Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Battaglia di Kutna Hora

Battaglia di Kutna Hora

  • Luogo: Kutna Hora (Repubblica ceca)
  • Data: 21 dicembre 1421
  • Eserciti: Sacro Romano Impero, Ungheria e Hussiti
  • Esito: vittoria hussita

La battaglia di Kutna Hora

Il Sacro Romano Impero (1) era un territorio talmente vasto da avere al suo intero forme libere di governo, tra cui i Tedeschi che di lì a 90 anni ottennero la supremazia in questo vasto terreno, portando inoltre anche a cambiare il nome in Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (2).

In quell’epoca la situazione vedeva Sigismondo del Lussemburgo (3) come imperatore e fervente religioso, tanto da non tollerare qualsivoglia forma di anarchia cristiana da parte dei suoi sudditi o di comunque tutti quei territori limitrofi e consquistabili vicino al suo regno.

Sigismondo venne eletto Re dei Romani nel 1410, anno in cui vi fu la morte del fratello e dententore della corona, Venceslao (4), oltre ad essere il vero reggente del Regno d’Ungheria (5), ai tempi forte Stato capace di resistere più volte alle avanzate ottomane.

Sigismondo doveva risolvere, prima di arrivare al conflitto con Jan Žižka (6), lo Scisma d’Occidente (7) vero e proprio cataclisma religioso che intercorse nella Chiesa attraverso lo spostamento della sede da Avignone (8) a Roma per opera di Gregorio XI (9).

Infatti, quando in seguito a vari cambi di papa, Gregorio XII (10) abdicò per paura di ripercussioni gravi sulla sua persona, la parola di Sigismondo portò, allora in situazioni economiche molto gravi, riuscì ad indire una Concilio a Costanza (11) per far eleggere il nuovo papa, tal Martino V (12), vicino al reggente. Ciò portò ad una stabilizzazione della Chiesa, che si vide rinata da quarant’anni di antipapismo, e a un conseguente innalzamento della credibilità di Sigismondo.

Defenestrazione di Praga; Karel Svoboda
Defenestrazione di Praga; Karel Svoboda

La riforma di Sigismondo aveva dato dunque una nuova forma alla Chiesa che rischiava il tracollo.

A intercettare e a svalutare questa Riformatio Sigismundi, così veniva chiamata, fu Jan Žižka, uomo boemo direttamente legato al teologo Jan Hus (13), riformatore e creatore degli Hussiti (14), movimento rivoluzionario contro l’avidità economica della Chiesa (dovuta anche allo scisma) e discendente dal pensiero di un altro teologo, questa volta inglese, John Wyclif (15), dall’atteggiamento estremista e collerico.

Le contese tra Sacro Romano Impero e Hussiti iniziarono quando nel dicembre del 1419 gli stessi rivoluzionari capitanati da Žižka, affrontarono la monarchia boema sotto il vessillo del comandante Bohuslav di Svamberg (16) a Nekmir, in una cittadina a nord di Pilsen in Repubblica Ceca, anche se già il 30 luglio dello stesso anno si stavamo muovendo le forze l’uno verso l’altra. Ebbero così inizio le guerre hussite.

Questa guerra vide contrapporsi in partenza solo Hussiti e monarchi boemi, ma ben presto questi ultimi vennero affiancati dal Sacro Romano Impero di re Sigismondo, dagli Ungheresi, dai Realisti (17) di Cenek di Wartenberg (18), dai Papi che si sono successi in quel periodo, dagli Ultraquisti (19) di Diviš Borek di Miletìnek (20) e dai Serbi mercenari. Gli Hussiti intorno al 1423 acquirono la loro posizione di anarchici religiosi facendosi chiamare Hussiti radicali. A fianco di Zizka combatterono poi Prokop il Grande (21), dapprima moderato, poi passato contro gli stessi Ultraquisti, Sigismondo Korybut (22) imparentato con importanti duchi boemi, Jan z Rohac Dubè che prese le redini dei radicali alla morte di Žižka e Hynek Krušina di Lichtenburg (23) signore e duca che diede molti fondi per la campagna hussita.

