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Battaglia di Farsalo

Battaglia di Farsalo

  • Luogo: Farsalo in Grecia
  • Data: 9 agosto 48 a.C.
  • Eserciti: guerra civile tra Gaio Giulio Cesare e Geno Pompeo Magno
  • Esito: decisiva vittoria di Cesare

La battaglia di Farsalo

Il lungo e prolifico, infine fratricida, sodalizio tra Gaio Giulio Cesare (1), Gneo Pompeo Magno (2) e Marco Licinio Crasso (3), cominciò nel 70 a.C. quando questi ultimi due personaggi divennero consoli per Roma. I due avevano dimostrato notevole acume politico, ma assieme non avevano niente a che spartire, anzi sibillavano tra loro reciproche rivalse, per la loro antipatia che li divideva per le famiglie che rappresentavano.

A quel punto, qualche anno più tardi, entra in gioco lo stratega militare e politico, Cesare, che vista l’importanza di entrambi i consoli cercò di riappacificarli sistemandoli sotto un obbiettivo comune e con l’amicizia pregressa con Crasso riuscì ad entrare nelle grazie anche di Pompeo donandogli in sposa sua figlia Giulia (4). Nel 59 a.C., Cesare divenne anch’esso console.

Da lì cominciò quel famoso sodalizio politico, non ufficiale, che venne chiamato ai posteri primo triumvirato, e che metteva in accordi ufficiosi i tre consoli per un obbiettivo comune che li avrebbe portati in alto nella piramide sociale che Roma offriva.

Cesare era enormemente popolare, soprattutto tra la plebe e ciò gli donava un trampolino di lancio non indifferente e fondendo questa sua caratura all’immensa ricchezza di Crasso e alla fama militare dimostrata negli anni da Pompeo, nonché alle donazioni di quest’ultimo, si creò una fondamentale alleanza, talmente forte da perdurare per anni e da cambiare il volto della Roma centenaria.

La perduranza del loro triumvirato aveva però una considerevole falla: tutti e tre gli “amici” erano però molto avvezzi, come si conveniva alle genti del ceto sociale alto, all’egoismo e alla carriera personale. Pompeo su tutti aveva questa inclinazione che lo portava a sopravvanzare anche la qualità di un’alleanza così forte.

Infatti Pompeo era da sempre in cattivi rapporti con Crasso, lo odiava si può dire, e invidiava più di ogni altra cosa il successo militare che Cesare stava dimostrando nel fronteggiare il grande nemico romani chiamato Galli (5).

Due infatti furono le scintille che scatenarono la definitiva chiusura di questo patto ufficioso; entrambe con protagonista Pompeo.

La prima vedeva la moglie di quest’ultimo, nonché figlia di Cesare, morire durante il parto della sua primogenita e lasciando nello sconforto lo stesso marito. La seconda fu la fine prematura di Crasso durante la battaglia di Carre (6), per mano dei Parti (7), quando ancora Pompeo e lo stesso Crasso si erano spartiti dei territori romani in Medio Oriente.

Cesare era lontanto da Roma, ancora impegnato contro i Galli che stava definitivamente sottomettendo. Pompeo invece era rimasto nella capitale e da lì, saputo della morte di Crasso, mosse i suoi primi passi per estromettere Cesare dal territorio romano.

Infatti, dimentico della morte di Giulia, sposò subito la figlia di Quinto Cecilio Metello (8), leader del Senato (9), tra i più conservatori e sicuramente un aperto nemico di Cesare stesso. La mossa politica permise a Pompeo di diventare nuovamente console ne 52 a.C., questa volta senza collega (solitamente ogni anno venivano insigniti di consolato due uomini), e cominciando l’estromissione del passato triumviro.

Il Senato, ormai comandato da Pompeo più volte cercò di costringere Cesare a togliersi autonomamente i poteri consolari, subito dopo la sconfitta dei Galli, ma ovviamente ogni richiesta fu rigettata.

Le legioni in mano a Cesare e ancora fedeli al proprio console non vennero congedate, anzi, perchè il generale romano le raccolse tutte e cominciò la sua marcia verso Roma, e nel 49 a.C. attraversò il Rubicone (10), punto di non ritorno per chi volesse violare gli accordi con Roma. Cesare, non essendo considerato più un romano dal Senato, era valutato alla stregua di uno straniero e per lui vigevano le leggi degli stranieri.

