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Battaglia di Belgrado

  • Luogo: Belgrado (un tempo chiamata Nandorfehevar)
  • Data: dal 4 al 22 giugno 1456
  • Eserciti: Impero ottomano e Regno d’Ungheria
  • Esito: vittoria del Regno d’Ungheria

Battaglia di Belgrado
Rappresentazione della battaglia di Belgrado

Con l’avvento dell’Islam (e la caduta di Costantinopoli e dell’Impero Romano d’Oriente nel 1453), nuovamente in procinto di invadere le terre controllate dai cristiani, il papato, i fedeli e gli Stati europei subirono nuovamente un grosso scossone. Soprattutto la fede venne vacillare con l’avanzata di quelli che furono chiamati infedeli, situazione che destabilizzò di molto le convinzioni di una vittoria contro il capo di tali infedeli, Maometto II detto il Conquistatore (1).

Già nel papato di Niccolò V (2), scrive Gabriele da Verona, il maggiore documentarista della battaglia indetta del Papa, la situazione aveva cominciato ad adombrarsi, ma fu nel governo di Callisto III (3) che ci fu lo scontro vero e proprio tra fedi.

Gli Stati europei, preoccupati dalla possibile sconfitta e poco propensi a sostenere una guerra in seno alla religione, decisero di distogliere lo sguardo e lasciare la patata bollente a Callisto III. Maometto ed i suoi turchi intanto espandevano con sapienza il proprio regno, bloccando le principali vie di commercio marittime, tra le quali Grecia, Serbia, Ungheria e l’isola di Rodi.

Il mondo quindi stava dimostrando vigliaccheria e disinteresse, per nulla preoccupati dalla possibile invasione, mentre il Papa stava manifestando fermezza e capacità di iniziativa, nonché abnegazione totale per la Santa Sede, contro l’incursore.

Fu la caduta di Costantinopoli ad infiammare il popolo cristiano, come spesso succedeva nelle Guerre Sante quando gli attaccati venivano privati dei loro luoghi sacri. Callisto così si mise in luce per la sua grande predisposizione ad indire l’ennesima Crociata sotto il vessillo della Croce Santa, promettendo, in seguito alla sua elezione, di disfarsi di ogni tesoro, privilegio e della sua stessa vita, per ricacciare indietro il nemico della Mezzaluna.

Callisto III, con il suo solo fervore, non avrebbe potuto niente contro il Conquistatore. Solo la strenua convinzione della Spagna, ultimo baluardo contro l’Islam, diedero speranza ai cristiani per la resistenza, mentre si cercava di creare un contingente abbastanza ampio per proteggere l’Ungheria.

Primo punto della campagna fu la ripresa di uno dei porti di maggiore affluenza per il commercio. L’Ungheria era costantemente sotto assedio e l’ormai vecchio e malato Callisto III decise di concentrare le sue forze in quelle aree. Tramite 48 volumi presenti nell’archivio del sagrato pontificio, si può vedere l’immensa opera di Callisto per riunire sotto la sua bandiera, contro l’Islam, tutte le forze possibili. Ha quindi inizio la Crociata contro Maometto, dopo i grattacapi avuti dai precedenti papati (4), che hanno momentaneamente scisso la fede del popolo cristiano. 

Io, papa Calisto III, prometto e fo voto alla Santa Trinità, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, alla sempre Vergine Madre di Dio, ai Santi Apostoli Pietro e Paolo ed a tutti gli eserciti celesti, che persino col sacrificio del mio sangue, se dovesse essere necessario, farò, secondo le forze, tutto il possibile per riconquistare, aiutato dal consiglio dei miei venerabili fratelli, Costantinopoli, che, a punizione del peccatore genere umano, fu conquistata e distrutta dal nemico del Crocifisso Salvatore, dal figlio del diavolo, Mohammed; per liberare inoltre i cristiani languenti in schiavitù, per rialzare la vera fede ed estirpare in Oriente la diabolica setta, del reprobo e infedele Mohammed. Chè là è quasi del tutto spenta la luce della fede. Che se avessi a dimenticarmi di te, Gerusalemme, cada nell’oblio la mia destra; si paralizzi la lingua nella mia bocca, qualora non mi rammenti di te, o Gerusalemme, e non ti abbia siccome il principio della mia gioia. Così m’aiuti Iddio e il suo Santo Vangelo. Amen”  

Maometto II l’ottomano

Sotto la guida del gran Visir Calhil (5), Maometto II venne affidato al suo apprendistato da regnante dal padre Murad II (6), quando aveva soli dodici anni, ma l’inizio non lasciava presagire grandi imprese.