La guerra da Nekmir passò a Sudom??, nella Boemia meridionale, l’anno seguente dove gli Hussiti affrontarono i Cattolici uniti sotto l’egida di Jindr?ch di Hradec (24), ma ancora gli Hussiti ebbero la meglio. Poi a Vitkov Hill sempre il 1420, vicino Praga, dove si consumò la più cruenta e importante battaglia dove Žižka ottenne la sua prima e importante vittoria contro Sigismondo. Prima di arrivare alla battaglia di Kutna Hora, Žižka dovette affrontare, vincendo, sempre Sigismondo il primo novembre 1420 a Vyšehrad, un importante castello di Praga.

La fine delle ostilità coincide anche con la fine del movimento Hussita per mano di Ladislao III di Polonia (25) che sconfisse l’ultimo baluardo hussita Spytko del Melsztyn (26) a Grotniki, un villaggio nei pressi della cittadina polacca Nowy Korczyn.

Jan Žižka, il guerriero cieco

Particolare della statua di Jan Žižka
Particolare della statua di Jan Žižka

Questo modello di rivoluzionario da cui si può prendere spunto per decodificare gli attuali movimenti anti religiosi e anti politici, nacque a Trocnov, l’attuale Borovany, in Repubblica ceca da padre e madre sconosciuti. Già nell’infanzia dimostrò un carattere forte, intraprendente e deciso, oltre che arrogante, motivo che lo portò fin da piccolo a intraprendere battaglie per insediarsi in una politica che a suo parere sembrava destinata alle facezie.

Già fin dall’infanzia ottenne il suo secondo nome che in boemo significa monocolo, ad indicare la perdita dell’occhio destro a dieci anni, quando reagì ad un suo coetaneo che lo fece atterrare proprio su quella parte. La cosa non scalfì la sua forza e intraprendenza, anzi lo temprò, portandolo già vent’enne ad arrivare a Praga e a far parte della corte di Venceslao IV (27). Ci volle molto tempo prima che Jan divenne una parte integrata dell’esercito di Venceslao IV. Infatti nel 1392 entrò a far parte dei cacciatori del re distinguendosi anche per il suo acume tattico.

Quando cominciò la crociata propugnata dai cattolici contro le forze boeme, Žižka dovette suo malgrado schierarsi all’inizio con le sue origini per poi diventare una bandiera degli stessi, grazie ai suoi successi. La sua gioia durò poco perchè gran arte della burocrazia e dell’aristocrazia boema si rivoltò contro il proprio sovrano dando vita a lotte interne che destabilizzarono la situazione del Paese e videro Jan schierarsi dalla parte del suo benefattore.

Fu proprio con l’inizio delle crociate che questo personaggio si fece vedere agli occhi di tutti per il suo incrollabile principio di fede e la sua strategia bellica.

Non avendo grandi fondi per poter fronteggiare il nemico e proteggere così il regno e colui che lo aveva aiutato, iniziò una campagna di reclutamento negli appezzamenti di terreno dei territori boemi, trovando alleati fantastici in agricoltori e contadini che, anche se a digiuno di strategia bellica e allenamento militare, erano molto motivati e abbastanza coraggiosi da essere mandati in battaglia. Oltre a queste compagini azzardate, Žižka dovette risistemare anche l’assetto armi, visto e consiedarto che cavalli, scudi e spade non potevano essere reperiti.

Infatti adatto ogni strumento da lavoro contadino ad arma, portando delle innovazioni significative e riuscendo nell’intento di proporre agricoltori come soldati, grazie all’esperienza che avevano nell’impugnare quegli attrezzi. La più rinomata forma di trasposizione, fu quella fatta alla frusta che serviva a mietere il grano. Con i giusti accorgimenti venne trasformata in un mazzafrusto, in uso in epoca medievale tra i cavalieri in armatura pesante.

Inoltre divenne famoso per una strategia chiamata Wagenburg, che consisteva nel disporre in cerchio i carri agricoli, ruota a ruota, in modo tale da posizionare all’interno soldati e i pochi cavalli a disposizione. Questo permetteva di avere una grande protezione e assieme alle tavole di legno poste a difesa degli stessi carri, bucate in modo tale da permettere ai soldati di sparare con armi da gittata, creava una formazione molto simile ai carroarmati odierni. Questa disposizione ricorda molto i carovanieri del selvaggio west che utilizzavano le loro diligenze, i Conetsooga, per proteggersi dagli attacchi indiani quando erano costretti a fermarsi.