Venne così a cominciare la battaglia di Farsalo che vede vincere Cesare e far scappare da Roma Pompeo e ogni suo sostenitore, anche se qualcuno si alleò con Cesare stesso.

Legandosi infine all’altra grande potenza, l’Egitto e al suo re Tolomeo (11), ci fu l’epilogo del grande triumvirato e della lotta interna a Roma. Infatti, lo stesso re africano fece assassinare Pompeo che si era allungato fino alle coste del suo Paese, mostrandogli la sua poca propensione per i vigliacchi e i traditori e facendolo uccidere probabilmente da un legionario passato agli egiziani.

A quel punto Cesare si poteva godere tutta la sua fama di vincitore e di stermina Galli, tornando a casa. Non solo, essendo ormai il solo ad essere capace di qualche mossa politica influente nel Senato, era diventato un capo ormai unico nella Roma repubblicana, visto che ormai Craso e Pompeo non c’erano più e a Roma erano rimasti quasi solo amici di Cesare, anche se qualche tempo più tardi ci fu la famosa pugnalata di Bruto (12) per un personaggio scomodo e poco avvezzo al potere condiviso.

Per parlare a fondo di queste tematiche, molto furono i latini ad avere condiviso con noi le parole e le gesta di questi tre uomin, Pompeo e Cesare in particolare, ma c’è un romanzo (oggi lo chiamiamo così), un diario bellico dello stesso Cesare che risulta essere una fonte inesauribile di informazioni, trovando nello scrittore un personaggio alquanto obbiettivo anche se dimostrando qualche falla emotiva: De bello gallico (13).

Nonostante tratti solo della campagna bellica contro i Galli, infatti termina il resoconto nel 52 a.C., questo manoscritto risulta essere importante anche per delle piccole perle riguardanti la lotta futura con Pompeo e la susseguente finalizzazione nell’ultimo libro da parte di Aulo Irzio (14), porta con sé queste indiscrezioni.

Gaio Giulio Cesare

Statua di Giulio Cesare in via Dei Fori Imperiali a Roma
Statua di Giulio Cesare in via Dei Fori Imperiali a Roma

Il piccolo Cesare nacque già addentro nella politica, da un senatore e pretore romano, Gaio Giulio Cesare il Vecchio (15), e da Aurelia Cotta (16), la quale gens di appartenenza era l’Aurelia.

Il padre era inoltre fratello di Giulia che aveva sposato Gaio Mario (17), uno dei due contendenti alla supremazia di Roma, insieme a Silla (18), mentre la democrazia stava cadendo nel dimenticatoio e la monocrazia prendeva credito tra le file del popolo. Questi due uomini disegnavano la situazione romana di quegli anni e Cesare suo malgrado era costretto a seguire le loro direttive, cominciando a capire quali fossero le vere credenziali di un capo di Roma.

Cominciò subito a far capire che nonostante la sua scarsa padronanza dei mezzi politici, assorbiva con grande acume e genialità tutto quello che gli veniva insegnato.

Costretto in seguito a fuggire dalla capitale a causa della sua relativa parentela con Mario che dovette allontanarsi da Roma nel braccio di ferro con Silla, lanciò la dittatura nella città, ma permise a Cesare di aumentare la sua esperienza, fino alle difficili questioni belliche.

Infatti si mise in luce per la sua abilità in Bitinia (19) dove ottenne inoltre il suo primo semplice riconoscimento per aver salvato un suo pari durante l’assedio di Mitilene (20). Continuando ad accrescere la sua nomea e la sua abilità di stratega e politico, incontrò per la prima volta Pompeo notando come questi avesse un passo in più rispetto a lui: i soldi.

Infatti Pompeo in breve tempo divenne console e pretore, agraziandosi il Senato, solo perchè aveva un fondo enorme di denaro da elargire alle varie fazioni. Cesare invece dovette procedere con lentezza e classica gavetta tutto il percorso fino alla cima, ma lento ed inesorabile compì questo percorso.

Passando prima dalla pretura e poi al consolato, atto che lo fece avvicinare a Crasso prima e a Pompeo poi, anche se quest’ultimo era palesemente invidioso delle abilità di Cesare, cosa che si vide in futuro. Porprio la sua propretura in Spagna, primo vero incarico di Cesare, o fece distinguere non solo per le abilità già esaltate dallo stesso Mario, ma anche per la sua intraprendenza, figlia di una voglia di emergere pari solo al suo collega futuro nel triumvirato.

