre i Mamelucchi, con Qutuz come sultano e Baibars a tessere importanti manovre, si univano per far fronte alla stragrande maggioranza degli avversari.

In ultima istanza Hulagu, unico capo riconosciuto, mandò ambasciatori al Cairo intimando i Mamelucchi di sottomettersi. Qutuz, di pronta risposta e rassicurato dal suo miglior condottiero Baibars che avrebbero vinto, uccise gli ambasciatori, sancendo di fatto la guerra con i Mongoli.

Baibars
Disegno artistico di Baibars a cavallo

Il grande Baibars

Spesso e volentieri, il nome di Baibars è accostato a quello del feroce Saladino (17). Non tanto per caratteristiche fisiche o comportamentali. Erano completamente diversi e di diversa area di combattimento. Saladino raramente entrava nel vivo della battaglia, stando sempre nelle retrovie a impartire ordini. Baibars invece, detto “Il balestriere”, veniva da un apprendistato tra i Mamelucchi. Un turco kipciak (18) che, prima rifiutato dall’emiro di Homs per i modi rozzi e brutali, venne comprato da un capo mamelucco, Aydakin Bunduqdar, che ne capì le potenzialità.

Saladino era conosciuto per la sua magnanimità e per la sua grandezza nell’affrontare i nemici e risparmiarli se dimostravano altrettanta grandezza, Baibars era invece noto per la sua truculenza in battaglia e per la sua sete di potere che lo portava a non rispettare i patti. In ogni caso furono entrambi propugnatori di campagne contro i cristiani e in particolar modo contro i cavalieri del Tempio.

I cristiani lo conoscono bene. Ben più di una volta ha massacrato letteralmente Ospitalieri o Templari.

Alla testa di un sempre maggior contingente, in gran parte costituita da Mamelucchi, riuscì nell’impresa di bloccare una crociata dei Cristiani, la settima, passando in oltre al contrattacco e disfacendo mano a mano il grande impero cristiano. Distrusse chiese, saccheggiò città, tra cui Acri che in partenza lo aveva aiutato contro i Mongoli, arrivando persino a conquistare la roccaforte degli Ospitalieri, Krak des Chevaliers (19), e di seguito la fortezza dei Teutonici (20), Montfort (21).

L’avanzata di Baibars sembrava inesorabile. Nemmeno i franco-cristiani, forti di quel Tempio che aveva intrapreso campagne al di là dell’immaginazione collettiva, o i Mongoli, capaci di un impero tra i più vasti nella storia, secondo solo a quello britannico (22), riuscirono a fermare la tenacia e il doppiogiochismo di Baibars.

Persino con Qutuz, sovrano con cui non aveva buonissimi rapporti, ma che lo aveva aiutato a sconfiggere i sovrani ayyubidi, finì in tragedia. Proprio al termine della battaglia di Ayn Jalut, mentre Qutuz festeggiava l’ottenuta vittoria contro il grande popolo mongolo, spartendo titoli tra i suoi fidati, si dimenticò di Baibars e quest’ultimo gli infilò la sua scimitarra nella schiena appena possibile, mettendosi come sovrano. Ovviamente nessuno obbiettò.

I modi bruschi e alquanto discutibili facevano di lui un condottiero oltremodo pericoloso e in seguito un sovrano ancor più potente. Grazie alla sua scarsa moralità e alla sua sete di vittoria, oltre ovviamente alla capacità in battaglia, Baibars si mise in luce come fautore del decadimento temporaneo del popolo cristiano, oltre che del popolo mongolo, ovvero i due più grandi imperi del 1100-1200.

A seguito di una campagna vendicativa da parte dei Mongoli in Anatolia, Baibars si dovette ritirare nuovamente a Damasco, ovviamente troppo inferiore di numero rispetto alla massa indefinita dell’esercito mongolo, guidato dallo stesso Khan in carica.

Fu l’ultima sua campagna militare. In quell’anno, Baibars, aveva avuto rapporti non troppo felici, come di consueto, con un principe (di cui non si conosce il nome) della suo stesso popolo di origine. Decise di invitarlo ad un banchetto per tramare contro di lui. Per errore però, mentre attendeva l’arrivo del nemico, prese il boccale di vino destinato al principe e morì avvelenato.

