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Battaglia di Isso

  • Luogo: Isso
  • Data: nel novembre del 333 a.C.
  • Eserciti coinvolti: Macedoni e Persiani
  • Esito: vittoria dei Macedoni

Battaglia di Isso
Rappresentazione a mosaico della battaglia di Isso

Per permettere ai posteri di trattare un argomento importante come la battaglia di Isso, bisogna innanzitutto fare riferimento alle fonti storiografiche e più nello specifico, nell’analisi sull’ubicazione della località di Isso.

Da Diodoro Siculo (1) a Hemmond, da Callistene (2) a Devine, si hanno discordanti informazioni sul luogo che ha dato i natali alla battaglia tra Alessandro Magno (3), capo dei Macedoni, e Dario III (4), re dei Persiani.

Isso, tutte le fonti sono più o meno d’accordo, si trova in Anatolia, all’incirca tra Siria e Cilicia. I documenti classici stanziano Isso sulle sponde del fiume Pinarus (gli storiografi moderni lo identificano con il nome di Deli Cay), mentre gli autori contemporanei fanno il nome del fiume Payas, vicino alla città di Alessandretta, fondata dallo stesso Alesandro Magno per commemorare la vittoria sui Persiani.

Nonostante le fonti classiche siano ricche di contenuti, si da più riscontro alla seconda teoria, soprattutto a causa delle diverse dimensioni del luogo della prima ipotesi rispetto all’esercito e alla battaglia svolta. Soprattutto Diodoro Siculo, tramite la sua Biblioteca Storica (5), traccia dei contenuti diversificati rispetto al panorama che tratta della battaglia. Aspetti umani e intrinsechi alle figure dei due comandanti.

In ogni caso, le fonti odierne, tendono a restare sulla posizione offerta dagli autori come Hemmond e Devine, facendo comunque rimanere dei dubbi riguardanti dalla precisione degli storiografi classici.

Alessandro, l’unificatore di popoli

Alessandro III, detto Il Grande, è stato sicuramente uno dei maggiori personaggi della storia, sia essa moderna o antica. Nel suo lungo peregrinare, ha toccato luoghi che all’epoca non si potevano nemmeno immaginare. Figlio di Filippo il Macedone (6), re di Macedonia a cui succedette al trono proprio il figlio, riuscì nell’impresa di riunire sotto la sua bandiera innumerevoli popoli e Paesi, donando loro parte dei suoi bottini di guerra, aborrendo la soluzione adottata da molti comandanti di soggiogare o addirittura trucidare il nemico sconfitto.

Alessandro Magno
Statua di Alessandro Magno

L’impresa più ardua e allo stesso tempo di maggior caratura, fu proprio la guerra che lo portò a conquistare l’Impero persiano, nella quale fu combattuta la battaglia di Isso. L’eterogenea mentalità di Alessandro portò la fusione delle religioni e degli usi e costumi di molti popoli, tutti sotto la sua ala, portando alla famosa epoca ellenistica della storia greca.

La morte di Alessandro inoltre tende ad avere diverse versioni, anche tra le più fantasiose, dettate dall’approccio sempre più mitologico che vede il Re dei Re affiancato a semidei come Ercole, Teseo e altri eroi epici.

Fonti maggiori indicano Alessandro colpito da una forma di malaria alquanto grave, riscontrata all’arrivo nei Paesi considerati oltre la conoscenza umana, ma altri documenti lo vedono avvelenato da un suo stesso sottoposto, ai tempi in cui la mente di Alessandro, colpita dalla sua sete di potere, stava vacillando. Un’ultima, ma meno accreditata soluzione, vede Alessandro colpito dalla cirrosi epatica, idea consolidata dal suo smodato uso di alcool, accompagnato dalla ricchezza di lussuria, condivisa con i suoi comandanti.

Alla fine del suo impero le regioni conquistate in dodici anni di strategie e battaglie, vennero spartiti equamente tra i suoi generali che lo seguirono nell’avventura. Le imprese di Alessandro sono innumerevoli e le sue gesta troppe per poterne parlare in poche righe, ma furono sicuramente osannate tanto da acquisire valenza fantastica: persino nel Corano, con il nome Dhu al-Qarnayn, viene citata la figura del più famoso imperatore della storia antica.