In quelle zone, al comando del suo primo esercito volle mettersi in mostra, spostandosi ad est per affrontare Lusitani (21) e Calaici (22), popoli suo quali Roma aveva l’egemonia e una sorta di protettorato. Fu in quel caso che Cesare si mise in luce, ma facendo oltremodo storcere il naso al Senato per la sua impudenza, ma grande intraprendenza.

Nonostante il Senato aveva avuto qualche remora su Cesare, grazie all’amiciza con Crasso divenne console e potè esercitare l’influenza necessaria al già citato triumvirato, alleandosi con i due più importanti uomini di Roma.

Ottenne l’opportunità necessaria per avanzare la sua fama sulla capitale, in modo tale da poterne ricavare i vantaggi maggiori. Infatti venne spedito con un piano
quinquennale in Gallia, zona che dava molto fastidio a Roma e che avrebbe permesso a Cesare di mostrare la sua grande abilità bellica.

Se dapprima le mire erano rivolte all’Illirico (23), poi dovette rinunciare per vie dei movimenti in Gallia centrale e dovette approntare la sua base principale proprio in que luoghi.

Inoltre in quelle zone gli Elvezi (24) di Ariovisto (25), stavano dando fastidio agli Edui (26), popolo protetto da Roma. Nonostante la capitale non voleva intervenire in caso di attacco su questo piccolo popolo, Cesare fece in modo, con la sua astuzia, di indurre Ariovisto alla battaglia, sconfiggendoli nel 58 a.C. a Bibracte (27).

Altra situazione dove Cesare motrò l’inclinazione alla disobbedienza, fu quando, ostacolato dai bellicosi Belgi, li affrontò, arruolando nuove legioni senz ail permesso del Senato che vedeva in quella mossa un affronto a Roma stessa, ma date le grandi conquiste fatte dal console, non potè far altro che dargli carta bianca.

In pochi anni Cesare consolidò la forza dei confini di Roma, sia nella parte atlantica, sconfiggendo i Veneti (28), sia dalla parte renana abbattendo con facilità Usipeti (29) e Tancteri (30), portando i Germani (31), vera spina nel fianco della Roma settentrionale, a desistere da qualsiasi retata nei territori consolari e infine si spotò nella campagna in Britannia, dove avrebbe incontrato i druidi (32), strana figura delle foreste britanniche.

Ogni volta che si faceva prepotente l’inverno, Cesare faceva repentinamente ritorno in patria, per mantenere salde le sue allenaze, ma nell’ultima occasione,q aundo dovette affrontare i Galli in massa, non potè tornare a Roma e affrontare anche nei mesi freddi la barbarie nemica.

Nonostante Cesare riuscì nell’intento di riappacificare Galli e Romani, con una sottospecie di contratto pacifico, l’anno seguente, quando lo stesso console svernò a Roma, i Galli con a capo il famoso Vercingetorige (33), tornarono all’assalto, costringendo Cesare ad un recupero tempestivo.

Questa tempestiva ripresa, costrinse il capo gallo sulla difensiva, tattica poco adatta alle leggere armature dei soldati, e Vercingetorige si rintanò a Gergovia (34), dove ottenne una insperata vittoria.

Cesare aveva contro la Gallia intera, a suo dire, e il ritorno in patria rimaneva ancora lontano, e con esso la possibilità di rafforzare e consolidare quel triumvirato che tanto gli aveva portato giovamenti economici e sociali, visto che la notizia dell’amico Crasso deceduto, destabilizzava la forza dei tre con l’invidioso Pompeo.

Lo stesso Cesare parla di un attacco massiccio pari a 250.000 galli, contro le otto legioni romane che si eranno asserragliate nella roccaforte di Alesia (35), dove Cesare aveva approntato grandi misure difensive. Nonostante il grande numero, Vercingetorige venne sconfitto, grazie alla disciplina romana e alla mancata coordinazione di un esercito così grande e così poco avvezzo all’unione.

Vercingetorige si consegnò al nemico quindi e a Cesare, che ora vedeva la Gallia risistemarsi sotto i suoi sforzi, non rimanevano che pochi mesi di mandato. Se non fosse riuscito a mantenere la pace in quei luoghi, Cesare sarebbe stato declassato da console a cittadino normale e quindi processato per le sue numerose irregolarità che non poteva subire grazie al suo titolo.