In seguito alla sua morte, prese il potere al-Said Nasir (23). Tutt’ora, a Il Cairo, le spoglie di Baibars risiedono nell’omonima moschea nella capitale d’Egitto.

Kitbuqa
Kitbuqa uccide un soldato mamelucco, da una miniatura

Il mongolo-cristiano

In seguito alla morte di Mongka e alle controversie intestine dovute al posto di Khan ora vacante, Hulagu decide di portare parte dell’esercito, partito per affrontare i Mamelucchi, in patria.

Kitbuqa Noyan fu lasciato in Siria a presidiare il territorio, mira dei Mamelucchi. Questo luogotenente, scelto da Hulagu per la sua fedeltà nella campagna contro appunto gli uomini di Baibars ed in particolare contro i musulmani, non nutre però di grande stima tra le sue file. Forse proprio per questo motivo ad Hulagu, forse speranzoso di qualche possibilità di potere ora che le lotte interne stavano dando instabilità, decide di lasciare il luogotenente Kitbuqa ad affrontare un’eventuale assalto dei Mamelucchi.

Kitbuqa insomma si trova, comunque in superiorità numerica, a dover fronteggiare un nemico che si è rivelato capace di massacrare più volte l’esercito cristiano dei Templari.

Forse per dimostrare la sua non inettitudine al popolo mongolo e al suo fidato comandante Hulagu (alcuni dicono che sia stato direttamente il suo confidente e che abbia redatto un diario scomparso infine) decide che è giunta l’ora di attaccare i Mamelucchi invece di restarsene ad aspettare un assedio di Baibars. Anche otto anni prima della battaglia che lo vede perire sul campo, Kitbuqa si fa notare, assieme ai due cristiani traditori, Boemondo e Hetum, nella conquista di Damasco.

Il Templare di Tiro (24), storico medievale, narra di come il trionfo dei tre cristiani (anche Kitbuqa, facente parte della stirpe dei Re magi d’Oriente, viene considerato anch’esso cristiano) fosse acclamato dalla gente del posto. Questo evento per, è stato tacciato da molti studiosi come apocrifo.

Kitbuqa però, infine, dando ragione a chi l’aveva indicato come inetto, si lanciò alla conquista per sbaragliare l’esercito mamelucco e Baibars. La fine è quella che sappiamo già, ma Kitbuqa dal canto suo pensava che la ritirata strategica di Baibars, vedendo la cavalleria mongola superiore in numero, fosse un atto di codardia e il risultato fu una vittoria relativamente facile.

impero mongolo
Suddivisione nella massima espansione dell’Impero mongolo

La battaglia di Ayn Jalut

L’uccisione degli ambasciatori mongoli da parte di Qutuz fu, come detto, la scintilla definitiva per la guerra tra Mamelucchi e Mongoli. La prima mossa fu fatta da Qutuz che raggruppò nell’esercito egiziano una gran quantità di soldati di ogni risma. L’armata egiziana era il cuore dell’esercito, mentre i Mamelucchi il nucleo principale e l’avanguardia, con Baibars al comando, poi Turcomanni (25), Siriani (26), beduini del deserto siriano e infine i disertori mongoli che vedevano in Baibars il nuovo possessore del mondo, anche se alcuni erano stati semplicemente assoggettati con la paura.

In tutto il contingente egiziano contava all’incirca 35.000 unità, con 10.000 di soli Egiziani. Nonostante parte dell’esercito sembrasse restia a partire ed affrontare l’impero mongolo, ormai temuto in tutto il mondo conosciuto, Qutuz, grande oratore, riuscì a convincere, anche con premi finali (probabilmente non rispettando infine il patto), i più codardi a partire alla volta della Siria.

Una prima schermaglia avvenne a Gaza, ma lo scarso contingente mandato da Kitbuqa e la superiorità degli uomini di Baibars, fecero ottenere ai Mamelucchi una facile vittoria. Dopo una breve contrattazione con i Franchi, passando in Palestina, sulla possibilità di non poter passare le zone cristiane, Qutuz arrivò dunque ad Acri, poco lontano da dove il contingente mongolo stava facendo abbeverare i forti cavalli del suo esercito.