Ovviamente si formavano dei pericolosi spazi tra i carri, ma il contingente era dotato di alcuni pavesi (28) che andavano a coprire questi spazi. In alternativa, ma con più parsimonia, venivano utilizzati dei piccoli cannoni a coprire queste aperture. Questa fu la prima vera forma di uso d’artiglieria nelle battaglie campali e nelle schermaglie.

Per coordinare il tutto, Žižka mise a punto un sistema di segnalazioni tramite bandiere in modo tale che i suoi uomini sapessero sempre che manovra fare. Per esempio, quando i cavalli dovevano attaccare di sorpresa, una rapida manovra dei soldati faceva spostare i carri, creando un’apertura che faceva in modo di cogliere di sorpresa l’avversario tramite l’atacco dei cavalli.

Grazie a queste tattiche belliche, che permettevano a tiratori scelti di colpire con le postole in tutta tranquillità grazie al Wagenburg, divenne uno dei massimi esponenti e innovatori dell’arte bellica di tutti i tempi, affiancndo il suo nome anche a personaggi ben più famosi anche nell’era romana.

Inoltre, ben pochi sanno che grazie alla sua enorme abilità, quest’uomo fu tra i pochi comandanti della storia ad uscire inbatutto dalle sue battaglie, anche se erronaemente si attribuisce questa rarità solo ed esclusivamente ad Alessandro Magno (29).

All’epoca, quando Sigismondo cominciò a pretendere il trono di Boemia perchè parente di Venceslao, il popolo cercava con tutte le forze di resistere a tale opportunità e richiese l’intervento dei taboriti (30), fazione importante all’interno degli hussiti di cui Žižka ne era al comando.

Essendo un uomo del popolo, come gli altri tre Prokop il Grande (31), Jan Rohac z Dubè (32) e Hinel Krusina di Lichtenburg, doveva assumersi la responsabilità di agire quando la sua gente chiamava e cominciò una strenua difesa contro Sigismondo.

Oltre a Sigismondo, il boemo dovette affrontare un altro importante personaggio dell’epoca, potente. Oldrich II di Rožmberk (33), comandante della fazione cattolica partigiana che mise in bastoni tra le ruote al suo antagonista e gli diede filo da torcere in ogni scontro. Dopo la battaglia a Kutna Hora, preso da un odio forsennato per Sigismondo, cominciò la campagna di attacco in Ungheria contro il suo rivale, per cercare di riprendersi il mal tolto e assicurarsi zone favorevoli al nemico.

Marciando su Skalice e Malesov, ottenne ulteriori importanti vittorie e riuscendo nell’intento di acquisire una fama tale da essere amato da tutti, sia per la sua misericordia, sia per il suo carisma. Non riuscì nell’intento di penetrare abbastanza nel cuore dei territori di Sigismondo, che stavano cedendo uno dopo l’altro, perchè fermato dalla peste nel 1424, anno della sua morte.

Oltre ad essere stato fautore di una nuova forma di religione cristiana insieme ad Jan Hus, fatta di misericordia e tolleranza, cosa che la Chiesa dello scisma non portava, anzi professava solo a parole, viene additato come uno dei maggiori comandanti della storia, portando strategie belliche usate in seguito da molti generali.

Inoltre si cominciò a formare un alone di mistero negli anni. La sua cecità parziale venne accresciuta a totale, portando a credere che guidasse i suoi uomini da cieco. Anche se già solo la mancanza di un occhio in battaglia, considerando la sua imbattilità, risulta essere una cosa straordinaria.

In più se ciò non bastasse, c’è anche una leggenda legata alla sua morte: aveva dato disposizione di essere scuoiato una volta deceduto. La pelle così veniva utilizzata per costruire tamburi che sarebbero stati percossi in battaglia per rendere la sua immagine imperitura anche dopo la morte. I suoi uomini furono così legati che per decenni portarono questi tamburi nelle battaglie campali per far ascoltare il suono del boemo cieco, riuscendo a mantenere la pelle senza decomposizione per molti anni.