Il console decise di far valere l’abilità con cui, in dieci anni, raggruppò un enorme esercito che disciplinò con grande maestria, obbligando il Senato a concedergli nuovamente il consolato.

Nell’ennesimo ritorno in Gallia però Pompeo cominciava a sobillare contro di lui, coprendo un vasto giro di nemici, anche nel Senato stesso, che infine, come già detto, portarono Cesare all’esilio prima e alla condanna poi; non risolta perchè lo stesso marciò su Roma per distruggere ogni forza a Pompeo e riprendersi la sua amata città.

La rincorsa alla morte del ex triumviro lo fece arrivare fino in Egitto dove questi morì e costrinse Cesare a fare una scelta. Schierarsi con Cleopatra (36), o con gli eredi al trono.

Schieratosi infine con la donna, che amerà e con cui avrà il suo unico figlio Cesarione (37), anche se si dice che Cleopatra venne sedotta da un soldato romano e che questi una notte prima di Cesare la possedette donandole un figlio, il console prima asserragliatosi ad Alessandria, poi combattendo alle foci del Nilo con l’aiuto di rinforzi, uccise tutti i pretendenti, portando il console ad una dittatura anche in Egitto.

Nel frattempo in patri, il suo protetto, Augusto (38), per la quale aveva dimostrato una certa inclinazione data anche dalla parvenza di infertilità del console, gli donava un testamento che gli avrebbe consentito di avvalersi della figura di erede, potendo in seguito portare ancora la legge di Cesare anche da morto.

Infatti, dopo aver sconfitto alcuni popoli africani, non con poca fatica, si lanciò all’inseguimento del figlio di Pompeo, Pompeo il Giovane (39), e del suo fidato generale, Labieno (40), ponendo fine alla loro vita intorno al 45 a.C., dove il genrale si suicidò e il figlio dell’ex collega venne preso e giustiziato, anche se lo stesso Cesare, nella battaglia, rischiò la morte per aver incitato con troppa veemenza i suoi soldati.

Di ritorno a Roma volle celebrare le sue vittorie e venne dichiarato dittatore a vita, ma a causa dei suoi ancora tanti nemici politici, che avevano paura di una monocrazia che avrebbe destabilizzato la repubblica, uccisero Cesare alle idi di marzo.

La sua condotta però aveva permesso al figlio adottivo Augusto di protrarre quella dittatura che in seguito si chiamerà Impero. Nonostante sia appunto Augusto il primo imperatore di Roma, da esare viene data questa improtante parola per il mondo romano che sarebbe cambiato radicalmente facendo espandere oltremodo il regno passato.

Gneo Pompeo Magno

Gneo Pompeo Magno

Proveniente dal Piceno (41), il padre di Pompeo, Gneo Pompeo Strabone (42), era un uomo estremamente ricco. L’influenza che esercitava permise al figlio di attuare manovre poitiche di lì a poco, ma prima permise a Pompeo di divenire un discreto condottiero fin da giovane, e di acuisire familiarità con le formazioni belliche.

Alla morte del padre ottenne tutto l’entourage politico che aveva, potendo usufruire di un vasto giro di alleati politici. Questo giro gli permise nel 83 a.C. di entrare a Roma con le sue legioni, per offrirle al neo dittatore Silla che ben presto gli concesse la sua prima figlia, Emilia Scaura (43), nonostante Pompeo ancora giovane aveva avuto già una precedente moglie, Antistia (44), nel Piceno.

Grazie al suo esercito, Pompeo entrò nelle grazie di Silla che lo fece suo generale, dopo importanti vittorie in Italia.

Però, spostandosi in Sicilia e poi in Africa, aumentò notevolmente la sua caratura di generale, ma soprattutto di politico. Silla, da quel momento cercò di sobillare in suo sfavore, portando le mire di Pompeo a ridimensionarsi. Ciò non avvenne, perchè Silla morì e contro ogni pronostico, Pompeo venne scelto dal Senato stesso per combattere Lepido (45) il qaule aveva intrapreso un colpo di Stato.

Questa breve e vittoriosa campagna gli permise di ottenere un mandato in Spagna triennale, che utilizzò per affrontare Quinto Sertorio (46), ilq aule però era un generale di livello nettamente superiore rispetto a quelli affrontati da Pompeo fino ad ora.