Ora la mossa toccava a Kitbuqa. Il suo esercito era quasi prettamente costituito da cavalleria, famosa nei secoli per l’abilità e la saldezza nel cavalcare (27), e si doveva trovare un luogo aperto e con molta erba e acqua per favorire l’arma principale dell’esercito. Nonostante ci fossero soldati provenienti da Georgia, Armenia e persino da sultanati ayyubidi (Al-Ashraf Musa (28) e Said Hasan (29) in particolare), la potenza dei cavalieri mongoli era ormai tanta che almeno la metà dell’esercito era costituito da questi straordinari soldati. In tutto contava all’incirca 20.000 effettivi.

La differenza tra i due contingenti era grande, quasi il doppio per i Mamelucchi, ma Baibars temeva in ogni caso i cavalli di Kitbuqa.

Kitbuqa, come prima mossa, decise di andare in contro a Baibars per affrontarlo in campo aperto, per avere più chance, possibilità che non avrebbe avuto in un assedio, arrivando nella zona contraddistinta con Ayn Jalut, che prende il nome da una sorgente vicino al monte Gelboè, luogo biblico di una battaglia tra Israeliti e Filistei.

Infine i due eserciti si avvistarono. Baibars notata la superiorità numerica dei suoi avversari, decise che era giunto il momento di scappare per attirare in una zona meno aperta la cavalleria mongola. Kitbuqa, come già in passato, abboccò al tranello di Baibars, vedendo la scarsità degli uomini a sua disposizione.

In realtà Qutuz si era nascosto preventivamente nella boscaglia fitta ai margini della prateria e una volta avvicinato il nemico cercò di ingaggiare i cavalieri mongoli che stavano inseguendo i falsi fuggitivi di Baibars. La prima sortita fu inefficace e sia Qutuz che Baibars furono mossi dal terrore che la superiorità numerica non valesse niente con l’abilità dei cavalieri mongoli.

Sia nell’uno che nell’altro contingente, la forza primaria era data dagli arcieri a cavallo. I Mamelucchi avevano più potenza di fuoco, anche se praticamente tiravano da fermi, mentre i Mongoli, grazie al loro duro addestramento e alla vita passata a cavalcare, avevano la possibilità di scoccare frecce in movimento, non dando riferimenti agli avversari.

Qutuz decise che l’obbiettivo da abbattere fossero i fanti appiedati dei Mongoli e cominciò a sterminarli uno ad uno con nugoli di frecce. Kitbuqa non ebbe la stessa fortuna con i suoi arcieri. Erano si più mobili, ma le armature e le armi degli Egiziani erano di fattura migliore e le frecce scoccate si infrangevano o sugli scudi o venivano deviati dalle maglie delle armature.

Kitbuqa fece un primo assalto con la sua cavalleria per evitare una carneficina tra i suoi fanti. La mossa fu semplice, una carica frontale per impattare con i Mamelucchi, poco avvezzi al combattimento contro i cavalli. Molti di loro venero messi in fuga.

Qutuz che per l’ennesima volta aveva potuto vedere la superiorità schiacciante della cavalleria mongola, prese i suoi Mamelucchi e cercò di ingaggiare parte dei cavalieri che rimanevano a disposizione nell’ala destra di Kitbuqa. La mossa fu efficace, molti vennero uccisi e parte messa in fuga.

Nel frattempo al-Ashraf Musa disertò e Kitbuqa si ritrovò senza la parte centrale del suo esercito. Qutuz non se lo fece ripetere due volte e contrattaccò dopo una sortita dei cavalieri mongoli. Ancora una volta una falla si aprì nel contingente mongolo e anche i Mamelucchi che erano fuggiti ripresero le loro posizioni.

Nonostante l’inferiorità numerica, fino a quel momento Kitbuqa teneva testa, anzi schiacciava, gli avversari con la velocità delle sue truppe. Questo prima che la superiorità di uomini di Qutuz si fece più ampia per la diserzione del sultano ayyubida e per i cavalieri che fuggirono dopo l’incursione dei Mamelucchi.

