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Battaglia di Cocherel

  • Luogo: vicino Houlbec-Cocherel
  • Data: 16 maggio 1364
  • Eserciti: Regno di Francia e Regno d’Inghilterra
  • Esito: vittoria francese

Battaglia di Cocherel
Miniatura con rappresentazione della battaglia di Cocherel

La Battaglia di Cocherel

Questa interessante battaglia viene annoverata all’interno dell’eterna epopea bellica chiamata Guerra dei cent’anni (1), un scontro tra Inghilterra e Francia che segnò profondamente la storia nel suo complesso.

Nello specifico, questa schermaglia si ritiene essere relativamente importante per il proseguo dell’intera guerra, tanto da portare alcuni studiosi a proporla come snodo per la successiva Guerra carolina (2), seconda fase della guerra centenaria.

Non solo i due Regni principali, si vogliono contendere questa località francese, anzi, risultano essere ausiliari, solo comprimari d’aiuto tra due contese francesi, le quali cercavano di mettere i bastoni fra le ruote, gli uni agli altri, sempre e ovviamente per colpa di un titolo nobiliare.

Nella fattispecie, Carlo II di Navarra (3), escluso dalla successione per il titolo di Duca di Borgogna (4), titolo che andò a Filippo II (5), decise di frapporsi alle manovre politiche del futuro re Carlo V, uomo che aveva favorito l’ascesa proprio di Filippo.

A coadiuvare le mire di Carlo II, il Regno d’Inghilterra, che disponeva di numerosi arcieri per la conquista di una parte importante della Francia, probabilmente per poi liberarsi del Duca di Navarra e ottenere due vittorie con l’aiuto del quasi nemico.

Nella fazione “francese”, in supporto al Regno di Francia e al nuovo duca di Borgogna, il Ducato di Bretagna (6), intriso di lotte interne durate proprio fino al 1364, e quello di Guascogna (7) che grazie ad Eleonora d’Aquitania, venne annesso all’omonima regione per subirne le stesse sorti.

Nonostante la lotta vede frapporsi Filippo II e Carlo II, Borgogna contro Navarra, anche Carlo V, tirato in causa, si vede costretto a scendere in campo per il suo protetto. Carlo V aveva iniziato il suo regno l’8 aprile, dopo la morte di Giovanni II (8), ma venne incoronato a Reims solo un mese dopo, tre giorni in seguito alla battaglia. Ciò permise a Carlo II di avanzare pretese sul Ducato a lui promesso dal deceduto re.

Chi scese in campo però non fu Carlo V. La sua salute, cagionevole da ormai tanto tempo, faceva rimanere sì intatto il suo carisma e la sua fiera figura, ma non gli permetteva di imbracciare un arma per via del rigonfiamento che aveva preso soprattutto il braccio destro. Quindi, generale fidato e vittorioso in molte campagne, Bertrand du Guesclin (9), prese le redini della schermaglia, che si sarebbe risolta in seguito a suo favore, ridimensionando le ambizioni di Carlo II.

A completare la lista delle figure di spicco a Cocherel, il capitano di ventura Jean de Grailly (10), distintosi con la sua ascia nella vittoria pirrica di Poitiers (11), e uno dei più valorosi personaggi della Guerra dei cent’anni.

Quindi, attirato da una reggenza non ancora stipulata e orgogliosamente ferito dalla decisione scaturita alla morte di Giovanni II, Carlo II, a patti con il Regno d’Inghilterra, che vedeva nella Navarra un ottimo punto di attacco per chiudere su due lati la Francia ancora capetingia, scese in campo per distruggere Carlo V, Filippo II e il famoso Bertrand du Guesclin, ma scontrandosi con il valore di quest’ultimo.

Infatti, oltre a prevedere le offensive di Carlo II, il generale, già insignito della signoria di La Roche-Derrien (12) e del comando supremo del ducato, oltre ad avere l’onore di essere ciambellano del re Carlo V, aveva portato l’offensiva a Mantes e Meulan, uscendo vincitore facilmente e tamponando le mire navarresi.