Re Sigismondo

Dettaglio dell'affresco Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo; Piero della Francesca
Dettaglio dell’affresco Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo; Piero della Francesca

Già in epoca di fanciullo, Sigismondo aveva nel sangue la regalità. Nato da Carlo IV (34), margravio (35) di Brandeburgo e conte di Lussemburgo, assurto a reggente del Sacro Romano Impero, e Elisabetta di Pomerania (36), la quarta e ultima moglie, discendente da una nobile famiglia polacca da Casimiro III Piast (37) e Aldona di Lituania (38).

Se vogliamo, fu a causa dell’attività extraconiugale del padre che venne scatenata la guerra per la contesa della Boemia. Infatti con la terza moglie, Anna di Schweidnitz (39), diede alla luce Venceslao, fratellastro di Sigismondo e re di Boemia appunto.

La lotta con il suo rivale di vita, Žižka, fu non solo in campo bellico, ma anche culturale. Infatti Sigismondo era considerato un uomo di ottima cultura, poliglotta, amante dei piaceri della vita e signore a tal punto da cimentarsi con i suoi cavalieri in appositi tornei. Cosa molto strana se vogliamo, anche perchè soprattutto il padre, completamente agli antipodi, lo considerava un buon a nulla.

Sposando in giovane età Maria d’Ungheria (40), ottenne la corona d’Ungheria, ma subito, proprio a causa della sua età immatura dovette fare i conti con la nobiltà che subito andò contro le sue decisioni, non supportato con vigore dal padre. L’unico che gli assicurò la strada spianata fu proprio il fratellastro Venceslao.

Sin dall’inizio dovette mostrarsi intraprendente e forte, ma la sfortunata sconfitta contro i Turchi a Nicopoli (41), dovette fargli ridimensionare gli intenti. Fu il primo sostenitore della cristinaità a limitare così drasticamente i diritti della Chiesa, facendoli in seguito ripristinare prprio per principio dissonante con il boemo nemico.

Nonostante i suoi sforzi, a causa di questa decisione, si vide inprigionato a causa della rivolta nobiliare e solo grazie ad una potente famiglia, già amica del padre, i Garai (42), potè ritornare in auge, riprendere la situazione in mano e affrontare la rivolta anticristiana di Žižka. L’unico modo che gli permise di ottenere nuovamente il ruolo che gli spettava fu il matrimonio con Barbara di Cilli (43).

In quel periodo, oltre al boemo, Sigismondo aveva anche altri grattacapi, come il re di Napoli che riuscì a tenere a bada e la forza immensa degli Ottomani, sempre pronti ad impossessarsi dell’Ungheria.

Snodo fondamentale per la sua politica fu la cattura di Jan Hus. Quest’uomo era un fervenete sostenitore di una nuova religione cristiana, diversa da quella professata da Sigismondo. Nonostante tutto però il re diede un salvacondotto a Hus, sempre distinguendosi per magnanimità, cultura e apertura mentale. Successivamente però, forse spinto dai nobili, decise di mettere al rogo lo stesso hussita motivando l’azione chiarendo che Hus continuava a sostenere la sua tesi religiosa, cosa non auspicabile.

Ciò lo fece sprofondare nel gradimento boemo tanto da far formare una vera e propria rivolta hussita che sfociò in guerra e portò anche alla battaglia a Kutna Hora.

Sigismondo aveva dalla sua qualche famiglia nobiliare molto influente, ma non si spiega ancora oggi come abbia fatto un uomo a tenersi stretto per così tanto tempo un regno avendo contro Turchi, Hussiti, Regno di Napoli, Chiesa e molti nobili del suo Paese. Una spiegazione in verità, seppur minima cè, infatti era fervente sostenitore dell’Ordine Teutonico (44), in seno alla Germania, prossima e definitiva Nazione che rilevò in toto il Sacro Romano Impero.

Nel 1936, già imperatore, ottenne i favori di un’altra potente famiglia del nord Italia, con Gianfrancesco Gonzaga (45), con i quali ottenne un importante sodalizio che purtroppo non durò perchè Sigismondo morì l’anno seguente.

Sigismondo ebbe una sola figlia, Elisabetta che sancì la fine della potenete dinastia dei lussemburghesi. La politica espansionistica di questo uomo, fatta din un accrescimento di una forza dell’Europa centro-orientale, terminò quindi con la sua morte. Con lo sposalizio della figlia con Alberto II d’Austria (46), degli Asburgo (47), però si riprese la rivincita da defunto, ottenendo quello per cui aveva sempre lottato, grazie e solo a sua figlia.

