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Battaglia di Colchester

  • Luogo: Camulodonum (odierna Colchester)
  • Data: 60 d.C.
  • Eserciti: Celti e Romani
  • Esito: vittoria dei Celti

Battaglia di Colchester
Ubicazione di Colchester

A differenza di altre battaglie che hanno contraddistinto le sorti della storia, che hanno intaccato la potenza di un popolo, o addirittura annientato un’intera dinastia, questa schermaglia viene resa interessante da alcuni aspetti fini a se stessi che partono e si chiudono in tre giorni.

La prima interessante questione riguarda senza dubbio il comandante vincitore, Budicca (1), regina dei Celti e dei Britanni che riuscì nell’opera di raggruppamento delle tribù della Britannia e della Gallia, e di alcune zone germaniche, per lavare l’onta che era stata rivolta dai Romani alla stessa regina e al suo popolo.

Il procuratore Catone Deciano (2), stanziato nelle zone degli Iceni (3), aveva fatto ottenere il bene placito ai suoi uomini per poter saccheggiare e bruciare alcuni piccoli villaggi di quelle zone. Prasutago (4), re degli Iceni e marito della stessa Budicca, visto il suo accordo baipassato senza remore, si oppose ai Romani, che lo uccisero. Budicca, nonostante fosse in sicura posizione di non poter dettare regole, decise che la vendetta era l’unica soluzione e prese il comando del popolo del marito e di tutte le tribù unificate della Britannia.

Un altro aspetto della vicenda lo dobbiamo al luogo della battaglia. Svoltasi sì a Colchester, ma non ci fu un normale assedio da parte dei Britanni e dei Celti sulle mura del castello di Colchester, ma un piccolo, ma truculento, asserragliarsi di fronte al tempio dell’imperatore Claudio (5), all’interno di Colchester stessa. Ma ne parleremo più avanti.

Attraverso le opere di Tacito (6) prima, con Agricola (7) e Gli Annali (8), e grazie a Cassio Dione Cocceiano (9) con l’opera esaustiva e dedicata alla regina, La ribellione di Boadicea (10), possiamo costruire un piccolo, anche seppur poco esaustivo, quadro della regina guerriera e della sua battaglia personale.

Budicca, nonostante fosse una barbara, combattente dalla nascita e poco avvezza alle questioni politico-militari, ebbe la brillante idea di aspettare che il governatore Gaio Svetonio Paolino (11), di istanza a Colchester, si muovesse per sedare le rivolte in Galles, dove i druidi (12) erano in fermento.

Dall’altra parte, oltre a Paolino e a Deciano, dovette subire la furia della regina anche il comandante Petilio Ceriale (13), venuto in aiuto con una scarsa quantità di uomini, soprattutto mal equipaggiati.

Tutta questa vicenda e le avanzate della regina, sono spiegate con interesse e nozione di causa, proprio da Cocceiano che definisce la sovrana barbara “di intelligenza superiore di quella che hanno comunemente le donne”, facendo palesare oltretutto una nota di maschilismo che contraddistingueva i primi secoli d.C..

Anche Tacito spiega alcune vicende accadute a causa della regina Budicca, anche se con poca dovizia di particolari, allestendo due opere diverse e molto aerose, su argomenti tra i più disparati.

Nonostante le donne dei due scrittori fossero pressoché uguali, molti storiografi sostengono che la Budicca di Cocceiano, non sia la stessa Budicca di Tacito.

Budicca, la regina madre

Statua di Budicca a Westminster
Statua di Budicca a Westminster

Dopo Giovanna d’Arco (14) e Elisabetta d’Inghilterra (15), questa regina, dai toni molto burberi e semplici, si può dire essere una delle più grandi sovrane condottiere della storia. Capace da sola di radunare un folto numero di soldati attrezzati alla ben e meglio sotto il suo vessillo, comandando le truppe lei stessa in battaglia.

Molte furono, secondo i documenti, le sovrane barbare nella storia, ma mai nessuna riuscì dove era arrivata questa donna. Prese le redini del popolo e dell’esercito del marito, morto per un torto subito, e ottenne la fiducia di Galli, Britanni e altre tribù minori, sia dell’isola nota oggi come Gran Bretagna, sia delle coste oltremare.

Fu la donna che sollevò la più grande rivolta anti-romana della storia nell’isola inglese, portando con se contingenti degni di una guerra imperitura.

Dopotutto si può dire che spesso la fama di un comandante, uomo o donna che sia, bisogna ricercarla innanzitutto nel nome. Budicca, conosciuta anche in altre varianti dello stesso, tiene in sé il suffisso bouda che significa appunto vittoria.