Un quadro che delinea le sorti dei due grandi regni e che continua la lotta anglo-francese, ma che viene annoverata più tra le lotte interne, nonostante la partecipazone di arcieri inglesi, che in quella dei cent’anni, sempre nonostante sia un preambolo della seconda fase della stessa.

Statua di Bertrand du Guesclin a Dinan
Statua di Bertrand du Guesclin a Dinan

Il re Saggio e il futuro Connestabile di Francia

Figlio di Giovanni II, fatto prigioniero dagli inglesi negli anni in questione, e di Bona di Lussemburgo (13), sorella di Carlo IV (14), questa importante figura del Regno francese, si distinse per la sua proverbiale saggezza, tanto da ricevere l’appellativo di Il Saggio. Saggezza che gli permise di mettere in pratica gli insegnamenti del padre e di intraprendere una campagna volta alla ripresa del maltolto nelle epoche passate.

Fu proprio grazie alla sua intraprendenza e sangue freddo che la Francia ottenne nuovamente quei territori che gli vennero sotratti durante la guerra. Non solo però per questo motivo fu un persaonaggio di spicco nella storia francese e mondiale, ma durante il suo regno, segnato inevitabilmente da lotte interne per la successione al trono, la Guerra dei cent’anni si apprestava a cambiare radicalmente finendo la sua prima importante parte che viene sancita proprio con la morte di Carlo V.

La sua storia, suo malgrado, inizia proprio quando Carlo II di Navarra entra di diritto, o quasi, nella pretendenza al trono di Francia e quindi delle regioni che la costituiscono. Proprio la Borgogna, come già detto, è il contendersi e Carlo V, in qualità di regnante non può fare a meno di posizionarsi a favore di quello a cui aveva donato il regno di Borgogna.

Questo personaggio della Francia capetingia, in quanto legato alla sorella di Carlo IV, si innesta con prepotenza nella documentazione mondiale, non solo per la sua proverbiale saggezza o per le questioni politico-belliche a cui prese parte, ma soprattutto per la sua figura intrisa di problemi che lo hanno portato ad avere somiglianze con il re di Gerusalemme, Baldovino IV (15).

Non certo per le sue campagne, nè tantomeno per la nazione di provenienza, ma per la sua costretta situazione da uomo malato che lo portò ad affrontare lunghe traversate e ambasciate accompagnato da medici e uomini di fiducia per tenerlo smepre sotto stretta sorveglianza. L’uno, Baldovino, il lebbroso, che decide di affrontare Saladino in verbal tenzone per porre fine alle contese, l’altro coadiuvando il suo fedele du Guesclin, per dargli l’apporto carismatico che solo un re poteva dargli.

Proprio di quest’ultimo parleremo ora.

Nato da un esponente della piccola nobiltà in Bretagna, vide la sua infanzia da emarginato a causa del suo aspetto sgradevole, motivo che lo temprò a tal punto da divenire, in epoca medievale, uno dei più giovani genereali arruolati per la sua abilità.

Infatti, costretti dalle lotte interne in Bretagna, i leader decisero di far uso di questo promettente duellante, possente, robusto e con un gran temperamento, per sedare le rivolte in seno alla regione.

A nemmeno trent’anni quindi intraprese la sua prima importante missione che gli valse il palcoscenico per i futuri eventi che lo avrebbero fatto distinguere tra i suoi colleghi.

Infatti due anni dopo prese parte alla famosa “Guerra delle due Giovanne” (16), schierandosi dalla parte di Carlo di Blois (17), protetto del re di Francia e facendo pendere la bilancia di lì a poco verso il re che lo portò a sé.

Si mise in luce per le sue abilità balliche, per le sue astute macchinazioni che gli fecero far carriera ottenendo titoli su titoli. Proprio due situazioni sono degne di essere citate per mostrare la sua vera astuzia e capacità carismatica di unire i propri soldati in un’unica macchina ben oliata.