Fu proprio in questo frangente che la battaglia si concluse. Baibars, accortosi della debolezza centrale, si infilò come prima aveva fatto Qutuz, nel cuore dell’esercito mongolo e ingaggiò schermaglia proprio con la guardia di Kitbuqa. Lo stesso luogotenente perse la vita decapitato da un Mamelucco.

Senza un capo, in inferiorità numerica e con i cavalli stremati dai continui movimenti, l’esercito mongolo venne accerchiato. Il grosso dell’esercito che fu preso in mezzo dai Mamelucchi fu sterminato. I fuggiaschi che si erano addentrati in villaggi poco lontani dalla zona, vennero uccisi proprio dagli abitanti, poco avvezzi alla politica espansionistica dei Mongoli e altri che riuscirono a rintanarsi in un canneto, vennero arsi vivi da Baibars che si premunì di inseguirli.

Le forze Mamelucche subirono ingenti perdite, almeno la metà, ma la superiorità numerica, che all’inizio sembrava fosse irrilevante, fece da bilancia per il massacro dei Mongoli che sopravvissero in qualche centinaia scappando a piccolo gruppi in zone deserte.

Quello che venne poi

I fedelissimi Cristiani che aiutarono i Mongoli nella campagna contro i Musulmani, vennero perseguitati. Gli abitanti delle valli e delle cittadine sotto l’egida dei Mongoli erano stanchi dei soprusi dei loro conquistatori, così, dopo aver trucidato i soldati in fuga dal campo di Ayn jalut, si diedero alla cerca dei Cristiani, in particolar modo proprio di Boemondo e Hetum, depredando le loro ricchezze e uccidendo ogni servitore a loro fedele. Nessuno dei due capi perì per mani dei vendicatori.

Anche in terra mongola la situazione si faceva abbastanza simile. Le lotte interne stavano scatenando idee di conquista da parte dei popolo vicini, a cui i Mongoli in passato avevano fatto torti o da cui erano stati sottomessi. Nonostante l’apertura alle religioni di Gengis Khan e alla magnanimità ostentata di Mongka, i due si fecero non pochi nemici che nel frattempo si stavano armando per porre fine al dominio in Asia dei Mongoli.

Probabilmente, se Mongka non fosse morto o se non ci fossero state lotte intestine dovute alla spartizione del potere, la battaglia di Ayn Jalut sarebbe finita senza indugi a favore dei Mongoli, perché supportati nel caso dalle armate di Hulagu.

Successivamente sarebbe stato poi il turno dell’Europa subire l’avanzata di uno dei popoli più potenti della storia. Infatti grazie a Baibars e Qutuz, la supremazia mongola andava esponenzialmente scemando dando la possibilità ai Franchi soprattutto di ricostituire molte delle fortezza andate distrutte per poter addestrare ulteriori Templari e Ospitalieri, vero e proprio baluardo della fede cristiana.

Baibars invece, dopo aver ucciso Qutuz, regnò fino al 1277, quando morì bevendo accidentalmente una bevanda avvelenata destinata ad un suo nemico.La sua sete di potere e la sua predilezione alla vendetta, non lasciando mai niente di incompiuto, lo portò a combattere molti dei nemici, anche Mamelucchi, che gli avevano messo i bastoni tra le ruote.

Fatto questo, riuscì a fermare l’avanzata cristiana nuovamente per poter finire il lavoro iniziato fino alla sua morte. Questa battaglia in sintesi si innalza ad ago della bilancia per le sorti del mondo che conosciamo ora. La morte di Mongka, possiamo dire, è stata la vera liberazione del popolo cristiano. Senza questo evento i Mongoli molto probabilmente sarebbero riusciti ad avanzare fino in Europa e a cambiare volto ad usanze e tradizioni che ancor oggi rispettiamo.