Ultimo aneddoto: Sigismondo fondò l’Ordine del drago (48), vero e proprio corpo d’elite per far fronte alla rivolta hussita. Questo corpo militare fu il primo contingente militare documentato del Sacro Romano Impero Germanico.

La battaglia

Statua equestre di Jan Žižka
Statua equestre di Jan Žižka

Come detto, nel 1419, il papa Martino V decide che è giunta l’ora di dichiarare l’ennesima crociata, supportato e aizzato dall’imperatore Sigismondo che vedeva negli Hussiti una grave piaga da estirpare, già in partenza cercando di minare la rivolta mettendo al rogo Jan Hus, vero e prorio baluardo di questo credo anti ecclesiastico. Non aveva fatto i conti con gli uomini del popolo boemo che ormai si rifiutava di dare retta a Sigismondo e che soprattutto grazie a Jan Žižka trovava un nemico formidabile.

Proprio a Tabor, da cui deriva il nome della fazione dei Taboriti, Jan si era attestato con il suo contingente di carri, contadini e cavalieri comprendenti anche i cannoni, denominati serpenti per la loro forma allungata e i soldati con pistola, arma che fino ad allora non era mai stata usata in una battaglia campale.

La strategia del boemo permetteva ai suoi, anche se inferiori in addestramento e tecniche militari, di avere un movimento fluido e versatile per riuscire ad avere molteplici soluzioni anche quando la situazione si faceva schiacciante. Kutna Hora, l’attuale Kuttenberg, era l’oggetto della contesa esplicita, ma sintomaticamente i due si affrontavano per orgoglio religioso e fervente odio l’uno verso l’altro.

Sigismondo era coadiuvato nella campagna da Pippo Spano (49), nato come mercante e divenuto braccio destro del suo imperatore grazie ala sua rapida ascesa come comandante e alle sue battaglie vittoriose contro Turchi, Venezia, Bosnia e Serbia. Questo duo, sulla carta sembrava essere imbattibile, soprattutto se dalla parte opposta si trovavano contadini e agricoltori che con la guerra non avevano niente a che spartire.

Giunti nei pressi della cittadina, i due erano intenzionati a conquistarla, anche se in precedenza era stata già nelle loro mani. Ad aspettarli ci furono i famosi carri, attestati in cerchio come si conveniva
alle strategie del comandante boemo, pronti e difendere l’assalto alla città, che commercialmente rislutava molto valida e un ottimo snodo per le conquiste future.

Le forze in campo erano pressochè agli antipodi. Žižka contava nella sua compagine 12.000 uomini di fanteria, che comprendevano soldati armati di falce, di mazzafrusto e di rastrello, oltre all’artiglieria, pistole, cannoni e balestre e ai carri dove c’erano inoltre anche i cavalli, poco usati però dal boemo.

Dalla parte opposta l’immensa forza di Sigismondo, con 70.000 effettivi, soprattutto di cavalleria, in gran parte organizzata appunto dall’italiano Pippo Spano.

Il 21 dicembre inizò la battaglia.

Sigismondo iniziò subito caricando la formazione a cerchio dei carri con la sua cavalleria pesante, mentre il boemo si difendeva come poteva grazie alla sua artiglieria, rintanato dietro le forma circolare della sua mini fortezza. I cavalieri di Pippo Spano, nonostante l’enorme onda d’urto e il numero superiore non riuscirono ad avere la meglio contro i carri e un giorno passò senza molte perdite e senza nulla di fatto.

Però proprio perchè rintanati nella mini fortezza, Sigismondo decise di prendere un quarto della sua cavalleria per attaccare direttamente la città, lasciando al suo fidato braccio destro il compito di tenere impegnato Jan. La manovra riuscì e il boemo non potè far altro che resistere all’assalto di Spano mentre Sigismondo prendeva Kutna Hora.

Žižka per, persa ormai la città, dove era insediata solo una piccola ed esigua guarnigione, decise di attaccare Pippo Spano e la cavalleria. Attaccando i cavalli ai carri, nel momento in cui ci fu la solita tregua notturna, e posizionando i soldati tiratori sui carri stessi difesi dal legno, poterono lanciare un’offensiva senza pari e distruggere le linee nemiche senza problemi.