Nel 1350, per espugnare un castello controllato dagli inglesi, preparò un nugolo di uomini, sessanta all’incirca e vestiti di abiti contadini li mandò davanti alle mura (con lui a capeggiarli), per entrare indisturbati. 60 falsi boscaioli entrarono dunque nel castello e uccisi i capi dapprima, finirono il lavoro in poco tempo, lasciando le poche guardie a difesa sbigottite.

Una seconda abile situazione, nel 1354, venne sfornata dalla mente di du Guesclin grazie ad un imboscata all’interno di una foresta, vicino al castello di Montmuran, dove un folto contingente inglese si stava dirigendo. Il generale francese, presi trenta arcieri, tra i più abili, si appostò tra il fogliame fitto, su alture difficili da raggiungere e sterminati in poco tempo i tiratori nemici, imprigionò in una morsa letale i restanti fanti e cavalieri che avrebbero fatto fatica a prendere il nemico ben posizionato.

Se Carlo V può avere delle analogie concrete con Baldovino IV, allora tra du Guesclin e Alessandro Magno (18), le gesta e la caratura del personaggio si mischiano oltremodo. Proprio il generale, emulando il collega macedone, dopo aver visto l’esitazione dei suoi di fronte ad una fortificazione perfetta, prese lui stesso una scala e intraprese la salita delle mura in solitaria, seguito subito dopo dai suoi e conquistando in seguito il castello.

Ci volle poco a questo personaggio per diventare uno dei più amati dal popolo e dal re, tanto da costringere il re a salvarlo due volte dalla prigionia e riscattarlo, per avere nuovamente i suoi servigi e infine insignendolo del titolo di connestabile di Francia (19). Il pagamento continuo per le liberazioni dele genarale, indispettirono i nobili che accennarono a rivoltarsi contro il re, ma si calmarono subito dopo la grande battaglia presso Najera contro il Principe nero (20), dove costrinse quest’ultimo ad una destabilizzazione del suo intero esercito, nonostante du Guesclin uscì sconfitto dalla battaglia.

La sua fine non fu però degna del suo trascorso precedente. Attuata la tattica di sfiancare il suo nemico togliendogli gli approvigionamenti, du Guesclin si ritrovò in una situazione imbarazzante per il suo finanziatore, quel Carlo V che tanto lo aveva spalleggiato, ma che infine lo dovette togliere dall’incarico per mandarlo in Alvernia (21) e sedare le rivolte dei routiers (22).

In questa missione du Guesclin morì di malattia, durante l’assedio di Chateauneuf, costringendo i suoi ad una ritirata preventiva.

Nonostante i dissapori finali con il proprio re, Bertrand du Guesclin venne sepolto, per volere dello stesso re, accanto alla tomba regale nella cattedrale di Saint Denis a Parigi.

Una piccola curiosità riguarda la tradizione cavalleresca e cortese: nell’ideologia mondiale, nove vennero indicati come Prodi (23), valenti cavalieri che incarnavano questa velleità. Bertrand du Guesclin, venne aggiunto come decimo, accanto ai nomi illustri che lo avevano preceduto.

Carlo V
Carlo V viene incoronato

Carlo II: il Malvagio e il virtuoso

Nato da Filippo III (24), conte d’Evraux, e Giovanna II (25), regina di Navarra, Carlo II si fece subito notare per le sua perseveranza e voglia di potere, a scapito della benevolenza e magnanimità. Il suo appellativo non è dato a caso, ma viene da una vicenda che vede l’ambizioso Carlo II dirigersi verso il re inglese per accordare un’alleanza per disfarsi del suo nemico in seno alla Francia e prendersi il titolo.

Infatti, Carlo II, fin dall’abdicazione di sua madre per permettergli la regnanza in Navarra, non ancora diciottenne, cominciò a pretendere la corona in Francia, sempre sfuggita per dare spazio ad altri pretendenti.

La sua richiesta era dettata da un grado di parentela intrecciato: suo padre era infatti fratellastro del re di Francia e quindi vicino alla regnanza e quindi di fatto quasi prima scelta nella successione; ma la sua non regolarità di sangue non gli permetteva nessuna propensione regale.