Infatti Pompeo alla fine della campagna si dovette accontentare di sottrarre alleanze al nemico. Perperna (47) però, luogotenente di Sertorio, lo assassinò per prenderne il comando e Pompeo riuscì infine a sconfiggere l’esercito nemico trovandosi di fronte un comando ridimensioanto nell’abilità e nelle aspettative.

Quella vittoria lanciò Pompeo ad avere una della più grandi cairche concesse ad un magistrato romano, permettendogli prima di sconfiggere Spartaco e i suoi uomini rapidamente e poi concedendogli carta bianca per risolbere la piaga dei pirati nel Mediterraneo. Pompeo risolse il tutto in un trimestre.

La grande influenza del padre, la dimestichezza ed intraprendenza di Pompeo, la sua grande dote in denaro, permisero a Pompeo di fregiarsi di titoli su titoli, arrivando a conquistare persino Gerusalemme. L’ormai console quindi voleva entrare nella storia, ma doveva fare i conti con Cesare che in qualche anno lo portò da grande a deceduto.

Pompeo dovette muovere battaglia quindi con Cesare arrivato fino a Roma, ma le sue mire furono ridimensionate e dovette fuggire in Egitto, dove avrebbe trovato, a suo dire, un accoglienza da parte di uno dei tanti feudi, ma trovò la morte, forse per mano di un soldato romano, forse per mano di cortigiani che lo consideravano un personaggio troppo fastidioso e ingombrante.

La battaglia

La tipica legione romana nell'età repubblicana
La tipica legione romana nell’età repubblicana

Pompeo fece la prima mossa decisiva ai fini dello scontro. Decise infatti di lasciare Roma e indirizzarsi verso Brindisi. Intanto  Cesare aveva preso presidio con facilità nelle zone centrali della penisola, ma saputa la notizia di Pompeo mosso in Puglia, cercò di raggiungerlo, ma ancora Pompeo si dileguò, spostandosi in Epiro (48).

Cesare però invece di inseguirlo nuovamente, si portò in Spagna, dove aveva forti risorse. Sconfisse le legioni pompeiane di quei luoghi e presidiò per qualche tempo le zone per poi portarsi a Roma e svaligiare le risorse monetarie del suo antagonista e infine dirigersi oltre la costa adriatica. Pompoeo era femro a Dyrrachium (49) per rafforzare il suo esercito e anche quando Cesare, eludendo la flotta nemica, si attestò sulla costa, in netta situazione di inferiorità, Pompeo commise il suo primi errore, non attaccandolo, ma preferendo un ulteriore ampliamento delle sue forze.

Cesare guidò le legioni ai piedi della città dove Pompeo si era asserragliato, dopo essersi ricongiunto con il suo maggior luogotenente, Marco Antonio (50), ma la netta inferiorità di luogo e posizione permisero a Pompeo di entrare a contatto con le file interne di Cesare; quest’ultimo si ritirò.

Pompeo commise il suo secondo errore, non inseguendo Cesare, nonostante il morale alto delle truppe e la posizione favorevole, ma si fece trattenere dalla forza di Cesare in campo aperto, data dai suoi veterani. Quindi Cesare si recò in Tessaglia, dove espugnò Gomfi (51) e lì ottenne il favore di molte città, riuscendo a raggruppare numerosi alleati.

Pompeo commise un terzo errore: in Tessaglia si ricongiunse con Scipione Nasica (52), protettore di Larissa (53), unica città tessalica a rifiutare Cesare, cominciando a spartite cariche istituzionali tra i suoi uomini, a distribuire il bottino raccimolato fin a quel punto, ma mancando di costituire un vero piano di battaglia contro Cesare, dato ormai per spacciato.

E infine ci fu l’ennesimo errore di Pompeo prima della battaglia che lo portò a dar retta ai suoi subalterni e accettare la battaglia campale, ora che Cesare si era rafforzato grazie ad alleati freschi freschi. Aveva dunque inizio la battaglia e le forze a disposizione dei due consoli erano così distribuite.

Cesare aveva dalla sua forti legionari porvenienti addirittura dalla campagna quinquennale in Gallia, soldati che avrebbero combattutto fino alla morte pe ril loro generale.

Quindi, Cesare disponeva di otto legioni: la VIII e la IX (54) erano coadiuvate da Marco Antonio, posizionate sull’ala destra; la X (55) da Cornelio Silla (56), sull’ala opposta; al centro le restanti cinque, di cui XI e XII (57) a Domizio Calvino (58), e le altre tre a Cesare stesso, la IV, la VII e la XIII (59), la prima a varcare il Rubicone. In tutto 22.000 effettivi e 1.000 cavalieri. Alcune altre leginoi accorse vennero lasciate a difesa dell’accampamento.