Spano con i rimanenti uomini ritornò nella città.

Il boemo poi rimise la formazione in cerchio a difesa, attendendo un nuovo attacco di Sigismondo. Ma quest’ultimo era abbastanza furbo e abile da capire che una battaglia campale ulteriore sarebbe stata inutile. L’obbiettivo di prendere la città era stato raggiunto e ingaggiare ancora il nemico sarebbe stato contropruducente, senza contare che molto probabilmente i suoi cavalli avrebbero fatto poco contro i carri del boemo.

Quello che venne poi

Chiesa di Nostra Signora di Sedlec a Kutna Hora
Chiesa di Nostra Signora di Sedlec a Kutna Hora, dove Sigismondo operò scempi

La battaglia a Kutna Hora segnò un punto cruciale della crociata contro gli Hussiti. Infatti dopo quell’evento le varie fazioni cominciarono a combattersi tra loro e i Taboriti non avevano più il sostegno di ogni fazione Hussita che volevano ormai come capo Sigismondo Korybut.

Žižka ancora però era forte della sua abilità bellica e dovette affrontare gli stessi hussiti di Korybut, sconfiggendoli senza troppi patemi.

La morte del boemo però sancì una spaccatura notevole nei Taboriti e nell’esito della crociata. Prokop Il Grande prese il comando, e si distinse per la sua abilità e astuzia, non facendo rimpiangere l’amato scomparso, ma ancora era difficile auspicare una vittoria hussita.

Papa Martino però, orgoglioso, decise di intraprendere subito una seconda crociata, dopo la poco duratura pace, confezionando un contingente di 130.000 uomini che diede sotto l’egida di Federico II di Brandeburgo (50). I corciati, forse per la poca esperienza bellica del loro comandante e forse per la forza degli Hussiti che ancora portavano con sé i tamburi di pelle del loro amato generale, vennero sconfitti in una battaglia senza possibilità di vittoria.

Martino decise infine di concedere qualche privilegio agli Hussiti, ormai convinto che una forza così perentoria non potesse essere sconfitta. Attraverso la bolla papale Compactata di Basilea, diede l’ordine di applicare quattro deroghe speciali per gli Hussiti, risalenti ai quattro articoli di Praga prima della defenestrazione (51).

Sigismondo in tutto questo fuggì in boemia, per non essere perseguitato dai suoi rivali.