La sua sete di potere lo costrinse ad intrecciare rapporti sia con il re inglese, sia con i Francesi nemici della corona e talvolta cercare di imbonirsi lo stesso re francese per permettersi una futura corona. Non riuscì mai ad ottenerla, ma continuò per tutta la vita a intessere trame politiche per favorire la sua figura, tralasciando a volte, anzi spesso, le questioni burocratiche della sua Navarra.

Proprio questa voglia di emergere gli fece intraprendere la lotta contro Carlo V per l’ottenimento della Borgogna, regione che gli avrebbe fatto avere i favori necessari ai suoi scopi. Ma la sconfitta minò definitivamente le sue aspirazioni nobili.

A coadiuvare le imprese “malvagie” di Carlo II, uno dei più importanti generali della Guerra dei cent’anni, Jean de Grailly, figlio dell’omonimo padre (26) e di Blanche de Foix (27), fedele alla corona inglese e da principio nato nel ducato guascone da cui deriva appunto il suo nome.

In seguito alle sue gesta, grazie anche alla battaglia di Poitiers dove si distinse sotto le armi di Edoardo il Principe nero, venne insignito del titolo di connestabile d’Aquitania, uno dei più importanti titoli dell’epoca. Vedere un cavaliere così ardito e di così sani principi, lavorare per un uomo privo di scrupoli come Carlo II sembrava strano, ma di mezzo c’era la corona inglese e la fedeltà data dal cavaliere, soppiantava persino l’onore dello stesso.

Fino al 1357, in seguito alla battaglia di Poitiers, nonostante le sua abilità comprovate, de Grailly, non aveva ancora un titolo nobiliare che esaltasse la sua bravura. Chiamato ancora Barone di Buch, la sua condizione nobiliare stoppata era dovuta ancora alla perduranza del nonno che morì un anno dopo, lasciando campo libero al nipote che in poco tempo divenne connestabile e ancora primo uomo ad essere insignito del titolo nell’Ordine neaonato della Giarrettiera (28). Divenne anche Siniscalco (29) di Edoardo e nonostante la sconfitta contro Carlo V e du Guesclin, si fece notare per le abilità carismatiche che attuò nella battaglia a Cocherel, distinguendosi anche per le trattative con il generale nemico.

La sua fine è degna del suo antagonista. Il decadimento prende piede e lo porta ad una prigionia fino all’arrivo della morte da parte di una guardia carceraria a causa della sua finita influenza nel mondo inglese e francese. Infatti, non potendosi servire più di de Grailly, il re di Francia, lo fece giustiziare.

Anche se non si conosce l’ubicazione della sua tomba, si pensa che il magnanimo Carlo V, lo fece seppellire proprio dove aveva desiderato ed espresso nel suo testamento, ovvero a Parigi.

Jean de Grailly incontra Bertrand du Guesclin a Cocherel
Jean de Grailly incontra Bertrand du Guesclin a Cocherel

La battaglia

Come già detto, la scintilla che fece scatenare questa battaglia venne data da Carlo II di Navarra, che pretendeva la regnanza della Francia e la suddetta Borgogna, ma Carlo V, che aveva affidato questo ducato all’Ardito, si difese dalle avanzate del nemico affidandosi a du Guesclin.

Il re di Navarra con Jean de Grailly al comando e Jean Jouel (30) ed i suoi arcieri ad aiutare, si attestarono ad Evreux all’inizio del 1364. Vicino a Cocherel, oltrepassando le acque del fiume Eure (31), il contingente decise che era giunto il momento di creare un accampamento per attendere l’attacco francese e stanziarsi in una posizione favorevole che la collina avrebbe dato.

Dall’altra parte a miglia di distanza il dubbio serpeggiava nelle file francesi che stavano cercando il modo migliore per affrontare e approntare la battaglia.

Dopo lunghe sedute strategiche il comando venne affidato a Bertrand du Guesclin che da ottimo tattico qual’era decise che era meglio optare per una strategia ingannatrice, portando il nemico a scoprirsi.