Note

  • 1: Alto corso dell’Onon, 16 aprile 1162 – 18 agosto 1227.
  • 2: alla nascita aveva questo nome, poi prese l’appellativo di Gengis Khan, ovvero sovrano dell’universo.
  • 3: 1186 – 1241.
  • 4: 1208 – 1259.
  • 5: Boemondo VI d’Antiochia, soprannominato “Il bello”. 1237 – 1275.
  • 6: Aitone I d’Armenia. 1215 – 28 ottobre 1270.
  • 7: 23 settembre 1215 – 18 febbraio 1294.
  • 8: 1217 – 8 febbraio 1265.
  • 9: di questo comandante mongolo si conosce solo la data di morte avvenuta proprio il giorno della battaglia di Ayn Jalut.
  • 10: come già detto erano schiavi al servizio d’Egitto. Presi e addestrati, finirono per diventare il cuore pulsante dell’esercito. Proprio con Baibars e Qutuz i mamelucchi si affermarono anche come regnanti fino all’ascesa di Mehmet Ali, da molti considerato il fondatore dell’Egitto moderno.
  • 11: il sultanato degli Ayyubidi erano nato nel 1171 in Egitto, fondato da Saladino. Nel 1260, con l’arrivo dei mamelucchi, questa dinastia scomparve praticamente del tutto. Solo gli Ayyubidi di Homs, una città della Siria, riuscirono a scappare dalla decadenza della loro dinastia, ma solo per tre anni.
  • 12: 1228 – 1260.
  • 13: 1223 – Damasco, 1 luglio 1277.
  • 14: Saif ad Din Qutuz, muore il 24 ottobre 1260, lasciando Baibars come sovrano d’Egitto.
  • 15: 1364 – 1442.
  • 16: 1219 – 1266.
  • 17: Tikrit, 1138 – Damasco, 3 marzo 1193.
  • 18: fino all’invasione dei Mongoli, i kipchak erano turchi appartenenti alla zona dell’attuale Siberia.
  • 19: questa fortezza si può dire sia il simbolo incontrastato della forza degli Ospitalieri. Situata in Siria, ad una sessantina di chilometri da Damasco, è il punto di partenza da cui venne fondato l’ordine e da cui inizia la decadenza dei Cavalieri di Rodi, fino ad arrivare all’ultimo ordine conosciuto dei Cavalieri di Malta.
  • 20: l’Ordine dei Teutonici è un antico ordine nato al tempo della Terza Crociata nel 1191, e venne costituito per aiutare i soldati tedeschi in battaglia. Una sorta di cavalieri-medici. Finì all’incirca nel 1291.
  • 21: era la più importante fortezza dell’Ordine teutonico ed era situata in Israele.
  • 22: questo impero fu il più vasto della storia e si consolidò in un periodo di oltre 300 anni fino ad arrivare al 1921, data di sua massima espansione, e contava sotto la sua egida molte colonie e 500 milioni di persone. La sua epopea la dobbiamo soprattutto ad Elisabetta I, la regina guerriera. Inoltre proprio sotto il suo regno, John Dee, astrofisico, da per la prima volta il nome di Impero britannico.
  • 23: le date di morte e nascita non sono pervenute.
  • 24: storico medievale del 1300.
  • 25: i Turcomanni sono un popolo originario della Turchia, ma abitante zone dell’Asia centrale. Ora si possono identificare con i Turkmeni abitanti del Turkmenistan.
  • 26: popolo abitante dell’attuale Siria. Sono uno dei pochi popoli della storia a non, essersi mai votati all’espansionismo o alla sete di potere, guadagnando denaro per la propria gente grazie a lavori come mercenari nelle guerre altrui.
  • 27: fin da piccoli i Mongoli adattavano i loro figli alla vita a cavallo. Questo popolo è di nascita nomade, quindi avvezzo agli spostamenti. Successivamente, con l’arrivo di Temujin, l’abilità dei cavalieri venne incrementata per far fronte alle idee di espansione del loro sovrano. Si diceva che un Mongolo non riusciva a correre a piedi perché le gambe erano talmente arcuate dalle giornate passate sui loro destrieri, da impedirne i movimenti una volta sceso.
  • 28: in verità questo emiro ayyubide viene dato per morto il 28 agosto 1237, data antecedente alla battaglia di Ayn Jalut, mentre l’altro emiro che partecipò alla schermaglia fu il traditore che permise a Baibars di finire il contingente mongolo e Kitbuqa.
  • 29: emiro di cui non si conosce molto, se non, si pensa, che morì il giorno dopo la battaglia, ucciso da dei rivoltosi.

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