Figlia di un nobile, di cui non si conosce il nome, a detta di Tacito, ebbe due figlie dal marito Prasutago che vennero ritratte e scolpite più volte nei posteri, accanto alla genitrice, per esaltare ancora di più la doppia vita di madre e guerriera di Budicca.

Subito dopo la morte del marito, i Britanni, gli Iceni e i Galli, dapprima alleati, vennero annessi come schiavi all’Impero Romano, comandato a quel tempo da Nerone (16), vista la legge che prevedeva l’accordo di alleanza solo in presenza di un sovrano ovviamente di sesso maschile.

Budicca infuriata si ribellò all’inizio da sola e poi ancor più umiliata, prese le redini delle tribù barbare.

Proprio durante la prima ribellione solista, Budicca si vide prendere dai soldati romani con la forza per essere legata in piazza, spogliata di ogni suo vestito e frustata di fronte ai soldati romani e a un piccolo stuolo di seguaci della regina. Inoltre le due figlie, sempre da quello che scrive Tacito, vennero più volte violentate dai soldati di Catone Deciano.

Successivamente al massacro fatto da Budicca nel tempio di Colchester, vendicando il marito, la violenza alle figlie e la schiavitù dei nobili Britanni, la regina dovette affrontare il ritorno del governatore Paolino, ormai deciso a schiacciare quella rivolta.

In seguito a quello scontro, per paura di essere catturata e spogliata e frustata nuovamente, Budicca si avvelenò insieme alle figlie.

La figura di questa donna venne dimenticata negli anni successivi alla battaglia, ma grazie a Virgilio Polidoro (17), che aveva recuperato le opere di Tacito e Cocceiano, Budicca tornò ad essere raccontata nelle storie dell’isola inglese.

Durante l’epoca della regina Vittoria (18), donna dichiaratamente femminista, l’epopea breve della regina barbara venne portata ai massimi fasti, tanto da creare miti e leggende a suo favore e tanto da far decidere di costruire statue in suo onore, come quella che oggi possiamo vedere a Westminster (19).

Era una donna molto alta e dall’aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in massa sui fianchi. Quanto all’abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d’oro e una tunica variopinta. Il tuo era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse.”

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, 62, 2)

I tre romani

Ceriale in aiuto a Colchester
Antonio Tempesta, Ceriale in aiuto a Colchester

Nella cruda e vendicativa strage di Colchester, tre furono le figure dell’Impero romano che si resero importanti, loro malgrado, per la vittoria di Budicca.

Il primo, il procuratore Catone Deciano, è una figura ammantata nel pressapochismo, tanto da essere alquanto sconosciuta. Di lui si sa bene poco se non l’azzardo di aver prima sottovalutato e poi sfidato la regina madre.

Fu proprio la sua sete di potere a mandare in rovina Colchester e a portare i soldati romani ad una sconfitta epocale che ancora si ricorda per lo scherno generale.

Nonostante il patto di Prasutago che aveva fatto testamento donando metà del suo regno alla moglie e metà all’Impero romano, per placarne gli animi. Deciano ordinò ai suoi uomini di assaltare, bruciare e fare schiavi i villaggi più piccoli degli Iceni e successivamente alle proteste del loro re, poi ucciso, i soldati aumentarono i saccheggi estendendo il loro raggio a ogni città possibile e immaginabile, uscendo dal controllo, seppur soddisfatto, del procuratore Deciano.

Quest’ultimo si dovette poi rifugiare nel tempio durante la battaglia insieme al comandante Petilio Ceriale, accorso in aiuto del suo governatore con al comando però di soli duecento uomini, che non sarebbero valsi a niente contro la furia dei Britanni.

Ceriale, parente stretto dell’imperatore Vespasiano (20), ottenne il suo primo e importante incarico proprio in Britannia, per correre in aiuto di Deciano.

Al comando della Legio VIIII Hispana, il generale partì alla volta di Colchester con la legione al completo, formata da quasi seimila uomini, ma a causa di un’intercettazione da parte degli stessi Galli e di una sonora sconfitta proprio con questi ultimi, Ceriale arrivò al tempio con le forze ridotte ad un terzo.

Durante il massacro riuscì a fuggire, ma a causa della sua poca fermezza nel battere i suoi nemici, perdendo gran parte della legione romana, gli venne tolta la possibilità di divenire console, nonostante la parentela con l’imperatore. Carica che ottenne infine, solo alla conclusione della sua vita.

Ultimo, ma non ultimo in questa vicenda, fu il governatore Gaio Svetonio Paolino, decisivo non tanto per la sua presenza, quanto per la sua partenza verso ribellioni in corso.

Budicca aveva aspettato proprio che i druidi, da tempo in fermento, si ribellassero contro i Romani, costringendo il governatore a portare via da Colchester gran parte del suo contingente per far fronte alla rivolta.