Volitivo e arrogante, ma amante della conoscenza, fallì la sua prima campagna militare contro Costantinopoli, ciò nonostante grazie al padre ebbe una seconda chance di rifarsi. La testardaggine del giovane però gli costò una seconda sconfitta. Incaponitosi nel desiderio di avere Costantinopoli, tralasciò la salvaguardia di alcuni territori di frontiera, facendosi in un solo colpo come nemici la corte, il popolo e l’esercito.

Murad II, per la seconda volta in breve tempo, riprese le redini del regno, esiliando l’incapace figlio. Capiti gli errori, alla morte del padre, Maometto risalì nuovamente al potere, sempre convinto di prendere però la città di Costantinopoli. La decisione però venne preceduta dalla stipulazione di pace con alcuni Stati (7) che avrebbero potuto destabilizzare la rinnovata fiducia nella corte dimostrata per il giovane. Nonostante i documenti stipulati, Maometto II si mise subito in marcia verso il suo feticcio, preoccupando nuovamente corte, popolo ed esercito.

Il 5 aprile del 1453, il sovrano arrivò alle mura della città per assediarla, con i suoi 150.000 uomini e un’imponente flotta di 350 navi, sulla quale erano installati i 69 cannoni di Maometto, che divennero famosi nei posteri. Il 29 aprile il meticoloso Maometto II, concentrando forze di terra e di mare, prese la roccaforte presieduta da Costantino XI (8), ponendo fine all’Impero Romano d’Oriente, e instaurando il dominio del suo impero proprio nella nuova capitale Costantinopoli.

Da lì partì verso la conquista dei mari del Mediterraneo, dello Ionio e dell’Adriatico, fino ad arrivare all’idea di conquista del Regno di Ungheria e di Belgrado; doveva però fare i conti con l’assennata voglia di fede di Callisto III e del pronto, umile Janos Hunyadi (9), capitano delle forze di Belgrado. 

maometto II
Rappresentazione di Maometto II, Giovanni Bellini del 1480

I difensori della Fede 

Oltre alla prontezza di spirito e alla totale fedeltà alla Chiesa di Callisto III, altri tre personaggi vengono dipinti nel quadro di questa cruenta battaglia: Janos Hunyadi, il già citato comandante a Belgrado, San Giovanni da Capestrano (Aq), il fratello francescano inviato dal Papa assieme ad altri sei confratelli e Juan Carvajal (10), un cardinale compatriota di Callisto III, recatosi a Belgrado per sostenere i due altri valorosi combattenti.

Il primo, un nobile di discendenza valacca, conosceva fin troppo bene i nemici turchi, tanto che, nella sua lunga esperienza, li combatté per quasi venti anni; questa fu una delle tante ragioni per cui la battaglia si concluse inaspettatamente al favore dei cristiani. Di sua completa spesa, armò e fortificò ulteriormente l’imponente fortezza di Belgrado che in precedenza fu invasa per più di un anno, senza successo, dal padre di Maometto II, Murad II.

Lasciò inoltre una guarnigione in difesa della roccaforte, dando l’onore di comandarla al cognato Mihaly Szilagyi (11) e al figlio maggiore Laszlo Hunyadi (12), mentre lui si occupava di rimpinguare l’esercito cercando di arruolare gente da ogni dove, per altro senza successo, viste le intenzioni bellicose degli altri signori di Ungheria che rischiavano invece di rivoltarsi contro Hunyadi.

Hunyadi inoltre racimolò quasi 200 corvette (13) e si mise in mostra per la sua grande sapienza tattica, capace di ribattere indietro i Turchi quasi da solo. Il secondo, più che un condottiero, fu un abile oratore, capace di riunire sotto il vessillo cristiano, gente di ogni caratura, da contadini a proprietari terrieri, professando solamente la cristiana religione.

Questi poco abili uomini, ma pur sempre pieni di entusiasmo, si armarono di forconi, fionde e falci, si aggregarono allo stuolo di Hunyadi andando a rimpinguare le schiere di mercenari e cavalieri distaccati dai loro signori. Inoltre riuscì a convocare 800 crociati polacchi e alcuni lanzichenecchi tedeschi coadiuvato da altri tre missionari: Giovanni da Tagliacozzo (14), Niccolò da Fara (15) e Ambrogio di Linguadoca (16).

Il terzo ebbe un ulteriore ruolo di oratore e portatore di fede, anche se non presenziò alla battaglia, ma dalla città di Buda, dove il 14 gennaio 1456 ottenne il concilio in Ungheria con re Ladislao (17), diede anima e corpo per reclutare più uomini possibili e convincere re Ladislao ad accorrere con le sue truppe. Gli ausiliari di Carvajal furono dunque gli unici, assieme agli uomini di Capestrano, ad accorrere in aiuto di Hunyadi, mentre da tutto l’impero cristiano i sovrani se ne guardavano bene da muoversi verso una morte che per loro sembrava certa. Proprio questi “traditori”, ottennero un ruolo, loro malgrado, negativo per i cristiani, che nonostante tutto riuscirono a vincere con il turco Maometto II.