Pompeo invece disponeva, a detta dello stesso Cesare, di una forza superiore di più del doppio, ovvero 45.000 fanti, 2.000 veterani, 3.000 arcieri, 1.200 frombolieri (60) e 7.000 cavalieri.

Le legioni dalla I alla III (61), tolte dal Senato a Cesare e date a Pompeo per affrontare i Parti e comandate dallo stesso console si schierarono sulll’ala sinistra, insieme a cavalieri, arcieri e frombolieri; la VI, XV e XIV (62) al centro, comandate da Scipione e sull’ala destra, la V e la XVIII (63), coadiuvate da Lucio Afranio (64).

Altro vantaggio per Cesare venne dal comandnate della cavalleria, tal Labieno che prima aveva combattutto con lui in Gallia, ottenendo un gran generale al suo fianco, poi era passato al nemico, ma lo conosceva talmente bene da prevederne le mosse.

Appunto dettato da questa conoscenza che prevedeva un attacco di Labieno verso il punto debole avversario, architettò una trappola geniale: staccò sei coorti dalla sua ala, i più esperti, per metterli a riserva daell’ala stessa, rompendo così lo schema classico che vedeva nella ali il punto focale del combattimento romano.

Vedendo questo Libieno si gettò a capofitto su quell’ala che pensava potesse essere il punto debole di Cesare, mentre Pompeo che per mostrarsi superiore aveva tenuto le fila della fanteria larghe, muoveva sul centro direttamente, credendo la mossa di Labieno già un successo.

All’arrivo di Libieno, Cesare mosse la riserva a stringere la cavalleria, mentre l’ala ach’essa convergeva. Il generale pompeiano dovette fuggire, trovatosi a decidere e optare per l’unica soluzione possibile.

Marco Antonio, il vero lato debole, ma non capito da Pompeo, ripiegò su Pompeo stesso con i fanti, mentre il nemico ripiegava vedendo la cavalleria, il punto focale della strategia, spazzata via come fosse niente. Perduto quindi due terzi dei frnti a disposizione, Pompeo fuggì, riuscendo a salvare la sua vita e quella di molto ufficiali, ma ottenendo perdite ingenti.

Infatti tra le file di Pompeo si contano 15.000 morti, oltre a 24.000 prigionieri, mentre tra quelle del futuro dittatore solamente 170 soldati semplici e 30 centurioni.

Quella di Pompeo era una disfatta su tutti i fronti, senza appello e dettata da errori di valutazione grossolani e dipesi dalla fase discendente che stava affrontando il console, caricata dalla genialità crescente del suo nemico.

Vercingetorige si arrende a Cesare dopo la battaglia di Alesia
Vercingetorige si arrende a Cesare dopo la battaglia di Alesia

Quello che venne poi

Pompeo come detto scappò in Egitto, sicuro di trovare un riparo dai vari feudi che in passato aveva creato, ma non ottenne che la morte. Cesare in seguito andò in Egitto saputa la notizia della morte del suo ex collega e si racconta che alla vista della testa decapitata in mano al consigliere del re, pianse, sentenziando che una fine così non era degna per un uomo di quella caratura, simbolo del rispetto che comunque Cesare nutriva nel nemico.

Di pronta risposta fece giustiziare il consigliere, Potino (65) che scatenò l’ira di Tolomeo, il sovrano bambino, ma sia lui che il precedente erede vennero uccisi, favorendo l’ascesa alla reggenza dell’Egitto per la madre del suo unico figlio, Cleopatra. In seguito Cesare tornò a Roma come dittatore e instaurò una monocrazia che permise a Roma, anche sotto Augusto di divenire la potenza mondiale che tutti ricordiamo, passando dalla Repubblica all’Impero e sancendo così un punto focale della storia non solo italiana ma mondiale.