Arrivati nella piana di Cocherel disposero l’accampamento per eseguire il volere del cavaliere francese.

I due eserciti erano quindi così composti quando decisero di schierarsi sul campo ed affrontare la schermaglia: le forze erano all’incrica equivalenti.

Dalla parte navarrese, Jean de Grailly contava 6000 uomini, tra Normanni (32), Guasconi (33) ed alcuni Inglesi, per lo più arcieri, quest’ultimi contati in numero di 300. La disposizione del contingente prevede tre battaglioni. Il primo vede il comandante in capo prendere il centro con la forza predominante, il secondo Jean Jouel, al comando degli inglesei e degli arcieri, mentre il terzo, Jean de Soult (34), a presidiare il battaglione rimanente. Attestato in un cespuglio, difeso da 60 uomini, lo stendardo recante l’effige della casata di de Grailly.

Dalla parte francese invece la situazione era pressoché analoga. 6000 uomini all’incirca divisi anch’essi in tre battaglioni che comprendevano cavalieri di Borgogna, tra cui il valoroso Jean de Vienne (35), Bretoni (36), Piccardi (37), l’Ille-de-France (38) e infine alcuni lancieri guasconi che si erano schierati dalla parte avversa, che formavano la riserva. Il primo battaglione era comandato dallo stesso Guesclin per affrontare direttamente il generale nemico, il secondo battaglione dei tiratori era capitanato da Jean III di Chalon (39), il terzo da Baudouin de Lens (40) che comandava la fanteria, mentre la riserva guascone era esercitata da Arnaud de Cervole (41).

Intelligentemente du Guesclin aveva posizionato sul campio di battaglia, vicino ai vari battaglioni, più stendardi rispetto ai reali effettivi per far credere dal nemico posto in lontananza di avere di fronte un nemico numericamente superiore.

Mentre Arnaud de Cervole si stava distaccando dal campo amico per trattare con Jean de Grailly e passare al nemico, il terzo battaglione di fanteria francese rimaneva sguarnito di difese e con l’aggiunta strategica approntata dal generale francese che prevedeva una ritirata fasulla oltre l’Eure, permise alle idee di quest’ultimo di essere messe in pratica.

Jean Jouel, esaltato dalla carenza di coraggio dei suoi nemici e dalla facilità nell’impattare con l’esercito solo di Baudouin de Lens, si gettò verso la piana, giù per la collina.

Jean de Grailly, capita la trappola non potè però far altro che seguire l’ardito amico e difenderlo dall’imboscata, classico modo di agire di du Guesclin che de Grailly conosceva bene.

Nonostante l’abilità del generale di Carlo V la mossa di Jouel sembrava oltremodo insulsa. Al comando di arcieri inglesi, lanciarsi giù per la collina era una disposizione strana e pericolosa. Facendo in questo modo il resto dell’esercito, composto di cavalleria e fanteria avrebbe avuto la parte ausiliare non a supporto, ma come prima punta e ciò avrebbe messo in serio scompiglio tutto l’esercito. Così infatti accadde.

Du Guesclin fece girare le sue truppe e ritornò indietro per affrontare l’azzardo del nemico. Quest’ultimo non potè far niente per cambiare direzione e porsi in salvo per una futura sortita offensiva e dovette ingaggiare il nemico in corpo a corpo, dopo aver scagliato nugoli di frecce per seminare l’avversario che si proteggeva perfettamente con i pavesai (42). Quindi ci furono alcuni fanti inglesi
e arcieri che dovettero affrontare quasi da soli la cavalleria e i fanti francesi che li presero nella loro morsa facilmente. Lo stesso Jouel venne ucciso in poco tempo.

De Grailly si ritrovò in una situazione alquanto critica là dove si stanziava lo stendardo.

Il generale francese aveva dato ordine nel frattempo a trenta guasconi armati di lancia di andare a catturare la bandiera nemica. Il comandante inglese dimostrò ancora una volta la sua caratura e con la sua ascia uccise molti nemici, ma finì per cadere prigioniero dei francesi.