Dario III, il re testimone

Dario, re di Persia, ultimo reggente appartenuto al popolo degli Achemenidi (7), vede la figura, suo malgrado, dissiparsi e stringersi ad una semplice e mera posizione di testimone delle imprese e delle vittorie di Alessandro Magno, proprio ai danni del popolo da lui stesso comandato.

Dario, oltre alla figura secondaria adattata dai clamori di Alessandro, vede sminuire la sua fama anche a causa del suo nome, impostogli all’ascesa come re di Persia, in seguito a Arses (8) (ucciso da una congiura come il suo predecessore Artaserse III (9)), in memoria di Dario Il Grande (10), il miglior comandante che la storia persiana abbia mai avuto.

Dario III
Dario III

Gli venne successivamente dato il nome di Codomano, un semplice adattamento greco del suo nome originale, anche se questa origine non è chiara. Dario III iniziò la sua “carriera” premunendosi di eliminare Bogoas, il silenzioso cospiratore che eliminò i due predecessori di Dario. Successivamente l’imperatore si mise in luce per la sua caparbia lotta proprio contro Alessandro affrontandolo spesso in campo aperto e riuscendo a contrastarlo in alcune occasioni grazie alla sua abilità di stratega, valore affermato anche dallo stesso comandante macedone.

Riuscì nell’impresa di dare una parvenza di solidità all’Impero Persiano, confuso dalle lotte interne e troppo vasto da poter tenere al guinzaglio di un’unica persona. Insomma, Dario III, nonostante la resa infine contro Alessandro, diede nuovo onore al nome che gli fu affibbiato, grazie alla sua abilità nell’unificare un Paese vastissimo e a cercare di tenere testa ad uno dei più importanti personaggi della storia.

Lo scontro

Alessandro, nei mesi antecedenti alla battaglia, grazie anche alle tattiche di suo padre Filippo, riuscì ad evolvere il suo esercito fino ad arrivare ad una macchina ben oliata e funzionante dove ogni pedina era utile, ma non indispensabile, in modo tale da sopperire alla mancanza di una qualsiasi di queste. L’esercito d Dario invece era molto vasto, come spesso accadeva, in conformità con la grandezza della Persia, situazione che spesso portava ad una tattica meno curata.

L’esercito persiano infatti era largamente superiore rispetto a quello macedone. Infatti le file di Dario III contavano all’incirca 100.000 uomini, mentre Alessandro, inferiore nelle forze di un terzo, aveva a sua disposizione 30.000 effettivi. La battaglia si svolse tra due passi: il primo nei pressi del fiume Payas, mentre il secondo, a sud della città di Iskenderun, in seguito ribattezzata Alessandretta, presso Belen.

Alessandro, si mosse dalla sua base a Isso verso sud per arrivare appunto al passo Belen, ma Dario, scoperto la mossa del macedone, ripiegò a nord, dove Parmenione (11), protetto di Alessandro, stava presiedendo i valichi per l’Assiria, facendo cambiare le intenzioni dell’imperatore ellenico. Successivamente, Dario fece una mossa che Alessandro non si aspettava, raggirando da nord-ovest l’esercito nemico, che lo attendeva nello stretto passo di Belen dando un occhio anche alla gola vicino, unico passaggio per la Cilicia.

Dario quindi si impossessò senza problemi di Isso, in seguito menomando le truppe rimaste a difesa della cittadina lasciate da Alessandro e di fatto bloccando i rifornimenti per l’esercito macedone dal Tarso. Nonostante l’accerchiamento riuscito e la scarsità di viveri venutasi a creare nelle file di Alessandro, Dario, doveva fare i conti con la scarsità di manovra dovuta alla strettezza della gola vicino al fiume che favoriva un esercito più ridotto.

Le scelte tattiche, da ambo i lati, erano praticamente obbligate: Dario doveva cercare lo scontro frontale, forte della sua superiorità numerica, mentre Alessandro, consigliato anche da Parmenione, doveva evitare proprio la tattica del re persiano. Le due cavallerie, fonte principale dei due eserciti, erano l’una dalla parte opposta all’altra, schierate in modo da non affrontarsi e risultare quindi inutili per l’esito finale.