Alfonso re di Napoli (18), uno di questi traditori, prima ottenne le grazie di Callisto III, dandogli la parola di partire dal mare con la sua immensa flotta, la sola capace di tenere testa ai turchi, poi però, alleatosi con il condottiero Iacopo Piccinino (19), impegnò molti crociati alla difesa di città senesi e genovesi importanti per il commercio. Un terzo traditore, Pietro Urrea arcivescovo di Tarragona (20), a cui venne affidata la rimanente flotta cristiana dal Papa in persona, venne meno alla sua parola, unendosi alle schiere di Alfonso.

Infine i tre vennero sconfitti e vennero deposti dalle loro cariche.

Papa Callisto III
Papa Callisto III 

L’assedio di Belgrado

Non erano ancora arrivate le necessarie forze ad affrontare il nemico che Maometto II giunse alle porte della città e il 4 giugno del 1456 iniziò l’assedio della città. Il cognato di Hunyadi, unico baluardo all’interno delle mura, contava solamente 7.000 effettivi, per lo più soldati scelti, ma avente tra le fila anche cittadini armati alla ben e meglio. Maometto II invece poteva contare su uno degli eserciti più espansi della storia, contando tra i suoi turchi, 100.000 uomini.

Subito il Conquistatore si affrettò a disporre le sue fila prima che i rinforzi potessero arrivare: sulla destra posizionò i Rumeli, i soldati provenienti dall’Europa, a cui vennero stanziati la maggior parte dei 300 cannoni di Maometto (i restanti cannoni vennero posizionati sulle navi); sulla sinistra i guerrieri dell’Anatolia, un corpo scelto degli ottomani; al centro il sultano e la sua guardia, i Giannizzeri (21), i migliori combattenti islamici.

Le navi da principio ebbero un ruolo esplorativo, posizionate a nord-ovest della città per presenziare il lato da cui sarebbero potuti accorrere i rinforzi e alcuni uomini di fanteria salvaguardavano la zona sud-ovest per controllare il possibile arrivo di Hunyadi con il suo contingente che in quel momento si trovava a sud dell’Ungheria per reclutare cavalieri per la sua causa. Hunyadi e Capestrano, partirono in seguito alla giunta notizia dell’iniziato assedio, comandando in tutto 50.000 uomini.

Szilagyi fece affidamento all’inizio solo sulla portentosa difesa di una delle roccaforti meglio costruite in quelle zone. Il 14 luglio infine arrivò Hunyadi, prima bloccato dalle navi posizionate da Maometto II, e poi riuscì a distruggere alcune galee nemiche e a catturare considerevoli vascelli turchi. Sconfitta la flotta turca portò il suo esercito alle mura rinforzando con vettovaglie e armi il già stremato esercito della città.

Maometto II intanto continuava a tempestare con i suo cannoni, tanto grandi da poter avere all’interno una persona seduta, le mura nemiche che cedettero cosicché il sultano poté riversarvi all’interno i suoi abili Giannizzeri che ricacciarono indietro le truppe di Szilagyi, messe alle strette poi nella rocca.

Hunyadi diede sfogo alla sua abilità tattica e ordinò di cospargere di pece molti tronchi e appiccare loro il fuoco. I Giannizzeri, colpiti dai tronchi infuocati, vennero separati dal resto delle file nemiche, e successivamente uccisi all’interno delle mura. Le forze di Szilagyi poterono quindi ritornare alle loro posizioni. La battaglia stava volgendo tranquillamente a favore dei cristiani, ma il fervore di quelli che si erano uniti solo per difendere la fede, armati solo della loro buona volontà, cambiarono, anche se di poco, il corso degli eventi.

Alcuni contadini presi dalla foga, costrinsero Hunyadi e Capestrano ad attaccare i nemici. All’inizio solo 2.000 uomini andarono allo sbaraglio verso Maometto II, poi da tutte le mura, si unirono migliaia di altri soldati e Hunyadi e Capestrano furono costretti a manovrare le truppe contro gli ottomani, incapaci di riportare all’ordine le proprie truppe.

Capestrano portò i suoi crociati dietro le truppe nemiche, passando il fiume Sava, mentre Hunyadi caricava l’accampamento ove erano posizionati i cannoni, per cercare di catturarli e per distrarre Maometto II dall’arrivo di Capestrano dalla parte opposta. I Turchi presi alla sprovvista da questo avventato attacco, condotto per altro con superbia tattica, si misero in fuga lasciando il Sultano e i Giannizzeri rimasti, a combattere tra due fuochi, Capestrano da dietro e Hunyadi da davanti. Lo stesso Maometto II combattè in quel momento, mentre i soldati turchi cercavano di ricostituire le armate amiche senza successo. Dopo aver ucciso un cavaliere, Maometto II perse i sensi colpito da una freccia, mentre l’esercito ungherese si ritirava nella città per evitare altre perdite inutili.