Con il loro capo prigioniero e l’altro distaccamento inglese ormai distrutto, l’esercito di Carlo II venne disfatto facilmente e andò in rotta. Parte venne catturato e parte scappò. Nella lotta e nell’inseguimento Baudouin de Lens cadde da cavallo, disarcionato dallo stesso, e morì schiacciato sotto il peso dell’animale.

Nonostante la tradizione di far più prigionieri possibile per un futuro riscatto, du Guesclin ordinò di uccidere chiunque fosse ancora vivo sulla piana, lasciando andare solamente i fuggitivi.

Non si conosce il numero delle perdite di uno e dell’altro esercito, ma in questi termini, sia da una parte che dall’altra molte figure importanti, tra cavalieri e comandanti, persero la vita in questa contesa e si dovette in seguito andare ai ripari per rafforzare l’abilità bellica.

Carlo II di Navarra
Ritratto di Carlo II di Navarra

Quello che venne poi

In seguito a questa schermaglia, la guerra civile che imperversava in Francia a causa delle mire di Carlo II in prevalenza, venne sedata.

I mercenari che avevano contribuito alla destabilizzazione della Nazione, venivano piano piano estromessi dai territori o del tutto annientati, sempre da quel du Guesclin che tanto aveva in comune con i routiers per via della sua immancabile rozzezza nei modi, tipica degli uomini di strada.

Soprattutto in Spagna avvenne questa opera di bonifica, portando Carlo V a tendere politicamente verso Enrico di Trastamara (43), primo nemico di Pietro I di Castiglia (44) che con la sua crudeltà aveva messo a dura prova la pazienza del re.

Proprio questo intreccio portò Carlo II a poter avere la rivincita sulla battaglia persa a Cocherel e fare prigioniero, grazie all’alleanza con Pietro I, il generale du Guesclin che venne ovviamente riscattato da Carlo V in seguito e ciò permise a Pietro I e Carlo II di avanzare pretese nuovamente.

Tutto questo andirivieni di lotte interne e rivolte sia dall’una che dall’altra parte, portarono ad un nuovo acceso conflitto che interessò nuovamente l’Inghilterra, sempre perché l’alleanza tra i Francesi rivoltosi e gli Inglesi induceva il Regno di Edoardo ad avanzare verso la guerra.

Fu così che nuovamente nel 1369 ritornò a farsi largo la guerra chiamata poi “dei cent’anni” prodigata nuovamente, come in passato la battaglia di Cocherel, da quel Carlo II di Navarra che ancora non si dava pervinto.

La storia che venne poi, tra interruzioni e paci, si tirò fino al 1453, data in cui si sancisce la fine del Medioevo, o almeno una della date (45) in questione.

Un ultimo aneddoto riguarda la battaglia stessa e più precisamente il generale francese. Ad Hardencourt-Cocherel, paesino del distretto francese di Evreux, spicca il monumento dedicato a du Guesclin; un obelisco memoriale che non sola commemora la morte del cavaliere francese, ma ricorda anche il luogo e la data dell’importante battaglia di Cocherel. Inoltre, sempre nel distretto di Evreux a Vernon, una via viene dedicata al luogo dello scontro, contando che Jean de Grailly fu imprigionato proprio nel castello di questa città.