Note

  • 1: Roma, 13 luglio 101 a.C. – Roma, 13 marzo 44 a.C..
  • 2: Picenum, 29 settembre 106 a.C. – Pelesium, 29 settembre 48 a.C..
  • 3: 114 a.C. – Carre, 53 a.C..
  • 4: 76 a.C. – 54 a.C..
  • 5: nome che indicava i Celti, popolo stanziatosi tra Belgio, Francia, Svizzera, Olanda e Germania, da parte dei romani stessi.
  • 6: combattuta nel 53 a.C. tra i Parti e la Repubblica romana e che vede la sconfitta di questi ultimi e la morte di Crasso.
  • 7: dinastia che inizia dalla Partia, attuale Armenia, Iraq e Iran, e che si protrae nei secoli dando filo da torcere ai Romani, fino all’arrivo dei Sasanidi che li sconfissero definitivamente.
  • 8: Quinto Cecilio Metello Celere; 103 a.C. – 59 a.C..
  • 9: assemblea autorevole dell’antica Roma. Rimase invariata anche dopo l’avvento di Cesare e dell’impero e contava nelle sue file i patres, patrizi, chiamati anziani.
  • 10: fiume che scorre vicino a Forlì e a Cesena.
  • 11: Tolomeo XIII; 62 a.C. – 13 gennaio 47 a.C.
  • 12: Marco Giunio Bruto Cepione; Roma, 85 a.C. – Filippi, 23 ottobre 42 a.C..
  • 13: Commentarii de bello gallico; scritto in otto anni e diviso in otto libri, racocnta le gesta di Cesare, da lui stesso scritte, nel periodo vissuto in Gallia e oltre.
  • 14: 90 a.C. – 43 a.C..
  • 15: 140 a.C. – 85 a.C..
  • 16: 120 a.C. – 54 a.C..
  • 17: Ceretae, 157 a.C. – Roma, 13 gennaio 86 a.C..
  • 18: Lucio Cornelio Silla; Roma, 138 a.C. – Cuma 78 a.C..
  • 19: regione nord-occidentale dell’Asia minore.
  • 20: città situata nell’Egeo settentrionale, in Grecia.
  • 21: corrispondnete all’odierno Portogallo, la zona di appartenenza di questo popolo viene fatta risalire alla pensiola iberica occidentale.
  • 22: situati subito a nord della Lusitania, i Calaici, prendevano la parte nord-occidentale della pensiola iberica.
  • 23: l’Illiria era la parte che corrisponde agli attuali Balcani, dove gli
    Illiri si erano stanziati.
  • 24: facenti parte dei Celti, si erano stanziati nell’attuale Svizzera e Germania del sud.
  • 25: di lui non si conosce molto, se non che venne sconfitto da Cesare e che morì presumibilmente nel 58 a.C..
  • 26: piccolo popolo celtico che si stanziò nella regione francese tra il fiume Saona e la Loira.
  • 27: era una città fortificata capitale del popolo eduo.
  • 28: antichissimo popolo che si stanziò nell’Italia nordorientale e che ha origini che risalgono al II millennio a .C..
  • 29: o Usupi erano stanziati subito vicino al confine renano del popolo romano.
  • 30: anch’essi erano una popolazione germanica situata al limitare dei confini della repubblica romana.
  • 31: stanziatisi orginalmente in Scandinavia, scesero fino a fondersi con le culture indoeuropee e con le tribù dellEuropa centrale, formando una differente tradizione.
  • 32: erano l’equivalente dei sacerdoti per i Celti, nati nell’isola britannica, estero la loro cultura fino all’Europa centrale. Erano considerati i depositari di tutta la cultura del popolo celtico.
  • 33: 80 a.C. – Roma, 26 settembre 46 a.C..
  • 34: capitale degli Arverni, a ovest dell’attuale Clermont-Ferrand. Nel 52 a.C., viene combattuta la battaglia omonima.
  • 35: situata nella Giura, Franca Contea, ha però delle diatribe sulla sua vera attuale collocazione; la battaglia si svolse los tesso anno di quella di Gergovia.
  • 36: Cleopatra VII Thea Philopatore; Alessandria d’Egitto 69 a.C. – Alessandria d’Egitto 12 agosto 30 a.C..
  • 37: Tolomeo XV Filopatore Filometore Cesare; 23 giugno 47 a.C. – agosto 30 a.C..
  • 38: Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto; Roma, 23 settembre 63 a.C. – Nola, 19 agosto 14.
  • 39: Roma, 75 a.C. – 12 aprile 45 a.C..
  • 40: Cingoli 100 a.C. – Munda, 17 marzo 45 a.C..