Note

  • 1: nato nel 962 dall’incoronazione di Ottone I, venne destituito nel 1512 quando ancora Carlo V era reggente.
  • 2: forma diversificata e catalizzata del Sacro Romano Impero, per volere di Carlo V. Venne nominato Primo Reich e venne destituito nel 1806 con Francesco II a causa dell’intervento ponderoso di Napoleone.
  • 3: Norimberga, 15 febbraio 1368 – Znojmo, 9 dicembre 1437.
  • 4: Norimberga, 26 febbraio 1361 – Novy hrad u Kunratic, 16 agosto 1419.
  • 5: nasce nell’anno 1000 con Stefano I e viene destituito nel 1918 con Carlo IV a causa della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale.
  • 6: Trocnov, 1360 – Pribyslav, 11 ottobre 1424.
  • 7: crisi che portò ad una rifondazione degli ordini ecclesiastici nell’arco di quarant’anni, dal 1378 al 1417.
  • 8: città della Francia meridionale.
  • 9: Pierre Roger de Beaufort; Rosiers-d’Engletons, 1330 – Roma, 26 marzo 1378. Fu l’ultimo papa di Avignone, riportando la sede a Roma.
  • 10: Angelo Correr; Venezia 1326 – Recanati, 18 ottobre 1417.
  • 11: questo concilio, dal 1414 al 1418, venne propugnato da Sigismondo per porre fine al grande scisma che aveva destabilizzato la Chiesa e come prima azione mise al rogo appunto Jan Hus.
  • 12: Ottone Colonna; Genazzano, 1368 – Roma, 20 febbraio 1431.
  • 13: Husinec, 1371 – Costanza, 6 luglio 1415.
  • 14: nato nel XV secolo dalla morte del martire Hus, iniziò una violenta rivolta anti ecclesiastica che tra i nomi importanti della storia influenzò persino Martin Lutero.
  • 15: 1324 – 31 dicembre 1384.
  • 16: non si conosce nulla di quest’uomo.
  • 17: i realisti erano in sintesi i primi veri hussiti, gli iniziali rivoltosi da Hus.
  • 18: 1379 – 1419.
  • 19: hussiti laici che seguivano un professore di Praga, tal Giacomo di Stribro nel 1414, che dettava la legge dalla frase latina sub utraque specie riferita al valore del pane e del vino nelle parole di Gesù.
  • 20: muore nel 1437.
  • 21: Andreas Procopius; Hylov, 1380 – Lipany, 30 maggio 1434.
  • 22: 1395 – 1435.
  • 23: 1392 – Klodzko, 4 marzo 1454.
  • 24: non si sa nulla di quest’uomo.
  • 25: Ladislao III Jagellone; 1424 – 1444.
  • 26: 1398 – 1439.
  • 27: vedi nota 4.
  • 28: scudo torre che conferiva una copertura totale. Fu usato dai tiratoi per la maggior parte nel medioevo.
  • 29: Alessandro III; Pella, 21 luglio 356 a.C. – Babilonia, 11 giugno 323 a.C..
  • 30: devono il nome ad una montagna, il Tabor, situato nella Boemia meridionale. Furono i più accaniti sostenitori anti ecclesiastici e coloro che con più forze affrontarono Sigismondo. In seguito alla fine dei conflitti, ritornarono in auge grazie alla Riforma Protestante con la Fratellanza Boema tra Hussiti nel XVI secolo.
  • 31: vedi nota 21.
  • 32: 9 settembre di anno sconosiuto – Praga, 1437.
  • 33: 13 gennaio 1403 – 28 aprile 1462.
  • 34: Praga, 14 maggio 1316 – Praga, 29 novembre 1378.
  • 35: titolo nobiliare utilizzato nel Sacro Romano Impero della Germania. Deriva dal fatto che quest’uomo, definitivo marchese, aveva giurisdizione sulla frontiera, detta margraviato.
  • 36: 1347 – Hradec Kralove, 15 aprile 1393.
  • 37: Casimiro il Grande; Koval, 30 aprile 1310 – Cracovia, 5 novembre 1370.
  • 38: Ona di Lituania; 1309 – 26 maggio 1339.
  • 39: Swidnica, 1339 – Praga, 11 luglio 1362.
  • 40: 14 aprile 1371 – 17 maggio 1395.
  • 41: città fluviale, sul Danubio, nella Bulgaria settentrionale, situata nella provincia di Pleven.
  • 42:
    non si conosce molto di questa famiglia nonostante fu molto influente nel proseguo della storia ceca.
  • 43: 1392 – Melnik, 11 luglio 1451.
  • 44: nato intorno al 1190 nella terza crociata. Fu un ordine sia militare che monastico, creato per assistere i pellegrini provenienti dalla Germania che si recavano in Terrasanta.
  • 45: 1395 – 25 settembre 1444.
  • 46: Vienna, 16 agosto 1397 – Neszmely, 27 ottobre 1439.
  • 47: fu una delle più importanti famiglie reggenti della storia. Dapprima come duchi, dal 1282 al 1453, poi acquisita fama, coem arciduchi fino al 1804 e infine anche come imperatori fino al termine della Prima Guerra Mondiale. Inoltre ci furono degli Asburgo come imparatori del Sacro Romano Impero, come re di Spagna e di Portogallo, questi ultimi due nel 1500.
  • 48: ordine d’elite creato da Sigismondo per far fronte agli Hussiti. Venne isituito non solo per la grande mole di lavoro bellico per affrontare gli anti religiosi, ma anche per le continue avanzate dell’Impero Ottomano.
  • 49: Filippo Buondelmonti degli Scolari; Tizzano, 1369 – Lipova, 1426.
  • 50: Federico II di Hohenzollern; Tangermunde, 19 novembre 1413 – Neustadt au der Aisch, 10 febbraio 1471.
  • 51: avvenuta il 30 luglio 1319 dove radicali hussiti, appartenenti probabilmente ai realisti, uccisero sette membri del consiglio cittadino praghese gettandoli dalle finestre del comune.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*