Note

  • 1: 1337-1453. Fu infine vinta dai francesi con garvi perdite, ma riuscendo infine ad estromettere dai territori continentali gli inglesi che ottennero solamente la città di Calais.
  • 2: 1369-1389. Scoppiata per l’irrispettosità del trattato di Bretigny in seguito alla Guerra edoardiana nove anni prima, da parte di Carlo V, a cui appunto da il nome, questa guerra si fermò con uno stallo che sembrava però vedere la Francia favorita. Dopo una serie di trattati di pace, la guerra riprese nel 1415.
  • 3: detto Il Malvagio; Castello di Evreux, 17 maggio 1332 – Pamplona, 1 gennaio 1387.
  • 4: nasce nel 843 da Riccardo di Autun “Il Giustiziere” dei Vichinghi e termina nel 1477 con a capo Carlo I “Il Temerario”. I duchi di questa casata erano di origine capetingia.
  • 5: detto L’Ardito; Pontoise, 17 gennaio 1342 – Halle, 27 aprile 1404.
  • 6: il primo titolo autenticato risale al 636 ed è di Judicael, ma non si sa con precisione quando il ducato abbia inizio né chi sia stato il primo a governarlo. Tutt’ora questo ducato appare nei documenti di Stato in Francia.
  • 7: meno chiara è la situazione sul ducato di Guascogna che vede nel 507 una prima formazione grazie al disfacimento dell’Impero Romano al tempo in cui i Visigoti imperversavano. In seguito, nel 631,venne stipulato un accordo tra due fratelli regnanti, Cariberto II e Dagoberto I, dove si prevedeva l’indipendenza dell’Aquitania, che comprendeva la Guascogna. Un ‘ultima tappa venne quando il duca Boggio, della Guascogna, riuscì ad ottenere una parziale indipendenza, in seguito alla nasciat dei re fannulloni.
  • 8: detto “Il Buono”; Le Mans, 26 aprile 1319 – Londra, 8 aprile 1364.
  • 9: Motte de Broons, 1320 – Chateauneuf-de-Randon, 1380.
  • 10: jean de Graily III; 1330 – 7 settembre 1376.
  • 11: 19 settembre 1356 dove gli inglesi vinsero grazie al Principe nero.
  • 12: piccolo comune francese situato nella Bretagna.
  • 13: o Bona di Boemia; 20 maggio 1315 – Saint-Ouen-l’Aumone, 11 settembre 1349.
  • 14: detto “Il Bello”; Castello di Creil, 18 giugno 1294 – Castello di Vincennes, 1 febbraio 1328.
  • 15: Baldvino IV di Gerusalemme detto “Il re lebbroso”; Gerusalemme, 1161 – Gerusalemme, 16 marzo 1185.
  • 16: combattuta da Carlo di Blois e Giovanni di Monfort, fu chiamata in tal modo per la partecipazione attiva delle due consorti: Giovanna di Penthievre e Giovanna di Fiandra. Avvenne i 23 settembre 1364.
  • 17: Blois, 1319 – Auary, 29 settembre 1364.
  • 18: Alessandro III; Pella, 21 luglio 356 a.C. – Babilonia, 11 giugno 323 a.C..
  • 19: in epoca romano imperiale questo titolo veniva conferito a chi sovrintendeva alle scuderie del sovrano, ma in era medievale, veniva attribuito a chi aveva funzioni militari e più specificamente al capo della cavalleria o in alcuni casi dell’intero esercito.
  • 20: Edoardo di Woodstock, principe di Galles; Woodstock, 15 giugno 1330 – Westiminster, 8 giugno 1376.
  • 21: vicino al Massiccio centrale è una zona della Francia centro-meridionale.
  • 22: letteralmente strada-uomo, con caratteristiche del mercenario classico, imperversavano nelle campagne francesi e si vendevano al miglior offerente, costringendo gli antagonisti a formare contingenti solo per fermarli.
  • 23: in questa lista stilata la prima volta tra il XIV e il XV secolo appartenevano: Ettore di Troia, Alessandro Magno, Cesare, il biblico Giosué, il re e messia Davide, Re Artù, Carlo Magno e il corciato Goffredo di Buglione.
  • 24: Filippo di Evraux; 27 marzo 1306 – Jerez de la Frontera, 23 settembre 1343.
  • 25: Giovanna di Francia; Conflans-Saint-Honorine, 28 gennaio 1311 – Chateau de Conflans, 6 ottobre 1349.
  • 26: di quest’uomo si conosce solo la data di morte avvenuta nel 1343.
  • 27: sulla moglie di Jean de Grailly II si conosce solo l’anno in cui sposa il marito nel 1328.