  • 41: regione risalente al I millennio a.C. posizionata nella regione osco-umbra.
  • 42: Fermo, 135 a.C. – estate 87 a.C..
  • 43: 100 a.C. – 82 a.C..
  • 44: di lei non si conosce nulla.
  • 45: Marco Emilio Lepido; 90 a.C. – 13 a.C..
  • 46: Nursia, 126 a.C. – 72 a.C..
  • 47: Marco Perperna, luogotenente di Sertorio.
  • 48: regione equivalente all’Albania meridionale e a parte della Grecia settentrionale.
  • 49: odierna Durazzo, la battaglia fu combattuta il 10 luglio 48 a.C..
  • 50: Roma, 14 gennaio 83 a.C. – Alessandria d’Egitto, 1 agosto 30 a.C..
  • 51: piccolo villaggio situato in Tessaglia.
  • 52: Quinto Cecilio Metello Pio Scipione Nasica; 98 a.C. – 46 a.C..
  • 53: città importante dell’attuale Tessaglia, è capoluogo della regione periferica.
  • 54: La Legio VIII Gallica Veterana Mutinensis nasce ancor prima dell’arrivo di Cesare in Gallia, nella parte Cisalpina. Successivamente alla battaglia di Azio nel 31 a.C. viene inglobata nella Legio VIII Augustea dallo stesso imperatore Augusto. La IX invece, la legione Hispana, viene ricostruita sempre da Augusto e annessa all’Augustea, dopo essere scomparsa in seguito alla morte di Cesare a cui era fedele.
  • 55: Legio X Gemina o Equestris, ha come simbolo un toro, lo stesso per ogni legione di Cesare ed è sicuramente la sua più famosa, a cui affidava le missioni più importanti o i ruoli chiave.
  • 56: Publio Cornelio Silla muore il 45 a.C..
  • 57: Legio XI Claudia, sempre riscostruita da Augusto ha come simbolo probabilmente il dio Nettuno; la XII Fulminata nasce dal suo stesso simbolo, ovviamente un fulmine e viene costituita da Cesare nel 58 a.C., poi dimessa alla morte dello stesso.
  • 58: Gneo Domizio Calvino; non si sa nulla, ma un documento lo vedrebbe deceduto lo stesso giorno di Cesare.
  • 59: Legio IIII Macedonica costituita nel 48 a.C. e sciolta nel 70 da Vespasiano, come simbolo aveva il capricorno; Legio VII Paterna Claudia Pii Fidelis, fu una delle più logeve e perdurò fino al IV secolo riformata da Augusto all’inizio; la Legio XIII, chiamata in seguito Gemina da Augusto aveva come simbolo il leone.
  • 60: il suo nome nasce come spesso accade dall’arma che usa, la frombola, un simil fionda con cui venivano scagliati sassi più grossi della sua cugina e ad una distanza maggiore.
  • 61: la Legio I di Pompeo venne istituita nel 55 a.C. e combattè prima con Cesare nella battaglia di Alesia e poi con Pompeo a Farsalo; la Legio II di Pompeo sempre nel 55 a.C. non ebbe rilevante modo di disntinguersi in battaglie prima di Farsalo; la Legio III di Pompeo invece seguì la stessa sorte della sua prima legione.
  • 62: Legio VI Ferrata FidelisConstans Felix, che prende il nome dall’armamento indossato dai suoi soldati, nacque con i favori a Cesare, ma seguì le sorti che vennero impartite dal Senato e il suo simbolo era la lupa capitolina; la Legio XIV Matria Victrix nacque da Cesare, poi unita nel 41 a.C. da Augusto e aggiunto il nome Gemina, viene finita da Nerone che le dà l’appellativo di vincitrice marziale; la Legio XV Apollinaris continuò il suo operato fino al V secolo e aveva come simbolo un animale sacro ad Apollo.
  • 63: Legio V Alaudae fu un legione legata a Cesare ai tempo della Gallia con cui combattè ad Alesia, poi a Dyrrachium e Farsalo prese, as eguito della decisione del Senato, le parti di Pompeo; la Legio XVIII fu creata da Ottaviano, ma si pensa con certezza che potesse essere stata istituita da Pompeo, poi destituita e ricerata nel 41 a .C. da Augusto.
  • 64: Cossignano – Tapsio, 46 a.C..
  • 65: eunuco che aveva molta influenza sull’infante Tolomeo in Egitto. Infatti molte decisioni prese dal piccolo re, venivano dai consigli di Potino.

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