Gli Eteri, i cavalieri di Alessandro, capitanati dallo stesso in sella a Bucefalo, infatti, nell’economia dello scontro, si rivelarono fondamentali, sfiancando la resistenza dei fanti persiani, impegnati in difesa e nel supportare la cavalleria persiana che si stava fermando sul muro eretto dai fanti macedoni di Parmenione. Dario era protetto dalle migliori armate. Gli immortali, chiamati così in quanto veniva sostituito il numero di soldati persi in battaglia per mantenere il numero sempre uguale, e la cavalleria reale che per metà aveva partecipato all’assalto sui fanti macedoni.

La tattica solita di Alessandro, oltre a usare i fanti come difesa e impegnare i Tessalli come fastidio per l’attacco contro i fanti, indeboliva con la cavalleria il lato designato, poi incuneandosi nelle file nemiche, divideva lo schieramento nemico, talvolta raggiungendo addirittura il comandante. Per non perdere l’amato Parmenione, ormai allo stremo delle forze con la sua difesa, Alessandro desistette dall’inseguire Dario, ormai in fuga, ripiegando sui mercenari greci. La vista del comandante in fuga, smembrò definitivamente l’esercito persiano che in rotta subì importanti perdite, da aggiungere anche a quelle avute in battaglia.

Tra le file di Dario, primo sovrano a capitolare in battaglia nella storia del suo popolo, perirono una moltitudine di soldati, tra rotta e scontro, contati in numero di 30.000 più il doppio nella fuga. Alessandro e la sua capacità di lettura delle zone naturali, delle intenzioni del nemico e della consapevolezza delle sue truppe, perse solamente 500 uomini, contati nella maggior parte tra le file di Parmenione che diede un apporto importante per la risoluzione.

Le conseguenze della battaglia

La conclusione e l’esito schiacciante della battaglia diedero il via alla lunga cavalcata verso il successo del più importante condottiero della storia. Da lì Alessandro cominciò la sua conquista dell’Impero persiano, riuscendo dove altri avevano miseramente fallito, addentrandosi fino a confini dell’India, dove lo stesso finì i suoi giorni e affrontò eserciti che facevano uso di animali mai visti, gli elefanti.

Dario, dopo la fuga, vide il suo esercito distruggersi sotto i suoi occhi e non potendo fare ritorno in patria, ormai sotto la salda egida di Alessandro, perì nella strada che portava alla capitale della Persia, ucciso dai suoi stessi soldati. Lo scontro fu la scintilla che costruì le fondamenta per il periodo ellenistico di massima fioritura, che vide i greci quale maggiore e più florido popolo della storia (12).

Note

  • 1: Agyrion 90 a.C. – 27 a.C..
  • 2: Olinto 370 a.C. – 327 a.C..
  • 3: Pella 6 ecatombeone (corrispondente al primo mese nell’Attica e nella Ionia) 356 a.C. – Babilonia 30 targelione (corrispondente all’undicesimo mese) 323 a.C..
  • 4: 380 a.C. – Battriana 330 a.C..
  • 5: la Biblioteca historica è un trattato di storia universale diviso in 40 libri che trattano di geografia, storia e cultura dei popoli antichi nella prima sezione, della presa di Troia fino alla morte di Alessandro Magno nella seconda e la terza riguarda le vicissitudini riguardanti i successori di Alessandro fino al termine del trattato che si ha con l’inizio della guerra gallica di Giulio Cesare nel 59 a.C..
  • 6: 382 a.C. – Aigai 336 a.C..
  • 7: la dinastia achemenide fu la prima e la più importate dell’impero persiano, installando la loro potenza tra il 648 a.C. e il 330 a.C… Il primo re fu il famoso Ciro il Grande (590-529 a.C.), mentre l’ultimo fu proprio Dario III il Codomano.
  • 8: o Artaserse IV, non si sa né la data di nascita né quella di morte, né tantomeno i luoghi, ma si conosce solo il triennio in cui divenne imperatore della Persia, tra il 338 a.C. e il 335 a.C..
  • 9: 425 a.C. – 338 a.C..
  • 10: 550 a.C. – 486 a.C..
  • 11: 400 a.C. – Ecbatana 329 a.C..
  • 12: il periodo ellenistico si fa tendenzialmente iniziare con la morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. e si fa terminare con la presa dell’Egitto da parte di Roma nella battaglia di Azio del 31 a.C., momento in cui si ha l’inizio del fiorire espansionistico della civiltà romana.

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