Con l’aiuto della notte, Maometto II e i suoi soldati, scapparono da Belgrado ritornando a Costantinopoli. Tra le file turche, numerose furono le perdite, 50.000, anche se altrettanti fecero ritorno a casa; invece tra le file ungheresi morirono circa 7.000 uomini durante lo scontro, poi successivamente ad una violenta peste, si contarono altri 3.000 deceduti, tra cui lo stesso Hunyadi. 

In seguito alla battaglia 

In seguito all’inaspettata vittoria, Callisto III, proclamò con un editto che il 6 agosto di ogni anno, venisse festeggiata la festa della Trasfigurazione, per commemorare gli uomini morti per la cristianità; cristianità che riuscì a ricacciare i turchi a leccarsi le ferite per oltre 70 anni, anche se Maometto II cominciava a farsi formare nella mente la fissazione di ottenere la fortezza di Belgrado, come prima era successo per Costantinopoli.

Altre ipotesi storiografiche però indicano che Maometto II decise di rinunciare alla presa di Belgrado, troppo bene protetta per le sue forze, stanziando la fine dei suoi confini proprio al fiume Sava. Gli Ungheresi, nonostante l’importante vittoria, dovettero ricostituire il loro impero, destabilizzato da molte lotte interne e da controversie nella Chiesa. Inoltre, prima di potere espandersi e avere più potenza da anteporre ai turchi, bisognava che Serbia e Bosnia si decidessero ad entrare a far parte del regno ungherese.

Nel 1526, nella battaglia di Mohacs, i cannoni persi di Maometto II vennero ripresi per essere riportati a Costantinopoli, unico simbolo di una sconfitta che avrebbe cambiato faccia al mondo intero.

Una notizia più amena va però riportata. Nell’assedio, quando i Giannizzeri riuscirono nell’impresa di arrivare alla rocca di Belgrado, un soldato posizionò la bandiera dell’Islam sul bastione più alto. Un guerriero ungherese, Titus Dugovic (22), si gettò con impeto verso il nemico per impedirgli di posizionare definitivamente la bandiera, ancora inclinata. I due caddero dal bastione.

Il figlio di Hunyadi, a favore dell’eroismo compiuto, concesse al figlio di Dugovic, il rango di nobile. Questa importante battaglia è stata additata come svolta epocale per le sorti della cristianità che si dice, avrebbe sicuramente avuto fattezze diverse nel mondo odierno. 

Note

1: Edirne, 29 marzo 1432 – Scutari, 3 maggio 1481.

2: Sarzana, 15 novembre 1397 – Roma, 24 marzo 1455.

3: Xativa, 31 dicembre 1378 – Roma, 6 agosto 1458.

4: Martino V, era il papà a cui toccò ristabilire l’infranta fede della Chiesa, lasciando poi ad Eugenio IV un governo molto più malleabile, dovendo solo occpuarsi di difendere la Santa Sede da avversari troppo zelanti. Infine arrivò Niccolò V che diede nuova linfa alla Chiesa, donandola di poteri maggiori e più respiro. Callisto III poi completo questo periodo di trnasizione, aiutando per quano poteva per ricacciare Maometto II a Costantinopoli.

5: notizie sul visir che prese sotto la sua ala Maometto II e che gli diede le disposizioni necessarie a diventare sovrano, non appaiono in alcun resoconto storico.

6: Amasya, giugno 1404 – Edirne, 3febbraio 1451.

8: Costantinopoli, 8 febbraio 1405 – Costantinopoli, 14 maggio 1453.

9: 1387 – 1456.

10: Truilljo, 1400 – Roma, 6 dicembre 1469.

11-12: non si hanno notizie su data di nascita e morte di questi due personaggi.

13: una nave di peso e forma più piccola delle solite navi da guerra, meno potente in fatto di armamenti e più agile nel coplire le altre navi.

14-15-16: anche dei tre preti che seguirono Capestrano non ci sono notizie che possano essere riscontrate.

17: 22 febbraio 1440 – Praga, 23 novembre 1457.

18: Alfonso di Trastamara; Medina del Campo, 1396 – Napoli 27 giugno 1958.

19: 1423 – 1465.

20: della data di nascita non abbiamo certezze, ma la dta di morte viene riscontrata nel 1457.

21: dal turco Yaniceri, “nuove truppe, questi abili condottieri costituivano la guardia personale del Sultano, nonché i preservatori dei beni dello stesso.

22: era un soldato semplice della quale nascita non ci sono documenti, ma la morte eroica il giorno della battaglia di Belgrado, viene commemorata tutt’ora, anche se da pochi.

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