Questa decisione portò in seguito al massacro e alla distruzione della città.

Al contrario dei suoi due attendenti, Paolino era di grande acume tattico e in guerra si era fatto una discreta fama, tanto da meritarsi la carica di console, rivaleggiando però in Gallia e Britannia con l’altro pretendente alla gloria, Gneo Domizio Corbulone (21).

La sua carica la ottenne a causa della morte prematura del generale Quinto Veranio, di cui non si conosce nulla, sicuramente però non facendolo rimpiangere. La sua partenza da Colchester costò la vita a molti Romani, ma con il suo ritorno, durante la battaglia di Watling Street (22), Paolino ottenne una grande vittoria sbaragliando l’enorme forza di Budicca che contava quasi 100.000 uomini, compresi donne e bambini, sterminandone una grande parte e ponendo fine alla ribellione. Le sue forze contavano all’incirca 20.000 uomini, ma la sua abilità permise di ottenere non solo la vittoria, ma anche un piccolo risarcimento per il truculento spargimento di sangue di Colchester.

La battaglia

Budicca comanda gli Iceni
Henry Courtney Selous, Budicca comanda gli Iceni

Budicca quindi, ormai decisa a farla pagare ai massacratori di suo marito e ella schiavitù forzata del suo popolo, al comando di ben 120.000 uomini, compresi anche donne e bambini, si portò nella zona conosciuta come Colchester. Anche se ne avrebbe utilizzati molti meno, conosciuti i numeri dei Romani.

Rispetto all’enorme forza dei Britanni, i Romani, con i loro 5.000 uomini, equipaggiati alla ben e meglio, sembravano essere solo un piccolo ostacolo per la regina madre, ma molto spesso, soprattutto tra le file di questi abili e disciplinati combattenti, l’inferiorità numerica era solo un numero come un altro, soprattutto se si poteva contare sul riparo di un forte come quello di Colchester.

Catone Deciano, sottovalutando l’orda che stava giungendo, decise che la fatica di approntare una solida difesa alle già ben riparate mura, sarebbe stato un inutile spreco di tempo, così decise che era il momento di costruire un tempio in onore dell’imperatore Claudio, decisione che fece infuriare ancor più la regina Budicca, venuta a sapere la notizia da un esploratore.

Con l’arrivo di Petilio Ceriale, la situazione non cambiò di molto. Ormai la soffiata che il contingente della regina Budicca era di molto superiore alle aspettative non era arrivata con l’anticipo sperato e qualche preoccupazione serpeggiò tra le fila romane, che ora non pensavano più ad una facile vittoria.

Gli allestimenti del tempio accelerarono, capito ormai che gli uomini non bastavano a coprire tutte le mura del castello. Quindi si era deciso di rintanarsi nel tempio e di apporre delle difese davanti e all’interno.

Budicca arrivò a Colchester rimanendo esterrefatta dalla scena. Sulle mura qualche decina di uomini speravano di intrattenere l’orda, scagliando qualche sparuta freccia, disorientando inspiegabilmente il nemico.

Budicca credeva infatti in una strana tattica del procuratore romano e si aspettava di veder sbucare nemici dai lati e da dietro da un momento all’altro, ma non successe niente. Quindi, accompagnata da un decimo del suo esercito, Budicca attaccò, entrando dal portone principale e tutto subito le fu più chiaro.

Asserragliati davanti al tempio dedicato a Claudio una scarsa quantità di Romani, messi in posizione di difesa dell’edificio ancora in fase di costruzione. Il procuratore artefice della morte del marito era lì dentro e Budicca era ferma nella decisione di abbattere il nemico e chiunque in quel tempio.

Non ci fu una tattica be precisa, né dall’una né dall’altra parte. Semplicemente, la VIIII Hispana era stata posizionata davanti a tutti, sperando nella loro forza, ma cadde in poco tempo sotto l’afflusso continuo dei numerosi Britanni. Nei tafferugli Petilio Ceriale però riuscì a fuggire.

Budicca alla testa dei suoi uomini, delle sue donne e dei suoi ragazzini, entrò con impeto nelle porte rinforzate del tempio, compiendo una strage senza eguali. Persino i bambini dell’orda si accanirono contro i Romani, consapevoli del tradimento di Deciano.

Proprio in fondo, difeso da un piccolo e ultimo stuolo di uomini, Deciano implorava perdono e salva la vita, ma la stessa Budicca, sollevata la lancia, trafisse il procuratore. Si dice che con la stessa lancia poi, impalò la testa di Deciano ponendola sulle mura da cui tutti la potevano vedere.