  • 28: fondato da Edoardo III nel 1348, è il titolo più importante che si può conferire nell’Inghilterra odierna e prevede solamnete 24 membri scelti a discrezione del suo capo. Attualmente l’Ordine della Giarrettiera è sotto l’egida della regina Elisabetta alq aule spetta l’onere di titolare e selezionare i nuovi membri. Nela Gran Bretagna viene affiancato ad altri due ordini: in Scozia l’Ordine del Cardo e in Irlanda l?rdine di San Patrizio, quest’ultimo di fatto conclusosi con la morte del suo ultimo cavaliere nel 1974.
  • 29: era colui che sovrintendeva alla casaata reale a cui faceva riferimento. Ora la chiameremo guardia del corpo.
  • 30: nonostante la sua fama e abilità tra gli inglesi, questo cavaliere non ottiene riscontro nei documenti arrivati ai giorni nostri.
  • 31: situato nel nord-ovest della Francia.
  • 32: di origine germanica, provenienti dalla Scandinavia, finirono nel Medioevo per occupare la regione della Francia, la Normandia, fino a divenire un ducato nel 911.
  • 33: questo ducato è uno dei tanti che sucessivamente alla fine del Medioevo, venne scisso in diverse aree geografiche che tutt’ora persistono.
  • 34: detto Il bastardo di Mareuil; fu uno dei preferiti di Carlo II per la sua proverbiale meschinità e per le sue abilità da assassino e inseguito venne insignito con l’onore del comando delle truppe dell’esercito.
  • 35: Dole, 1321 – Nicopoli, 1396.
  • 36:
    questo popolo fa parte di quelli, di origine celtica che andando avanti con la storia finiscono per perdere gran parte dei loro territori. Infatti tutt’ora esistono cittadini in Bratagna in grado di parlare fluentemente la lingua antica dei celti, ma sono rimasti in pochi rispetto alla grande tradizione passata.
  • 37: popolo della regione settentrionale omonima, deriva il suo fulcro storico dagli Ambieni, tribù che fondò la prima città di questa regione e che tutt’ora fa derivare il capoluogo Amiens. In seguito al trattato di Verdun stipulato nell’843, i Piccardi vennero annessi alla Francia.
  • 38: questa regione settentrionale della Francia, deve la sua nasciata al popolo gallo che affrontò Crasso, Cesare e Pompeo, comandato dal famoso Vercingetorige. Sotto il dominio dei capetingi poi divenne dominio del Regno di Francia. In seguito, in seno alla Rivoluzione francese, venne scisso in dipartimenti.
  • 39: Jean II de Charlon-Arlay; muore nel 1418 a Parigi.
  • 40: di questo sfortunato comandante non si conosce quasi nulla, se non che morì durante la batatglia di Cocherel.
  • 41: Perigord, 1300 – 25 maggio, 1366.
  • 42: cavalieri appiedati la cui arma principale erano gli scudi enormi che usavano per permettere agli astati e ai tiratori in genere di agire indisturbati, grazie alal loro copertura totale che permetteva un’ampia difesa, ma un movimento quasi nullo.
  • 43: Enrico Alfonso detto sia Il Fratricida sia Il Misericordioso; Siviglia, 13 gennaio 1332 – Santo Domingo de la Calzada, 29 maggio 1379.
  • 44: Pietro Alfonso detto Il Crudele e Il Giustiziere; Burgos, 30 agosto 1334 – Montiel, 22 amrzo 1369.
  • 45: il 1453 è la prima data, usata per indicare la fine del Medioevo, che sancisce la fine della Guera dei cent’anni, ma che vede Costantinopoli cadere per mano dei turchi-ottomani ed anche Gutenberg stampare il suo primo libro, ovvero la Bibbia. La seconda data è invece il 1492, che vede il genovese cristoforo Colombo scoprire le Americhe, ma anche il Sultanato di di Granada cadere per eliminare dal continente europeo ogni traccia dell’Islam. Ultima data di sicura importanza per essere indicata come fine dell’era è il 1517, ovvero anno in cui la figura di Martin Lutero si fece largo nelle menti religiose dando vita alla riforma protestante. Come concetto astratto, la fine del medioevo, coincide con la fine del Feudalesimo e l’avvento dell’industrializzazione.

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