Non sopravvissero che qualche decina di uomini e anche se Budicca perse abbastanza soldati per la battaglia che si era all’inizio delineata, contava ancora un vasto contingente per il proseguo della campagna anti-romana.

Mentre Budicca e parte dei suoi uomini erano all’interno del tempio a trucidare ogni soldato, donna e bambino a parare loro la strada, fuori i restanti dell’orda appiccarono incendi ovunque nella città, radendola presto al suolo.

Quello che venne poi

Colchester non esisteva più anche se qualche anno più tardi venne poi ricostruita e ancora oggi musei e raffigurazioni possono mostrare qualche residuo di quella battaglia.

Infatti in un hotel della città, il George Hotel, è possibile chiedere di scendere in cantina per vedere segni delle bruciature sia sulle pareti, sia su vasi di terracotta conservati nel tempo.

La situazione, in ogni caso, si presentava alquanto favorevole per Budicca, dopo la facile vittoria a Colchester, ma avrebbe dovuto fare i conti con Paolino che stava ormai ritornando dalla campagna contro i druidi, lasciando la situazione come l’aveva trovata, per accorrere in aiuto della minaccia più grande.

Budicca prima di incontrare il governatore ottenne una facile e altrettanto spaventosa vittoria a Verulamium (23), dove morirono 70.000 uomini romani, oltre ad un’altra ancor più facile vittoria a Londra che era stata abbandonata dai soldati di Paolino, troppo scarsi di numero per difenderla.

Si affrontarono poi a Waitling Street dove Budicca, nonostante la sua stragrande maggioranza di uomini, venne battuta ponendo fine all’epopea della regina madre, la quale si avvelenò.

I Romani in poco tempo ripresero le terre perdute, grazie all’opera di bonifica dello stesso Paolino ottenute poi anche altre truppe da Roma. L’unica preoccupazione continuavano ad essere i druidi che ancora mostravano irrequietezza.

Nonostante quindi le vittorie in tre diverse località, i Romani ebbero la meglio contro l’orda, ponendo fine fin troppo presto alla cavalcata della regina madre, tutt’ora ricordata e oggetto di studi, nonché ispirazione per film e libri, come quello di Marion Zimmer Bradley, La dea della guerra, pubblicato nel 2006 e facente parte del ciclo fantastico di Avalon.

Note

  • 1: 33 – 61
  • 2: non si conoscono i natali di questo procuratore romano.
  • 3: detti Eceni, erano una tribù britannica che durò solo due secoli, tra il I a.C. e il I d.C., vivendo nell’attuale contea di Norfolk, sulla osta orientale dell’Inghilterra.
  • 4: muore nel 59, ma la data di nascita è sconosciuta.
  • 5: Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico; Lugdunum, 1° agosto 10 a.C. – Roma, 13 ottobre 54.
  • 6: Publio Cornelio Tacito; 55 – 120.
  • 7: scritta nel 98, quest’opera tratta soprattutto di Gneo Giulio Agricola, famoso generale romano, del quale aveva sposato la figlia 13enne.
  • 8: scritta nel 115, questa opera percorre la storia dei quattro imperatori succeduti al primo imperatore Cesare Augusto.
  • 9: Lucio Claudio Cassio Dione Cocceiano; 155 – 229.
  • 10: libro inserito nell’opera monumentale, di circa 80 libri, chiamata Storia Romana, che comprendeva un arco di tempo di quasi mille anni.
  • 11: nato nel I secolo, divenne famoso per la placata ribellione iniziata da Budicca.
  • 12: erano i sacerdoti della religione celtica stanziatisi in buona parte dell’Europa centrale e in tutte le isole della Britannia.
  • 13: Quinto Petilio Ceriale Caesio Rufo; non si conoscono gli stremi di questo generale romano, ma si pensa che nel 83, in seguito all’ottenuta carica di console, morì assassinato.
  • 14: Domremy-la-Pucelle, 6 gennaio 1412 – Rouen, 30 maggio 1431.
  • 15: Elisabetta I Tudor; Greenwich, 7 settembre 1533 – Londra, 23 marzo 1603.
  • 16: Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico; Anzio, 15 dicembre 37 – Roma, 9 giugno 68.
  • 17: Urbino, 1470 – Urbino, 18 aprile 1555.
  • 18: Alexandrina Vittoria del Regno Unito; Londra, 24 maggio 1819 – Isola di Wight, 22 gennaio 1901.
  • 19: quartiere di Londra, situato sulle rive settentrionali del Tamigi.
  • 20: Tito Flavio Vespasiano; Cittareale, 17 novembre 9 – Roma, 23 giugno 79.
  • 21: Cencre, 15 – Corinto, 67.
  • 22: 61.

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